Grandi magazzini (film 1986)

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Grandi magazzini
Grandi Magazzini (film).png
Una scena del film
Titolo originale Grandi magazzini
Lingua originale italiano
Paese di produzione Italia
Anno 1986
Durata 110 minuti (versione cinematografica e DVD), 146 minuti (long version)
Colore colore
Audio sonoro
Genere comico
Regia Castellano e Pipolo
Soggetto Castellano e Pipolo
Sceneggiatura Castellano e Pipolo
Produttore Mario Cecchi Gori e Vittorio Cecchi Gori
Fotografia Sebastiano Celeste
Montaggio Antonio Siciliano
Musiche Mariano Detto
Scenografia Massimo Corevi, Bruno Amalfitano
Costumi Luca Sabatelli
Interpreti e personaggi

Long-version:

Doppiatori italiani

Grandi magazzini è un film del 1986, diretto dai registi Castellano e Pipolo. È un film corale, che vede la partecipazione di molte tra le più famose star del panorama comico cinematografico e televisivo italiano dell'epoca.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

All'interno dei Grandi magazzini (G.M.) si intrecciano vari personaggi e storie.

Evaristo Mazzetti[modifica | modifica wikitesto]

Evaristo Mazzetti è uno degli addetti alle pulizie dei Grandi magazzini. Per fare un favore all'amico De Rossi accetta di sostituirlo come commesso al reparto sanitari, non sapendo che l'uomo deve 30 milioni a uno strozzino di nome Puccio e che in realtà De Rossi altri non è che il figlio dell'ingegner Gruber, proprietario dei G.M. Nell'arco della giornata il povero Evaristo riceverà più volte la visita dell'esattore mandato da Puccio a riscuotere il debito: questi, ad ogni apparizione, provoca al malcapitato svariate fratture alle ossa. Il caso poi vuole che Helèna, moglie del dottor Umberto Anzellotti capo del personale, abbia scoperto dalla sua cameriera che il figlio di Gruber lavora sotto falso nome come commesso al reparto sanitari.

Ella, rivelata la cosa al marito, lo induce a credere che tale figlio sia proprio Mazzetti; così tra un invito a pranzo e un tentativo di seduzione da parte della donna, si combinerà un incontro col padre di Evaristo. L'arrivo a sorpresa dell'ing. Gruber venuto ai G.M. per un'ispezione, sarà portatore di altri equivoci che alla fine porteranno il povero Evaristo ad essere licenziato da un furioso Anzellotti, una volta saltata fuori la verità. Mentre raccoglie le proprie cose e sta per andar via, ritorna De Rossi che svela finalmente la sua vera identità: ha vinto alle corse, saldato il debito con Puccio ed è pronto a ripagare l'amico per tutto ciò che ha dovuto subire a causa sua. Tuttavia, all'offerta di una riassunzione e della possibilità di far carriera ai G.M., Evaristo rifiuterà con un sonoro "gesto dell'ombrello", ormai definitivamente esasperato dalle angherie subìte.

Il direttore[modifica | modifica wikitesto]

Il direttore dei GM, dispotico e concentrato sempre e solo sul lavoro, dopo aver trattato con freddezza per tutto il giorno la sua fedele segretaria, la signorina Romano, a fine giornata si ravvederà invitando la donna a cena, scoprendo che quell'invito era atteso da sei anni.

Corrado Minozzi[modifica | modifica wikitesto]

Corrado Minozzi è un ex carabiniere addetto alla sorveglianza dei Grandi magazzini. Chiamato all'ordine dal direttore per negligenza, promette che non si farà scappare più un ladro, ma nel corso della giornata prima si farà fregare sotto gli occhi una bicicletta da un noto taccheggiatore, poi si farà rubare una radio da un ladro che imita alla perfezione Radio Rai; ammonirà una ladra di vestiti perché imprudentemente ha lasciato aperta la fibbia della borsetta rischiando di essere scippata (non accorgendosi che l'abito indossato dalla donna era stato appena rubato) e per finire si lascerà scappare anche un ladro di carrelli.

Fausto Valsecchi[modifica | modifica wikitesto]

Fausto Valsecchi è un addetto alle consegne a domicilio dei Grandi magazzini. Durante la giornata, vessato dal capo spedizioniere, si troverà coinvolto in diverse situazioni: una portiera pignola non gli permette di usare l'ascensore per trasportare un pesantissimo televisore perché proibito ai fornitori; un alano (che a detta della padrona è buonissimo) finirà per assalirlo ed una coppia di coniugi lo coinvolgerà nelle sue liti domestiche. A fine giornata accetterà l'offerta di un ingegnere omosessuale, a cui ha fatto l'ultima consegna, di prendere il posto del suo compagno Mimì che lo ha abbandonato, vendicandosi del capo spedizioni, al quale risponderà con la frase "vedi tesoro, ho scoperto che mi piace il pesce".

Nicola Abatecola[modifica | modifica wikitesto]

Nicola Abatecola è un mendicante, con una gamba finta, che insieme alla figlia Assunta, fa il suonatore ambulante all'ingresso dei Grandi magazzini; nonostante la sua situazione Nicola non si compiange anzi sorride alla vita, vendendo ai clienti dei G.M. quella che lui definisce una merce rara: l'allegria. Nel corso della giornata rabbonirà pure il cupo direttore, sceso in strada per cacciarlo, perché a sua detta rovinerebbe l'immagine dei G.M., a cui alla fine strapperà un sorriso e pure una lauta offerta.

Marco Salviati[modifica | modifica wikitesto]

Marco Salviati è un attore sul viale del declino, alcolizzato e in difficoltà economiche. Accetta l'offerta del suo amico e agente Simoni di girare uno spot pubblicitario per i Grandi magazzini per un milione di lire di paga. Durante le riprese dello spot Salviati cerca continuamente di bere alcolici di nascosto, fino ad ubriacarsi di champagne nella sala riunioni dei G.M., insieme al direttore e ai vari dirigenti che lo riconoscono.

Riportato sul set dal segretario di produzione Bonanni, farà imbestialire il dottor Baldini, regista dello spot, per aver cambiato la battuta. Per salvare la faccia all'amico, Simoni ottiene di fargli girare lo spot senza pellicola, promettendo al regista di trovare poi un sostituto gratis; Salviati recita lo spot alla perfezione, ma quando gli viene chiesto di girarne un altro per sicurezza (stavolta con la pellicola), da grande attore si rifiuta facendo poi il nobile gesto di offrire champagne alla troupe con la paga.

Antonio Borazzi[modifica | modifica wikitesto]

Antonio Borazzi (Christian De Sica) è un borgataro reatino originario di Cantalupo in Sabina, fortunato vincitore di un buono acquisto da spendere ai G.M., per l'ammontare di 500.000 lire. Affidato alla signorina addetta alle pubbliche relazioni Carla Marchi per la scelta della merce, dopo aver trascorso l'intera giornata nei G.M. non riuscirà a trovare merce che gli permetta di spendere la somma precisa da lui vinta; alla fine opterà per una notte con l'avvenente commessa.

Turati e Nardini[modifica | modifica wikitesto]

Turati e Nardini sono due detenuti per truffa che appena usciti di galera cercano di mettere in atto un raggiro ai danni dei G.M., spacciando uno di loro (Villaggio) per un robot umanoide di produzione est-tedesca che vorrebbero vendere al responsabile degli acquisti dr. Tucci. Costui però decide di far esaminare l'articolo ad un esperto in marketing per ragazzi, il terribile figlio Carletto, che sottoporrà il povero Turati ad ogni serie di test.

Roberto[modifica | modifica wikitesto]

Roberto, commesso dei G.M., è perdutamente innamorato di Ornella Muti, a cui scrive ogni giorno. A sorpresa proprio la Muti comparirà ai G.M., per conoscerlo e per convincerlo che la donna adatta a lui è la sua ex Luisa. Poco dopo Roberto si accorge di aver sognato, ma deciderà di seguire il consiglio della Muti e tornerà con Luisa. che casualmente è identica ad Ornella Muti.

La miope[modifica | modifica wikitesto]

Una cliente molto miope (Heather Parisi) perde le lenti a contatto e si smarrisce nei G.M.; dopo mille peripezie alla fine crede di avercela fatta a tornare a casa, ma in realtà la camera da letto in cui si trova è all'interno del reparto arredamento.

Altre storie e sketch vari[modifica | modifica wikitesto]

  • un commesso guardone (Claudio Boldi) paga un addetto alle caldaie per poter vedere sotto la gonna delle clienti che entrano in negozio attraverso una grata;
  • un cliente (Pietro Ghislandi) prova un'auto giapponese a comandi vocali e finisce per mandarla a quel paese perché parla troppo, ma sarà lei stessa a mandarlo a sua volta a quel paese, con tanto di "l" in luogo della "r";
  • una cliente intervistata per la pubblicità del detersivo Push (parodia del Dash) si lamenta perché la camicetta bianca prima di essere lavata era blu;
  • un cliente chiede un montone rovesciato (capo di vestiario) e gli viene data una pecora in carne ed ossa a testa in giù!
  • un cliente chiede un insetticida contro le vespe e un commesso gliene mostra uno che fa crollare al suolo uno scooter omonimo;
  • un commesso addetto alla vestitura dei manichini scambia una donna in carne ed ossa per un manichino lasciandola a petto nudo;
  • un cliente di colore chiede di un reparto classico dei G.M., la Fiera del bianco;
  • un cliente tenta di assaggiare un tartufo ma gli viene tolto da una donna e la manda a quel paese in modo fin troppo chiaro, parodia degli spot Tartufone Motta in voga in quegli anni.

Montaggio e versioni[modifica | modifica wikitesto]

Del film esistono ben 3 versioni:

  • una prima versione, di circa 1 ora e 50 minuti.
  • una seconda versione, di due ore.
  • una terza versione, montata per la televisione e conosciuta come "Long-version" di due ore e 26 minuti, trasmessa su Canale 5 in due parti nelle serate di venerdì 14 e sabato 15 ottobre 1988. Questa versione è stata trasmessa dopo molti anni sabato 18 giugno 2011 su Iris, il canale free del digitale terrestre; Iris ha replicato la stessa versione lunedì 13 agosto e martedì 16 ottobre 2012. In passato nei primi mesi del 2000 la terza versione è stata trasmessa in precedenza anche da Telemontecarlo (quando era sotto la gestione di Vittorio Cecchi Gori) e in seguito il 22 agosto del 2000 in prima serata da Rete 4 che nelle diciture tra uno stacco pubblicitario e l'altro ha inserito dopo il nome del film la scritta "-TV Movie-".

La versione che circola tuttora in DVD e VHS è tuttavia quella più corta (cinematografica), di 1 ora e 50 minuti. Nella versione estesa trasmessa da Iris e in piccola parte anche nella seconda, sono presenti molte scene assenti in quella cinematografica, tra cui:

  • Il signor Carotti apre il suo ufficio.
  • La fine dello sketch dell'ascensore: Pozzetto, dopo aver salito a fatica le scale, consegna il televisore e scopre che chi lo aveva comprato è morto; la scena termina col comico che piange assieme alla vedova, e quando se ne va la donna inizia a guardare il programma di Corrado Il pranzo è servito.
  • Boldi ferma la moglie (Alessandra Panelli) e la porta dal direttore, convinto di averla sorpresa a rubare; in realtà il foulard che Boldi aveva trovato nella borsetta della moglie glielo aveva regalato proprio lui. In quella scena Boldi dice a Placido "Mia moglie è una strega" riferendosi all'omonimo film dei registi Castellano e Pipolo, gli stessi di Grandi magazzini.
  • La fine della scena tra Haber, Montesano e Panelli: il primo sbatte la porta in faccia ai due (Mazzetti e suo padre) in più occasioni: Prima Anzellotti (Haber) esclama in alterato: "FUORI TUTTI E DUE, FUORI, HO DETTO FUORI, FUOOOOORIIIIIII!!!", sbattendo una 1ª volta la porta in faccia ai due (Evaristo e suo padre), poi Anzellotti (Haber) esclama ancora: "NOOOOOOOOOOOOO!!!" dopo aver sbattuto per una seconda volta la porta in faccia a Evaristo e a suo padre, e poi ancora esclama: "BASTAAAAAAAAAAA!!!", dopo aver sbattuto per una terza volta la porta in faccia sempre a Evaristo e suo padre.
  • La fine dello sketch della truffa robotica: i due truffatori Villaggio e Reder ricompaiono in una scena nuovamente in carcere; segno che il raggiro è stato scoperto e Reder vuol coinvolgere Villaggio in una nuova truffa.
  • La scena del pranzo al ristorante: il cameriere Anselmo serve le pietanze ordinate da Anzellotti, Helèna ed Evaristo. Quest'ultimo spezza una fetta di pane nella sua tazza di brodo, coinvolgendo nella medesima azione anche gli altri due, i quali lo imiteranno nelle rumorose sorsate fatte dopo aver avvicinato il cucchiaio alla bocca. Uno sketch molto simile è presente anche in un altro film interpretato da Montesano: Il marito in collegio del 1977 diretto da Maurizio Lucidi.
  • La scena iniziale del richiamo fatto dal direttore all'agente Minozzi: dopo che Boldi tenta con un fazzoletto sulla testa di sparire imitando il mago Silvan, dice con rammarico che a volte l'esperimento non gli riesce; Placido si irrita ordinandogli con tono furibondo di andarsene.
  • Prima che Salviati si alzi dal letto per rispondere al citofono, Simoni è costretto a suonare tre volte.
  • Quando Salviati e Simoni, lasciato il set dello spot, scendono al piano di sotto all'attore viene tributato un applauso da tutta le gente presente (probabilmente un omaggio fatto dai due registi a Nino Manfredi).
  • Dopo che Turati è svenuto per il taglio del lobo, Nardini giustifica il tutto con il fatto che il robot avrebbe le batterie scariche, e Carletto prontamente lo ricarica con le batterie di Mazinga.
  • Prima di consegnare il casco da permanente ai due coniugi che litigano tra loro, Pozzetto resta bloccato tra due auto ed è costretto ad uscire dall'Ape dal finestrino.
  • Poco dopo aver elogiato il ladro di radio, Boldi richiama all'ordine l'addetto del reparto hi-fi.
  • Quando Roberto chiede alla cassiera dove sia finita Ornella Muti, questa prima lo deride stupita e poi gli consegna lo scontrino; nell'incredulità Roberto chiede: Ma allora i cornetti, i cappuccini e i toast?. La cassiera risponde: Roberto, li hai mangiati tutti te! Svegliati !
  • Sulla scena finale prima dell'uscita ai G.M. l'agente Minozzi fa il controllo dello scontrino a tre clienti, il 1° cliente con gli occhiali aveva un cesto di plastica, e Minozzi fa il controllo mettendoglielo in testa, la 2ª cliente aveva comprato della roba al supermercato, con una frase spiritosa di Boldi: "1,2,3,4,5,6,7,8 biscotto, 1,2,3,4,5,6,7,8....biscotto", sollevando un pacco di biscotti facendo il controllo con le mani digitali, dopodiché la cifra appare stampata sulle unghie di Minozzi: 9730. L'ultimo cliente è Massimo Buscemi, un ladro di carrelli, senza aver comprato nulla dice: "Non ho comprato niente, non ho comprato niente, comunque non ho comprato niente", e Minozzi fa una perquisizione alzando la cravatta del ladro di carrelli, il quale protestando dice: "Scusi, io non sono mica quello che può pensar lei, eh!" (sull'altra versione del film è tagliata la battuta di Buscemi), e Minozzi ripete la solita battuta "Ti spiezzo" riferita ad un ipotetico ladro.
  • Dopo che l'esattore ha spezzato la prima volta un dito ad Evaristo, e gli ricorda come quella punizione sia un avvertimento di Puccio, la battuta completa di Evaristo è: Ma chi è sto Puccio ? Io non conosco nessun Puccio, io conosco un Capuccio, eh! sono tanti anni che non lo vedo !
  • Prima che Boldi entri dal direttore, ferma un uomo dicendogli: "niente nomi", e poi bussa alla porta già in una prima occasione!
  • Dopo aver dato come montone rovesciato una pecora, l'addetto continua a dare ovini in risposte ad altre richieste; al termine della scena, quando un cliente chiede una pecora, egli dichiara di non averne più.
  • All'ufficio informazioni, De Sica dopo aver ringraziato la reception si lascia andare a un monologo molto rude.
  • Un'addetta al reparto cosmetici usa la sua mano per mostrare i rossetti a una cliente, per poi toglierla essendo finta.
  • Sulla scena del cliente che stava scegliendo un sanitario del WC dal finto commesso del reparto sanitari, al momento che Mazzetti (Montesano) stava per incartare un sanitario del WC, aveva strappato due fogli di carta da pacco (mentre sulla versione tagliata ne aveva strappato uno solo), poi invece durante un colloquio tra Mazzetti (Montesano) e Anzellotti (Haber) sulla pausa pranzo, il capo del personale gli ha chiesto a Mazzetti di rompere tutto finché non gli riesce, quando Montesano rompe un sanitario e Haber dice: "bravo", Montesano gli risponde: "Grazie", e quando Haber si allontana, Montesano sbatte la testa sul tavolo!
  • Nell'ufficio marketing dei Grandi magazzini dopo che Heather Parisi chiede al direttore (Michele Placido) dov'è la porta dell'uscita e fa cadere la lampada da tavolo, gli altri managers stanno per mettersi a ridere mentre il direttore dei G.M. stava indicando col dito la porta, trattenendosi anche lui a stento dal ridere e salutando la cliente miope.
  • Nella versione estesa si può notare che la scena in cui Pozzetto viene assalito dall'alano è stata montata prima della scena in cui il fattorino deve invece consegnare il televisore; mentre in quella cinematografica l'ordine è invertito, sempre su quella lunga la scena in cui Pozzetto va a fare le consegne sul motocarro Ape 50, chiamando alla radio Carotti sulla strada per Aventino, direzione Colle Oppio, dove Pozzetto ha ribaltato per strada i pacchi fu montata dopo la scena della consegna del televisore, mentre su quella corta quella scena delle consegne con il motocarro Ape fu invertita per prima.
  • Sempre nella versione estesa si può notare che in una scena una battuta è leggermente modificata: quando Pozzetto sta per effettuare l'ultima consegna, il capo spedizioniere lo contatta via radio per ordinargli di fare delle compere per lui dicendo "E rientrando me compri 2 chili di aranci, sigarette, Tuttosport e 2 etti de fontina". Nella versione cinematografica invece si limita a chiedere solamente quest'ultima.
  • Sempre nelle versioni estesa e lunga, nella scena in cui il capo spedizioniere signor Carotti va a fare una consegna presso il Molo Est dell'Idroscalo sulla motonave "Mimì", il nome della barca viene invece cambiato in "Fausto" dal nostromo; Pozzetto (Valsecchi) si volta davanti al capo spedizioniere, quando Carotti dice: "Scusi!", Pozzetto (Valsecchi) guarda in faccia il suo ex-principale con un'aria da infuriato, mentre sulla versione tagliata, il nastro fu montato dopo la battuta "Scusi!" detto da Carotti, quando Pozzetto (Valsecchi) è ancora visto di spalle e poi si volta davanti al capo spedizioniere guardandolo in faccia. Dopodiché i due si scambiano opinioni tra di loro, con le seguenti battute: Carotti) "Ma che le è successo?" Valsecchi) "Vedi tesoro, ho scoperto che mi piace il pesce!", Carotti) "Il pesce?", Valsecchi) "Mi piace molto il pesce": sulla versione estesa furono tagliate le altre battute di Carotti e Valsecchi. Nella scena finale in cui Pozzetto (Valsecchi) dichiara di voler partire per un viaggio con rotta verso Cesenatico, il capo spedizioniere Carotti appoggia il braccio sulla Y10 e se ne va.
  • Dopo il licenziamento di Mazzetti (Enrico Montesano), Helèna, la moglie di Anzellotti (Alessandro Haber) interpretata da Laura Antonelli prende a ceffoni Mazzetti (Montesano), dicendogli bugiardo e impostore, e gli dà anche del morto di fame, mentre su quella corta fu tagliata l'ultima battuta della Antonelli.
  • Nella scena in cui Boldi (Minozzi) spia un ladro di biciclette (Teo Teocoli) da dietro i vasetti, e usa il coperchio del vasetto come un Walkie Talkie, Boldi (Minozzi) perquisisce il ladro di biciclette (Teocoli), gli ricorda gli anni in cui lo aveva già arrestato: '80, '81, '82, '83, e vuole giocarli al Lotto, sulla ruota di Bari, oppure Taranto, così come suggerito dallo stesso Boldi (Minozzi), mentre sulla versione corta furono tagliate delle parti "Lei è troppo furbo, lei stava sgraffignando qui!".
  • Nella scena del suonatore ambulante Nicola (Lino Banfi) con la figlia Assunta (Rosanna Banfi) e il direttore dei G.M. (Michele Placido), dopo le notizie lette dal mendicante su vari quotidiani, c'è stata ancora la canzone "Happinesse", cantata da Lino Banfi con la figlia Rosanna, in una versione completa con tanto di finale con più colpi a suon di trombetta e di clacson a suono alto, dopo che il direttore dei G.M. (Placido) se ne era andato, sulla versione corta quella scena della canzone "Happinesse" fu tagliata.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Il ruolo dell'attore in declino inizialmente era stato proposto ad Alberto Sordi, ma l'attore rifiutò la parte, che fu poi così affidata a Nino Manfredi (che avrebbe comunque fatto parte del cast del film).
  • Michele Placido e Simonetta Stefanelli, che interpretano rispettivamente il direttore dei Grandi magazzini e la sua segretaria, all'epoca erano realmente sposati.
  • L'alano che compare in uno sketch con Renato Pozzetto appare nei film La casa stregata e Prestami tua moglie; il cane, tra l'altro, era di proprietà dello stesso Pozzetto.
  • Il nome Corrado Minozzi, qui assegnato al personaggio interpretato da Boldi, ricorre anche in un altro film dove lo stesso Boldi è tra i protagonisti: Scuola di ladri del 1986 diretto da Neri Parenti. In tale pellicola tuttavia Minozzi non è una guardia giurata, ma il proprietario di un prestigioso atelier di pellicce ed è interpretato da Corrado Monteforte.
  • Il personaggio interpretato da Christian De Sica all'inizio fu pensato da Castellano e Pipolo come un meticoloso e preciso ragioniere: successivamente fu modificato in un coatto per renderlo più nelle corde dell'attore romano, mantenendo però come caratteristica la pignoleria nel cercare di spendere in maniera precisa il buono da 500.000 lire.
  • Anche i personaggi di Paolo Villaggio e Gigi Reder subirono una variazione in corso d'opera: infatti all'origine dovevano essere due taccheggiatori che tentavano di rubare all'interno dei Grandi magazzini, ma Villaggio, rimasto colpito da David Zed (l'uomo robot più volte presente a Pronto, Raffaella?), propose a Castellano e Pipolo di farli diventare due truffatori, e d'interpretare lui stesso il robot che i due cercano di rifilare al direttore marketing Ugo Bologna. I movimenti di Paolo Villaggio furono curati dallo stesso Zed, il quale appare nei titoli di coda. Tra l'altro Villaggio, Reder e Bologna si sono già conosciuti nella saghe cinematografiche di Fantozzi.
  • Per lo sketch del ladro di biciclette Massimo Boldi volle esplicitamente Teo Teocoli come sua spalla.
  • Quando il personaggio di Leo Gullotta cerca di convincere quello di Nino Manfredi a recitare nello spot pubblicitario dei Grandi magazzini, cita alcuni grandi attori che hanno fatto spot pubblicitari, tra cui lo stesso Manfredi, che nella realtà è stato per anni testimonial della Lavazza.
  • Al termine dello stesso sketch interpretato da Manfredi, quest'ultimo riprende una battuta già recitata da Paolo Panelli al convegno dei medici nel secondo episodio del film Questo e quello del 1983 ("Non è ver che sia la morte il peggior di tutti i mali, le acque oligominerali sono un male assai peggior!").
  • La sigla di coda del film è stata girata a pezzi, con ognuno dei dodici attori che cantava la sua parte davanti ad un pannello grigio e poi montata insieme; tra l'altro si può notare un evidente errore di montaggio, visto che nelle strofe Massimo Ciavarro è il settimo in ordine di apparizione ed Ornella Muti l'ultima, ma nel ritornello in cui tutti compaiono in un'unica inquadratura le posizioni sono state invertite.Sono state invertite anche le parti di Renato Pozzetto con Christian De Sica perché nel ritornello è in quinta posizione ma nell'ordine di apparizione è in sesta.
  • L'esistenza di più versioni del film di diversa lunghezza è dovuta al fatto che, man mano che le riprese andavano avanti, il produttore Vittorio Cecchi Gori inseriva nuovi attori, facendo aumentare sempre più la durata del film e costringendo poi i due registi a diversi tagli, che successivamente furono reinseriti nella versione televisiva.
  • L'idea di interpretare la parte dell'invalido venditore ambulante all'uscita dei grandi magazzini, fu un suggerimento dello stesso Lino Banfi ai produttori, tanto è vero che tale ispirazione gli fu attribuita dopo aver realmente assistito ad un intrattenimento di veri mendicanti all'uscita de La Rinascente di Milano.
  • Il film è stato girato presso i grandi magazzini OKAY di Viterbo (ora diventata una palestra ed una discoteca), presso l'Euromercato (oggi Carrefour) di Paderno Dugnano, in provincia di Milano, presso il Centro direzionale Colleoni ad Agrate Brianza, in particolare l'hotel Colleoni, e a Roma, che è anche la città dove è ambientato il film: lo si deduce mentre Valsecchi arriva col suo Ape al Colosseo e quando Minozzi chiede al ladro di radio la temperatura minima rilevata nella capitale, che risponde citando, come era uso della Rai in quel periodo, sia quella della città sia quella di Fiumicino. Il porto dov'è ormeggiato lo Yacht "Mimì", della scena finale dell'episodio con Pozzetto, è in Toscana, per la precisione si tratta del molo Est della Marina di Cala Galera all'Argentario.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ GRANDI MAGAZZINI - Renato Pozzetto - Consegna pacco per mimì - YouTube

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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