Sfera di co-prosperità della Grande Asia orientale

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Poster del Manchukuo per la promozione dell'armonia tra i popoli giapponese, cinese e manciù. La didascalia, scritta da destra a sinistra, dice: con l'aiuto del Giappone, della Cina e della Manciuria il mondo può essere in pace
Francobollo giapponese da 10 sen con una cartina approssimativa dell'Asia orientale. Al margine superiore, al centro, il sigillo imperiale giapponese

La Sfera di co-prosperità della Grande Asia orientale fu un ambizioso progetto dell'impero giapponese di creare, durante gli anni quaranta del XX secolo, un'unione economica e politica con tutti i paesi compresi nell'area dell'oceano Pacifico, dell'Asia centrale e dell'oceano Indiano.

Visione strategica[modifica | modifica wikitesto]

L'impero giapponese avrebbe svolto il ruolo di leader dell'Unione dell'Asia orientale, fungendo da forza stabilizzatrice ed esercitando un'influenza dominante. Più precisamente la Grande area di prosperità dell'Asia orientale doveva essere suddivisa in:

  • Sfera Interna. Doveva costituire la sfera vitale dell'impero, e comprendere Giappone, Manciuria, Cina settentrionale, area del basso Yangtze, area Marittima della Russia.
  • Piccola Sfera di Coprosperità. Costituiva la piccola Sfera autosufficiente dell'Asia orientale e doveva comprendere la Sfera interna più la Siberia orientale, la Cina, l'Indocina, il Pacifico meridionale.
  • Grande Sfera di Coprosperità. Definiva la maggiore Sfera autosufficiente dell'Asia orientale e doveva comprendere la piccola sfera di coprosperità oltre all'Australia, all'India ed ai gruppi di isole del Pacifico.

Nei primi anni di guerra, era obiettivo dei giapponesi mirare alla costruzione della piccola sfera di coprosperità per stabilizzare la difesa nazionale. Per realizzare l'unificazione di Giappone, Manchukuo e Cina si sarebbero dovuti ricomporre i problemi cino-giapponesi attraverso la frantumazione delle forze ostili all'interno della Cina, mentre l'area indocinese e del Pacifico meridionale dovevano essere liberate dalle influenze inglesi ed americane, per far ricadere tali aree nella sfera difensiva giapponese. Si prospettava anche una guerra con l'Unione Sovietica, per annientare l'influenza russa in Asia e strappare al regime sovietico la Siberia orientale. Tale guerra, se necessario, sarebbe dovuta scoppiare mentre si provvedeva alla risoluzione del problema cino-giapponese e meridionale, ossia durante lo svolgimento della seconda guerra mondiale. In un periodo successivo, si sarebbe dovuta ottenere l'indipendenza di Australia, India e delle varie isole del Pacifico, mentre a settentrione si sarebbe favorita la costruzione di un grande stato mongolo, unificando Mongolia e Mengjiang. Si prevedeva che la costruzione della piccola sfera di coprosperità avrebbe richiesto, a partire dal 1942, 20 anni. Per far fronte alle esigenze industriali in particolare, si prevedeva un grande sviluppo industriale dell'Asia orientale. Complessivamente, l'impero giapponese riteneva di poter arrivare alla costruzione della grande area di prosperità dell'Asia orientale nel giro di un ventennio, ma sarebbe stata necessaria un'altra grande guerra, oltre il secondo conflitto mondiale. Curiosamente, la lingua usata nei colloqui era l'inglese.[1]

La conferenza della Grande Asia orientale[modifica | modifica wikitesto]

La Conferenza della Grande Asia orientale (大東亜会議 Dai-tō-a kaigi?) si tenne a Tokyo tra il 5 e il 6 novembre 1943: il Giappone ospitò i capi di stato di varie nazioni appartenenti alla Sfera di co-prosperità. La conferenza venne anche denominata semplicemente Conferenza di Tokyo.

Durante la conferenza vennero affrontati pochi problemi di rilevanza pratica; l'iniziativa fu piuttosto rivolta, da parte dell'Impero del Giappone, ad illustrare alle nazioni amiche il proprio impegno per il pan-asianismo e ad enfatizzare il ruolo giapponese nella liberazione dell'Asia dal colonialismo delle potenze occidentali.

Conferenza della Grande Asia orientale, novembre 1943; partecipanti (da sinistra a destra): Ba Maw, Zhang Jinghui, Wang Jingwei, Hideki Tojo, Wan Waithayakon, José P. Laurel, Subhas Chandra Bose

Alla conferenza parteciparono:

Nel proprio discorso discorso Hideki Tojo enfatizzò l'essenza spirituale della cultura asiatica, contrapponendola alla civilizzazione materialistica propria dell'occidente.[2] L'incontro fu caratterizzato dallo slancio verso la solidarietà tra i partecipanti e dalla comune condanna del colonialismo, ma non vennero sviluppati piani precisi per mettere in atto uno sviluppo economico comune o una reciproca integrazione.[3]

La conferenza adottò una dichiarazione congiunta promuovendo la cooperazione politica ed economica tra le nazioni partecipanti e lo sforzo comune contro gli Alleati.[4]

Realizzazione e sviluppi successivi[modifica | modifica wikitesto]

La massima espansione della Sfera di Coprosperità

Durante la guerra, il Giappone riuscì ad occupare i seguenti territori, che avrebbero dovuto costituire il nucleo della piccola sfera di coprosperità:

Al momento della resa, il 2 settembre 1945, buona parte di essi erano ancora sotto il controllo dell'Impero, con l'eccezione di Birmania, Filippine e Nuova Guinea. Tuttavia, gli accordi di pace imposero di restringere i possedimenti di Tokyo al solo arcipelago giapponese, esclusa l'isola di Sakhalin. La Manciuria fu invasa dall'URSS e poi trasferita alle forze maoiste, il Vietnam venne ricolonizzato dalla Francia e la Corea venne spaccata in due regimi, uno comunista e l'altro capitalista.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Alan J. Levine (1995), The Pacific War:Japan versus the allies, Greenwood Publishing Group, ISBN 0275951022
  2. ^ W. G. Beasley, The Rise of Modern Japan, pag. 204 ISBN 0-312-04077-6
  3. ^ Andrew Gordon, A Modern History of Japan: From Tokugawa to the Present, 2003, Oxford University Press, pag.211, ISBN 0-19-511060-9
  4. ^ World War II Database (WW2DB): "Greater East Asia Conference."

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]