Flop

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Flop è un termine inglese, equivalente all'italiano fiasco, che indica il mancato successo di un prodotto rispetto alle aspettative del produttore venditore.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Sebbene nell'accezione più comune col termine flop o fiasco s'intenda un insuccesso commerciale, in termini di quantitativi venduti, può anche indicare un insuccesso d'immagine (sebbene le vendite non siano fallimentari).

Le principali cause di un flop possono essere ricondotte a:

  • caratteristiche del prodotto, benché in sé valide, non gradite al pubblico
  • caratteristiche del prodotto effettivamente scadenti o poco apprezzabili
  • fenomeni di moda, sia relativi alla marca che al tipo prodotto.
  • scarsa pubblicità.
  • problemi d'immagine del produttore (anche derivanti da prodotti precedenti).
  • tentativo non riuscito, da parte di un'intera industria di settore, di aprirsi nuovi mercati creando prodotti prima inesistenti ed iniziando una moda.

Il termine flop è tipico del mondo dello spettacolo, ma la sua presenza in ambito economico e commerciale è corrente. I fiaschi più famosi possono arrivare a diventare parte della cultura di intere generazioni, sotto forma di luogo comune. Chi si occupa di analisi degli insuccessi trova nei flop materiale di studio dal quale tenta di ricavare regole generali di buona condotta manageriale o produttiva. Un caso che ha fatto storia è quello relativo al fallimento dell'azienda Osborne Computer Corporation.

Esistono molti esempi di fiaschi in ambito commerciale. Ad esempio la Fiat Duna o L'Alfa Romeo Arna erano autovetture dalle caratteristiche oggettivamente poco apprezzabili (estetica, finiture, qualità costruttiva), mentre la Renault 14, benché venduta in un milione d'esemplari, fu un flop d'immagine (aveva caratteristiche in sé valide, ma non apprezzate dal pubblico). In campo automobilistico, tentativi di offrire prodotti dal design avventuristico o dall'impostazione troppo caratteristica possono, talvolta, rivelarsi grossi insuccessi: è il caso della Renault Avantime, misto tra monovolume e coupé, il cui fallimento portò alla chiusura dell'ultimo stabilimento Matra.

Nei casi più gravi, tuttavia, il flop può anche essere determinato da difetti molto precisi, così importanti da rendere il prodotto indesiderabile e inaffidabile (MS-DOS 4.00, con gravi problemi di funzionamento) o addirittura pericoloso (numerosi farmaci ritirati dal commercio a causa degli effetti collaterali).

Flop cinematografici[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Film con maggiori perdite nella storia del cinema.

Accanto ai grandi successi al botteghino, la cinematografia pullula di veri e propri insuccessi. In certi casi, il flop di una singola pellicola comporta pesanti indebitamenti, talvolta fino alla bancarotta, per le case di produzione: è accaduto con la RKO (Il conquistatore), la United Artists (I cancelli del cielo), la Carolco Pictures (Corsari, entrato nel Guinness dei Primati come maggior flop cinematografico della storia[1]) e diverse altre. In tempi recenti il flop del film Milo su Marte, film d'animazione del 2011, ha portato al fallimento della ImageMovers Digital.

Il flop può essere dettato degli elevati costi di produzione. È il caso del film Sahara, film del 2005, che, pur con un buon incasso al botteghino, pari a 122 milioni di dollari, non ha coperto che la metà del suo budget, di 241 milioni di dollari.[2]

Nel rapporto tra spese di produzione e incasso, il film di più basso introito è stato Le avventure di Stanley, di Don Bluth e Gary Goldman: costato 23 milioni di dollari, ne ha incassati appena 71.368$, pari allo 0.33% del budget.

Tra i film indipendenti a basso budget (inferiore ai 2.000.000 di dollari) vanno segnalati: Zyzzyx Road, interpretato da Tom Sizemore e Katherine Heigl, di produzione statunitense che, costato 1.2 milioni di dollari, ha guadagnato appena 30$, sei biglietti venduti in totale; il film britannico Offending Angels, costato 70.000 sterline per un guadagno inferiore alle 100 £; infine, del 2011, un film statunitense chiamato The Worst Movie Ever! (letteralmente: Il peggiore film mai fatto), costato 1000$, con un solo biglietto venduto per un totale di 11$. Tutti questi film hanno in comune questi fattori: sono stati proiettati in una sola sala, spesso per pochi giorni (da uno a sei), e senza alcuna promozione pubblicitaria.

Flop cinematografici italiani[modifica | modifica sorgente]

Un flop cinematografico italiano è stato il film del 2000 Alex l'ariete di Damiano Damiani con Michelle Hunziker e Alberto Tomba che incassò solo 3.693.000 di lire con un totale di 285 spettatori. Li chiamarono... briganti! (1999) di Pasquale Squitieri con Enrico Lo Verso e Claudia Cardinale fu anch'esso un flop, registrando un incasso di 107.451.000 lire e fu ritirato subito dalle sale, anche se alcuni hanno parlato di boicottaggio perché considerato "politicamente scorretto".[3]

Un altro flop è stato il film del 2005 Troppo belli di Ugo Fabrizio Giordani con Costantino Vitagliano e Daniele Interrante che ha incassato solo 704.000 euro.

Anche il film del 2009 Barbarossa di Renzo Martinelli che è costato 12 milioni di euro ne ha incassati solo 835.469, e Amici miei - Come tutto ebbe inizio di Neri Parenti, costato 15 milioni, ne ha incassati solo 3.333.050 euro.

Questi ed altri film, con Alex l'ariete in testa, vengono celebrati nelle edizioni del Festival del cinema trash, che ha in tempi recenti elevato a cult i cosiddetti B-movies.

Alcuni dei peggiori flop cinematografici italiani[modifica | modifica sorgente]

  1. Alex l'ariete (2000) di Damiano Damiani - incassi: 3.693.000 lire (1.907,27 euro)
  2. Li chiamarono... briganti! (1999) di Pasquale Squitieri - incassi: 107.451.000 lire (55.493,81 euro)
  3. Vita Smeralda (2006) di Jerry Calà - incassi: 587.000 euro
  4. Troppo belli (2005) di Ugo Fabrizio Giordani - incassi: 704.000 euro
  5. Barbarossa (2009) di Renzo Martinelli - incassi: 835.469 euro

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Guinness World Records, guinnessworldrecords.com, 27 novembre 2005. URL consultato l'8 dicembre 2011 (archiviato dall'url originale il 20051127).
  2. ^ Glenn F. Bunting, Jurors hear tales of studio maneuvering, Los Angeles Times, March 5, 2007
  3. ^ Lorenzo Del Boca, Indietro Savoia!, Piemme Editore, 2003, p. 233.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]