Volume I (Fabrizio De André)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Volume I
Artista Fabrizio De André
Tipo album Studio
Pubblicazione 1967
Durata 30 min : 29 s
Dischi 1
Tracce 10
Genere Musica d'autore
Folk rock
Etichetta Bluebell Records (BBLP 39)
Produttore Gian Piero Reverberi, Andrea Malcotti
Note Arrangiamenti e direzione orchestra di Gian Piero Reverberi
Fabrizio De André - cronologia
Album precedente
(1966)
Album successivo
(1968)

Volume I (1967) è il primo album registrato in studio da Fabrizio De André per la Bluebell Records, ed il secondo della sua discografia complessiva, se si considera anche l'antologico Tutto Fabrizio De André pubblicato dalla Karim nel 1966 (che racchiudeva però incisioni realizzate in anni precedenti).

Il disco[modifica | modifica sorgente]

Questo disco viene pubblicato in mono dalla Bluebell nel maggio 1967, con una copertina apribile color marrone sul fronte e una presentazione scritta da Giuseppe Tarozzi. Quattro mesi dopo, viene ristampato in versione stereo con una copertina fotografica che mostra un primo piano a colori di De André iscritto in un cerchio ed una nuova introduzione firmata questa volta da Cesare G. Romana. Questa pertanto rimarrà la copertina ufficiale del titolo, e i medesimi parametri grafici verranno ripresi anche per i due long playing successivi di De André.

Le due edizioni del disco differiscono anche per il testo di Bocca di Rosa.

Si delinea in questo album quello che sarà lo stile musicale[1] di De André, un abbinamento di melodie semplici e allo stesso tempo ricercate con la chitarra e un testo poetico con soggetti spesso tratti ai margini della società.

Le canzoni dell'album sono tutte inedite al momento dell'uscita del disco, salvo l'ultima, Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers, già incisa dal cantautore nel 1963 e qui presente in una nuova registrazione.

I singoli[modifica | modifica sorgente]

Quasi tutte le canzoni dell'album all'epoca furono stampate anche su 45 giri e vennero prodotti i seguenti singoli:

Si noti inoltre che i primi due singoli riportavano sulla copertina il solo nome Fabrizio, come lo faceva la Karim negli anni precedenti, mentre gli altri due singoli riportano per esteso nome e cognome.

Le varie ristampe del disco[modifica | modifica sorgente]

Volume I viene nuovamente ristampato nel 1970 su marchio Produttori Associati (etichetta nata dalle ceneri della Bluebell), con numero di catalogo: PA/LP 39. Significativa è la sostituzione, nella track list, di Caro amore con La stagione del tuo amore, canzone registrata qualche mese prima per un 45 giri, con produzione e arrangiamenti di Gian Piero Reverberi. Caro amore, con testo di De André e melodia ripresa dal celebre Concierto de Aranjuez di Joaquín Rodrigo, era stata esclusa per l'esplicita richiesta del compositore spagnolo, che non approvava il testo inserito da De André sulla sua musica. Questa versione del 33 giri ha la copertina uguale alla seconda versione Bluebell, con gli spigoli però appuntiti e non arrotondati: per alcune copie, però, la Produttori Associati utilizza alcune copertine dell'edizione Bluebell (evidentemente avanzate) coprendo con un adesivo bianco il brano inserito in origine con quello nuovo. Per questo album di De André, come per buona parte del suo catalogo, si avranno negli anni numerose ulteriori ristampe, quasi tutte a cura della Casa madre Dischi Ricordi (distributore della Produttori Associati), talvolta con ritocchi di scarso rilievo alla copertina.

Il 23 ottobre 2009 è uscita un'edizione a tiratura limitata in vinile colorato rosso (Sony RCA LP 886975997510), ma con un errore: in copertina, infatti, è "filologicamente" segnalata la presenza di Caro amore, ma nel disco inciso, di fatto, rimane La stagione del tuo amore.

Le canzoni[modifica | modifica sorgente]

Preghiera in gennaio[modifica | modifica sorgente]

De André dichiarò di averla scritta al ritorno dal funerale di Luigi Tenco amico cantautore di De André morto probabilmente suicida (vi sono diversi dubbi al proposito) nel gennaio 1967[3]. Tratta appunto il tema del suicidio ma anche della pietà poiché la Chiesa non solo condanna il suicidio ma ripudia, illecitamente, il suicida.

« Lascia che sia fiorito, Signore, il suo sentiero [...] perché non c'è l'Inferno nel mondo del buon Dio [...] l'Inferno esiste solo per chi ne ha paura! »

Marcia nuziale[modifica | modifica sorgente]

Traduzione di un brano di Georges Brassens, La marche nuptiale, inciso dall'autore nel 1957. A tal proposito, va ricordato che De André considerò sempre Brassens come un maestro e fonte di ispirazione, come testimoniano altre canzoni del cantante genovese ispirate all'artista francese e alla sua opera.

Spiritual[modifica | modifica sorgente]

Un vero e proprio spiritual che parla di Dio in cui De André canta con voce "nera", tipica degli afroamericani.

Si chiamava Gesù[modifica | modifica sorgente]

La storia di Gesù raccontata da De André in maniera molto avanguardista e che alla fine considera lui come un essere umano e morì come tutti si muore, come tutti cambiando colore e che non lo considera proprio un eroe non si può dire che sia servito a molto, perché il male dalla terra non fu tolto. Questo è un punto molto controverso, perché d'altronde scrive anche: "non si può dire non sia servito a niente perché prese la terra per mano" e nonostante il punto di vista ateo mostra un gran rispetto ed ammirazione verso Gesù. Lo dice lui stesso pubblicamente in diverse occasioni.

Il coautore della musica di questa canzone era Vittorio Centanaro, ma nel disco fu accreditata solo a De André in quanto Centanaro non era iscritto alla Siae.

La canzone di Barbara[modifica | modifica sorgente]

Anche questa canzone fu pubblicata su 45 giri all'epoca con un differente mixaggio e alcuni pezzi di chitarra tagliati.

Via del Campo[modifica | modifica sorgente]

« Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior »

È una delle canzoni più note e apprezzate di De André. Via del Campo era uno dei vicoli più malfamati nella Genova degli anni sessanta, perché rifugio di prostitute, travestiti e gente povera, ossia quegli "ultimi" ai quali il cantautore genovese ha sempre prestato particolare attenzione nei suoi brani. De André evoca la figura di una prostituta e dell'«illuso» che le rivolge una proposta di matrimonio che non verrà mai accettata:

« Via del Campo ci va un illuso a pregarla di maritare, a vederla salir le scale, fino a quando il balcone è chiuso. »

In questa canzone, ispirata in parte alla figura del travestito genovese Mario Doré, in arte "Morena", De André esprime la sua solidarietà per quei ceti sociali a cui, vessati e derisi dai benpensanti, è preclusa ogni possibilità di riabilitazione.[4][5]

La musica di Via del Campo è quella della canzone di Enzo Jannacci La mia morosa la va alla fonte, che faceva parte di uno spettacolo teatrale del 1965 e che lo stesso Jannacci incluse nel 1968 nell'album Vengo anch'io. No, tu no, ma che De André riteneva essere una ballata medievale riscoperta da Dario Fo.

Caro amore[modifica | modifica sorgente]

La canzone utilizza per la melodia parte del tema del movimento Adagio del Concierto de Aranjuez del 1939 di Joaquín Rodrigo.

La stagione del tuo amore[modifica | modifica sorgente]

La canzone è un'affettuosa serenata ad una signora che si sta affacciando alla terza età. Con una melodia che trasmette una forte sensazione di nostalgia, De André cerca di acquietare le paure che si manifestano con i primi cambiamenti del corpo portati dall'invecchiamento. Il messaggio, ribadito dal ritornello, è che seppure il tempo non ci permetta di vivere per sempre le nostre gioie ed i nostri dolori, questi rimangono comunque con noi, impressi nei ricordi. Inoltre, nonostante il ricordo delle passate emozioni ci provochi nostalgia, la vita continua ad offrircene di nuove.

Bocca di Rosa[modifica | modifica sorgente]

« C'è chi l'amore lo fa per noia, chi se lo sceglie per professione, Bocca di rosa né l'uno né l'altro, lei lo faceva per passione »
(da "Bocca di Rosa", "Volume I", 1967)

Bocca di Rosa è una delle canzoni più famose di Fabrizio De André, nonché quella che, come ha dichiarato in un'intervista televisiva concessa a Vincenzo Mollica, il cantautore genovese considerava più cara e più vicina al suo modo di essere.

A testimonianza di quanto questa canzone sia entrata nell'immaginario collettivo, si può citare il fatto che l'espressione "bocca di rosa" è entrata nel linguaggio comune, essendo usata - se pur erroneamente - come eufemismo di prostituta; erroneamente in quanto, in realtà, come si afferma nel testo: "Bocca di rosa né l'uno né l'altro, lei lo faceva per passione", riferito all'amore.[6]

La canzone racconta la vicenda di una forestiera (Bocca di rosa) che con il suo comportamento passionale e libertino sconvolge la quiete del "paesino di Sant'Ilario". Viene presa di mira la mentalità perbenista e bigotta delle donne della provincia ligure, che non tollerandone la condotta riescono alla fine a contattare il commissario, che manda "quattro gendarmi, con i penacchi, con i pennacchi" che conducono Bocca di rosa alla stazione di polizia e il commissario la fa espellere dal paesino. Il testo risulta infatti particolarmente duro e sprezzante nei confronti delle donne cornificate («l'ira funesta delle cagnette a cui aveva sottratto l'osso»), il cui atteggiamento è contrapposto in negativo a quello di Bocca di rosa («metteva l'amore sopra ogni cosa»). Alla forzata partenza di Bocca di rosa assistono commossi tutti gli uomini del borgo, i quali intendono «salutare chi per un poco portò l'amore nel paese». Alla stazione successiva la donna viene accolta in modo trionfale e addirittura voluta dal parroco accanto a sé nella processione.

Il testo di Bocca di Rosa ha due varianti, entrambe del 1967, le cui differenze sono:

  1. il paesino di «Sant'Ilario», un sobborgo di Genova effettivamente esistente, venne modificato nell'immaginario «San Vicario».
  2. i versi che in origine recitavano «Spesso gli sbirri e i carabinieri al proprio dovere vengono meno / ma non quando sono in alta uniforme e l'accompagnarono al primo treno» vennero modificati (dietro "cortesi pressioni dell'Arma dei Carabinieri") in «Il cuore tenero non è una dote di cui siano colmi i carabinieri / ma quella volta a prendere il treno l'accompagnarono malvolentieri».

La versione originaria è stata recuperata nella raccolta ufficiale In direzione ostinata e contraria, uscita postuma nel 2005.

Il personaggio di Bocca di Rosa viene riproposto con una caratterizzazione diversa in Un destino ridicolo, libro di narrativa scritto a quattro mani da De André e Gennari.

Ispirata per quel che riguarda il testo al brano Brave Margot (1952) dello stesso Brassens[7], fu pubblicata su 45 giri con la versione originale della prima stampa, con Via del campo come retro.

La stazione menzionata nel testo, Genova Sant'Ilario, è attualmente soppressa.

Della canzone sono state eseguite svariate cover da artisti come Peppe Barra, i Mercanti di Liquore, Roberto Vecchioni, Ornella Vanoni, Anna Oxa, L'Aura, Mario Incudine e gli Skiantos. Da ricordare anche il saggio di Andrea Podestà, edito da Zona nel 2009: Bocca di Rosa. Scese dal treno a Sant'Ilario. E fu la rivoluzione, ISBN 978-88-95514-83-3

L'ispiratrice di Bocca di rosa sarebbe morta - secondo il quotidiano Il Secolo XIX[8] - a Sampierdarena il 14 giugno 2010 all'età di 88 anni[9]. Notizia smentita seccamente da Dori Ghezzi e Paolo Villaggio.

La morte[modifica | modifica sorgente]

La musica è di Georges Brassens per il brano Le verger de Roi Louis, ma il testo scritto da De André per il brano è completamente nuovo ed estraneo all'originale francese (si trattava di una lirica di Théodore de Banville).

Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers.

In un linguaggio volutamente aulico, sottolineato da una musica buffamente solenne, Villaggio dà un tocco di colore e di "rustica vitalità" alla tradizione medievale e cristiana fatta di crociate, onore e "cavalleria", narrando le vicende di Carlo Martello, che tornando dalle gloriose gesta belliche contro i Mori non trova di meglio che comportarsi da perfetto maschio cialtrone con una povera ragazza del popolo per soddisfare i suoi appetiti sessuali:

« Ma più che del corpo le ferite
da Carlo son sentite
le bramosie d'amor »

... E che scappa quando la fanciulla gli chiede dei soldi per le sue "prestazioni".[10]

« E mai possibile o porco di un cane
che le avventure in codesto reame
debban risolversi tutte con grandi puttane
anche sul prezzo c'è poi da ridire
ben mi ricordo che pria di partire
v'eran tariffe inferiori alle tremila lire »

Il brano si rifà ad un antico genere popolare francese diffuso all'epoca dei trovatori, la "pastorella", che trattava appunto degli incontri tra cavalieri e popolane e delle proposte amorose che ricevevano queste ultime. Per rafforzare l'ambientazione bucolica e pastorale gli incontri avvenivano perlopiù vicino a ruscelli e specchi d'acqua; nel caso in questione si tratta di una "chiara fontanella"[11].

« ... la scelta dell'ambientazione medioevale fu tutta farina del mio sacco; Fabrizio ci mise solo la musica. Cioè avvenne il contrario, lui aveva già la musica ed io ci misi le parole. Fu così: era una giornata di pioggia del novembre del 1962 e io e Fabrizio, a Genova a casa mia in via Bovio, eravamo tutti e due in attesa del parto delle nostre signore, che poi partorirono lo stesso giorno, infatti Cristiano e il mio Pierfrancesco sono "gemelli". Ebbene, forse per distrarci o per passare il tempo, Fabrizio con la chitarra mi fece ascoltare una melodia, una specie di inno da corno inglese e io, che sono di una cultura immensa, cioè in realtà sono maniaco di storia, ho pensato subito di scrivere le parole ispirandomi a Carlo Martello re dei Franchi che torna dalla battaglia di Poitiers, un episodio dell'ottavo secolo d.C., tra i più importanti della storia europea visto che quella battaglia servì a fermare l'avanzata, fino ad allora inarrestabile, dell'Islam. Erano arrivati fino a Parigi, senza Carlo Martello sarebbe stata diversa la storia dell'Europa. Comunque mi piaceva quella vicenda e la volli raccontare, ovviamente parodiandola. In una settimana scrissi le parole di questa presa in giro del povero Carlo Martello.
La canzone passò abbastanza inosservata, Fabrizio ancora non aveva inciso "La canzone di Marinella" e non era quindi famoso, tanto meno io. Qualcuno però notò questa strana filastrocca che sbeffeggiava il potente Re dei Franchi: fu un pretore, mi pare di Catania, che ci querelò perché la considerava immorale soprattutto per quel verso: «È mai possibile, o porco di un cane, che le avventure in codesto reame debban risolversi tutte con grandi p...». E pensare che noi eravamo già stati censurati e avevamo dovuto trasformare il verso finale che in originale suonava: «frustando il cavallo come un mulo, quella gran faccia da c...» con: «frustando il cavallo come un ciuco, tra il glicine e il sambuco». Ma, a parte questo pretore, nessuno notò la nostra canzone che fu riscoperta quando Fabrizio divenne famoso dopo "Marinella"»
(Paolo Villaggio[12])

Si nota comunque, anche nell'ambito scherzoso e divertito della vicenda, che già di per sé in questo caso è una forma di antimilitarismo, un'implicita accusa alla guerra:

« Il sangue del principe e del moro
arrossano il cimiero d'identico color »

Vi è, inoltre, una citazione dantesca: «Poscia più che 'l dolor, poté 'l digiuno» (Divina Commedia, Inferno, Canto XXXIII, in riferimento al conte Ugolino), che diventa «Ma più dell'onor, poté il digiuno».

Meno rilevanti, dato il carattere chiaramente di "leggenda", sono le "licenze poetiche": Carlo Martello non era re, ma solo "maestro di palazzo" dei re Merovingi; la Battaglia di Poitiers avvenne nel mese di ottobre, non «nella calda primavera».

La canzone fu riarrangiata per l'album: la reincisione si riconosce dallo spiccato accento dialettale bolognese con cui De André interpreta la pulzella; inoltre sono presenti degli assoli di tromba a partire da metà canzone che fanno da contrappunto del cantato di Fabrizio, assenti nell'edizione originale.

Tracce[modifica | modifica sorgente]

LATO A

  1. Preghiera in Gennaio (Fabrizio De André/Gian Piero Reverberi[13]) - 3:28
  2. Marcia Nuziale (Fabrizio De André/Georges Brassens) - 3:10
  3. Spiritual (Fabrizio De André/Gian Piero Reverberi[13]) - 2:34
  4. Si Chiamava Gesù (Fabrizio De André/Vittorio Centanaro[14]) - 3:09
  5. La Canzone di Barbara (Fabrizio De André/Gian Piero Reverberi[13]) - 2:17

LATO B

  1. Via del Campo (Fabrizio De André/Enzo Jannacci[15]) - 2:31
  2. Caro amore (Fabrizio De André/Joaquín Rodrigo) - 3:57[16]
  3. Bocca di Rosa (Fabrizio De André/Gian Piero Reverberi[13]) - 3:05
  4. La Morte (Fabrizio De André/Georges Brassens) - 2:22
  5. Carlo Martello Ritorna dalla Battaglia di Poitiers (Fabrizio De André/Paolo Villaggio) - 5:21

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Michele Neri; Claudio Sassi; Franco Settimo. Fabrizio De André-Discografia illustrata. Roma, Coniglio Editore, 2006. Pagine 47-51

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ In questo disco tutte le musiche sono o di altri compositori o scritte insieme a Reverberi.
  2. ^ Molto raro, ne esistono solo pochissime copie.
  3. ^ Antonio Cocchia, La radio Vaticana ha lanciato il professore in TV Sorrisi e Canzoni (Milano), 1º dicembre 1968. URL consultato l'11 maggio 2014.
  4. ^ È morta Morena, ispirò «Via del campo» di De André in Corriere della Sera, 4 gennaio 2001, p. 35. URL consultato l'11 maggio 2014.
  5. ^ Dario Olivero, Addio a Morena e Mara eroi solo per De André in la Repubblica (Lecce), 3 gennaio 2001. URL consultato l'11 maggio 2014.
  6. ^ Bocca di rosa in alese.it, 15 gennaio 2006. (archiviato dall'url originale il 3 gennaio 2014).
  7. ^ AA. VV., Volammo davvero: Un dialogo ininterrotto, a cura di Elena Valdini, Rizzoli, 2007, p. 310, ISBN 9788858651544.
  8. ^ La musa della canzone - Addio Bocca di Rosa, ma eri davvero tu? in Il Secolo XIX, 15 giugno 2010. URL consultato l'11 maggio 2014.
  9. ^ Addio Bocca di rosa, musa di De André in la Repubblica (Genova), 15 giugno 2010. URL consultato l'11 maggio 2014.
  10. ^ Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers in prato.linux.it, Canzoni contro la guerra. URL consultato l'11 maggio 2014.
  11. ^ Enrico De Angelis, Le cento e più canzoni di Fabrizio De André in AA.VV. (a cura di), Volammo Davvero, Milano, BUR, 2004. 2007
  12. ^ Andrea Monda, De André nel ricordo di Paolo Villaggio, RAI Libro. URL consultato l'11 maggio 2014 (archiviato dall'url originale il 7 settembre 2012).
  13. ^ a b c d Il nome di Reverberi non è però riportato sull'etichetta.
  14. ^ Il nome di Centanaro non è però riportato sull'etichetta.
  15. ^ Il nome di Jannacci non è però riportato sull'etichetta.
  16. ^ Sostituita nelle ristampe dell'album, a partire dal 1970, da La Stagione del Tuo Amore (Fabrizio De André) - 2:58

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]