Amici miei
Amici miei è un film italiano del 1975 diretto da Mario Monicelli.
Il progetto del film apparteneva a Pietro Germi, che non ebbe però la possibilità di realizzarlo a causa della sua prematura scomparsa[1]. Nei titoli di testa del film, infatti, si è voluto rendere omaggio all'autore con la scritta «un film di Pietro Germi», cui segue solo successivamente «regia di Mario Monicelli».
Nel film ha origine il termine supercazzola[2], utilizzato nel gergo comune per indicare un giro di parole privo di alcun senso, fatto allo scopo di confondere le idee al proprio interlocutore.
Il film è uscito nelle sale italiane il 15 agosto 1975.[3]
Indice |
[modifica] Trama
Quattro inseparabili amici d'infanzia fiorentini sulla cinquantina affrontano i loro disagi con scherzi anche di cattivo gusto a danno di malcapitati.
Il conte Raffaello Mascetti è un nobile decaduto che, dopo aver scialacquato due eredità (la sua e quella della moglie), è costretto a vivere dapprima ospite degli amici poi in uno scantinato (il cui fitto, a sua insaputa, è per due terzi corrisposto proprio dagli amici). Rambaldo Melandri è un anonimo architetto alla perenne ricerca di una donna, per la quale sarebbe anche disposto ad abbandonare i suoi amici, salvo ravvedersi all'ultimo momento. Giorgio Perozzi (voce narrante del film) è un redattore capo di cronaca che cerca di sfuggire la disapprovazione per la sua poca serietà e il disprezzo per le avventure extraconiugali che il figlio (terribilmente serio e accigliato, l'esatto opposto del padre) e la moglie gli riservano. Guido Necchi gestisce con la moglie Carmen un bar con sala da biliardo, puntuale covo d'incontro del gruppo d'amici. Ai quattro amici di sempre si aggiunge, nel corso della narrazione, il professor dottor Alfeo Sassaroli, brillante primario ospedaliero annoiato dalla professione, che diventerà in breve uno dei pilastri del gruppo e sotto la cui spinta le bravate prenderanno nuova vitalità. Possiede una Clinica in collina dove per la prima volta aveva incontrato gli altri quattro, malconci per una mai narrata zingarata; ha due figlie e una moglie chiamata Donatella di cui Melandri si innamora e che Sassaroli non esita ad abbandonargli, imponendogli anche tutto il mantenimento del resto del treno familiare cui la donna è avvezza, cosa che farà presto perdere la pazienza e le illusioni amorose all'architetto. Ammirati dalla spietatezza e dall'acume del primario, gli altri amici lo includono nel gruppo, celebrando il tutto con la celebre zingarata degli schiaffi ai partenti nella Stazione di Santa Maria Novella di Firenze.
Nel corso del film i cinque colpiscono chiunque si presti alle ferocissime burle da loro chiamate zingarate, dall'irruzione in una festa in una villa di perfetti sconosciuti, durante la quale il Necchi ha uno dei suoi celebri colpi di genio (avendo assolutamente bisogno del bagno preferisce usufruire il vasino del bambino), alla messinscena che fa temere agli abitanti di un paesello (ambientato a Calcata) la distruzione delle case e della chiesa per la costruzione di un'autostrada. Arrivano fino al punto di coinvolgere Righi, un anziano e pensionato cliente del bar del Necchi che colpisce l'attenzione degli amici per sua abitudine di consumare pasticceria a sbafo, credendo di non esser notato; verrà coinvolto in una lunghissima ed elaborata burla, in cui viene convinto ad entrare in una presunta banda di estortori in lotta con i marsigliesi.
Terminata la giornata tutti decidono di finire la zingarata e decidono di andare a casa, ma Perozzi viene colpito da un infarto e muore sotto gli occhi degli amici, della moglie e del figlio Luciano. Anche in punto di morte è pronto a beffare il confessore, ma la tristezza dei suoi amici non proibirà loro di continuare ad esorcizzare la paura della morte e della vecchiaia incombente con una memorabile zingarata.
[modifica] Cast
Il cast prevedeva originariamente la partecipazione di Marcello Mastroianni nel ruolo del nobile decaduto, mentre Ugo Tognazzi doveva interpretare il giornalista.[4] Tuttavia Mastroianni rifiutò la parte perché riteneva che nei film corali la sua prestazione venisse sempre superata dagli altri attori co-protagonisti. La parte del nobile decaduto andò allora a Tognazzi, che accettò subito, e per la parte del giornalista fu ingaggiato Philippe Noiret.
[modifica] Colonna sonora
Il 10 settembre 2007 è stata pubblicata la colonna sonora originale del film Amici miei in formato CD Audio, composta da Carlo Rustichelli e prodotta dalla Cinevox.[5]
[modifica] Tracce
- Amici miei
- Al trani
- Un giorno amaro
- Una partita a carte
- Una bravata
- Luna park delle illusioni
- ... e lo scherzo finisce
- Un gioco di tristezza
- Amici miei (2)
- Bella figlia dell'amore
- Amici sempre
- Un goccio di tristezza (2)
- Amici miei (3)
- Al trani (2)
- Amici miei (4)
- Bella figlia dell'amore (versione film)
- Amici miei (5)
- Amici miei (versione cantata)
[modifica] Critica
Unitamente ad altre famose pellicole dello stesso periodo, segna l'inizio di un ciclo nuovo e conclusivo di quel genere cinematografico meglio conosciuto come commedia all'italiana.
L'amarezza, il disincanto, la fine delle illusioni di benessere e le tensioni sociali che caratterizzano l'Italia degli inizi degli anni settanta fanno la loro comparsa anche in questo genere comico e di costume. La risata piena si vela di tratti malinconici e tristi, i personaggi rimangono comici ma diventano amari e patetici. Scompaiono definitivamente il lieto fine e il finale leggero o comunque umoristico e lasciano il posto alla precarietà di una condizione umana spesso senza prospettiva.
Monicelli riprende in questa pellicola il tema della amicizia virile che aveva già trattato in alcuni film precedenti (I soliti ignoti, La grande guerra, L'armata Brancaleone) e che tornerà a trattare in lavori successivi. Il vincolo, la vitalità e la complicità del gruppo vengono proposti come risposta alle minacce esistenziali provenienti dall'ambiente, dal lavoro, dalla famiglia stessa. I membri del piccolo gruppo di amici vivono la contraddizione di una vita normale verso la quale sono assolutamente attratti (Melandri cerca insistentemente una donna, Mascetti si abbandona costantemente ai sogni di nobiltà, Perozzi vive pericolose avventure extra-coniugali) ma è fondamentalmente l'appartenenza alla banda che supplisce, con le sue dinamiche goliardiche, alla carenza delle quali sono vittime, fornendo così una soluzione, una via di fuga. Il gruppo reagisce nei confronti di ogni singolo membro che tenta di intraprendere una via solitaria e mette in atto tutta una serie di iniziative, compreso il dileggio, per ricondurlo a sé. Anche la morte, estremo atto solitario di Perozzi, viene vissuta in questa ottica e su questa originalità si accende il finale del film.
[modifica] Citazioni in altre opere
- La scena degli schiaffi alla stazione è stata omaggiata da Paolo Villaggio nel film Fantozzi alla riscossa, con la sola differenza che il treno è in arrivo e non in partenza: per questo Fantozzi verrà poi malmenato dai passeggeri infuriati. La scena è riciclata anche nel cinepanettone A spasso nel tempo dove, nella Firenze del Quattrocento, Christian De Sica, Massimo Boldi e Marco Messeri tirano schiaffi alle persone affacciate nelle carrozze.
- La scena finale del film, in cui viene celebrato il funerale del Perozzi, ha ispirato tutta la realizzazione del cortometraggio L'ultima zingarata, omaggio del regista fiorentino Federico Micali all'opera di Monicelli[6].
[modifica] Galleria di immagini
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Il Mascetti (Ugo Tognazzi), il Perozzi (Philippe Noiret) e il Necchi (Duilio Del Prete).
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Il Mascetti travolge un vigile con la sua supercazzola.
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Il professor Sassaroli (Adolfo Celi).
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Donatella Sassaroli (Olga Karlatos).
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Il Righi (Bernard Blier).
[modifica] Note
- ^ Biografia di Pietro Germi. italica.rai.it. URL consultato il 9-11-2010.
- ^ ««La Supercazzola», Tognazzi e la sua vita nel cinema». Corriere della Sera, 20 4 2006, p. 15. URL consultato in data 9-11-2010.
- ^ Date di uscita per Amici miei (1975). Internet Movie Database. URL consultato il 7 gennaio 2012.
- ^ Mario Monicelli; Lorenzo Codelli, Lorenzo Codelli (a cura di), L'arte della commedia, Edizioni Dedalo, 1985, pag. 95. ISBN 88-220-4520-3
- ^ Colonna sonora - Amici miei. MyMovies. URL consultato il 9-11-2010.
- ^ Iacopo Gori. «L'ultima zingarata di Firenze, il tributo ad Amici miei (quello vero)». Corriere.it, 6 giugno 2010. URL consultato in data 29-12-2010.
[modifica] Voci correlate
- Amici miei atto II
- Amici miei atto III
- Commedia all'italiana
- Mario Monicelli
- Film girati a Firenze
- Supercazzola
- Zingarata
[modifica] Altri progetti
Wikiquote contiene citazioni di o su Amici miei
[modifica] Collegamenti esterni
- Scheda su Amici miei dell'Internet Movie Database
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