Macchi M.C.202

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« Di linea eccezionalmente agile, dall'aspetto estetico impeccabile ed aggressivo, il "Folgore" è stato il più tipico caccia italiano della Seconda guerra mondiale »
(Giorgio Bignozzi, Aerei d'Italia, Edizioni E.C.A. 2000 Milano)
Macchi M.C.202 "Folgore"
Un Macchi M.C.202 in volo
Un Macchi M.C.202 in volo
Descrizione
Tipo aereo da caccia
Equipaggio 1
Progettista Mario Castoldi
Costruttore Italia Aeronautica Macchi
Data primo volo 10 agosto 1940[1]
Data entrata in servizio maggio 1941[1]
Utilizzatore principale Italia Regia Aeronautica
Altri utilizzatori Italia ICBAF
Repubblica Sociale Italiana ANR
Germania Luftwaffe
altri
Sviluppato dal Macchi M.C.200
Altre varianti Macchi M.C.205
Modello sperimentale MM. 7768 con radiatore glicol avanzato (1941)
Dimensioni e pesi
Tavole prospettiche
Lunghezza 8,85 m[1]
Apertura alare 10,58 m[1](ala sinistra più lunga di 21 cm, per compensare tendenza ad imbardata a sinistra dovuta alla coppia dell'elica)
Altezza 3,51 m[1]
Superficie alare 16,80 [1]
Peso a vuoto 2 350 kg[1]
Peso carico 2 989[1]
Peso max al decollo 2 937 kg
Propulsione
Motore un Daimler-Benz DB 601 o
Alfa Romeo RA 1000 RC.41 12V
Potenza 1 175 CV (864 kW)
Prestazioni
Velocità max 596 km/h a 5 900 m[1]
Velocità di crociera 430 km/h
Velocità di salita a 1 000 m in 34 s
a 6 000 m in 6 min e 26 s[1]
Autonomia 765 km[1]
Tangenza 10 000 m[1]
Armamento
Mitragliatrici 2 Breda-SAFAT calibro 12,7 mm
con 400 cartucce per arma (dalla IV serie, altre due calibro 7,7 mm alari) con 500 cartucce per arma
Piloni nella versione CB (cacciabombardiere) possibilità installazione di due travetti sub-alari per trasporto di due serbatoi da 100 l o ordigni fino a un massimo di 160 kg per travetto
Note Medaglie d'oro assegnate a piloti combattenti sul "Folgore": 14. Di questi, 13 uccisi in combattimento, uno, Luigi Gorrini, vivente

[senza fonte]

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Il Macchi M.C.202 Folgore era un aereo monomotore, monoposto, ad ala bassa progettato dalla italiana Aeronautica Macchi ma prodotto non solo da questa azienda ma anche dalla Breda di Sesto S.Giovanni nel 1941-1943 ed impiegato nell'ultimo conflitto dalla Regia Aeronautica. Derivato dal M.C.200, l'M.C.202 conservava del suo predecessore le ali e la coda ma aveva una fusoliera assai più affusolata ed aerodinamica[2] e - soprattutto - era equipaggiato con il più potente motore tedesco DB601A, in seguito costruito su licenza dall'Alfa Romeo.[3] Nel complesso, il "Folgore" si rivelò il migliore caccia italiano della guerra[2] e non solo per le sue eccellenti caratteristiche, ma anche per il vasto impiego operativo e per la quantità di esemplari prodotti, che superò il numero di 1100. Il Macchi M.C.202 ebbe il suo battesimo del fuoco alla fine del settembre 1941, contro gli Hawker Hurricane basati a Malta[4] ma venne poi schierato su tutto il fronte dell'Africa Settentrionale, sul teatro balcanico e mediterraneo, sul fronte russo, sulla penisola italiana, fino alla fine della guerra.[5]

Fu il primo velivolo a dare ai piloti della Regia un consistente margine di vantaggio nei confronti della maggior parte dei caccia britannici.

Era considerato ampiamente superiore sia all'Hawker Hurricane, sia al Curtiss P-40 Kittyhawk contro i quali si scontrò, sul fronte della Libia, e almeno all'altezza dello Spitfire V. Era in grado di superare in manovra tutti e tre, sebbene lo Spitfire avesse una superiore velocità di salita.[6] Per l'asso australiano Clive "Killer" Caldwell - che si scontrò contro Italiani, tedeschi e giapponesi - il Macchi 202 era "uno dei caccia migliori e più sottovalutati".[7] Ma il "Folgore" presentava dei difetti anche gravi, che non furono mai eliminati. Il suo armamento era inferiore a quello di tutti i caccia nemici e soggetto ad inceppamenti. La radio era così inaffidabile che i piloti preferivano tenerla spenta. L'impianto dell'ossigeno, infine, era così difettoso da costringere fino al 50-60 per cento dei piloti a interrompere le missioni e da provocare la perdita di coscienza degli stessi, con effetti anche mortali.[8]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Sviluppo[modifica | modifica sorgente]

La stessa Commissione di Valutazione della Regia Aeronautica che ebbe l'incarico di valutare gli aerei da caccia della cosiddetta "prima generazione" (Macchi C.200, Fiat G.50, Reggiane Re.2000, Caproni Vizzola F.5), nella sua relazione finale del settembre 1939, affermava di ritenere indispensabile, per la generazione successiva, l'adozione di motori in linea raffreddati a liquido, in modo da ridurre la sezione frontale degli aerei e aumentarne le prestazioni. Data l'incapacità manifesta dell'industria italiana di progettare una nuova generazione, modernamente concepita, di motori in linea, si decise di puntare ancora su propulsori prodotti su licenza, in particolare il Daimler Benz DB 601, di cui l'Alfa Romeo acquisì la licenza di costruzione nel novembre del 1939.

L'ingegner Mario Castoldi, progettista del Macchi C.200 e dei famosi aeroplani da competizione della Coppa Schneider, modificò il suo aereo, principalmente per quanto riguarda la fusoliera, per poter installare il nuovo motore. Il risultato fu un aereo completamente nuovo, ed uno dei migliori aerei italiani della seconda guerra mondiale: il Macchi M.C.202 Folgore, che venne portato in volo per la prima volta già nell'estate del 1940. Il prototipo del Folgore volò il 10 agosto 1940 e, sin dai primi test, apparve evidente che il 202 era un vero e proprio "purosangue". Merito principale, senza dubbio, del nuovo motore tedesco Daimler Benz DB 601 a 12 cilindri a V raffreddati a liquido, in grado di erogare 1175 HP al decollo, un propulsore radicalmente nuovo, rispetto alla tradizione motoristica nazionale.[9]

I piloti della Regia Aeronautica iniziarono il "passaggio" sul M.C.202 fin dal maggio 1941. I primi esemplari arrivarono ai reparti alla fine di luglio-inizio di agosto. Il caccia dimostrò di avere ottime caratteristiche di velocità e manovrabilità, e con due mitragliatrici da 12,7mm (lo stesso calibro del.50 Browning) e due da 7,7mm era al livello dei migliori caccia della guerra."[3] Un'altra delle sue caratteristiche positive era la sua costruzione estremamente robusta che permetteva ai suoi piloti di poter lanciare in ripidissime picchiate il loro apparecchio, fuori della portata degli inseguitori, una manovra che pochi altri aerei potevano permettersi, senza rischiare che il loro velivolo si rompesse.[10]

Elica tripala Piaggio A.P.V.V.
Il prototipo del Folgore.
Macchi MC.202 conservato presso il National Air and Space Museum a Washington

Descrizione tecnica[modifica | modifica sorgente]

Struttura[modifica | modifica sorgente]

La cellula del M.C.202 si distingueva da quella del M.C.200 solo per la forma della fusoliera, nel "Folgore" più affusolata e priva della famosa "gobba" del "Saetta". Il M.C.202 era un classico caccia intercettatore diurno, monoposto, monoplano ad ala bassa a sbalzo, interamente metallico, con tutte le caratteristiche più moderne per un caccia italiano: carrello retrattile, ipersostentatori e radio ricetrasmittente, una Allocchio-Bacchini B.30 E e, finalmente, un tettuccio chiuso. L'elica tripala metallica con passo variabile in volo e velocità costante era la Piaggio.P1001, dal diametro di 3,05 metri. Il serbatoio di carburante principale si trovava in fusoliera, tra la paratia antifiamma e il posto di pilotaggio. Altri erano nella sezione centrale dell'ala, da 40 litri ciascuno e uno di riserva da 80 dietro il seggiolino del pilota. Tutti ricoperti da trattamento autosigillante Semape. Alla radice dell'ala sinistra poteva essere montata una cinepresa FM-62.

Motori[modifica | modifica sorgente]

Sui primi esemplari di M.C.202 sono montati motori DB 601A-1 originali. Esaurita la fornitura di 419 propulsori tedeschi, dal 1941, furono installati quelli assemblati dall'Alfa Romeo di Pomigliano d'Arco, vicino Napoli, con parti e componenti forniti dalla Germania. In seguito nel 1942 entrò in produzione il RA 1000 RC.41 Ia.

Produzione e versioni[modifica | modifica sorgente]

Complessivamente, furono ordinati 1.454 "Folgore". Il grosso delle ordinazioni spettò alla Breda (900), seguono l'Aermacchi stessa (403) e la SAI Ambrosini (150). In pratica la Breda riuscì a produrre 649 macchine, l'Aermacchi 390 e la SAI soltanto 67. Le versioni del M.C.202 furono poche, anche se a loro si devono aggiungere alcuni prototipi.

M.C.202 MM.445: il prototipo presentava una sorta di tettuccio "a goccia", avendo due trasparenti fissi per lato sulla carenatura posteriore dell'abitacolo e il ruotino di coda retrattile e chiuso da due portellini. Il castello motore non era ancora in lega leggera, ma in tubi d'acciaio. Non aveva, invece, il prolungamento della presa d'aria sul lato sinistro del cofano motore, né l'antenna radio.

M.C.202: la versione di serie iniziale non aveva l'asta di sostegno del filo dell'antenna, che comparve solo con le radio trasmittenti. I primi aerei operativi, infatti, avevano soltanto un ricevitore.

M.C.202 AS: era il "Folgore" "Africa Settentrionale", dotato di un filtro antisabbia Corbetta alla presa d'aria (applicato praticamente a tutti gli esemplari). Con la serie VII fu introdotto il parabrezza in blindovetro e l'ala era predisposta per ospitare due mitragliatrici da 7,7mm con 500 colpi per arma, montate dal maggio 1941. A causa dell'aumento di peso, però, che riduceva la maneggevolezza, i piloti le facevano spesso smontare.[11]

M.C.202AS/CB: dalla Serie XI in poi, i M.C.202 diventarono AS/CB, cioè Caccia-Bombardieri, con due attacchi alari per bombe da 50, 100, o 160 kg, oppure serbatoi ausiliari sganciabili da 100 o 150 litri (raramente usati).

M.C.202EC: Il Folgore MM.91974 - collaudato il 12 maggio 1943 - era dotato di due gondole subalari per cannoncini aeronautici Mauser MG 151/20 da 20 mm con 200 colpi per arma. Ne furono realizzati altri quattro esemplari, ma i piloti italiani, che già avevano rifiutato le Breda-SAFAT da 7,7 mm nelle ali, per l'aggravio di peso, non gradirono sufficientemente l'innovazione.

Gli autori non concordano sul numero esatto dei M.C.202 prodotti."[11] "Circa il totale degli esemplari consegnati alla Regia Aeronautica, la stima più attendibile si situa a 1.094-1.106, ma esistono anche valutazioni diverse, pari a 1.164 o a 1.207 aerei."[12]

Rispetto ai precedenti caccia dotati di motore radiale, il Folgore poteva essere considerato un vero purosangue, agile, robusto, veloce, dotato di una eccezionale velocità di salita (salita a 6 000 metri in 5 minuti e 55 secondi) e capace di picchiare ad oltre 900 km/h. Il Folgore appariva essere l'aereo ideale per "i talentuosi piloti italiani, innamorati delle acrobazie" . "I piloti della Regia Aeronautica amavano i loro Folgore. Le prestazioni erano potenti ed i controlli leggeri, ben bilanciati e pronti alla risposta. Nonostante la grande potenza dei loro motori V12, gli M.C.202 non imbardavano da un lato in accelerazione durante il decollo perché, ingegnosamente, le loro ali sinistre erano più lunghe di 21 centimetri di quelle destre: l'ala più lunga generava più portanza e così compensava quella che sarebbe stata la normale tendenza di imbardare verso sinistra"[6]. La netta superiorità registrata sullo Hurricane, ma anche il margine sul potente P-40 di fornitura americana e la possibilità di combattere ad armi pari (potenza di fuoco a parte) con lo Spitfire V venne salutata con entusiasmo dai piloti da caccia italiani, che finalmente avevano a disposizione una macchina competitiva. "Nei primi combattimenti, sul Deserto Occidentale, costituì una sorpresa per i piloti della RAF e divenne un temibile avversario"[3] grazie anche all'addestramento ed al coraggio dei piloti italiani. "Molti dei piloti da caccia italiani incontrati dalle forze aeree della RAF e del Commonwealth erano abili e molto esperti, avendo combattuto nella guerra civile in Spagna; se attaccati, anche da forze preponderanti, non si sottraevano al combattimento, anche in situazioni in cui i tedeschi avrebbero preferito allontanarsi rapidamente."[13] Ma la quantità dei velivoli Italiani e Tedeschi in condizioni di volare diminuiva fermamente; la fornace delle operazioni risucchiò tutti i velivoli disponibili e la produzione rimase sempre insufficiente a ripianare le perdite. Allo scopo di accelerare la produzione dei nuovi apparecchi, la fabbricazione fu affidata a tre diverse imprese: la Macchi, la Breda e la Società Aeronautica Italiana Ambrosini.

La mancanza di un cannoncino da 20mm era, secondo alcuni, l'unico punto debole del nuovo caccia della Macchi. Il progettista non sfruttò infatti - a differenza della Messerschmitt sul suo Bf 109, la possibilità di montare un cannoncino Mauser da 20 mm sparante attraverso l'asse dell'elica, che sarebbe stato molto utile per colpire i caccia nemici a maggiore distanza e negli scontri contro i coriacei bombardieri quadrimotori anglo-americani, cosicché l'M.C.202 mantenne lo scarso armamento del Macchi C.200.

Secondo molti dei primi piloti, l'aspettativa dell'armamento sarebbe stata per 6 mitragliatrici Breda, possibilmente tutte di grosso calibro (12,7 mm), stando a una testimonianza tratta dall'enciclopedia "Mach 1" degli anni settanta. L'armamento degli aerei italiani appariva insufficiente, mentre i caccia nemici diventavano sempre più potenti e veloci e, conseguentemente, la possibilità di sparare raffiche prolungate a distanza ravvicinata diveniva sempre più remota. Per rispondere, almeno in parte, alle aspettative di un maggior volume di fuoco da parte di molti piloti italiani la Macchi, allora, a partire dalla IV serie, installava due mitragliatrici Breda-SAFAT aggiuntive, da 7,7 mm, nelle ali. Ma queste armi di calibro ridotto si rivelarono poco efficaci, tanto che molti piloti preferivano smontarle, per ridurre, anche se solo di poche decine di chili, il peso nelle ali e poter contare su una migliore maneggevolezza. In effetti, alcuni aviatori della Regia Aeronautica, come l'allora tenente Giulio Cesare Giuntella (in seguito generale di divisione aerea) dell'85ª squadriglia del 3º Stormo, ritenevano sufficiente l'armamento del 202. "I proiettili inglesi da 0,303 delle mitragliatrici dei caccia del Fighter Command - ricordava Giuntella, a proposito degli scontri tra Fiat C.R.42 contro Hawker Hurricane e Spitfire - non erano molto efficaci. Gli apparecchi italiani ricevettero molti colpi che non fecero danni materiali e un pilota trovò perfino che il suo paracadute aveva arrestato uno di questi proiettili"[14]. E fu soltanto grazie alle due Breda-SAFAT da 12,7 millimetri, montate, per altro, sul modello precedente del "Folgore", L'M.C.200 Saetta, che Costantino Petrosellini abbatteva, il 3 settembre 1943, il suo quinto apparecchio: un quadrimotore Boeing B-17 sul Golfo di La Spezia. Con una prima breve raffica, Petrosellini faceva fumare l'aereo, e al secondo passaggio, sotto il fuoco nemico dei 24 bombardieri americani della formazione, lo abbatteva. Colpito a sua volta, Petrosellini compiva un atterraggio di emergenza sul suo aeroporto di Sarzana, mentre 4 avieri americani scendevano appesi al paracadute.

Ma quella di Petrosellini fu un'impresa ripetuta da pochi. Più numerosi furono quelli che vennero colpiti e anche abbattuti dalle torrette dei quadrimotori americani, senza poter arrivare a tiro o arrecare loro danni rilevanti.[15]

D'altra parte, il tentativo di aumentare la potenza di fuoco del "Folgore" si scontrava con l'estrema compattezza del progetto, che non lasciava fisicamente spazio per l'installazione, nella carlinga, di equipaggiamenti aggiuntivi

Era questo un problema che il M.C.202 condivideva, in parte, con altri progetti similari, ad esempio il coevo Messerschmitt Bf 109. Il 109 aveva ali troppo sottili per ospitare armamento di lancio, se non in gondole subalari (con conseguente peggioramento dell'aerodinamica) e la fusoliera era troppo "affollata" per aumentare la (scarsa) dotazione di proiettili dei primi modelli, a meno di ridurre il calibro delle armi (soluzione adottata nella serie "F") o di allargare la fusoliera con delle gondole carenate (i famosi "bulbi" della serie "G").

Nel Bf 109 però, sin dalla progettazione, si era optato per la possibilità di installare un cannone sparante attraverso l'asse dell'elica, il M.C.202 invece non poteva accogliere un'installazione similare poiché, secondo lo stesso Castoldi, sarebbe stato necessario modificare profondamente la struttura della fusoliera con riprogettazioni sostanziali. Questo spiega il motivo, rimasto a lungo misterioso, per il quale nemmeno il successivo Macchi 205V, al contrario dei pariclasse Fiat G.55 e Reggiane Re.2005, fu capace di accogliere un cannone nella fusoliera e dovette piuttosto accoglierne 2 nelle ali. Solo con il Macchi 205N il problema fu risolto, grazie ad una estesa riprogettazione, ma ormai era troppo tardi.


Dal Folgore derivò direttamente il Macchi C. 205V Veltro che differiva dal 202 soltanto per l'adozione del più potente motore Daimler Benz DB 605 da 1 475 CV e di due radiatori tubolari per l'olio, sotto il muso.

Impiego operativo[modifica | modifica sorgente]

Prototipo di un Macchi M.C. 202D, MM 7768 (serie III), con radiatore modificato
Un Macchi M.C.202 conservato presso il Museo storico dell'Aeronautica Militare di Vigna di Valle
4 Macchi C 202 probabilmente a Napoli-Capodichino sede del XXII Gruppo C.T. fine 1942 estate 1943. Dietro si intravede un Macchi C 200
Rifornimento di un caccia Macchi M.C.202 su una pista in Africa settentrionale.

Il Macchi 202 può essere considerato il caccia più importante della Regia Aeronautica nel secondo conflitto mondiale: operò infatti su tutti i fronti. Il 21º Gruppo venne inviato sul fronte russo, ma il suo impiego fu limitatissimo. I piloti del 1º e del 4º Stormo iniziarono il passaggio sul nuovo caccia dal maggio-giugno 1941, ma l’aereo ebbe il suo battesimo del fuoco soltanto alla fine di settembre a causa dei molti difetti che i primi esemplari presentavano. Alcuni poterono essere eliminati in breve tempo. Come il difetto del carrello che - in alcuni voli - in seguito di brusca richiamata, fuoriusciva. Il 21 agosto, a Lonate Pozzolo, il tenente Giulio Reiner, uno dei piloti più esperti del 9º Gruppo, effettuava il volo di controllo militare e gli strumenti dell'Ufficio tecnico registrarono la velocità, in candela, di 1.078,27 km/h ed un'accelerazione, nelle richiamata, di 5,8 G. Ma durante la picchiata si verificarono alcuni inconvenienti: il volantino di comando dell'assetto dei piani di coda si era bloccato e non interveniva nella manovra di richiamo del 202 che tendeva a rimanere in candela. Inoltre, alla massima velocità raggiunta si erano manifestate fortissime vibrazioni, in particolare sulla cloche. Infine, l'inclinazione delle pale dell'elica si bloccava sul passo massimo anche con la manetta al minimo, agevolando l'affondata ma ostacolando l'atterraggio.[16] Tra gli altri difetti che poterono essere eliminati, il cofano delle armi che si spaccava, i nastri delle munizioni che si inceppavano e la presa d’aria anti-sabbia che – a causa delle vibrazioni del motore –dapprima si cristallizzava e poi si tranciava. Altri difetti, come il cattivo funzionamento dell’impianto dell’ossigeno e l’armamento insufficiente, non poterono mai essere risolti del tutto. Così come il problema delle radio, che emettevano tanti e tali rumori che i piloti preferivano tenerle spente.[4]

Malta[modifica | modifica sorgente]

Il Macchi 202 era globalmente superiore all'Hurricane inglese.[17] Ne dà conferma sin dal suo esordio operativo. Il "Folgore" ebbe il suo battesimo del fuoco sotto le insegne del "Cavallino Rampante". La prima unità a registrare il primo abbattimento fu, infatti, il 9º Gruppo (4º Stormo) il 30 settembre 1941[4] (il 29 settembre, secondo altri autori[18]). Quel giorno, poco dopo le due pomeridiane, sei Hurricane decollati dalla base di Hal Far, Malta, piombarono sull'aeroporto di Comiso, mitragliando e lanciando spezzoni. Tra le esplosioni, tre Macchi della 97ª Squadriglia decollarono per intercettare i caccia-bombardieri inglesi. Il Sotto Tenente Jacopo Frigerio, raggiunti gli aerei britannici, diretti a Malta, attaccò l'Hurricane (Z5265) del Pilot Officer D.W Lintern, incendiandolo. Il pilota inglese si lanciò con il paracadute sul mare, a 15 km a sud di Capo Scaramia, a nord di Gozo. Quando, poco dopo, un Cant Z.506 da soccorso, scortato da tre M.C.202 giunse per soccorrere il pilota, sette Hurricane cercarono di abbattere l'idro-soccorso. I "Folgore" attaccarono allora gli Hurricane. Diversi velivoli britannici furono colpiti e uno dei caccia della Hawker esplose prima di cadere in mare.[19] Il primo ottobre 1941, altro combattimento tra i "Folgore" e gli Hurricane del 185° Fighter Squadron. A circa trenta miglia a Nord-Est dell'isola di Malta, dove si era sviluppato lo scontro con l'abbattimento di Lintern, veniva colpito, precipitando in fiamme, l'Hurricane IIc del Comandante l'unità britannica, lo Squadron Leader F.B. "Baby" Mould, un pilota pluridecorato.[20] Mould, il 30 ottobre 1939, in Francia, era stato il primo pilota da caccia della RAF a distruggere un aereo nemico sul Continente durante la seconda guerra mondiale. Mould si gettò col paracadute e finì in mare, ma non fu mai più ritrovato.[21] Sempre gli M.C.202 del 9º Gruppo il 26 novembre 1941 incontravano una formazione di caccia Curtiss P-40 e, secondo i registri italiani, abbattevano sette P-40 senza perdite.[22] La presenza dei Folgore nel cielo di Malta durò, però, solo fino alla fine di novembre, quando la maggior parte dei Macchi fu trasferita in Nord Africa. Il 4º Stormo tornò in Sicilia in aprile del 1942 per un paio di settimane, prima di continuare il suo trasferimento a Campoformido. Nel frattempo il 16º Gruppo del 54º Stormo iniziò a riequipaggiarsi con gli M.C.202 verso la fine del 1941. I Macchi del 51º Stormo e quelli del 23º Gruppo (3º Stormo) arrivarono nel maggio 1942. In questo periodo l'Asse aveva dovuto rimandare la pianificata invasione di Malta (Operazione C3) in quanto uomini e mezzi occorrevano disperatamente in Nord Africa. Tuttavia alla fine di giugno in Sicilia erano stati trasferiti circa 60 Macchi per operare contro Malta, che aveva iniziato a ricevere lo Spitfire V, armato con i potenti cannoni da 20 mm Hispano-Suiza e in quantità sempre maggiori.[23] Per tutta l'estate e parte dell'autunno i Macchi si scontrarono quasi quotidianamente con gli Spitfire, con perdite continue da entrambe le parti. Nonostante la maggiore maneggevolezza del Folgore e le loro riconosciute abilità acrobatiche, i piloti della Regia Aeronautica soffrirono la mancanza o il cattivo funzionamento delle radio, che li costringeva ad adottare formazioni troppo strette e rigide ed a comunicare battendo le ali. La coppia di mitragliatrici Breda-SAFAT ora si rivelava insufficiente, di fronte a velivoli armati con cannoncini con gittata e potenza nettamente superiore. I piloti italiani, infine, quando arrivavano su Malta si trovavano sistematicamente in posizione di svantaggio rispetto ai piloti della RAF che - grazie alla rete radar dell'isola - venivano guidati dagli operatori radio in posizioni di vantaggio di quota e con il sole alle spalle. La tragica conferma che non sempre la combinazione tra l'abilità di pilotaggio degli uomini della Regia e le straordinarie qualità del nuovo caccia Macchi potevano garantire la vittoria o anche solo la sopravvivenza, si ebbe lunedì 27 luglio 1942, nel cielo di Gozo. Quel giorno ebbe luogo uno degli scontri più conosciuti tra "Folgore" e Spitfire che vide protagonisti l'asso canadese George Beurling (soprannominato "Buzz"), del 249° Squadron, uno dei più abili tiratori della Royal Air Force, e il capitano Furio Niclot Doglio, uno dei più esperti ed abili piloti, non solo italiani, del conflitto, con sette abbattimenti accreditati e molti primati mondiali al suo attivo, raccolti prima del conflitto. Beurling, sullo Supermarine Spitfire Mk V sigla BR 301/UFS faceva letteralmente saltare in aria, da grande distanza, il "Folgore" (M.M.9042) di Niclot, capitano della 151ª Squadriglia del 51º Stormo Caccia. Istanti prima di Doglio, Beurling aveva abbattuto anche il 202 del sergente Faliero Gelli della 378ª Squadriglia del 155º Gruppo, pilota con tre abbattimenti al suo attivo.[24] Beurling, uno dei pochi nella RAF a padroneggiare il "deflection shot", il tiro a distanza di bersagli in rapido movimento (quello stesso giorno abbatté anche due Messerschmitt Bf 109, incluso quello del tenente Karl-Heinz Preu dello Stabst./JG53, un asso con 8 abbattimenti), centrò il suo Macchi, prima ancora di essere avvistato.[25] E la stessa sorte dovette subire anche Niclot Doglio. Intento a battere le ali per poi manovrare e attaccare dal basso altri Spitfire in arrivo "a ore 12" non si avvide dell'attacco laterale portato dalla sua sinistra dalla formazione con cui volava l'asso canadese che centrò il suo "Folgore" con numerosi colpi dei cannoncini da 20 millimetri Hispano-Suiza. "Quel povero diavolo semplicemente saltò in pezzi."[26][27][28][29] George Buzz Beurling, per i successi di quel giorno, ottenne la Distinguished Flying Medal. Due settimane dopo, il 13 agosto, Adriano Visconti veniva inviato in ricognizione su Malta ai comandi di un M.C.202 fotografico (armato), in coppia con un altro "Folgore", alla ricerca di una flotta in avvicinamento all'isola. Quando fu sulla verticale delle navi, i due Macchi venivano attaccati da quattro Spitfire di scorta al convoglio. Visconti, al suo secondo combattimento con il M.C.202, abbatteva due Spitfire, mettendo in fuga gli altri due, permettendo al ricognitore di svolgere la sua missione. Per questa doppia vittoria aerea, Visconti veniva insignito di una Medaglia d'Argento al Valor Militare.[30]

Africa Settentrionale[modifica | modifica sorgente]

Macchi MC.202.svg

Lo snello Macchi-Castoldi M.C. 202 Folgore dominava con facilità i deboli Hurricane ed il P-40, i suoi avversari nei cieli africani[31]. Proprio il Nord Africa fu lo scacchiere, dove si alternarono più o meno tutti gli stormi che impiegarono il Folgore, sempre disponibile in numero insufficiente. Basti pensare che alla vigilia dell'attacco di Rommel contro l'Egitto, che lo avrebbe portato ad El Alamein, dei 182 caccia italiani di pronto impiego 93 erano Macchi 202. Nell'ottobre 1942, il 3º Stormo ricevette i primi "Folgore". Ed il 20 dello stesso mese, il tenente Franco Bordoni-Bisleri dell'83ª Squadriglia del 18º Gruppo, abbatté, su Fuka, un bimotore Martin Baltimore (secondo altri autori, un Martin Maryland) del 203 Squadron. Sei giorni dopo, il 26, ci fu una battaglia aerea su Fuka, tra diciannove Macchi 202, da una parte, e trenta P-40 e dieci Spitfire, di scorta a diciotto Douglas DB-7 Boston, dall'altra. Il Tenente Giulio Reiner della 73ª Squadriglia colpì uno Spitfire che precipitò ed esplose al suolo, a 20 km a sud est di Fuka. Il Tenente Vittorio Squarcia, sempre della stessa unità (73ª Squadriglia), in collaborazione con altri piloti del 23º Gruppo, attaccò un Curtiss P-40 e ne costrinse il pilota, Sergeant Emy Meredith, del 344 Squadron, a un atterraggio a carrello retratto a sud di El Daba. Un altro P-40 colpito da più Macchi precipitava esplodendo al suolo. Bordoni-Bisleri colpì uno dei Kittyhawk, che si distrusse in un atterraggio di fortuna, a 15 km sud-est di Fuka. Solo un Macchi non rientrò, quello del Sergente Maggiore Celso Zemella, costretto a lanciarsi col paracadute su El Quteifiya, per guasti al motore.[32] Ancora all'inizio del 1943, il "Folgore" era ancora più che competitivo. Per esempio il 17 marzo, 17 caccia Macchi M.C.202 del 16º stormo abbattevano nove Spitfire e un Lockheed P-38, perdendo soltanto due del loro numero.[22] Ma ottenere questi successi diventava sempre più difficile. In aria le forze Anglo-americane superavano quelle dell'Asse di 6 a 1. Il Folgore, inoltre, cominciava a soffrire del modesto armamento, soprattutto nell'intercettazione dei bombardieri pesanti anglo-americani, che pur colpiti ripetutamente, sembravano apparentemente non subire danno. I più recenti caccia avversari poi, come il Lockheed P-38 Lightning e lo Spitfire IX, a quote superiori ai 6.000 metri cominciarono a dare dei problemi ai piloti italiani.
Lo Spitfire V, invece, era sempre alla portata dei "Folgore", come dimostrava il comandante Adriano Visconti, allora in forza al 54º Stormo. L'8 aprile 1943, due giorni dopo la fine della battaglia di Akarit, in Tunisia, che vide il congiungimento dell'8ª Armata britannica con il 2º Corpo d'Armata statunitense, e la chiusura dei tedeschi di von Armin in una morsa, il futuro "Asso degli assi" italiani decollava su allarme insieme ai sergenti Giuseppe Marconcini e Domenico Laiolo. Visconti con vantaggio di quota e con il sole alle spalle guidava i suoi uomini all'attacco di una squadriglia di Spitfire V. Visconti abbatteva il comandante britannico e mitragliava un altro Spitfire. Il sergente Marconcini abbatteva il gregario di sinistra del comandante britannico. Laiolo attaccava uno Spitfire che cercò di sfuggire invertendo la rotta ma il "Folgore" lo anticipò e lo colpì, in pieno, facendolo precipitare. Per Visconti era la quarta vittoria.[33] Il 18 aprile, tra le 17.25 e le 18.30, cinque Macchi M.C. 200 andavano all'attacco dei carri armati della 1ª Divisione Corazzata dell'8ª Armata britannica a Sidi Bou Ali. Ventidue M.C.202 del 54º Stormo di scorta alle "Saette" si scontravano con una formazione di P-40 e Spitfire. Il Capitano Sergio Maurer, il tenente Giuseppe Robetto e il sergente Mauri abbattevano uno Spitfire a testa, mentre il sergente Rodoz faceva precipitare un P-40.[34] Undici giorni dopo, 29 aprile, l'ultimo grande scontro aereo prima della caduta della Tunisia. In mattinata, il tenente Oscar Patuelli della 167ª Squadriglia del 54º Stormo su un "Folgore", sorprende due caccia nemici in decollo da un aeroporto a 8 km a sud di Medjez el Bab e li abbatte. Lo stesso giorno, tra le 17.45 e le 18.50, tredici Macchi 202 del 7º Gruppo, di protezione a un convoglio navale in navigazione tra Capo Bon e l'isola di Zembra, attaccano sessanta tra Spitfire e P-40 diretti contro le navi. Il tenente Visconti abbatte un P-40 con bombe alari. Altri quattro cadono sotto i colpi di altri piloti del 54°. Altri cinque P-40 sono dichiarati probabili. I piloti dei P-40 dichiarano tre Macchi abbattuti. Ma il 54° registra una sola perdita, quella del capitano Ugo Diappi della 86ª Squadriglia, lanciatosi con il paracadute, e il danneggiamento grave di tre Macchi. Visconti è proposto per la concessione di una Medaglia d'Argento al valor militare che verrà concessa il 10 giugno 1948, tre anni dopo l'assassinio dell'asso italiano.[35] Nel pomeriggio di giovedì 6 maggio 1943, i Macchi 202 del 54º Stormo si alzano per contrastare le decine di aerei alleati che sciamano sulla Tunisia. Ancora una volta, il capitano Adriano Visconti decolla da Soliman alla guida del 7º Gruppo mentre il tenente colonnello Giovanni Zappetta decolla da Korba al comando del 16°. I 14 Macchi M.C.202 attaccano, nel cielo di Capo Bon, gli Spitfire V del 31° Fighter group. Visconti abbatte uno Spitfire (sua sesta vittoria individuale e ultima nella Regia Aeronautica) e probabilmente un secondo. Un altro Spitfire è abbattuto dai piloti del 7º Gruppo di Visconti e altri due sono dichiarati "probabili". Ma il Capitano Sergio Mauer, comandante della 98ª Squadriglia, viene a sua volta abbattuto e ucciso quasi certamente dal Lieutenant Dale Shafer jr. Il tenente colonnello Zappetta, colpito dal Major Frank Hill, deve compiere un atterraggio di emergenza su una spiaggia. È questo l'ultimo combattimento aereo della Regia Aeronautica in Africa Settentrionale. Il giorno dopo, Tunisi si arrende agli anglo-americani.[36]

Russia[modifica | modifica sorgente]

I "Folgore" arrivarono sul fronte orientale nell'estate del 1942. Gli M.C.202 andarono ad affiancare o sostituire i logori Macchi 200 in forza al 21º Gruppo. Durante la battaglia del Don - i caccia Italiani erano allora basati sugli aeroporti di Millerovo e Kantamirovka - gli aviatori furono impegnati duramente in combattimento e il 13 agosto sette piloti italiani venivano decorati con la Croce tedesca di seconda classe.[37] In seguito, tuttavia, il 21º Gruppo, che aveva in forza 17 M.C.202, impiegò in modo limitato i “Folgore”. Nel corso di quattro mesi, i 202 svolsero soltanto 17 missioni. Una di queste fu la scorta a Junkers Ju 52 in volo su Stalingrado, l’11 dicembre 1942, durante la quale il Tenente Pilota Gino Lionello venne abbattuto e dovette paracadutarsi dal suo “Folgore”.[38] Cinque giorni dopo, il 16 dicembre, quando i sovietici lanciarono l’offensiva contro l'8ª Armata Italiana in Russia, o ARMIR, i Macchi M.C.202 dispiegati sul fronte orientale erano ridotti a 11. E appena due giorni dopo, sotto la pressione dell’Armata Rossa e degli attacchi dell’aviazione sovietica, l’aeroporto di Kantamirovka dovette essere abbandonato.[39]

Italia[modifica | modifica sorgente]

Uno degli "assi" del "Folgore" fu Lucchini. "Il veterano "spagnolo" Franco Lucchini aggiunse 21 abbattimenti alle sue 5 vittorie in Spagna. Pilotando il Macchi M.C. 202, egli ottenne almeno 16 vittorie individuali e diverse altre in collaborazione sulla Libia, ma fu abbattuto e ucciso sulla Sicilia il 5 luglio 1943"[40] Il Macchi 202 rimase in prima linea fino all'armistizio e anche oltre. Quando la Regia Aeronautica riprese l'attività bellica al fianco degli Alleati, alcuni Folgore equipaggiarono, fino alla completa usura, reparti come la 208ª Squadriglia Caccia-Bombardieri. Al nord i pochi apparecchi rimasti vennero utilizzati per l'addestramento dalle forze aeree della R.S.I.. Dopo il conflitto, i "Folgore" non più in condizioni di volare e non ricondizionati in Macchi M.C. 205 da vendere all'estero vennero usati - tra l'altro - per anni come bersagli per l'addestramento degli armieri al tiro proprio con le Breda-SAFAT da 12,7mm, fino a completa distruzione.

Utilizzatori[modifica | modifica sorgente]

Il Macchi M.C. 202 non volò sotto molte bandiere, visto che la Regia Aeronautica assorbì la quasi totalità della produzione. La Luftwaffe tuttavia, acquistò proprio dall'aeronautica italiana dodici "Folgore" che girò al 1º Gruppo Caccia della Legione Croata, seguiti probabilmente da altrettanti o più, visto che alla Croazia furono ceduti molti degli aerei di produzione italiana che la Regia Aeronautica e la Luftwaffe aveva in surplus.[41]

Con insegne croate[modifica | modifica sorgente]

Nella primavera 1944, l' Aeronautica dello Stato Indipendente di Croazia - Zrakoplovstvo Nezavisne Države Hrvatske (ZNDH) - ricevette alcuni quantitativi di Macchi, Un primo gruppo di 16 "Folgore" della "serie XII" prodotta dalla Breda dopo l'occupazione tedesca, venne assegnata al Kro JGr 1. Tuttavia i piloti croati non nutrirono un'opinione positiva dell'intercettore della Macchi, a causa del suo armamento (una coppia di mitragliatrici da 12,7 mm e una coppia di 7,7 mm) ritenuto poco efficace contro i quadrimotori da bombardamento americani, pesantemente armati e corazzati.[42] Il comandante del 2/JGr Kro, il maggiore Helebrant, considerava i Macchi come "vecchi, stanchi ed inutilizzabili" e descriveva il morale dei suoi uomini come "basso e i risultati della sua unità uguali a zero". In realtà il primitivo sistema di avvistamento e segnalazione dei croati costringeva i piloti dei Macchi a decollare quando i bombardieri si trovavano sulla verticale dell'aeroporto, ormai irraggiungibili.[42]

Croazia Croazia
bandiera Regno d'Italia
Italia Regno del Sud
Repubblica Sociale Italiana Repubblica Sociale Italiana

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l Petacco, op. cit.
  2. ^ a b Angelucci and Matricardi 1978, p. 219.
  3. ^ a b c Jeffrey L. Ethel, Aerei della Seconda Guerra mondiale, Vallardi/Collins Janes
  4. ^ a b c Duma 2007, p. 217.
  5. ^ Matricardi 2006, pp. 70-71.
  6. ^ a b Glancey, Jonathan. Spitfire: The Biography
  7. ^ Dunning 2000, p. 209.
  8. ^ Duma 2007, p. 232-233.
  9. ^ Paolo Matricardi. Aerei Militari: Caccia e Ricognitori. Milano: Mondadori Electa Editore. 2006 pag. 70-71
  10. ^ Caruana, Richard J. Victory in the air
  11. ^ a b Nico Sgarlato. Aermacchi C202 Folgore. Parma: Delta Editrice 2008 pag. 36
  12. ^ Nico Sgarlato. Aermacchi C202 Folgore. Parma: Delta Editrice 2008 pag.41
  13. ^ , Robert Jackson: The forgotten Aces London, Sphere Books Limited 1989
  14. ^ Haining Peter; The Chianti Riders - The extraordinary story of the Italian Air force in the Battle of Britain London, Robinson Book 2005
  15. ^ Come è noto, l'asso italiano Franco Lucchini del Quarto Stormo, in volo su un Macchi 202, venne abbattuto proprio mentre attaccava un quadrimotore americano sopra Gerbini, da fuoco difensivo del bombardiere.
  16. ^ Duma 2007, p. 216.
  17. ^ Bill Gunston. "Aerei della seconda guerra mondiale". Peruzzo Editore, 1984
  18. ^ Malizia 2002, p. 95.
  19. ^ Duma 2007, p. 223.
  20. ^ Malizia 2006, p. 97.
  21. ^ Robert Jackson, The forgotten aces, Sphere Books, p. 12
  22. ^ a b Neulen Hans Werner; In the skies of Europe - Air forces allied to the Luftwaffe 1939-1945 Ramsbury, Marlborough, The Crowood Press 2000
  23. ^ Caruana 1999, pp. 175-176-177
  24. ^ Nolan 1981, pp. 64-65-66.
  25. ^ Nolan 1981, p.65.
  26. ^ Beurling with Roberts 1943, pp.165-166.
  27. ^ Massimello 1998, pp. 50-51-52-46-57.
  28. ^ Caruana 1999, p.176.
  29. ^ Rogers 1999, p.192-193.
  30. ^ Giuseppe Pesce con Giovanni Massimello. Adriano Visconti Asso di guerra. Parma: Albertelli Edizioni speciali s.r.l. 1997 pag. 50
  31. ^ Walter J. Boyne, Scontro di ali, Milano Mursia 1997, pag. 149-150
  32. ^ Italian biplane fighter aces - Franco Bordoni-Bisleri
  33. ^ Giuseppe Pesce con Giovanni Massimello. Adriano Visconti Asso di guerra, Parma, Albertelli Edizioni speciali s.r.l., 1997, p. 60
  34. ^ Giuseppe Pesce con Giovanni Massimello. Adriano Visconti Asso di guerra, Parma, Albertelli Edizioni speciali s.r.l., 1997, p. 63
  35. ^ Giuseppe Pesce con Giovanni Massimello. Adriano Visconti Asso di guerra, Parma, Albertelli Edizioni speciali s.r.l., 1997, pp. 65-66
  36. ^ Giuseppe Pesce / Giovanni Massimello. Adriano Visconti Asso di guerra, Parma, Albertelli Edizioni speciali s.r.l., 1997
  37. ^ Neulen 2000, p. 64.
  38. ^ Bergström 2007, p. 98.
  39. ^ Neulen 2000, p. 65.
  40. ^ Spick, Mike The complete fighter ace - All the World's Fighter Aces, 1914-2000 London, Greenhill Books, 1999
  41. ^ Nico Sgarlato. Aermacchi C202 Folgore. Parma: Deltra Editrice 2008
  42. ^ a b Savic & Ciglic 2002, p. 63.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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  • Borgiotti, Alberto e Gori, Cesare: Macchi MC 202 folgore Modena, Stem Mucchi 1994
  • Boyne, J. Walter: Scontro di Ali - L'aviazione militare nella Seconda guerra mondiale Milano Mursia 1997 ISBA 88-425-2256-2
  • Emilio Brotzu, Gherardo Cosolo (a cura di), Dimensione Cielo, Aerei Italiani nella 2ª Guerra Mondiale Vol.2, Caccia-Assalto Vol.2, Roma, Edizioni dell'Ateneo & Bizzarri, pp. 53-60.
  • (EN) Caruana, Richard J. Victory in the air. Malta, Modelaid InternationaL Publications 1996. ISBN 1-871767-12-1
  • Duma, Antonio. Quelli del Cavallino Rampante – Storia del 4º Stormo Caccia Francesco Baracca. Roma: Aeronautica Militare – Ufficio Storico, 2007. NO ISBN.
  • Dunning, Chris. Solo coraggio! La storia completa della Regia Aeronautica dal 1940 al 1943. Parma: Delta Editrice, 200. No ISBN.
  • Gunston, Bill. "Aerei della seconda guerra mondiale". Peruzzo Editore, 1984
  • Malizia, Nicola: Aermacchi- Bagliori di guerra / Flashes of war (Macchi MC.200 - M.C.202 -MC205/V) Roma IBN Editore 2006
  • Matricardi, Paolo. Aerei Militari: Caccia e Ricognitori. Milano: Mondadori Electa Editore. 2006
  • Giuseppe Pesce / Giovanni Massimello. Adriano Visconti Asso di guerra. Parma: Albertelli Edizioni speciali s.r.l. 1997 ISBN 88-85909-80-9.
  • Nico Sgarlato. Aermacchi C202 Folgore. Parma: Deltra Editrice 2008
  • (EN) Haining, Peter: The Chianti Riders - The extraordinary story of the Italian Air force in the Battle of Britain London Robinson Book 2005
  • (EN) Jackson, Robert: The forgotten Aces London, Sphere Books Limited 1989 ISBN 0-7474-0310-4
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  • Massimello, Giovanni. Furio Niclot Doglio: Un Pilota Indimenticabile. Milano, Giorgio Apostolo editore, 1998.
  • Arrigo Petacco, Mario Francini; Giuseppe Mayda; Piero Pieroni, Vol.3 in La seconda guerra mondiale, Franco Puddu per le armi e i mezzi militari, Roma, Armando Curcio editore, pp.1110-1111. (ISBN non esistente)

Modellismo[modifica | modifica sorgente]

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