101ª Divisione motorizzata "Trieste"

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101ª Divisione motorizzata "Trieste"
Descrizione generale
Attiva 04/04/1939 - 13/05/1943
Nazione bandiera Regno d'Italia
Alleanza Potenze dell'Asse
Servizio Flag of Italy (1860).svg Regio esercito
Tipo motorizzata
Soprannome Trieste
Battaglie/guerre Battaglia delle Alpi Occidentali
Campagna di Grecia
Campagna del Nord Africa
Operazione Crusader
Battaglia di ʿAyn al-Ghazala
Battaglia di Bir Hakeim
Battaglia di Alam Halfa
Seconda battaglia di El Alamein
Simboli
Mostrina del 65 e 66º Reggimento fanteria motorizzata "Valtellina" Trieste Collar Patch.png

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La 101ª Divisione motorizzata "Trieste" fu una divisione motorizzata del Regio Esercito italiano impiegata in Libia, Tunisia ed Egitto nella seconda guerra mondiale. Fu una delle unità più apprezzate da Erwin Rommel, il comandante del Deutsches Afrika Korps[senza fonte].

Storia[modifica | modifica sorgente]

Costituita nel 1939, da elementi dell'8ª Divisione "Po", iniziò la guerra prestando servizio sul territorio nazionale italiano, salvo una breve parentesi in Albania nel 1941.

Le operazioni in Africa settentrionale[modifica | modifica sorgente]

La Trieste rientrò dall'Albania l'11 aprile 1941 e venne destinata a Napoli per essere trasferita durante l'estate in Africa. Nel periodo precedente la partenza, il comandante dell'epoca, generale Alessandro Piazzoni emanò una serie di direttive per chiarire ai componenti della divisione stessa i compiti in fase di manovra offensiva e difensiva[1]. La partenza per l'Africa avvenne con la divisione su due reggimenti di fanteria (65º e 66º[2]) ed un reggimento di bersaglieri (9º) con artiglieria e armi d'accompagnamento[3].

Il primo ciclo operativo durò fino ai primi mesi del 1942, quando fu completata la riconquista della Cirenaica, in questo ciclo operò generalmente a contatto con l'Ariete, ma anche con le divisioni tedesche, come a el-Duda[4]. La divisione mostrò le sue migliori qualità quando, riuscendo a organizzare capisaldi difensivi, ruppe lo slancio delle unità corazzate nemiche, spesso anche con l'appoggio della componente carrista fornita dall'Ariete[5].

Constatate le lacune nell'organico divisionale, furono aggiunti l'XI battaglione carri medi (tolto alla Littorio) su carri M13/40 e l'VIII battaglione bersaglieri corazzato, creato appositamente, su autoblindo, tuttavia perdendo il 9º reggimento bersaglieri, mentre i reggimenti di fanteria venivano riorganizzati su due battaglioni di tre compagnie (prima erano organizzati su due battaglioni fucilieri ed un battaglione armi d'accompagnamento) e veniva modificata la catena di comando, introducendo il vice comandante di divisione ed il comandante della fanteria[6].

Dopo questa riorganizzazione, terminata nel maggio 1942, la divisione fu immediatamente utilizzata nella battaglia di Al-Gazala. In questa battaglia la Trieste ebbe un ruolo di notevole rilevanza, in quanto, nel tentativo di attraversare lo schermo difensivo a nord di Bir Hakeim, fu inizialmente fermata dalle forze della 150ª brigata (50ª divisione Northumbrian), attestata nel "box" (gli inglesi chiamavano box dei campi trincerati con munite postazioni anticarro e campi minati disposti a 360°) di Got el Ualeb. Quando parte delle forze inglesi si ritirò in seguito all'aggiramento di Bir Hakeim effettuato dal DAK e dall'Ariete la Trieste riuscì ad aprire un corridoio fino al "Calderone" (una zona chiamata dai tedeschi der Hexenkessel, letteralmente calderone di streghe), corridoio che permise il rifornimento delle forze mobili fino alla completa distruzione della 150ª brigata[7]. Il 30 maggio la Trieste partecipò all'attacco della 150ª brigata, attaccandola da sud ed utilizzando gli obici 100/17 in funzione anticarro senza ottenere risultati significativi[8]. L'attacco, ripreso il giorno successivo ed appoggiato a destra dalla Pavia ed a sinistra dalla 90. Leichte, portò allo sfondamento della linea difensiva, al contatto con le forze tedesche provenienti da nord ed alla successiva resa delle forze inglesi[9].

Immediatamente dopo la distruzione della 150ª brigata la Trieste fu inviata con la 90. Leichte ad attaccare Bir Hakeim. Contrariamente alle previsioni la Trieste si trovò di fronte ad una tenace resistenza nemica e fu bloccata a 700 m dalla fascia di protezione esterna dei campi minati che coprivano gli accessi alla linea di difesa vera e propria. Nei giorni successivi la fanteria divisionale cercò di aprire i varchi nei campi minati, mentre i bersaglieri operavano contro le forze mobili britanniche. Anche questi attacchi furono tenuti in stallo dalle artiglierie francesi. Infine l'8 giugno iniziò l'attacco, portato per la Trieste dal 65º reggimento fanteria, l'attacco, iniziato alle 6 del mattino, alle 5 di sera aveva ottenuto una penetrazione di solo un chilometro, nonostante l'appoggio fornito dalla Luftwaffe che aveva effettuato un numero notevoli di missioni utilizzando gli Stuka[10]. Finalmente nella notte fra il 10 e l'11 giugno le forze francesi abbandonarono il caposaldo lasciandovi solo i feriti più gravi.

Sacrario militare italiano di El Alamein, il memoriale di Quota 33

Nei giorni successivi il peso delle operazioni divisionali fu sostenuto quasi esclusivamente dall'VIII battaglione bersaglieri, che si prodigò nel pattugliamento finalizzato alla rivelazione delle posizioni dell'artiglieria nemica[11]. Quando infine la Trieste tornò ad operare unita, fu comunque bloccata davanti a Tobruk dalle postazioni difensive britanniche e dalle carenze logistiche che bloccarono l'azione dei guastatori divisionali per la mancanza di sufficienti rifornimenti di esplosivi[12].

In seguito alla vittoria di Gazala la Trieste partecipò all'inseguimento dei resti dell'8ª Armata fino ad El Alamein, dove arrivò nella notte fra il 30 giugno ed il 1º luglio[13]. Dopo la prima battaglia, il 10 luglio in un tentativo di contrattacco, vene distrutta la compagnia III/XI Bersaglieri, ed il carro di questa compagnia targato RE 3700, superata Quota 33, viene distrutto dal fuoco nemico. È il massimo punto dell'avanzata italiana verso Alessandria, ed il luogo ove dopo la guerra fu costruito il monumento al carrista[14].

La Trieste partecipò alla battaglia di Alam Halfa, sempre affiancando l'Ariete con le sue fanterie, ma la sua avanzata fu fermata poco dopo il superamento dei campi minati che proteggevano le posizioni britanniche[15]. All'inizio della terza battaglia di El Alamein la Trieste era schierata nella parte meridionale del fronte e fu travolta quando giunse l'ordine di ripiegamento alla Folgore, l'VIII battaglione bersaglieri fu distrutto, i superstiti furono catturati il 6 novembre[16], i resti delle forze corazzate della Trieste si sacrificano per coprire la ritirata, e furono annientate a Tell el Aqqaqir[17]. Dopo la battaglia le fanterie della Trieste erano rimaste praticamente l'unica unità italiana organizzata a coprire la ritirata[18].

La ritirata verso la Tunisia servì solo a ritardare la fine delle forze dell'Asse in Africa e la Trieste, dopo il crollo dell'estrema linea di difesa, si arrese agli angloamericani nel maggio 1943.

Le ricostituzione nel dopoguerra[modifica | modifica sorgente]

La Grande Unità è stata ricostituita a Bologna nel 1950 come Divisione fanteria "Trieste" dell'Esercito italiano; è stata di nuovo sciolta il 31 maggio 1991 nel quadro del riordinamento della Forza Armata.

La rilevanza della Trieste per l'organica[modifica | modifica sorgente]

La divisione Trieste ebbe una notevole importanza del quadro dell'organico e dello sviluppo dottrinario dei mezzi corazzati nel Regio Esercito. L'organico adottato dalla Trieste in Libia inizialmente fu il Tipo AS (Africa Settentrionale)[19], (vedi il punto 1941 nella sezione Struttura). La divisione era su due reggimenti di fanteria, ognuno su due battaglioni fucilieri e un battaglione armi d'accompagnamento, per un totale di 2440 uomini fra ufficiali, sottufficiali e truppa[19], un reggimento di bersaglieri, con una struttura simile a quella dei reggimenti di fanteria, ma con una compagnia motociclisti in più ed i battaglioni bersaglieri autoportati[20], ed un reggimento di artiglieria più i servizi. Le mancanze più gravi dal punto di vista organico erano la mancanza di un'unità esplorante e di una componente di carri propria, ma, ancora più grave, era che gli unici reparti con mobilità propria erano i due battaglioni autocarrati dei bersaglieri, mentre per i battaglioni di fucilieri non era prevista la presenza in organico di mezzi di trasporto[21].

Dopo il primo ciclo operativo la divisione fu riorganizzata secondo quanto appreso dall'esperienza sul campo, dando origine al Tipo Divisione Motorizzata A.S.42 (Africa Settentrionale 1942)[22]. Avendo constatato i problemi operativi legati alla mancanza di una componente corazzata o blindata propria furono aggiunti all'organico della divisione un battaglione carristi su M13/40, ed un battaglione bersaglieri su autoblindo, mentre veniva tolto il reggimento bersaglieri[6]. Fu riorganizzata anche la catena di comando della divisione, creando un vicecomandante di divisione ed un comandante delle fanterie divisionali[23]. I reggimenti di fanteria furono riorganizzati su due battaglioni e le compagnie costituenti i battaglioni furono portate da quattro a tre[23]. In questo modo l'organico totale della divisione passava a 6671 uomini, con un rapporto artiglieria/fanteria più alto[23]. Non veniva tuttavia risolto il problema dei trasporti, che restavano comunque concentrati nell'autogruppo divisionale[23].

Il maggiore difetto del nuovo organico veniva dal fatto che le forze della Trieste erano autocarrate, mancando, all'epoca, nella produzione italiana dei mezzi per trasportare la fanteria fino al limite del campo di battaglia (quelli che dopo la guerra furono chiamati Veicoli trasporto truppe), che invece era disponibili per le forze tedesche, con i SdKfz 250 e SdKfz 251, che talvolta portavano le fanteria anche entro il campo di battaglia[24]. L'equipaggiamento della Trieste, per quanto riguardava i trasporti per la fanteria, invece si limitava agli SPA 38R, ai Lancia 3 RO ed ai Breda Dovunque[25], tutti e tre veicoli ruotati non armati e non corazzati, l'unico dei quali aveva una trazione 4x4 era il Breda. Queste limitazioni imponevano alla fanteria di scendere dai mezzi di trasporto ad una certa distanza dal campo di battaglia, che dovevano raggiungere a piedi trasportando le armi proprie e di reparto, riducendo così in modo notevole la rapidità di movimenti in faccia al nemico[26].

Struttura[modifica | modifica sorgente]

1940[27]
1941[27]
  • Comando
  • 65º Reggimento fanteria motorizzata "Valtellina"
  • 66º Reggimento fanteria motorizzata "Valtellina"
  • 9º Reggimento bersaglieri
  • 21º Reggimento artiglieria motorizzata "Po"
  • 508º Battaglione artiglieria misto
Febbraio 1942[27]
  • Comando
  • 65º Reggimento fanteria motorizzata "Valtellina"
  • 66º Reggimento fanteria motorizzata "Valtellina"
  • 9º Reggimento bersaglieri
  • 21º Reggimento artiglieria motorizzata "Po"
  • 52º Battaglione del genio motorizzato

Ottobre 1942[27]

  • Comando
  • 65º Reggimento fanteria motorizzata "Valtellina"
  • 66º Reggimento fanteria motorizzata "Valtellina"
  • 8º Battaglione bersaglieri autoblindo
  • 21º Reggimento artiglieria motorizzata "Po"
  • 32º Battaglione misto del genio motorizzato
  • 11º Battaglione carri M

Comandanti[modifica | modifica sorgente]

Grado Nome[28] Dal Fino al
Generale di divisione Emilio Garavelli 1º aprile 1939 9 agosto 1939
Generale di divisione Vito Ferroni 10 agosto 1939 9 settembre 1940
Generale di divisione Alessandro Piazzoni 10 settembre 1940 10 dicembre 1941
Generale di brigata Arnaldo Azzi 11 dicembre 1941 29 luglio 1942
Generale di divisione Francesco La Ferla 30 luglio 1942 13 maggio 1943

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ciampini, art. cit. pag 153
  2. ^ George F. Nafziger, Italian Order of Battle - World War II - Volume 1,The Nafziger Collection, Psigah, Ohio, 1966, pag 59
  3. ^ Ciampini, art. cit. pag 155-157
  4. ^ Ciampini, art. cit. pag 158
  5. ^ Ciampini, art. cit. pag 160
  6. ^ a b Ciampini, art. cit. pag 161-162
  7. ^ Michel Carver, Tobruk, Edizioni Accademia, pag 231
  8. ^ Ciampini, art. cit. pag 169
  9. ^ Ciampini, art. cit. pag 170
  10. ^ Ciampini, art. cit. pag 171
  11. ^ Ciampini, art. cit. pag 172
  12. ^ Ciampini, art. cit. pag 173
  13. ^ Caccia Dominioni, op. cit. pag 57
  14. ^ Caccia Dominioni, op. cit. pag 91, 358
  15. ^ Caccia Dominioni, op. cit. pag 191-192
  16. ^ Caccia Dominioni, op. cit. pag 332
  17. ^ Caccia Dominioni, op. cit. pag 333
  18. ^ Caccia Dominioni, op. cit. pag 343
  19. ^ a b Ciampini, art. cit. pag 155
  20. ^ Ciampini, art. cit. pag 156
  21. ^ Ciampini, art. cit. pag 157
  22. ^ Ciampini, art. cit. pag 161
  23. ^ a b c d Ciampini, art. cit. pag 162
  24. ^ AAVV - War machine - Aerospace Publishing Ltd (London UK, 1985), tradotto in italiano da Mario Bucalossi et al. col titolo Armi da Guerra per Istituto Geografico De Agostini (Novara, 1986) Vol VIII pag 1828-1829
  25. ^ Ciampini, art. cit. pag 174
  26. ^ Ciampini, art. cit. pag 163
  27. ^ a b c d 101ª Divisione di fanteria "Trieste" in regioesercito.it. URL consultato il 26 lug 2010.
  28. ^ 101. Motorized Divison Trieste (Italy) in axishistory.com. URL consultato il 26 lug 2010.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • AAVV, Società Italiana di Storia Militare, Quaderno 1999, Edizioni Scientifiche Italiane, 2003, ISBN 88-495-0526-4, Danilo Ciampini, La fanteria motorizzata fra modello ed esperienze: La Trieste in Africa settentrionale 1941-1942, pag 151-181
  • Paolo Caccia Dominioni, El Alamein 1933-1962, Longanesi,Milano, 1962