Prima battaglia di Bull Run

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Coordinate: 38°48′53″N 77°31′22″W / 38.814722°N 77.522778°W38.814722; -77.522778

prima battaglia di Bull Run
Bull Run, Virginia. Vista del ponte distrutto
Bull Run, Virginia. Vista del ponte distrutto
Data 21 luglio 1861
Luogo Fairfax County e Prince William County, Virginia
Esito vittoria confederata
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
28.452 uomini 32.232 uomini
Perdite
2.896 (460 morti, 1.124 feriti, 1.312 catturati/scomparsi) 1.982 (387 morti, 1.582 feriti, 13 scomparsi)
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La prima battaglia di Bull Run, chiamata anche prima (Battaglia di) Manassas dalla Confederazione, fu combattuta il 21 luglio 1861 e fu la prima grande battaglia terrestre della guerra di secessione americana.

La differenza fra i due nomi è legata all'uso degli storici dell'Unione di riferirsi a una battaglia in base al corso d'acqua più vicino al luogo della battaglia mentre la Confederazione faceva riferimento al centro abitato più prossimo allo scontro.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il brigadier generale Irvin McDowell fu nominato dal presidente Abraham Lincoln al comando dell'Armata della Virginia Nord-Orientale. Fu sollecitato ad attaccare dai politici di Washington D.C., che volevano una rapida vittoria per rafforzare la loro posizione. McDowell non voleva attaccare, sapendo che le sue forze erano poco addestrate ma alla fine dovette farlo.

Il piano di McDowell era quello di impiegare la divisione del brig. gen. Daniel Tyler per simulare un attacco al ponte (Stone Bridge) che scavalcava il corso d'acqua del Bull Run, mentre la brigata del col. Thomas A. Davies avrebbe finto di fare altrettanto al guado di Blackburn (Blackburn's Ford). Sotto la copertura di questi due attacchi simulati la manovra principale avrebbe visto l'impiego dei brig. gen. David Hunter e Samuel P. Heintzelman sul lato sinistro dello schieramento confederato (fianco destro dell'Unione). Questo era il piano completo: tuttavia le forze di McDowell erano troppo inesperte per portarlo effettivamente a compimento.

D'altro canto, anche le truppe confederate erano in disordine. Le truppe al comando generale del brig. gen. Pierre Gustave Toutant Beauregard (l'eroe di Fort Sumter), avanzavano piuttosto lentamente, con circa un terzo delle truppe ancora in marcia di avvicinamento dalla valle dello Shenandoah. Solo una piccola brigata al comando del colonnello Nathan Evans bloccava la strada dell'Armata unionista. Non appena questa unità avesse vacillato, o non fosse stata presente, l'attacco al fianco confederato avrebbe avuto successo. Alla fine questi pochi uomini non furono in grado di tenere le loro posizioni dopo l'attacco dell'armata federale e le unità confederate pertanto arretrarono.

Tuttavia una brigata di soldati della Virginia, comandata dal brig. gen. Thomas Jonathan Jackson, rifiutò di abbandonare il terreno. Il brig. gen. confederato Barnard E. Bee gridò allora il seguente famoso ordine: «Guardate! C'è Jackson che resiste come un muro di pietra! Radunatevi dietro i Virginiani!». I Confederati eseguirono e la battaglia si risolse in un'umiliante rotta per le forze dell'esercito unionista e in un arretramento disordinato che portò alla fine dei combattimenti. A causa del comando di Bee e della susseguente vittoria, il Gen. Jackson diventò noto come "Stonewall Jackson" e la sua brigata come la "Stonewall Brigade".

L'arrivo del Generale Jackson comportò che l'Armata dello Shenandoah, sotto il brig. gen. Joseph E. Johnston, potesse attaccare assieme all'Armata del Potomac. Il fianco destro federale, che era andato disordinatamente in rotta conseguente all'infruttuoso attacco tanto che, alla fine della giornata, tutte le sue unità erano in precipitosa fuga.

L'élite degli abitanti della vicina Washington, attendendosi una facile vittoria unionista, era andata a vedere la battaglia e a fare un picnic. Quando l'Armata unionista arretrò, le strade per tornare a Washington si intasarono a causa dei civili in preda al panico che cercavano di scappare con le loro carrozze. La confusione diventò massima quando un colpo d'artiglieria centrò una carrozza, bloccando la strada principale in direzione nord. Sebbene qualche storico abbia affermato che i Confederati avrebbero avuto la possibilità concreta di vincere l'intera guerra se avessero marciato su Washington approfittando della rotta dell'armata avversaria, essi erano però troppo esausti per tentare d'inseguire il nemico, malgrado un colonnello di cavalleria, J.E.B. Stuart, avesse avuto la possibilità di mettere in luce, in quella battaglia, tutto il suo talento. L'ipotesi di una probabile affermazione del Sud cozza inoltre con la constatazione che le forze di McDowell fossero ancora sufficientemente forti da difendere la capitale unionista, sicché l'ipotesi (pur fascinosa) non sembra contenere le caratteristiche della credibilità storica.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Il comandante del battaglione delle «Tigri della Louisiana» era il maggiore Chatham Roberdeau Wheat, che aveva combattuto già in Italia con Giuseppe Garibaldi[1].
  • Tra le unità che parteciparono alla battaglia, sotto le insegne unioniste, vi era il 39º reggimento di fanteria, una formazione di bersaglieri garibaldini, meglio conosciuta come "Garibaldi Guard".

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ C. L. Dufour, Gentle Tiger-The gallant life of Roberdeau Wheat, Baton Rouge (La), 1957

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