Zeppola
| Zeppola | |
|---|---|
| Origini | |
| Luogo d'origine | |
| Regioni | Abruzzo Basilicata Calabria Campania Marche Molise Puglia Sardegna |
| Zona di produzione | Italia |
| Dettagli | |
| Categoria | dolce |
| Riconoscimento | P.A.T. |
Con il nome di zeppola si indica un dolce tipico della tradizione pasticcera italiana che è preparato con modalità leggermente diverse nelle varie regioni. In Italia meridionale è un dolce tipico della festa di San Giuseppe ed è perciò detta zeppola di San Giuseppe, in altre zone è invece un dolce carnevalesco.
Indice |
Zeppole di San Giuseppe [modifica]
In Campania [modifica]
Le zeppole di San Giuseppe molto popolari nella zona vesuviana e un tempo erano preparate direttamente nelle strade dai frittellari. Malgrado il nome, non traggono le proprie origini nel comune di San Giuseppe Vesuviano: ci sono varie ipotesi sull'invenzione di questo dolce, riferita sia alle suore di San Gregorio Armeno sia a quelle della Croce di Lucca, sia a quelle dello Splendore, sempre comunque a Napoli[1]. La prima ricetta scritta risale al 1837, nel trattato di cucina napoletana di Ippolito Cavalcanti[2].
Vengono preparate generalmente nel periodo di San Giuseppe (19 marzo) tanto da essere un dolce tipico della festa del papà. Gli ingredienti principali sono la farina, lo zucchero, le uova, il burro e l'olio d'oliva, la crema pasticcera, una spolverata di zucchero a velo e le amarene sciroppate per la decorazione. Nella tradizione napoletana esistono due varianti di zeppole di San Giuseppe: fritte e al forno. In entrambi i casi le zeppole hanno forma circolare con un foro centrale dal diametro di 2 cm circa e sono guarnite ricoprendole di crema pasticciera con sopra delle amarene sciroppate. Alcune pasticcerie provvedono anche alla farcitura interna della zeppola con tale crema, discostandosi dalla tradizione. Ultimamente si trovano zeppole ripiene di crema gianduia e panna. Infine questo dolce viene sottoposta ad una spolverata di zucchero a velo.
Zeppole in friggitoria [modifica]
A Napoli viene usato il nome zeppola anche per indicare le pastacresciute, specialità delle friggitorie tipiche, molto diverse e salate. In questa versione, talvolta vengono aggiunti ingredienti quali alghe di mare, acciughe salate o cicenielli.
Zeppole salentine [modifica]
Anche nel Salento le zeppole vengono preparate per la festa di San Giuseppe e in alcuni paesi dove si preparano le tradizionali "Tavole di San Giuseppe" vengono utilizzate come ultima pietanza, per dolce.
Sebbene negli ultimi anni si sia affermato l'uso di friggere la pasta della zeppola anche usando olio di oliva, la vera zeppola salentina viene fritta nello strutto, detto sugna nel dialetto locale.
Nella penisola salentina vengono preparate con acqua, strutto, sale, farina, limone grattugiato e uova, fritte o al forno e decorate con crema pasticcera e crema al cioccolato, oppure due o tre amarene sciroppate. La zeppola fa parte della pasticceria leccese ed è presente tutto l'anno, con una maggiore produzione nel periodo della festa di san Giuseppe.
Tra le varianti preparate in casa vi sono zeppole intrecciate a forma di "elle" minuscola, fritte e passate ancora calde nello zucchero. Queste zeppole non hanno tipicamente la crema.
Zeppole siciliane [modifica]
Le Zeppole di San Giuseppe siciliane sono preparate con farina, riso, miele d'arancio e zucchero a velo. Le zeppole, listelli di forma cilindrica lunghi circa 6-8 centimetri, vengono fritte nell'olio bollente e alla fine ricoperte di miele d'arancio e zucchero a velo con cannella.
Zeppole reggine [modifica]
A Reggio Calabria le zeppole di San Giuseppe (zippuli ca’ ricotta) sono dei piccoli bignè preparati con farina, zucchero, uova, vanillina e strutto farciti con ricotta, zucchero, cannella, limone grattugiato e zucchero a velo. Esiste inoltre, una variante salata, preparata con patate, farina, lievito di birra e acqua. Possono avere forma di ciambella irregolare o contenere al loro interno acciughe dissalate, baccalà, 'nduja e olive a piacimento. Infine vengono fritte in olio bollente.
Zeppole cosentine [modifica]
Nella città di Cosenza vengono preparate con margarina, farina, uova, crema e amarene sciroppate (aggiunte dopo la cottura) e cotte rigorosamente al forno.
Zeppole molisane [modifica]
Come nella tradizione napoletana, nel Molise vengono cotte sia al forno che fritte. All'interno si usa esclusivamente crema pasticciera con l'aggiunta di un cucchiaino di marmellata di amarena o amarene intere come finitura. Una volta venivano vendute a pezzo, piuttosto soddisfacente per dimensione, oggi vengono offerte anche nella versione mignon e vendute a peso.
Zeppole di carnevale [modifica]
In Sardegna, Marche, Umbria e altre regioni le zeppole sono un dolce carnevalesco.
Tzìppulas [modifica]
Is tzìppulas (pronuncia: I' tsippulasa, ma in alcune varianti del sardo, la l cade: i' tsippuasa), nome italianizzato in "zippole", costituiscono un dolce tradizionale del carnevale tipico della Sardegna centrale. La ricetta varia da comune a comune, e ha come ingredienti fondamentali la farina, il lievito e l'acqua, e come elementi eventuali, in alcune varianti, il latte, le uova, il limone e le patate. Il prodotto si consuma zuccherato. Il comune a cui è riconosciuta la più antica tradizione nella preparazione delle zippole è Narbolia, in provincia di Oristano, nella subregione del Montiferru, dove si tiene ogni anno, nel periodo del carnevale, una sagra dedicata a tale dolce, in cui la degustazione è accompagnata dalla presentazione di altri prodotto locali e da festeggiamenti folkloristici.
Zeppole marchigiane [modifica]
Le zeppole marchigiane hanno sempre forma di ciambella e non sono mai accompagnate da crema o da amarene. Insieme ad arancini, frappe, cicerchiata e castagnole compongono il quintetto dei dolci carnevaleschi marchigiani. All'impasto spesso si aggiunge come aroma rum o anice (spesso presente nei dolci marchigiani) e la buccia di limone grattugiata[3].
Note [modifica]
- ^ Annalisa Barbagli, Stefania Barzini, Tipico italiano, Giunti Editore, 2011 (consultabile si google libri a pagina 126
- ^ Ippolito Cavalcanti, Cucina teorico-pratica, edizioni G. Capasso, 1852 (consultabile su google libri alla pagina 118)
- ^ Ricetta anconitana, con illustrazioni
Voci correlate [modifica]
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