Gruppo Riva
| Riva Fire | |
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| Nazione | |
| Tipologia | Società per azioni |
| Fondazione | 1954 |
| Sede principale | |
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laminati a caldo, laminati zincati, tondo per cemento armato, barre, tubi, semiprodotti |
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| Fatturato | 10.100,4 milioni di euro (2007) |
| Utile netto | 696,4 milioni di euro (2006) |
| Dipendenti | 25.167 (2006) |
| Sito web | www.rivagroup.com |
Il Gruppo Riva è un gruppo siderurgico italiano; nel 2005 è stato il decimo produttore d'acciaio al mondo con una produzione di 17,5 ml di tonnellate di acciaio grezzo, con un fatturato di 8,53 miliardi di euro e circa 25000 dipendenti. La capogruppo Riva Fire (acronimo di Finanziaria Industriale Riva Emilio) ha sede a Milano e le due principali società sono:
- Riva Acciaio SpA, che controlla anche le principali consociate estere, che raggruppa le attività nell'acciaio da forno elettrico (produzione di semiprodotti e prodotti lunghi) e nel recupero del rottame di ferro;
- ILVA SpA, che produce acciaio da ciclo integrale (prodotti piani).
Il gruppo possiede 38 stabilimenti produttivi nel mondo, dei quali 20 in Italia, tra cui il polo siderurgico di Taranto, che con i suoi cinque altiforni è il più grande d'Europa e produce circa il 92 % della diossina italiana e il 10 % di quella europea. Relativamente alla percentuale per l'Italia, va però tenuto in considerazione il fatto che il Registro INES (Inventario Nazionale delle Emissioni e loro Sorgenti), non prevedendo all'epoca sanzioni per omesse dichiarazioni, è molto poco rappresentativo della situazione reale. I dati relativi al 2006, ad esempio, registrano le dichiarazioni di meno di 700 aziende, sulle oltre 7.000 che - secondo le stime - sarebbe state tenute a presentarle. Inoltre solo 5 hanno comunicato al registro di emettere diossina[1]. L'incidenza del 92% è quindi calcolata su tale esiguo numero di aziende. Ilva, nelle sue dichiarazioni ufficiali, indica nel 21% sul totale italiano la percentuale di diossine emessa dall'impianto di Taranto. La proprietà è al 100% della famiglia Riva, che detiene anche le cariche operative più importanti. Il fondatore Emilio Riva ha sostenuto di reinvestire tutti gli utili nell'azienda[2].
Indice |
[modifica] Storia
Il gruppo ha origine dalla società “Riva & C.”, costituita dai fratelli Emilio ed Adriano Riva nel 1954 con lo scopo di commercializzare rottami di ferro, destinati alle acciaierie a forno elettrico del Bresciano. Nel 1957 è realizzato il primo stabilimento produttivo con forno elettrico a Caronno Pertusella (VA), dove nel 1964 è installata una macchina di colata continua curva, prodotta dall’azienda impiantistica Danieli ed ancora in fase di collaudo; il collaudo ha esito positivo e l’adozione prima dei concorrenti della colata continua diventa la più importante fonte di vantaggio competitivo dell’impresa, che negli anni successivi inizia il suo processo di espansione. In seguito la colata continua è adottata anche dai siderurgici bresciani, i produttori di “tondino” (tondo per cemento armato) con i quali Riva è spesso accomunato. Nel 1966 è acquisita la Acciaierie del Tanaro nel cuneese, nel 1970 la S.E.E.I nel bresciano, nel 1971 Riva entra nella Siderurgica Sevillana in Spagna, nel 1976 nella Iton Seine in Francia. Nel 1981 è acquisita la Officine e Fonderie Galtarossa di Verona. Caratteristica dei Riva, nel corso di questa fase di crescita, è quella di non creare mai una holding di famiglia che consolidi le loro attività, così che l’importanza economica del loro gruppo non appare nelle statistiche ufficiali[3].
[modifica] La privatizzazione delle acciaierie di stato
Negli anni ’80 la siderugia pubblica italiana ha attraversato un periodo di forte crisi, che ha portato lo Stato italiano ad abbandonare progressivamente l’attività. La pesante crisi era figlia di una profonda crisi mondiale, la stessa che in Europa porterà alle dismissioni ed alle chiusure di larga parte degli impianti in Belgio, Lussemburgo, Inghilterra, Germania, Francia e Italia.
Poi, la crisi italiana giungeva da un periodo di gestione statale inficiata da errori strategici (impianti costruiti ex novo e chiusi poco dopo, come quanto accaduto a Bagnoli e Genova Campi). Vi era stata anche una stagione di interessi influenzati fortemente dalla politica e vari interessi legati al desiderio di dare occupazione ad ogni costo.
Il gruppo Riva è stato uno dei protagonisti di questo processo. Nel 1986 la Finsider (holding pubblica per il settore dell’acciaio) si rivolge agli industriali siderurgici privati per gestire lo stabilimento Italsider di Cornigliano (Genova); Riva assieme ad altre imprese partecipa alla formazione di un consorzio a controllo privato che assume la gestione dell’area; nel 1988, con il ritiro degli altri soci privati, Riva ottiene la maggioranza assoluta del consorzio e per la prima volta si ritrova a gestire uno stabilimento a ciclo integrale. Nel 1989 acquisisce il laminatoio Thy-Marcinelle a Charleroi, in Belgio.
Nel 1991 Riva acquista due acciaierie elettriche nel Brandeburgo, ex Germania Est, anche in questo caso partecipando ad un processo di privatizzazione. Nel 1995 si aggiudica l’asta per la privatizzazione dell’ILVA (ex Italsider), salendo d’un tratto al rango dei maggiori gruppi siderurgici d’Europa e diventando uno dei maggiori gruppi industriali d’Italia. All'interno dell'ILVA propriamente siderurgica vi è anche l'importante settore dei "refrattari per siderurgia" necessari ed indispensabili per la produzione di ogni tipo di acciaio. Infatti rientra nell'acquisto la ditta SANAC S.p.A con vari stabilimenti in Italia, alcuni dei quali molto avanzati tecnologicamente ed alta capacità produttiva. Tale acquisizione consentirà al gruppo RIVA di diventare quasi autonomo nell'utilizzo dei refrattari occorrenti al proprio fabbisogno. In questo il Gruppo siderurgico milanese è supportato da una propria preesistente azienda refrattaria sita con stabilimento a Gattinara.
La citata SANAC S.p.A era una azienda del Gruppo ILVA sviluppatasi con Direzione Generale a Genova durante lo sviluppo industriale degli anni 30 circa, gestita con lo spirito imprenditoriale tipico della mentalità ligure, quindi con molta cautela finanziaria,con forte sviluppo in funzione dell'espansione siderurgica nazionale che ha caratterizzato l'Italia dalla seconda metà degli anni 50. SANAC era la primaria azienda di refraattari nazionale, diventata nota prima con la costruzione degli impianti siderurgici statali italiani (Cornigliano, Piombino, Trieste, Bagnoli, Taranto, Dalmine, ecc.)ed in seguito con forniture importanti anche all'estero, sia in Europa che nei paesi Arabi e in Sud America.
Quindi importante e funzionale l'acquisizione di SANAC da parte del lungimirante Gruppo RIVA. L'azienda refrattaria era stata l'apripista tecnico della materia in Italia, prima grazie a brevetti importanti acquisiti negli USA nei primi anni 50 per la lungimiranza del Direttore Generale Prof. Francesco Savioli insegnante di spicco presso l'Università di Genova (Chimica e Ceramurgia), poi grazie alle capacità di alcuni manager particolarmente esperti della materia prodotta. Al momento dell'acquisizione, il Gruppo Riva trovò con Sanac una azienda finanziariamente sana e con impianti all'avanguardia a livello europeo, se non mondiale con la produzione dei mattoni di magnesite-carbonio usatissimi. La crescita dimensionale del gruppo non si è però fermata, andando a comprendere nel 1996 la Nuova Sidercamuna di Sellero (BS) e nel 1997 la Hellenic Steel di Salonicco, in Grecia. Nel 2001 Emilio Riva (titolo di studio ragioniere), riceve la laurea honoris causa in Ingegneria dal Politecnico di Milano Nel 2007 Riva Fire ha istituito, in collaborazione con il Politecnico di Torino e con l'Università di Genova, un master universitario in siderurgia, tenuto in una porzione dismessa degli stabilimenti di Cornigliano.
[modifica] Critiche
[modifica] Impianto di Taranto
Nel 2001 il Tribunale di Taranto ha dichiarato Emilio Riva, il figlio Claudio ed altri dirigenti Ilva colpevoli di tentata violenza privata, per avere demansionato un gruppo di impiegati dell'Ilva nel 1998. La sentenza è stata confermata nel 2006 dalla corte di Cassazione[4].
Nel febbraio del 2007 Emilio Riva è stato condannato a tre anni di reclusione e Claudio Riva a 18 mesi per omissione di cautele contro gli infortuni sul lavoro e violazione di norme antinquinamento, con riferimento alla gestione della cokeria dell'impianto di Taranto. [5]. Tale condanna è stata confermata in secondo grado: il 10 ottobre 2008 la sezione distaccata di Taranto della Corte d'appello di Lecce ha condannato alla pena di due anni di reclusione il presidente dell’Ilva, Emilio Riva, e ad un anno e otto mesi il direttore dello stabilimento tarantino, Luigi Capogrosso. I due erano accusati di getto pericoloso di cose, danneggiamento aggravato, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro nel reparto cokerie.
Sulla base dei dati 2006 INES (Inventario Nazionale Emissioni e loro Sorgenti) si stima che l'Ilva emetta il 92% dell'ammontare annuo delle emissioni industriali di diossina (91,5 grammi di PCDD/PCDF su un totale nazionale di 99,5 grammi/anno).
[modifica] Impianto di Genova
Nel 2006 un processo di primo grado condanna Emilio Riva e i figli Fabio Arturo e Claudio ad un anno e 4 mesi d’arresto (pena condonata) e al risarcimento delle parti civili Legambiente, l'"Associazione per Cornigliano" e il partito della Federazione dei Verdi (da definire con un giudizio separato), per l’inquinamento ambientale provocato dagli impianti. Il 19 gennaio 2009 la Corte d'appello dichiara prescritti i reati relativi all'inquinamento dovuto alla cokeria, mentre rimanda alla procura gli atti relativi all'altoforno, a causa di un "vizio giuridico" (reati questi ultimi che comunque risulterebbero prescritti nel 2010). Assolti in appello anche il figlio Nicola e altri dirigenti dello stabilimento (di cui alcuni per prescrizione), mentre sono stati negati i rimborsi alle parti civili, a due delle quali (Legambiente e Associazione per Cornigliano) sono state riconosciuti 2500 euro come rimborso per le spese legali.[6][7][8]
[modifica] Note
- ^ Registri INES, E-PRTR e diossine: una storia italiana - ABC Finanze.
- ^ Jacchia Antonia. "Acciaio, in Europa giochiamo a armi pari". Corriere della Sera, 2 luglio 2006. URL consultato il 2010-11-20.
- ^ Margherita Balconi in La siderugia italiana (1945-1990). Tra controllo pubblico e incentivi del mercato , Edizioni Il Mulino, Bologna, 1991, pag. 525, riferendosi alla situazione del gruppo negli anni Ottanta parla di "...mancanza di unità formale, non essendo le sue numerose aziende incorporate in un'unica organizzazione".
- ^ [1] Fonte:http://lists.peacelink.it/taranto/2006/03/msg00008.html , citato anche da Il Manifesto, 8 dicembre 2001 e La Gazzetta del Mezzogiorno, 8 marzo 2006
- ^ [2], Fonte:http://lists.peacelink.it/news/2007/02/msg00016.html, citato anche da La Gazzetta del Mezzogiorno, 12 febbraio 2007
- ^ Accolte tutte le tesi dell' accusa, articolo de La Repubblica (edizione di Genova), del 8 ottobre 2006
- ^ [Un cavillo salva Riva il caso Ilva va in prescrizione], articolo de La Repubblica (edizione di Genova), del 20 gennaio 2009
- ^ Ilva, inquinamento prescritto il caso altoforno torna al pm, articolo de Il Secolo XIX, del 19 gennaio 2009
[modifica] Bibliografia
- Margherita Balconi - La siderugia italiana (1945-1990). Tra controllo pubblico e incentivi del mercato - Edizioni Il Mulino - Bologna, 1991
- Le privatizzazioni in Italia - Mediobanca ricerche e studi, 2000
- Daniele Manca. La lunga marcia del signore della siderurgia. Corriere della Sera, 2 marzo 1995. URL consultato il 2009-09-13.
- Raffaella Polato. "Donne di famiglia? In azienda mai". Corriere della Sera, 25 gennaio 2005. URL consultato il 2009-09-13.
[modifica] Voci correlate
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