Anna dei miracoli

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Anna dei miracoli
AnnaDeiMiracoli.png
Le due protagoniste.
Titolo originale The Miracle Worker
Paese di produzione USA
Anno 1962
Durata 106 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere biografico, drammatico
Regia Arthur Penn
Soggetto William Gibson
Sceneggiatura William Gibson
Fotografia Ernesto Caparrós
Montaggio Aram Avakian
Musiche Laurence Rosenthal
Scenografia George Jenkins
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Anna dei miracoli (The Miracle Worker) è un film del 1962 diretto da Arthur Penn, ispirato alla storia vera della sordo-cieca Helen Keller.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Tuscumbia, Alabama: Helen Keller è cieca e sorda dalla nascita, e fino all'età di sei anni viene cresciuta dai genitori Kate e Arthur, che assecondano ogni suo capriccio. La bambina arriva così a permettersi qualsiasi cosa, mangia con le mani, distrugge gli oggetti e butta per terra i fogli su cui lavora il padre. Pur amandola molto, il padre e il fratellastro non riescono più a sopportarla. Pensano persino di farla rinchiudere in un ospizio per malati mentali, ma le disperate richieste della madre li convincono a contattare un centro di Boston, chiedendo l'invio di una persona che si occupi della scatenata Helen.

Dalla grande città giunge una giovane donna, Annie Sullivan, alle prime armi ma molto determinata e segnata da un'infanzia alquanto difficile. Anche lei era cieca, e ha passato diversi anni in manicomio nelle condizioni più disumane. Sin dai primi contatti con Helen si rende conto dell'intelligenza della piccola, vanificata dai continui capricci cui nessuno ha mai opposto resistenza. Annie decide quindi di imprimere una svolta radicale alla sua vita disordinata, lottando in tutti i modi per insegnarle la disciplina. Questi metodi non sono però apprezzati dai genitori della bambina, i quali non credono che il comportamento della figlia possa migliorare. Propensi a licenziare l'energica maestra, vengono infine dissuasi dalle sue argomentazioni. Annie chiede di poter lavorare con Helen in completa solitudine per un periodo, lontano dalla presenza dei cari, in modo tale da impartirle una nuova educazione.

I Keller abitano in una grande tenuta di campagna, all'interno della quale si trova una baracca semi-abbandonata e sufficientemente distante dalla loro abitazione. Per Annie è il luogo ideale, e così maestra e allieva vi si insediano per un paio di settimane. Tutto l'impegno della donna bostoniana si scontra per un periodo contro un muro di indisciplina, ma, con il passare dei giorni, la bambina comincia ad accettare alcune restrizioni: beve nel bicchiere, modera le proprie intemperanze e impara l'ubbidienza. Tuttavia, non riesce ancora a collegare le parole insegnate (e ripetute con i gesti dell'alfabeto per i muti) con l'ente che esse designano.

Al termine delle due settimane, Kate si mostra ansiosa di riabbracciare la figlia. A nulla valgono le nuove insistenze dell'istitutrice, conscia di aver svolto solo una parte del proprio lavoro. Helen viene riportata a casa: per i genitori è sufficiente averne moderato i comportamenti e averle insegnato la pulizia. Tuttavia, durante un pranzo con tutta la famiglia, alla presenza anche della zia e del fratellastro, la piccola dà nuovamente l'idea di voler riprendere le vecchie abitudini. Annie, allora, la strappa con forza dall'indulgenza del padre e della madre e la conduce in giardino, moltiplicando i suoi sforzi per portarla a collegare le parole con le cose. D'improvviso, Helen pronuncia la parola "acqua", manifestando di aver capito la lezione. È il primo grande passo verso una vita autonoma, mentre i Keller, riconoscenti verso la maestra, sommergono Helen in un grande abbraccio. Più tardi, è la stessa bambina a raggiungere Annie, baciandola con gratitudine nella scena finale.

Il film[modifica | modifica sorgente]

Anna dei miracoli è un racconto a tinte forti, claustrofobico di proposito e girato con grande forza espressiva: il film è noto per le scene, molto potenti, in cui l'educatrice "lotta" con la bambina per insegnarle come stare al mondo e farle capire che si trova non in un insieme casuale di "cose", ma in un mondo organizzato. Il regista Penn parte dalla situazione di incomunicabilità per sottolineare i passaggi dell'apprendimento con grazia, poesia e con il supporto di un bianco e nero nitido che sottolinea un rigore formale funzionale alla narrazione.[senza fonte]

Il film, che ha reso nota nel mondo la vicenda di Helen Keller, è citato in molte opere. Fra queste, nel manga Il grande sogno di Maya di Suzue Miuchi, la protagonista, una giovane attrice in carriera, recita a teatro il ruolo della bambina sordo-cieca, ed il dramma interpretato segue fedelmente lo svolgimento del film.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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