USS Tennessee (BB-43)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
USS Tennessee (BB-43)
La corazzata Tennessee durante il bombardamento di Guam
La corazzata Tennessee durante il bombardamento di Guam
Descrizione generale
Flag of the United States.svg
Tipo Nave da battaglia
Classe classe Tennessee
Proprietario/a Flag of the United States.svg United States Navy
Ordinata 28 dicembre 1915
Cantiere New York Naval Shipyard
Impostata 14 maggio 1917
Varata 30 aprile 1919
Entrata in servizio 3 giugno 1920
Destino finale venduta il 10 luglio 1959 per rottamazione
Caratteristiche generali
Dislocamento 32.300
Stazza lorda 33.190 tsl
Lunghezza 190,35 m
alla linea di galleggiamento 182,88 m
Larghezza 29,75 m
dal 1943 34,75 m
Pescaggio massimo 10,82 m
medio 9,30 m
Propulsione 8 caldaie Babcock & Wilcox a tre tamburi con 2 fornaci, 2 turbine GE a motore elettrico con riduttori a ingranaggio, 4 alberi motore. Potenza erogata: 28.600 CV
Effettiva: 26.800 CV
Dal 1943: 30.908 CV
Velocità 21; dal 1943 20,06 nodi
Armamento
Armamento artiglieria:
  • Cannoni principali - 12 pezzi da 356/50 mm
  • Cannoni secondari - 10 pezzi da 127/51 mm
    dal 1945: 16 pezzi da 127/38 mm
  • Armi contraeree: - 4 pezzi da 76,2 mm
    56 pezzi da 40 mm in complessi quadrinati
    80 pezzi da 20 mm Oerlikon
    6 mitragliatrici da 12,7 mm
  • Tubi lanciasiluri: due da 460 mm
Corazzatura scafo:
  • Barbette: 13 pollici (33 cm)
  • Torri
    fronte: 18 pollici (45,72 cm)
    lati: 10 pollici (25,40 cm)
    retro: 9 pollici (22,86)
    cielo: 5 pollici (12,70 cm); dal 1943 7 o 7,25 pollici (17,78 o 18,42 cm)
  • Cintura
    superiore: 13,5 pollici (34,29 cm)
    inferiore: 8 pollici (20,32 cm)
  • Ponti
    principale: 3,2 pollici (8,13 cm)
    inferiore: 2,5 pollici (6,35 cm); dal 1943 tra i 5 e i 7 pollici (tra i 12,70 e i 17,78 cm)
  • Torre di comando - 16 pollici ai lati (40,64 cm)

fonti citate nel corpo del testo

voci di navi da battaglia presenti su Wikipedia

La USS Tennessee (hull classification symbol BB-43) è stata una corazzata appartenente alla US Navy e terza unità a portare questo nome. Entrò in servizio nel giugno 1920. Entrò nella Flotta di base nel Pacifico.

Servizio[modifica | modifica sorgente]

Primi anni[modifica | modifica sorgente]

Pearl Harbor[modifica | modifica sorgente]

Tennessee (sinistra) dopo l'attacco; la West Virginia al suo fianco.

Il 7 dicembre 1941 la Tennessee era ancorata dietro alla West Virginia quando si scatenò l'attacco giapponese; la nave fu colpita da due bombe perforanti, ma l'altra corazzata la schermò dai siluri. Tutti i tre cannoni della torre 2 e uno dei due della torre 3 furono resi inservibili. la nave restò immobilizzata per dieci giorni al molo prima di poter uscire Al cantiere Puget Sound (Washington) fu sottoposta a una ricostruzione generale e profonda: come alla sua gemella USS California, furono migliorate la protezione, la stabilità in navigazione, incrementate le difese antiaeree e perfezionati i sistemi di controllo del tiro. Questi imponenti lavori durarono fino al 26 febbraio 1942.

In azione[modifica | modifica sorgente]

La battaglia dello Stretto di Surigao.

Durante la battaglia del Golfo di Leyte la nave pertecipò all'azione dello Stretto di Surigao. La "Forza Meridionale" di Nishimura consisteva delle corazzate Yamashiro e Fusō, dall'incrociatore pesante Mogami, e da quattro cacciatorpediniere. A causa del rigido silenzio radio imposto alle forze Centrale e Meridionale, Nishimura non fu in grado di sincronizzare i suoi movimenti con quelli di Shima e Kurita, i comandanti delle altre due squadre d'attacco. Quando entrò nello Stretto di Surigao attorno alle 02:00 Shima era 40 km più indietro, e Kurita si trovava ancora nel Mare di Sibuyan, a diverse ore dalle spiagge di Leyte.

Mentre la Forza Meridionale si avvicinava allo Stretto di Surigao, si imbatté in una trappola mortale tesa dalla forza di supporto della Settima Flotta. Il contrammiraglio Jesse Oldendorf disponeva di sei corazzate (West Virginia, Maryland, Mississippi, Tennessee, California, e Pennsylvania, tutte eccetto la Mississippi erano state affondate o danneggiate nell'attacco a Pearl Harbor e poi riparate), otto incrociatori (gli incrociatori pesanti Louisville (nave ammiraglia), Portland, Minneapolis e HMAS Shropshire, gli incrociatori leggeri Denver, Columbia, Phoenix, Boise), 28 cacciatorpediniere e 39 motosiluranti (PT boat). Per passare attraverso lo stretto e raggiungere il convoglio di invasione, Nishimura avrebbe dovuto superare l'ostacolo posto dai siluri delle PT boat, coadiuvate da una grossa flottiglia di cacciatorpediniere e quindi avanzare sotto il fuoco concentrato delle sei corazzate e degli otto incrociatori che le affiancavano, disposte lungo l'estremità più lontana dello Stretto[1].

Alle 22:36 una delle motosiluranti, la PT-131, ottenne il primo contatto con le navi giapponesi in avvicinamento. Per oltre tre ore e mezza le motosiluranti portarono ripetuti attacchi alla forza di Nishimura, ma senza riuscire a mandare a bersaglio i siluri. Comunque i loro rapporti di contatto sarebbero stati usati da Oldendorf e dalla sua forza[1].

Mentre le navi di Nishimura facevano il loro ingresso nello Stretto di Surigao ricevettero dei devastanti attacchi da parte dei cacciatorpediniere statunitensi disposti su ambo i lati della loro linea di avanzamento. Attorno alle 03:00 entrambe le corazzate giapponesi vennero colpite da siluri. La Yamashiro fu in grado di proseguire, ma la Fusō esplose e si spezzò in due. Vennero colpiti anche tre dei quattro cacciatorpediniere di Nishimura, e due di essi affondarono. Il terzo, la Asagumo, fu in grado di ritirarsi ma in seguito affondò[1].

Alle 03:16 i radar della USS West Virginia individuarono le navi sopravvissute della forza di Nishimura una distanza di 38 km, e ottennero una soluzione di tiro a 27 km. La West Virginia le tenne d'occhio mentre avanzavano nel buio più fondo. Alle 03:53 sparò con gli otto cannoni da 406 mm delle sue batterie principali a una distanza di 21 km, colpendo la Yamashiro con la sua prima salva. Proseguì quindi sparando in totale 93 proiettili. Alle 03:55 si unirono la California e la Tennessee, che spararono un totale di 69 e 63 proiettili da 355 mm. Il sistema di tiro controllato dal radar permise a queste navi statunitensi di colpire bersagli a una distanza tale da tenersi fuori dalla portata delle navi giapponesi, con i loro sistemi di controllo del tiro meno avanzati[1][2].

Le altre tre navi statunitensi, equipaggiate con radar di controllo dell'artiglieria meno evoluti, ebbero difficoltà ad ottenere una soluzione di tiro. La Maryland alla fine riuscì a ottenere un contatto visivo grazie agli spruzzi prodotti dai proiettili delle altre navi, e sparò un totale di 48 proiettili da 16 pollici. La Pennsylvania non riuscì a trovare un bersaglio e i suoi cannoni rimasero muti[1].

La Mississippi ottenne solo una soluzione di tiro alla fine della battaglia e sparò solo una salva (completa) di dodici colpi da 14 pollici. Questa fu l'ultima salva sparata da navi statunitensi in questo scontro, e l'ultima mai sparata da una nave da battaglia contro un'altra nave pesante. Questo segnò, quindi, la fine di un'era nella storia navale[1].

La Yamashiro e la Mogami vennero danneggiate da una combinazione di proiettili perforanti da 16 pollici (406 mm) e da 14 pollici (356 mm), oltre che dal fuoco degli incrociatori di fiancheggiamento di Oldendorf. Il cacciatorpediniere Shigure, l'ultimo rimasto dei quattro appartenenti all'unità di Nishimura, virò e si diede alla fuga ma perse il timone e si fermò. La Yamashiro affondò attorno alle 04:20, con Nishimura a bordo. La Mogami e la Shigure si ritirarono verso sud attraverso lo stretto.

La retroguardia della Forza Meridionale, la "Forza per il Secondo Colpo", comandata dal viceammiraglio Shima, si era avvicinata allo Stretto di Surigao a circa 40 miglia a est dell'unità di Nishimura. Anch'essa venne attaccata dalle motosiluranti. Una di queste colpì l'incrociatore leggero Abukuma con un siluro; danneggiata, la nave dovette abbandonare la formazione. I due incrociatori pesanti di Shima (il Nachi e l'Ashigara) e gli otto cacciatorpediniere di scorta incontrarono le residue forze di Nishimura. Vedendo ciò che credeva essere i relitti delle due corazzate di Nishimura (in realtà si trattava delle due metà della Fusō), Shima ordinò la ritirata. La sua nave ammiraglia, l'incrociatore Nachi, si scontrò con la Mogami, allagando la sala di comando di quest'ultima. La Mogami, danneggiata, rimase indietro nella ritirata e fu affondata dagli aerei la mattina dopo. Una metà della Fusō, la parte di prua, fu distrutta dalla Louisville, mentre l'altra metà affondò a largo dell'Isola di Kanihaan. Delle sette navi di Nishimura, solo la Shigure sopravvisse[3].

La battaglia dello Stretto di Surigao fu l'ultimo scontro fra navi da battaglia della storia. Se la Yamashiro fu affondata solo dal fuoco delle navi corazzate americane (il che è improbabile), si trattò di uno dei due casi in cui questo avvenne durante la Seconda Guerra Mondiale, l'altro caso essendo quello della corazzata Kirishima, della classe Kongō, durante la battaglia di Guadalcanal. Tuttavia, la Yamashiro fu colpita da quattro siluri lanciati dai cacciatorpediniere americani e la Kirishima fu affondata perché la corazzata Washington aveva distrutto il suo timone, lasciandola così senza possibilità di manovrare[4].

La battaglia dello Stretto di Surigao fu anche l'ultima battaglia in cui a una delle due forze in campo (gli americani) riuscì il taglio del T. Tuttavia quando questo avvenne, la formazione giapponese era già molto malconcia e poteva contare solo su una corazzata (la Yamashiro), su un incrociatore pesante e su un cacciatorpediniere. Il taglio del T fu quindi in questo caso più che altro un esercizio accademico ed ebbe poche conseguenze sul risultato della battaglia[3][5].

Ultimo periodo[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f Leyte, June 1944-January 1945, vol. 12 of History of United States Naval Operations in World War II, S.E. Morison 1956
  2. ^ Howard, op. cit.
  3. ^ a b Morison, op. cit., Howard, op. cit.
  4. ^ Samuel Eliot Morison, History of US Naval Operations in World War II, Vol. 5, The Struggle for Guadalcanal, August 1942 – February 1943, Boston, Little Brown & Co, 1949.
  5. ^ Fonti per questa sezione: Woodward , op. cit., Fuller , op. cit., Morison, op. cit., Howard , op. cit., Cutler , op. cit., Hornfischer , op. cit..

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]