Vittorio Cecchi Gori

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sen. Vittorio Cecchi Gori
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Vittorio Cecchi Gori con il padre Mario alla cerimonia del Nastro d'argento 1989.
Vittorio Cecchi Gori con il padre Mario alla cerimonia del Nastro d'argento 1989.
Luogo nascita Firenze
Data nascita 27 aprile 1942
Partito Partito Popolare Italiano
Legislatura XII, XIII
Gruppo Partito Popolare Italiano
Coalizione Patto per l'Italia, L'Ulivo

Vittorio Cecchi Gori (Firenze, 27 aprile 1942) è un imprenditore, politico e produttore cinematografico italiano, figlio del noto produttore cinematografico Mario Cecchi Gori.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Lavora nel campo dell'imprenditoria cinematografica a stretto contatto col padre, e, alla sua morte decide di allargare la sua sfera di attività, aspirando a rompere il duopolio televisivo italiano: nel 1995 acquista le reti Videomusic e Telemontecarlo ed entra nell'azionariato di Telepiù. Continua con successo l'attività di produttore cinematografico producendo un gran numero di film tra cui Il postino che vince un Oscar, per la migliore colonna sonora, e La vita è bella che vinse tre Oscar: quello alla migliore colonna sonora, quello al miglior film straniero e quello al miglior attore protagonista Roberto Benigni (anche regista del film).

Nel 2000, per sopraggiunte difficoltà economiche, è costretto a vendere tutto, mantenendo però la proprietà di numerose sale cinematografiche nelle più grandi città italiane.

Dal 1993, anno della morte di suo padre, e fino al 2002, è presidente della Fiorentina (con cui vince una Coppa Italia, una Supercoppa italiana nel 1996 e un'altra Coppa Italia nel 2001), rimanendo però coinvolto, tra il 2001 e il 2002, in gravi crisi finanziarie, tra le quali il fallimento del club calcistico di sua proprietà.

Impegnato anche in politica, viene eletto senatore nel Partito Popolare Italiano dal 1994 al 1996. Nel momento del voto di fiducia al primo governo Berlusconi, si assenta dall'aula favorendo così l'insediamento del nuovo primo ministro. Nel 1996 viene riconfermato nel collegio 1 della Regione Toscana. Nel 2001 si candida con L'Ulivo nel collegio di Acireale, ma raccoglie solo il 33% dei voti e nello stesso anno viene indagato per voto di scambio, con il sospetto di aver pagato i tifosi dell'Acireale Calcio militante in serie C1.

In vista delle elezioni politiche del 2006 decide di candidarsi nella circoscrizione Lazio 1: è infatti capolista alla Camera con il Movimento per l'Autonomia, alleato con la Lega Nord, ma non viene eletto.

Fidanzato negli anni '60 con Maria Grazia Buccella è stato sposato dal 1983 al 2000 con l'ex attrice Rita Rusic (che dopo la separazione ha intrapreso in proprio l'attività di produttrice cinematografica) e ha successivamente avuto una relazione con l'attrice Mara Meis durata 3 anni. Ha avuto una lunga relazione con la showgirl Valeria Marini, che lo ha sostenuto anche durante il suo fallimento economico.

Procedimenti giudiziari[modifica | modifica sorgente]

  • Nel luglio del 2001 Cecchi Gori ricevette un avviso di garanzia per concorso in riciclaggio. Durante una perquisizione legata all'inchiesta, in un appartamento di Palazzo Borghese (sua residenza romana) alla presenza di Valeria Marini che all'epoca conviveva con lui, venne ritrovata in cassaforte una consistente quantità di cocaina. Davanti alle domande incalzanti dei giornalisti e degli inquirenti, la definì più volte come 'zafferano'[1].
  • Il 29 ottobre del 2002 viene arrestato per il fallimento della Fiorentina; a novembre del 2006 è stato condannato in via definitiva dalla quinta sezione penale della Corte di Cassazione a tre anni e quattro mesi di reclusione, tre dei quali coperti dall'indulto.
  • È stato arrestato il 3 giugno 2008 a Roma, principale capo di imputazione bancarotta fraudolenta della Safin[2]. Il Tribunale di Roma nel 2009, in seguito al fallimento della Fiorentina, di cui Cecchi Gori è stato presidente mette in vendita la residenza romana dell'imprenditore. Si trattava di un appartamento di 950 metri quadrati all'interno di Palazzo Borghese, valutati complessivamente oltre 24 milioni di euro[3][4][5].
  • Il 25 luglio 2011 viene nuovamente arrestato per bancarotta fraudolenta. Nel corso delle investigazioni era infatti emerso che Cecchi Gori aveva distratto i beni del patrimonio sociale della Fin.Ma.Vi. spa, causando un passivo fallimentare di circa 600 milioni di euro.
  • Il 1º febbraio 2013 si conclude il processo con una condanna a 6 anni di reclusione e la confisca del capitale sociale delle società "Cecchi Gori, Cinema e Spettacolo" e "New Fair Film" confermando anche il sequestro delle quote delle società "Adriano Entertainment" e "Vip 1997"[6].
  • Il 7 ottobre 2013 viene condannato nell'ambito del processo per il crac Finmavi a sette anni di reclusione.[7]

Produzioni cinematografiche (parziale)[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

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