136ª Divisione corazzata "Giovani Fascisti"

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136ª Divisione corazzata "Giovani Fascisti"
Mappa della Battaglia di Medenine (Mareth) dove appare vicino alla costa la posizione dei "Giovani Fascisti"
Mappa della Battaglia di Medenine (Mareth) dove appare vicino alla costa la posizione dei "Giovani Fascisti"
Descrizione generale
Attiva 24 maggio 1942 - maggio 1943
Nazione bandiera Regno d'Italia
Alleanza Potenze dell'Asse
Servizio Flag of Italy (1860).svg Regio esercito
Tipo divisione corazzata (in realtà solo motorizzata)
Soprannome Mussolini's boys da parte degli inglesi
Marcia È partita una tradotta
Battaglie/guerre Battaglia di Bir el Gobi
Campagna di Tunisia
Operazione Pugilist
Simboli
Mostrina Mostrina giovani fascisti GGFF.jpg

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La 136ª Divisione corazzata "Giovani Fascisti" è stata, nominalmente, una delle Grandi Unità del Regio Esercito nella seconda guerra mondiale.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le origini[modifica | modifica sorgente]

Nel 1940, con l'entrata in guerra dell'Italia, la Gioventù italiana del littorio (GIL) organizzò una marcia dimostrativa, la "marcia della Giovinezza": circa ventimila giovani, provvisoriamente organizzati in 25 battaglioni, armati con fucile Mod. 91 e pugnale della GIL e vestiti con l'uniforme degli avanguardisti, raggiunsero Padova dopo una marcia di 450 km ed il 10 ottobre vennero passati in rassegna da Mussolini. Alla decisione di sciogliere questi battaglioni seguirono proteste e tafferugli tali, presso la Fiera di Padova dove i giovani erano accampati, che il segretario del PNF Ettore Muti appoggiò le loro richieste. Tra ottobre e novembre il Comando della GIL formò tre battaglioni speciali della GIL, inviati ad addestrarsi a Formia, Gaeta e Scauri. Il 12 aprile 1941 il Ministero della Guerra dispose che questi confluissero nella neocostituita 301ª Legione CC.NN.; verificato però che i giovani non avevano adempiuto agli obblighi di leva e quindi non potevano essere ammessi nella MVSN[1], il 18 aprile fu deciso di arruolarli come volontari nel Regio Esercito per formare il Gruppo Battaglioni "Giovani Fascisti", al comando del maggiore Fulvio Balisti[2]. Dopo tali contrasti, anche dovuti alla destituzione di Ettore Muti, una severa selezione ridusse il numero degli abili all'arruolamento a circa duemila, inquadrati in tre battaglioni: il I Battaglione "Mi scaglio a ruina", il II "Abbi fede" ed il III "A ferro freddo". Tolta l'uniforme da avanguardisti ed i fascetti dal bavero, gli arruolati ricevettero l'uniforme grigioverde della fanteria, con fiamme cremisi a due punte (dei bersaglieri) filettate di giallo con le stellette ed il fez nero degli arditi come copricapo di specialità. Curiosamente non ricevettero mai, neanche in battaglia, gli elmetti M33.

Impiego operativo[modifica | modifica sorgente]

Una squadra di "giovani fascisti", riconoscibili dal fez nero, in azione con un mortaio da 81 Mod. 35.

Il I ed il II Battaglione giunsero in Africa settentrionale, sbarcando a Tripoli il 28 luglio 1941[3], mentre il III completava l'addestramento.

Inquadrati nell'Armata corazzata italo-tedesca, i giovani fascisti parteciparono alle operazioni di guerra contro gli Alleati ed infine alla battaglia di Bir el Gobi.

« The GGFF...tasked to defend the small hill known as Bir el Gobi, they fought off repeated attacks by the 11th Indian Brigade and British 7th Armoured Division during the first week of December, 1941. Despite overwhelming odds, they inflicted massive casualties on the Allies and held their ground despite severe hunger and thirst (I Giovani Fascisti...incaricati di difendere una piccola collina detta Bir el Gobi, respinsero ripetuti attacchi da parte dell'11ª Brigata Indiana e del 7° Battaglione corazzato inglese nella prima settimana di dicembre 1941. Sebbene numericamente soverchiati, inflissero massicce perdite agli Alleati e mantennero le loro posizioni anche se assetati ed affamati).[4] »

Nella battaglia di Bir el Gobi il Gruppo Battaglioni "GG.FF." era composto da 1 454 uomini, armati di 24 fucili mitragliatori Breda Mod. 30, 12 mitragliatrici Breda Mod. 37, 12 fucili controcarro Mod. 35(P), 6 fucili controcarro Solothurn S-18/1000, 8 cannoni d'accompagnamento da 47/32 Mod. 1935, 8 mortai da 81 mm e due casse di bombe a mano anticarro Pazzaglia. Inoltre a Bir el Gobi vi era un presidio composto da 12 carri armati L3 che furono interrati ed usati come bunker, due carri armati M13, due cannoni 47/32 e due mitragliere da 20mm.

La battaglia di Bir el Gobi iniziò il 3 dicembre e durò sino al 7. Il Gruppo Battaglioni "GG.FF." combatté contro l'11ª Brigata indiana e parte della 22ª Brigata guardie, sino a respingerne l'assalto e impedendo così alle forze alleate di raggiungere El Adem.[5]

La nascita e fine della Divisione[modifica | modifica sorgente]

Il 24 maggio 1942, come riconoscimento per il valore dimostrato a Bir el Gobi, il Duce costituì 136ª Divisione corazzata "Giovani Fascisti", nell'ambito della quale il Gruppo Battaglioni "GG.FF." divenne Reggimento fanteria "Giovani Fascisti"; a dispetto del nome non fu mai dotata di veicoli corazzati. Questa Divisione non prese parte alla seconda battaglia di El Alamein in quanto rimasta a presidio dell'oasi di Siwa (in Egitto) per prevenire manovre di aggiramento da parte degli inglesi.[6]

Successivamente raggiunse le truppe in ritirata dopo una marcia a piedi di quasi mille chilometri da Siwa ad Agedabia e partecipò alle fasi successive della campagna fino alla resa in Tunisia, dove fu l'ultima unità militare italiana ad arrendersi il 13 maggio 1943[7].

Infatti questa Divisione partecipò a tutta la Campagna di Tunisia, con gli episodi della battaglia di Medenine (Linea del Mareth), quella dell'Uadi Akarit (marzo-aprile 1943), finché venne infine schierata sulla linea di Enfidaville, dove combatté fino all'ordine generale di resa di tutte le forze d'Africa.[8]

Il 136º Reggimento venne sciolto ufficialmente su ordine del Ministero della Guerra nei giorni successivi alla destituzione di Mussolini il 25 luglio. Molti del XI Battaglione, formato da reduci e feriti, e le reclute del VI Battaglione scelsero di arrularsi nel 10º Reggimento arditi, dove andarono a formare la 133ª Compagnia terrestre[9].

Ordini di battaglia[modifica | modifica sorgente]

Ebbe una struttura anomala in quanto non dispose mai di mezzi corazzati[10]. Infatti il 1º Reggimento fanteria carrista le fu brevemente assegnato e poi revocato, senza mai giungere in Libia.

Dicembre 1942[11][modifica | modifica sorgente]

1943[12][modifica | modifica sorgente]

Comandanti (1942-1943)[modifica | modifica sorgente]

  • Gen. D. Ismaele Di Nisio
  • Gen. D. Nino Sozzani

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Arrigo Petacco, L'armata del deserto. pag. 79
  2. ^ Arrigo Petacco, L'armata del deserto. pag. 78
  3. ^ Storia dei "Giovani Fascisti" in Libia
  4. ^ John Gooch. Decisive campaigns of the Second World War. Chapter: The North African Campaign
  5. ^ Bir el Gobi
  6. ^ Video dei "Giovani Fascisti" a Siwa
  7. ^ Arrigo Petacco, L'armata del deserto. pag. 216
  8. ^ Giovanni Messe.La mia Armata in Tunisia. Mursia 2004, p. 317-323.
  9. ^ Da zimmerit.com.
  10. ^ (EN) Divisione corazzata Giovani Fascisti
  11. ^ OdB su Axishistory.
  12. ^ OdB su Ramius.
  13. ^ Pignato e Riccio, op. cit. pag. 34.
  14. ^ Benvenuti e Curami, op. cit.
  15. ^ Pignato e Riccio, op. cit. pag. 32.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (IT) David Irving, La pista della volpe, Milano, Mondadori, 1978, Irving.
  • (IT) E. Krieg, La guerra nel deserto - vol. 2 - La battaglia di El Alamein, Ginevra, Edizioni di Crémille, 1969, GuerraDeserto.
  • (IT) Paolo Caccia Dominioni, Alamein 1932-1962, Milano, 1962, Alamein.
  • John Gooch, Decisive campaigns of the Second World War, Publisher Psychology Press, 1990 ISBN 0-7146-3369-0.
  • Bruno Benvenuti ed Andrea Curami, I mezzi da combattimento di circostanza del Regio Esercito, "Storia Militare", n. 1, 1996.
  • Ralph Riccio e Nicola Pignato, Italian truck-mounted artillery in action, Squadron/Signal Pubblication, 2010.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]