Massacro di Sand Creek

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Massacro di Sand Creek
Sand creek 1985.jpg
Sand Creek in una foto del luglio 1985
Stato Stati Uniti Stati Uniti
Luogo Sand Creek
Obiettivo Nativi americani
Data 29 novembre 1864
Morti tra 150 e 184
Responsabili Soldati statunitensi
Motivazione Nessuna
« Le lacrime più piccole, le lacrime più grosse... quando l'albero della neve fiorì di stelle rosse. »
(Fiume Sand Creek, Fabrizio De André, Massimo Bubola)

Il massacro di Sand Creek (chiamato anche massacro di Chivington o battaglia di Sand Creek) fu un evento che si verificò, durante le guerre indiane negli Stati Uniti d'America, il 29 novembre 1864, quando alcune truppe della milizia del Colorado, comandate dal colonnello John Chivington, attaccarono un villaggio di Cheyenne e Arapaho, massacrando donne e bambini.

L'area teatro dei fatti di sangue è oggi protetta dal National Park Service nel Sand Creek Massacre National Historic Site.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il contesto[modifica | modifica sorgente]

Verso la fine degli anni '50 del XIX secolo, la febbre dell'oro, che aveva avuto inizio nelle Montagne Rocciose, a quell'epoca parte del Kansas, aveva attirato una gran quantità di colonizzatori in quelle montagne e nei dintorni. Quest'improvvisa ondata migratoria fece nascere degli screzi tra i colonizzatori ed i Cheyenne e gli Arapaho che abitavano quell'area: il tutto sfociò nella guerra del Colorado del 1864.

Il conflitto tra i Nativi, i minatori e le tribù Cheyenne e Arapaho rese estremamente pericolosi i viaggi delle locomotive attraverso i piani orientali del Colorado. Il Governatore del territorio John Evans inviò il colonnello John Chivington per porre un freno agli Indiani guidando un piccolo esercito composto di abitanti del posto. Dopo alcune scaramucce e dopo aver efficacemente sottomesso gli Indiani, molti dei Cheyennes e degli Arapaho furono pronti per la pace e si accamparono vicino al Forte Lyon sulle pianure orientali. Alcuni capi delle tribù avevano firmato recentemente il trattato di Fort Wise del 1861 con gli Stati Uniti, con cui essi cedevano le loro proprietà agli Stati Uniti e concordavano di spostarsi presso la riserva indiana a sud di Sand Creek in Oklahoma, delimitata da una linea che correva da nord lungo il confine del Nuovo Messico, quindici miglia a ovest del Fiume Purgatory, estendendosi fino alla Sandy Fork del fiume Arkansas.

Pentola Nera, uno dei capi Cheyenne del sud, e alcuni Arapaho, circa 800 in tutto, si presentarono a Fort Lyon in un disperato sforzo per dichiarare la pace. Dopo aver fatto ciò si stabilirono a Sand Creek, circa 40 miglia a Nord. Rassicurato dalle promesse di pace dei Governatori, il capo mandò molti dei suoi guerrieri a caccia.

Lo svolgimento[modifica | modifica sorgente]

Il colonnello John Chivington e i suoi 800 uomini del 1st Colorado Infantry, della 3rd Colorado Cavalry e una compagnia del 1st Regiment New Mexico Volunteer Cavalry marciarono verso gli accampamenti dei nativi americani. La mattina del 29 novembre 1864, l'armata attaccò i villaggi e macellò i loro abitanti. In un convegno pubblico tenutosi a Denver tempo prima, Chivington dichiarò che bisognava uccidere e fare lo scalpo a tutti gli Indiani, perché «le uova di pidocchio fanno i pidocchi»[1], sorte che toccò effettivamente a molti di loro. Nove soldati statunitensi furono uccisi e 38 feriti, mentre tra 150 e 184 Cheyenne furono dichiarati morti (fra questi anche i capi Antilope Bianca, Occhio Solo e Copricapo di Guerra), e la maggior parte delle vittime erano donne, bambini e anziani. Come viene ricordato nei verbali dal tenente James Connor (l'unico dei soldati insieme al capitano Silas Soule e al tenente Joseph Cramer a tentare di opporsi all'attacco), moltissime delle vittime furono orrendamente mutilate.[2]

Come conseguenza di questi eventi, molti Nativi raggiunsero i Dog Soldiers, la grande confraternita di guerrieri Cheyenne, e massacrarono i residenti attraverso tutta la Platte Valley, uccidendo più di 200 civili.

Le indagini[modifica | modifica sorgente]

L'attacco fu in primis riportato dalla stampa come una vittoria nei confronti di un coraggioso avversario. Nelle settimane successive una polemica cominciò a diffondersi riguardo alla possibilità che si fosse trattato di un massacro.

Diverse inchieste furono condotte: due dai militari ed una dal Comitato di Condotta della Guerra, che sentenziò:

« Per quanto riguarda il Colonnello Chivington, questo comitato può difficilmente trovare dei termini adeguati che descrivano la sua condotta. Indossando l'uniforme degli Stati Uniti, che dovrebbe rappresentare un emblema di giustizia e di umanità; occupando l'importante posizione di comandante di un distretto militare, che gli ha concesso l'onore di governare tutto ciò che rientra nei suoi poteri, ha deliberatamente organizzato ed eseguito un folle e vile massacro in cui numerose sono state le vittime della sua crudeltà. Egli conoscendo chiaramente la cordialità del loro carattere, avendo egli stesso in un certo senso tentato di porre le vittime in una condizione di fittizia sicurezza, ha sfruttato l'assenza di alcun tipo di difesa e la loro convinzione di sentirsi sicuri per potere gratificare la peggiore passione che abbia mai attraversato il cuore di un uomo.

Qualunque peso tutto questo abbia avuto sul Colonnello Chivington, la verità è che ha sorpreso e assassinato, a sangue freddo, inaspettatamente uomini, donne e bambini, i quali avevano tutte le ragioni per credere di essere sotto la protezione delle autorità statunitensi, e poi ritornando a Denver si è vantato dell'azione coraggiosa che lui e gli uomini sotto il suo comando hanno eseguito.

In conclusione questo comitato è dell'opinione che al fine di vendicare la causa di giustizia e mantenere l'onore della nazione, pronte e rigorose misure debbano essere adottate per rimuovere chiunque avesse così vilipeso il governo presso cui sono impiegati, e di punire, adeguatamente al crimine commesso, coloro che sono colpevoli di questi atti brutali e codardi. »

I dati furono raccolti dal Maggiore Edward Wynkoop e dal suo aiutante, che ripresero i numeri forniti dai sopravvissuti. Questi dati allegati con le conclusioni dell'indagine furono portati a conoscenza dei diversi comitati. Numerosi testimoni si fecero avanti durante le inchieste, presentando testimonianze schiaccianti che furono confermate poi da altri testimoni. Almeno uno di questi testimoni fu ucciso a Denver poche settimane dopo la sua testimonianza. Nonostante le raccomandazioni espresse dal comitato, i responsabili del massacro non furono mai perseguiti.

L'impatto dell'avvenimento sulla cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dee Brown, Seppellite il mio cuore a Wounded Knee, 1970, p. 106.
  2. ^ Donald J. Berthrong, The Southern Cheyennes, University of Oklahoma Press, 1963, p. 185.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]