Vogliamo i colonnelli

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Vogliamo i colonnelli
Vogliamo i colonnelli.png
Una scena del film
Titolo originale Vogliamo i colonnelli
Paese Italia
Anno 1973
Durata 100 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere commedia
Regia Mario Monicelli
Soggetto Agenore Incrocci, Mario Monicelli, Furio Scarpelli
Sceneggiatura Agenore Incrocci, Mario Monicelli, Furio Scarpelli
Produttore Pio Angeletti, Adriano De Micheli
Fotografia Alberto Spagnoli
Montaggio Ruggero Mastroianni
Musiche Carlo Rustichelli
Scenografia Lorenzo Baraldi
Interpreti e personaggi

Vogliamo i colonnelli è un film del 1973 diretto da Mario Monicelli, presentato in concorso al 26º Festival di Cannes.[1] Il film tratta l'idea di un maldestro colpo di stato, con esplicite allusioni al regime dei colonnelli greci.

Indice

[modifica] Trama

Italia, anni settanta. Giuseppe Tritoni è un ex ufficiale dell'esercito, divenuto deputato di estrema destra, che non è più d'accordo con gli atteggiamenti democratici del partito neofascista di cui fa parte. Contatta perciò molti alti ufficiali delle forze armate italiane per ricucire i rapporti tra i reduci di tentati golpe precedenti, ed organizzare così un nuovo colpo di stato.

Sembra che tutto proceda bene: Tritoni organizza campi paramilitari, ottiene finanziamenti da industriali, appoggi dalla Grecia dei Colonnelli e prepara l'ora X, quando il presidente della Repubblica Italiana dovrà essere rapito e la RAI occupata dai golpisti, i quali proclameranno la presa del potere da parte di una giunta militare.

Alla riunione segreta dei golpisti, alla quale presenzia un colonnello dei servizi segreti greci, Andreas Automatikos, assiste però casualmente anche uno scalcinato giornalista/fotografo freelance, che decide di avvertire un deputato dell'opposizione. Questi coinvolge un deputato della maggioranza e insieme raggiungono il ministro degli Interni, che però sembra non dare credito alla denuncia.

Il golpe quindi inizia, ma ogni cosa va storta: gli incursori che dovevano paracadutarsi sull'aeroporto di Fiumicino sbagliano zona, finendo in un allevamento di polli; il gruppo della Forestale, a cavallo delle motorette, arriva in ritardo; il gruppo che doveva occupare la RAI ed irradiare il messaggio alla nazione giunge anch'esso in ritardo, dopo la fine delle trasmissioni. Quando le unità anfibie raggiungono Castelporziano per rapire il Presidente della Repubblica, scoprono che il golpe è stato sventato e vengono anch'essi catturati e radunati assieme agli altri autori del complotto.

Il ministro degli Interni ha in realtà predisposto un auto-golpe che, prendendo a pretesto il tentativo di Tritoni, mira a sospendere la Costituzione e ad instaurare uno stato di polizia. Il presidente della Repubblica, che si rifiuta di sottoscrivere tali modifiche legislative, muore opportunamente d'infarto durante il tentativo di rapimento, dando così modo al ministro di portare a termine il suo piano e assumere il potere realizzando il progetto di Tritoni, ma senza Tritoni. Questi, sconfitto, si rassegnerà a vivere nel regime militarista che sognava, ma senza contare nulla, e cercherà di vendere il suo progetto golpista a dei corrotti politici di qualche stato africano.

[modifica] Riferimenti

Nel film si può vedere un richiamo abbastanza esplicito al tentativo di golpe Borghese del 1970, senza tuttavia trascurare altri riferimenti: il film inizia con un attentato alla guglia del Duomo di Milano, episodio che può far riferimento agli attentati del 1969 coi suoi relativi contorni mediatici; la morte del presidente della Repubblica Italiana rimanda al colpo apoplettico avuto da Antonio Segni nel 1964 (l'attore che l'impersona è non a caso somigliante a Segni) nei frangenti del Piano Solo; il personaggio del ministro degli Interni è invece modellato con evidente riferimento a Giulio Andreotti, mentre l'On. Ferlingeri è palesemente ispirato a Enrico Berlinguer. Il film uscì circa sei mesi prima del golpe in Cile.

[modifica] Note

  1. ^ (EN) Official Selection 1973. festival-cannes.fr. URL consultato il 18 giugno 2011.

[modifica] Collegamenti esterni

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