Macchi M.C.202

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« Di linea eccezionalmente agile, dall'aspetto estetico impeccabile ed aggressivo, il "Folgore" è stato il più tipico caccia italiano della Seconda guerra mondiale »
(Giorgio Bignozzi, Aerei d'Italia, Edizioni E.C.A. 2000 Milano)
Macchi M.C.202 "Folgore"
Un Macchi M.C.202 in volo
Un Macchi M.C.202 in volo
Descrizione
Tipo aereo da caccia
Equipaggio 1
Progettista Mario Castoldi
Costruttore Italia Aeronautica Macchi
Data primo volo 10 agosto 1940[1]
Data entrata in servizio maggio 1941[1]
Utilizzatore principale Italia Regia Aeronautica
Altri utilizzatori Italia ICBAF
Repubblica Sociale Italiana ANR
Germania Luftwaffe
altri
Sviluppato dal Macchi M.C.200
Altre varianti Macchi M.C.205
Modello sperimentale MM. 7768 con radiatore glicol avanzato (1941)
Dimensioni e pesi
Tavole prospettiche
Lunghezza 8,85 m[1]
Apertura alare 10,58 m[1](ala sinistra più lunga di 21 cm, per compensare tendenza ad imbardata a sinistra dovuta alla coppia dell'elica)
Altezza 3,51 m[1]
Superficie alare 16,80 [1]
Peso a vuoto 2 350 kg[1]
Peso carico 2 989[1]
Peso max al decollo 2 937 kg
Propulsione
Motore un Daimler-Benz DB 601 o
Alfa Romeo RA 1000 RC.41 12V
Potenza 1 175 CV (864 kW)
Prestazioni
Velocità max 596 km/h a 5 900 m[1]
Velocità di crociera 430 km/h
Velocità di salita 1000 m in 34 s
a 6000 m in 5 min e 55 s[1]
Autonomia 765 km[1]
Tangenza 11500 m[1]
Armamento
Mitragliatrici 2 Breda-SAFAT calibro 12,7 mm
con 400 cartucce per arma (dalla IV serie, altre due calibro 7,7 mm alari) con 500 cartucce per arma
Piloni nella versione CB (cacciabombardiere) possibilità installazione di due travetti sub-alari per trasporto di due serbatoi da 100 l o ordigni fino a un massimo di 160 kg per travetto
Note Medaglie d'oro assegnate a piloti combattenti sul "Folgore": 14. Di questi, 13 uccisi in combattimento, uno, Luigi Gorrini, vivente

[senza fonte]

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Il Macchi M.C.202 Folgore era un aereo monomotore, monoposto, ad ala bassa progettato dalla italiana Aeronautica Macchi e prodotto anche dalla Breda di Sesto S.Giovanni nel 1941-1943. Impiegato nella seconda guerra mondiale dalla Regia Aeronautica, conservava dal suo predecessore, il M.C.200, le ali e la coda ma aveva una fusoliera assai più affusolata ed aerodinamica[2] e soprattutto era equipaggiato con il più potente motore tedesco DB601A, in seguito costruito su licenza dall'Alfa Romeo.[3]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Sviluppo[modifica | modifica sorgente]

La stessa Commissione di Valutazione della Regia Aeronautica che ebbe l'incarico di valutare gli aerei da caccia della cosiddetta "prima generazione" (Macchi C.200, Fiat G.50, Reggiane Re.2000, Caproni Vizzola F.5), nella sua relazione finale del settembre 1939, affermava di ritenere indispensabile, per la generazione successiva, l'adozione di motori in linea raffreddati a liquido, in modo da ridurre la sezione frontale degli aerei e aumentarne le prestazioni. Data l'incapacità manifesta dell'industria italiana di progettare una nuova generazione, modernamente concepita, di motori in linea, si decise di puntare ancora su propulsori prodotti su licenza, in particolare il Daimler Benz DB 601, di cui l'Alfa Romeo acquisì la licenza di costruzione nel novembre del 1939.

L'ingegner Mario Castoldi, progettista del Macchi C.200 e dei famosi aeroplani da competizione della Coppa Schneider, modificò il suo aereo, principalmente per quanto riguarda la fusoliera, per poter installare il nuovo motore. Il risultato fu un aereo completamente nuovo che venne portato in volo per la prima volta già nell'estate del 1940. Il prototipo del Folgore volò il 10 agosto 1940 impiegando il motore tedesco Daimler Benz DB 601 a 12 cilindri a V raffreddati a liquido, in grado di erogare 1175 HP al decollo, un propulsore radicalmente nuovo, rispetto alla tradizione motoristica nazionale.[4]

I piloti della Regia Aeronautica iniziarono il passaggio sul M.C.202 fin dal maggio 1941. I primi esemplari arrivarono ai reparti alla fine di luglio-inizio di agosto. Il caccia dimostrò di avere ottime caratteristiche di velocità e manovrabilità ed era armato con due mitragliatrici da 12,7mm e due da 7,7mm. "[3] Un'altra delle sue caratteristiche positive era la sua costruzione estremamente robusta che permetteva ai suoi piloti di poter lanciare in ripidissime picchiate il loro apparecchio.[5]

Elica tripala Piaggio A.P.V.V.
Il prototipo del Folgore.
Macchi MC.202 conservato presso il National Air and Space Museum a Washington

Tecnica[modifica | modifica sorgente]

Struttura[modifica | modifica sorgente]

La cellula del M.C.202 si distingueva da quella del M.C.200 per la forma della fusoliera, nel "Folgore" più affusolata e priva della famosa "gobba" del "Saetta". Il M.C.202 era un caccia intercettatore diurno, monoposto, monoplano ad ala bassa a sbalzo, interamente metallico, con tutte le caratteristiche più moderne per un caccia dell'epoca: carrello retrattile, ipersostentatori e radio ricetrasmittente, una Allocchio-Bacchini B.30 E e un tettuccio chiuso. L'elica tripala metallica con passo variabile in volo e velocità costante era la Piaggio.P1001, dal diametro di 3,05 metri. Il serbatoio principale di carburante si trovava in fusoliera, tra la paratia antifiamma e il posto di pilotaggio. Altri serbatoi erano nella sezione centrale dell'ala, da 40 litri ciascuno e uno di riserva da 80 dietro il seggiolino del pilota. Tutti ricoperti da trattamento autosigillante Semape. Alla radice dell'ala sinistra poteva essere montata una cinepresa FM-62.

Motori[modifica | modifica sorgente]

Sui primi esemplari di M.C.202 vennero montati motori DB 601A-1 originali. Esaurita la fornitura di 419 propulsori tedeschi, dal 1941 furono installati quelli assemblati dall'Alfa Romeo di Pomigliano d'Arco vicino Napoli con parti e componenti forniti dalla Germania. In seguito nel 1942 entrò in produzione il RA 1000 RC.41 Ia.

Produzione e versioni[modifica | modifica sorgente]

Complessivamente, furono ordinati 1 454 "Folgore". Il grosso delle ordinazioni spettò alla Breda (900), seguono l'Aermacchi stessa (403) e la SAI Ambrosini (150). In pratica la Breda riuscì a produrre 649 macchine, l'Aermacchi 390 e la SAI soltanto 67. Le versioni del M.C.202 furono poche, anche se a loro si devono aggiungere alcuni prototipi.

M.C.202 MM.445: il prototipo presentava una sorta di tettuccio "a goccia", avendo due trasparenti fissi per lato sulla carenatura posteriore dell'abitacolo e il ruotino di coda retrattile e chiuso da due portellini. Il castello motore non era ancora in lega leggera, ma in tubi d'acciaio. Non aveva, invece, il prolungamento della presa d'aria sul lato sinistro del cofano motore, né l'antenna radio.

M.C.202: la versione di serie iniziale non aveva l'asta di sostegno del filo dell'antenna, che comparve solo con le radio trasmittenti. I primi aerei operativi, infatti, avevano soltanto un ricevitore.

M.C.202 AS: era il "Folgore" "Africa Settentrionale", dotato di un filtro antisabbia Corbetta alla presa d'aria (applicato praticamente a tutti gli esemplari). Con la serie VII fu introdotto il parabrezza in blindovetro e l'ala era predisposta per ospitare due mitragliatrici da 7,7 mm con 500 colpi per arma, montate dal maggio 1941. A causa dell'aumento di peso, però, che riduceva la maneggevolezza, i piloti le facevano spesso smontare.[6]

M.C.202AS/CB: dalla Serie XI in poi, i M.C.202 diventarono AS/CB, cioè Caccia-Bombardieri, con due attacchi alari per bombe da 50, 100, o 160 kg, oppure serbatoi ausiliari sganciabili da 100 o 150 litri (raramente usati).

M.C.202EC: Il Folgore MM.91974 - collaudato il 12 maggio 1943 - era dotato di due gondole subalari per cannoncini aeronautici Mauser MG 151/20 da 20 mm con 200 colpi per arma. Ne furono realizzati altri quattro esemplari, ma i piloti italiani, che già avevano rifiutato le Breda-SAFAT da 7,7 mm nelle ali, per l'aggravio di peso, non gradirono sufficientemente l'innovazione.

Gli autori non concordano sul numero esatto dei M.C.202 prodotti.[6] "Circa il totale degli esemplari consegnati alla Regia Aeronautica, la stima più attendibile si situa a 1 094-1 106, ma esistono anche valutazioni diverse, pari a 1 164 o a 1 207 aerei."[7]

Rispetto ai precedenti caccia dotati di motore radiale, il Folgore aveva migliore velocità di salita (salita a 6 000 metri in 5 minuti e 55 secondi) ed era in grado di picchiare ad oltre 900 km/h. I controlli risultavano leggeri, ben bilanciati e pronti alla risposta. Nonostante la grande potenza dei loro motori V12, gli M.C.202 non imbardavano da un lato in accelerazione durante il decollo perché le loro ali sinistre erano più lunghe di 21 centimetri di quelle destre: l'ala più lunga generava più portanza e così compensava quella che sarebbe stata la normale tendenza di imbardare verso sinistra[8]. La capacità di competere con gli Hurricane, i P-40 di fornitura americana e gli Spitfire V "Nei primi combattimenti, sul Deserto Occidentale, costituì una sorpresa per i piloti della RAF e divenne un temibile avversario"[3] grazie anche all'addestramento dei piloti italiani. "Molti dei piloti da caccia italiani incontrati dalle forze aeree della RAF e del Commonwealth erano abili e molto esperti, avendo combattuto nella guerra civile in Spagna; se attaccati, anche da forze preponderanti, non si sottraevano al combattimento, anche in situazioni in cui i tedeschi avrebbero preferito allontanarsi rapidamente."[9] Ma la quantità dei velivoli Italiani e Tedeschi in condizioni di volare diminuiva fermamente in quanto la produzione rimase sempre insufficiente a ripianare le perdite. Allo scopo di accelerare la produzione dei nuovi apparecchi, la fabbricazione fu affidata a tre diverse imprese: la Macchi, la Breda e la Società Aeronautica Italiana Ambrosini.

Per rispondere, almeno in parte, alle aspettative di un maggior volume di fuoco da parte di molti piloti italiani la Macchi, a partire dalla IV serie, installò due mitragliatrici Breda-SAFAT aggiuntive, da 7,7 mm, nelle ali. Ma queste armi di calibro ridotto si rivelarono poco efficaci, tanto che molti piloti preferivano smontarle per ridurre anche se solo di poche decine di chili il peso nelle ali e poter contare su una migliore maneggevolezza.

Dal "Folgore" derivò direttamente il Macchi C. 205V Veltro che differiva dal 202 soltanto per l'adozione del più potente motore Daimler-Benz DB 605 da 1 475 CV e di due radiatori tubolari per l'olio, sotto il muso.

Impiego operativo[modifica | modifica sorgente]

Prototipo di un Macchi M.C. 202D, MM 7768 (serie III), con radiatore modificato
Un Macchi M.C.202 conservato presso il Museo storico dell'Aeronautica Militare di Vigna di Valle
4 Macchi C 202 probabilmente a Napoli-Capodichino sede del XXII Gruppo C.T. fine 1942 estate 1943. Dietro si intravede un Macchi C 200
Rifornimento di un caccia Macchi M.C.202 su una pista in Africa settentrionale.

Il Macchi 202 operò su tutti i fronti. L’aereo ebbe il suo battesimo del fuoco soltanto alla fine di settembre a causa dei molti difetti che i primi esemplari presentavano. Alcuni poterono essere eliminati in breve tempo. Come il difetto del carrello che - in alcuni voli - in seguito di brusca richiamata, fuoriusciva. Il 21 agosto a Lonate Pozzolo il tenente Giulio Reiner, uno dei piloti più esperti del 9º Gruppo, effettuava il volo di controllo militare e gli strumenti dell'Ufficio tecnico registrarono la velocità in candela di 1.078,27 km/h ed un'accelerazione nelle richiamata di 5,8 G. Ma durante la picchiata si verificarono alcuni inconvenienti: il volantino di comando dell'assetto dei piani di coda si era bloccato e non interveniva nella manovra di richiamo del 202 che tendeva a rimanere in candela. Inoltre, alla massima velocità raggiunta si erano manifestate fortissime vibrazioni, in particolare sulla cloche. Infine, l'inclinazione delle pale dell'elica si bloccava sul passo massimo anche con la manetta al minimo, agevolando l'affondata ma ostacolando l'atterraggio.[10] Tra gli altri difetti che poterono essere eliminati, il cofano delle armi che si spaccava, i nastri delle munizioni che si inceppavano e la presa d’aria anti-sabbia che – a causa delle vibrazioni del motore –dapprima si cristallizzava e poi si tranciava. Altri difetti come il cattivo funzionamento dell’impianto dell’ossigeno e l’armamento insufficiente, non poterono mai essere risolti del tutto. Così come il problema delle radio, che emettevano tanti e tali rumori che i piloti preferivano tenerle spente.[11]

Malta[modifica | modifica sorgente]

Il Folgore ebbe il suo battesimo del fuoco sotto le insegne del "Cavallino Rampante". La prima unità a registrare il primo abbattimento fu il 9º Gruppo (4º Stormo) il 30 settembre 1941[11] (il 29 settembre secondo altri autori)[12]). Quel giorno poco dopo le due pomeridiane, sei Hurricane decollati dalla base di Hal Far a Malta piombarono sull'aeroporto di Comiso, mitragliando e lanciando spezzoni. Tra le esplosioni, tre Macchi della 97ª Squadriglia decollarono per intercettare i caccia-bombardieri inglesi. Il sottotenente Jacopo Frigerio raggiunti gli aerei britannici, diretti a Malta, attaccò l'Hurricane (Z5265) del Pilot Officer D.W Lintern, incendiandolo. Il pilota inglese si lanciò con il paracadute sul mare a 15 km a sud di Capo Scaramia, a nord di Gozo. Poco dopo, un Cant Z.506 da soccorso scortato da tre M.C.202 giunse per soccorrere il pilota, ma sette Hurricane cercarono di abbattere l'idro-soccorso. I Folgore attaccarono allora gli Hurricane e diversi velivoli britannici furono colpiti. Tra questi uno esplose prima di cadere in mare.[13]

Il primo ottobre 1941, vi fu un altro combattimento tra i Folgore e gli Hurricane del 185° Fighter Squadron. A circa trenta miglia a Nord-Est dell'isola di Malta veniva colpito, precipitando in fiamme l'Hurricane IIc del Comandante l'unità britannica, lo Squadron Leader F.B. "Baby" Mould, un pilota pluridecorato[14] che si lanciò col paracadute e finì in mare, ma non fu mai più ritrovato.[15] Sempre gli M.C.202 del 9º Gruppo il 26 novembre 1941 incontravano una formazione di caccia Curtiss P-40 e secondo i registri italiani abbatterono sette P-40 senza perdite.[16] La presenza dei Folgore nel cielo di Malta durò però solo fino alla fine di novembre, quando la maggior parte dei Macchi fu trasferita in Nord Africa. Il 4º Stormo tornò in Sicilia in aprile del 1942 per un paio di settimane, prima di continuare il suo trasferimento a Campoformido. Nel frattempo il 16º Gruppo del 54º Stormo iniziò a riequipaggiarsi con gli M.C.202 verso la fine del 1941. I Macchi del 51º Stormo e quelli del 23º Gruppo del 3º Stormo arrivarono nel maggio 1942. Alla fine di giugno in Sicilia erano stati trasferiti circa 60 Macchi per operare contro Malta, che aveva nel frattempo iniziato a ricevere gli Spitfire V.[17] Per tutta l'estate e parte dell'autunno i Macchi si scontrarono quasi quotidianamente con gli Spitfire, con perdite continue da entrambe le parti. Il 27 luglio 1942, nel cielo di Gozo vi fu uno scontro che vide protagonisti l'asso canadese George Beurling (soprannominato "Buzz"), del 249° Squadron e il capitano Furio Niclot Doglio della 151ª Squadriglia del 51º Stormo Caccia, un abile pilota italiano con sette abbattimenti accreditati e molti primati mondiali al suo attivo raccolti prima del conflitto. Beurling sullo Spitfire Mk V sigla BR 301/UFS fece saltare in aria da grande distanza il Folgore (M.M.9042) di Niclot. Prima di Doglio aveva abbattuto anche il 202 del sergente Faliero Gelli della 378ª Squadriglia del 155º Gruppo, pilota con tre abbattimenti al suo attivo.[18] Beurling, impiegava il "deflection shot", il tiro a distanza di bersagli in rapido movimento e quello stesso giorno abbatté anche due Messerschmitt Bf 109, incluso quello del tenente Karl-Heinz Preu dello Stabst./JG53, un asso con 8 abbattimenti. Colpì il Macchi del sergente Gelli prima ancora di essere avvistato[19] e la stessa sorte dovette subire anche Niclot Doglio: intento a battere le ali per poi manovrare e attaccare dal basso altri Spitfire, non si avvide dell'attacco laterale portato dalla sua sinistra dalla formazione con cui volava l'asso canadese che lo centrò con numerosi colpi dei cannoncini da 20 millimetri. "Quel povero diavolo semplicemente saltò in pezzi."[20][21][22][23] riferì George Buzz Beurling, che per i successi di quel giorno ottenne la Distinguished Flying Medal.

Due settimane dopo, il 13 agosto, Adriano Visconti venne inviato in ricognizione su Malta ai comandi di un M.C.202 fotografico armato, in coppia con un altro Folgore alla ricerca di una flotta in avvicinamento all'isola. Quando fu sulla verticale delle navi i due Macchi vennero attaccati da quattro Spitfire di scorta al convoglio. Visconti, al suo secondo combattimento con il M.C.202, abbatté due Spitfire, mettendo in fuga gli altri due, permettendo al ricognitore di svolgere la sua missione. Per questa doppia vittoria aerea, Visconti vennne insignito di una Medaglia d'Argento al Valor Militare.[24]

Africa Settentrionale[modifica | modifica sorgente]

Il Nord Africa fu lo scacchiere dove si alternarono più o meno tutti gli stormi che impiegarono il Folgore, sempre disponibile in numero insufficiente. Alla vigilia dell'attacco di Rommel contro l'Egitto che lo avrebbe portato ad El Alamein, dei 182 caccia italiani di pronto impiego, 93 erano Macchi 202. Nell'ottobre 1942 il 3º Stormo ricevette i primi Folgore ed il 20 dello stesso mese, il tenente Franco Bordoni-Bisleri dell'83ª Squadriglia del 18º Gruppo abbatté su Fuka un bimotore Martin Baltimore (secondo altri autori, un Martin Maryland) del 203 Squadron. Sei giorni dopo, il 26, ci fu una battaglia aerea su Fuka, tra diciannove Macchi 202 da una parte e trenta P-40 e dieci Spitfire di scorta a diciotto Douglas DB-7 Boston dall'altra. Il tenente Giulio Reiner della 73ª Squadriglia colpì uno Spitfire che precipitò ed esplose al suolo, a 20 km a sud est di Fuka. Il tenente Vittorio Squarcia, sempre della stessa unità (73ª Squadriglia), in collaborazione con altri piloti del 23º Gruppo, attaccò un Curtiss P-40 e ne costrinse il pilota, Sergeant Emy Meredith, del 344 Squadron, a un atterraggio a carrello retratto a sud di El Daba. Un altro P-40 colpito da più Macchi precipitava esplodendo al suolo. Bordoni-Bisleri colpì uno dei Kittyhawk, che si distrusse in un atterraggio di fortuna, a 15 km sud-est di Fuka. Solo un Macchi non rientrò, quello del Sergente Maggiore Celso Zemella, costretto a lanciarsi col paracadute su El Quteifiya per guasti al motore.[25]

Il 17 marzo, 17 caccia Macchi M.C.202 del 16º stormo abbattevano nove Spitfire e un Lockheed P-38, perdendo soltanto due del loro numero.[16]

In aria le forze Anglo-americane superavano quelle dell'Asse di 6 a 1, ma anche in questo contesto Adriano Visconti, allora in forza al 54º Stormo, l'8 aprile 1943 decollava su allarme insieme ai sergenti Giuseppe Marconcini e Domenico Laiolo. Visconti con vantaggio di quota e con il sole alle spalle guidava i suoi uomini all'attacco di una squadriglia di Spitfire V e ne abbatté il comandante britannico e mitragliava un altro Spitfire. Il sergente Marconcini abbatté il gregario di sinistra del comandante britannico. Laiolo attaccò uno Spitfire che cercò di sfuggire invertendo la rotta, ma il Folgore lo anticipò e lo colpì in pieno facendolo precipitare. Per Visconti era la quarta vittoria.[26] Il 18 aprile, tra le 17.25 e le 18.30, cinque Macchi M.C. 200 andarono all'attacco dei carri armati della 1ª Divisione Corazzata dell'8ª Armata britannica a Sidi Bou Ali. Ventidue M.C.202 del 54º Stormo di scorta alle "Saette" si scontrarono con una formazione di P-40 e Spitfire. Il Capitano Sergio Maurer, il tenente Giuseppe Robetto e il sergente Mauri abbatterono uno Spitfire a testa, mentre il sergente Rodoz fece precipitare un P-40.[27] Undici giorni dopo, il 29 aprile vi fu l'ultimo grande scontro aereo prima della caduta della Tunisia. In mattinata, il tenente Oscar Patuelli della 167ª Squadriglia del 54º Stormo su un Folgore, sorprese due caccia nemici in decollo da un aeroporto a 8 km a sud di Medjez el Bab e li abbatté. Lo stesso giorno, tra le 17.45 e le 18.50, tredici Macchi 202 del 7º Gruppo di protezione a un convoglio navale in navigazione tra Capo Bon e l'isola di Zembra, attaccarono sessanta tra Spitfire e P-40 diretti contro le navi. Il tenente Visconti abbatté un P-40 con bombe alari. Altri quattro caddero sotto i colpi di altri piloti del 54°. Altri cinque P-40 furono dichiarati probabili. I piloti dei P-40 dichiararono a loro volta tre Macchi abbattuti, ma il 54° riportò una sola perdita, quella del capitano Ugo Diappi della 86ª Squadriglia lanciatosi con il paracadute più il danneggiamento grave di tre Macchi. Visconti venne proposto per la concessione di una medaglia d'argento al valor militare che gli verrà concessa il 10 giugno 1948, tre anni dopo la morte.[28] Nel pomeriggio di giovedì 6 maggio 1943, i Macchi 202 del 54º Stormo si alzarono per contrastare le decine di aerei alleati in volo sulla Tunisia. Visconti decollò da Soliman alla guida del 7º Gruppo, mentre il tenente colonnello Giovanni Zappetta decollò da Korba al comando del 16°. I 14 Macchi M.C.202 attaccarono nel cielo di Capo Bon gli Spitfire V del 31° Fighter group. Visconti colpì uno Spitfire (sua sesta vittoria individuale e ultima nella Regia Aeronautica) e probabilmente un secondo. Un altro Spitfire fu abbattuto dai piloti del 7º Gruppo di Visconti e altri due vennero dichiarati "probabili". Il capitano Sergio Mauer, comandante della 98ª Squadriglia, fu a sua volta abbattuto e ucciso quasi certamente dal Lieutenant Dale Shafer jr. Il tenente colonnello Zappetta, colpito dal Major Frank Hill, fu costretto a un atterraggio di emergenza su una spiaggia. Fu l'ultimo combattimento aereo della Regia Aeronautica in Africa Settentrionale: il giorno dopo Tunisi si arrese agli anglo-americani.[29]

Russia[modifica | modifica sorgente]

I Folgore arrivarono sul fronte orientale nell'estate del 1942. Gli M.C.202 andarono ad affiancare o sostituire i Macchi 200 in forza al 21º Gruppo. Durante la battaglia del Don - i caccia Italiani erano allora basati sugli aeroporti di Millerovo e Kantamirovka - gli aviatori furono impegnati in combattimento e il 13 agosto sette piloti italiani vennero decorati con la croce tedesca di seconda classe.[30] In seguito, tuttavia, il 21º Gruppo, che aveva in forza 17 M.C.202, impiegò in modo limitato i Folgore: nel corso di quattro mesi, i 202 svolsero soltanto 17 missioni. Una di queste fu la scorta a Junkers Ju 52 in volo su Stalingrado, l’11 dicembre 1942, durante la quale il tenente pilota Gino Lionello venne abbattuto e dovette paracadutarsi dal suo Folgore.[31] Cinque giorni dopo, il 16 dicembre, quando i sovietici lanciarono l’offensiva contro l'8ª Armata Italiana in Russia, o "ARMIR", i Macchi M.C.202 dispiegati sul fronte orientale erano ridotti a 11. Appena due giorni dopo, sotto la pressione dell’Armata Rossa e degli attacchi dell’aviazione sovietica, l’aeroporto di Kantamirovka dovette essere abbandonato.[32]

Italia[modifica | modifica sorgente]

Uno degli "assi" del Folgore fu il veterano "spagnolo" Franco Lucchini che aggiunse 21 abbattimenti alle sue 5 vittorie in Spagna. Pilotando il Macchi M.C. 202 ottenne almeno 16 vittorie individuali e diverse altre in collaborazione sulla Libia, ma fu abbattuto e ucciso sulla Sicilia il 5 luglio 1943[33] Il Macchi 202 rimase in prima linea anche oltre l'armistizio. Quando la Regia Aeronautica riprese l'attività bellica al fianco degli Alleati, alcuni Folgore equipaggiarono fino alla completa usura reparti come la 208ª Squadriglia Caccia-Bombardieri. Al nord i pochi apparecchi rimasti vennero utilizzati per l'addestramento delle forze aeree della R.S.I.. Dopo il conflitto, i Folgore non più in condizioni di volare e non ricondizionati in Macchi M.C. 205 da vendere all'estero vennero usati tra l'altro per anni come bersagli per l'addestramento degli armieri al tiro con le Breda-SAFAT da 12,7 mm, fino a completa distruzione.

Utilizzatori[modifica | modifica sorgente]

Il Macchi M.C. 202 quasi esclusivamente con la Regia Aeronautica che assorbì la quasi totalità della produzione. La Luftwaffe acquistò dall'aeronautica italiana dodici "Folgore" che girò al 1º Gruppo Caccia della Legione Croata, seguiti da un ulteriore numero non documentato.[34]

Con insegne croate[modifica | modifica sorgente]

Nella primavera 1944, l'Aeronautica dello Stato Indipendente di Croazia - Zrakoplovstvo Nezavisne Države Hrvatske (ZNDH) - ricevette alcuni quantitativi di Macchi, Un primo gruppo di 16 "Folgore" della "serie XII" prodotta dalla Breda dopo l'occupazione tedesca, venne assegnata al Kro JGr 1. Tuttavia i piloti croati non nutrirono un'opinione positiva dell'intercettore della Macchi, a causa del suo armamento (una coppia di mitragliatrici da 12,7 mm e una coppia di 7,7 mm) ritenuto poco efficace contro i quadrimotori da bombardamento americani, pesantemente armati e corazzati.[35] Il comandante del 2/JGr Kro, il maggiore Helebrant, considerava i Macchi come "vecchi, stanchi ed inutilizzabili" e descriveva il morale dei suoi uomini come "basso e i risultati della sua unità uguali a zero". In realtà il primitivo sistema di avvistamento e segnalazione dei croati costringeva i piloti dei Macchi a decollare quando i bombardieri si trovavano sulla verticale dell'aeroporto, ormai irraggiungibili.[35]

Croazia Croazia
bandiera Regno d'Italia
Italia Regno del Sud
Repubblica Sociale Italiana Repubblica Sociale Italiana

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l Petacco, op. cit.
  2. ^ Angelucci and Matricardi 1978, p. 219.
  3. ^ a b c Jeffrey L. Ethel, Aerei della Seconda Guerra mondiale, Vallardi/Collins Janes
  4. ^ Paolo Matricardi. Aerei Militari: Caccia e Ricognitori. Milano: Mondadori Electa Editore. 2006 pag. 70-71
  5. ^ Caruana, Richard J. Victory in the air
  6. ^ a b Nico Sgarlato. Aermacchi C202 Folgore. Parma: Delta Editrice 2008 pag. 36
  7. ^ Nico Sgarlato. Aermacchi C202 Folgore. Parma: Delta Editrice 2008 pag.41
  8. ^ Glancey, Jonathan. Spitfire: The Biography
  9. ^ , Robert Jackson: The forgotten Aces London, Sphere Books Limited 1989
  10. ^ Duma 2007, p. 216.
  11. ^ a b Duma 2007, p. 217.
  12. ^ Malizia 2002, p. 95.
  13. ^ Duma 2007, p. 223.
  14. ^ Malizia 2006, p. 97.
  15. ^ Robert Jackson, The forgotten aces, Sphere Books, p. 12
  16. ^ a b Neulen Hans Werner; In the skies of Europe - Air forces allied to the Luftwaffe 1939-1945 Ramsbury, Marlborough, The Crowood Press 2000
  17. ^ Caruana 1999, pp. 175-176-177
  18. ^ Nolan 1981, pp. 64-65-66.
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  20. ^ Beurling with Roberts 1943, pp.165-166.
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Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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