Isole Cook

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Isole Cook
Isole Cook - Bandiera
(dettagli)
Isole Cook - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Isole Cook
Nome ufficiale Cook Islands
Kūki 'Āirani
Dipendente da Nuova Zelanda Nuova Zelanda
Lingue ufficiali Inglese, māori delle Isole Cook
Capitale Avarua  (5.445 ab. / 2006)
Politica
Status Stato in libera associazione
Sovrano Elisabetta II del Regno Unito
Primo ministro Jim Marurai
Superficie
Totale 240 km² (206º)
 % delle acque trascurabile
Popolazione
Totale 19.569 ab. (2006)
Densità 82 ab./km²
Nome degli abitanti Cookesi
Geografia
Continente Oceania
Fuso orario UTC -10
Economia
Valuta Dollaro neozelandese, dollaro delle Cook
PIL (nominale) 183 2 milioni di $ (2005)
PIL pro capite (nominale) 9,100 $ (2005)
Varie
TLD .ck
Prefisso tel. +682
Inno nazionale Te Atua Mou E
Isole Cook - Mappa
 

Le isole Cook (Kūki 'Āirani nella lingua maori) sono una democrazia parlamentare, dotata di autogoverno e in libera associazione con la Nuova Zelanda: secondo lo statuto possono divenire del tutto indipendenti in qualsiasi momento con un atto unilaterale.

La difesa è gestita dalla Nuova Zelanda, con obbligo di consultazione e su richiesta del governo locale. La politica estera è condotta indipendentemente, soprattutto dopo l'adozione di una politica isolazionistica e non allineata da parte della Nuova Zelanda a partire dagli anni ottanta.

L'arcipelago è costituito da 15 piccole isole nell'oceano Pacifico meridionale (Polinesia) con una superficie complessiva di 240 km² e una popolazione di poco meno di 18.000 abitanti (stima per il 2005). Il territorio marittimo ha invece una superficie complessiva di circa 2,2 milioni di km².

Esistono due porti (Avarua e Avatiu) e 6 piccoli aeroporti. Ci sono 187 km di strade, solo per 35 km asfaltate.

Il turismo è la principale risorsa economica delle isole, insieme alle banche offshore e alla produzione di perle, prodotti marini e frutti tropicali. Un tipico prodotto artigianale è costituito dal tivaevae.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia delle Isole Cook.
Tramonto a Aitutaki nelle Isole Cook.

Furono scoperte dagli spagnoli (Mendana) e poi spesso visitate dal Capitano James Cook nel suo secondo e terzo viaggio nei tragitti tra le isole Tonga e Tahiti. Il nome Isole Cook deriva da una cartina di navigazione russa dei primi anni del Novecento, in onore al famoso Comandante. Aitutaki fu visitata per la prima volta da Bligh (alla guida del Bounty). Rarotonga non fu mai visitata da Cook. La prima visita registrata in Rarotonga è dovuta a una nave commerciale in sosta per rifornimenti. Parte dell'equipaggio fu uccisa e la moglie del comandante fu mangiata. Rarotonga entra nella storia come l'unica isola del Pacifico dove fu mangiata una donna.

Il Capitano Cook giunse due volte alle isole nel 1773 e nel 1777,[1] dando ad esse il nome Isole Hervey e rivendicandole per la corona britannica. Divennero un protettorato britannico nel 1888 e passarono quindi alla Nuova Zelanda nel 1901. Rimasero un protettorato neozelandese fino al 1965 e in seguito hanno assunto l'attuale forma di autogoverno. Sono di fatto largamente indipendenti, ma ufficialmente sono ancora considerate sotto la sovranità della Nuova Zelanda.

L'11 giugno 1980 è stato firmato un trattato con gli Stati Uniti d'America, con il quale si sono definiti i confini marittimi tra le isole Cook e le Samoa Americane, con il quale gli statunitensi hanno inoltre rinunciato alle loro pretese sulle isole Penrhyn, Pukapuka, Manihiki, e Rakahanga, delle isole Cook settentrionali.

Arte[modifica | modifica sorgente]

La popolazione locale raggiunse un buon livello nella produzione di sculture di pietra, caratterizzate dal "dio-bastone", elemento scultoreo-decorativo. Generalmente la produzione scultorea lignea, dalle case alle canoe conferma il raggiungimento di linee equilibrate e plasticità armoniosa.[2]

Economia[modifica | modifica sorgente]

Per la bassa imposizione fiscale attuata e, in particolare, per l'assenza di norme e misure restrittive di controllo sul versante delle transazioni finanziarie, le Isole Cook sono annoverate tra i cosiddetti "paradisi fiscali". Infatti, insieme a Filippine, Belize, Liberia, Isole Marshall, Montserrat, Nauru, Niue, Panamá, Vanuatu, Brunei, Costa Rica, Guatemala ed Uruguay, sono fra le 14 giurisdizioni che, in base al Rapporto del giugno 2010 dell'Organizzazione con sede a Parigi, ancora figurano nella cosiddetta lista grigia dell'OCSE sotto la voce tax haven e centri finanziari[3]. Anche il sistema fiscale italiano, col Decreto Ministeriale 04/05/1999, le ha inserite tra gli Stati o Territori aventi un regime fiscale privilegiato, cosiddetta Black List o lista nera, ponendo quindi limitazioni fiscali ai rapporti economico-commerciali che si intrattengono tra le aziende italiane ed i soggetti ubicati in tale territorio.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Suddivisioni storiche ed amministrative delle Isole Cook.

Le isole sono suddivise in due sottogruppi:

Religioni[modifica | modifica sorgente]

La maggior parte della popolazione è Protestante[4]

Galleria Fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Cook: the extraordinary voyages of Captain James Cook, 2003, Nicholas Thomas, pp. 310-311
  2. ^ Gabriel Mandel, Arte Etnica, Mondadori, Milano, 2001, pag.123
  3. ^ Ocse: a zero la black list, due le new entry nella white FiscoOggi.it
  4. ^ (EN) CIA: The world fact book. URL consultato il 19 gennaio 2014.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]