Franco Lucchini

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Franco Lucchini
Lucchini, con il caratteristico caschetto bianco, ai comandi di un M.C.202 ancora senza numeri.[1]
Lucchini, con il caratteristico caschetto bianco, ai comandi di un M.C.202 ancora senza numeri.[1]
24 dicembre 1917 - 5 luglio 1943
Nato a Roma
Morto a Catania
Cause della morte ucciso in combattimento
Dati militari
Paese servito bandiera Regno d'Italia
Forza armata Regia aeronautica
Specialità pilota da caccia
Unità 4º Stormo
Anni di servizio 1935-1943
Grado capitano
Guerre guerra civile spagnola
seconda guerra mondiale
Campagne campagna del Nordafrica
Comandante di 10º Gruppo Caccia
Decorazioni vedi qui

[senza fonte]

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Franco Lucchini (Roma, 24 dicembre 1917Catania, 5 luglio 1943) è stato un ufficiale e aviatore italiano. Capitano della Regia Aeronautica, fu un eroe di guerra della seconda guerra mondiale decorato con la medaglia d'oro al valore militare alla memoria.

Insieme ad Adriano Visconti, fu il miglior asso della Regia Aeronautica Italiana durante Guerra civile spagnola e la Seconda guerra mondiale. A questo pilota vennero accreditate 26 vittorie aeree individuali (e ulteriori 52 condivise con altri piloti), inclusi i 5 abbattimenti ottenuti in Spagna.[2] Veniva chiamato "il Francesco Baracca della seconda guerra mondiale".

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Franco Lucchini nacque a Roma il 24 dicembre 1917. La sua passione per il volo fu stimolata dai racconti di due amici di famiglia come Gian Giacomo Chiesa, direttore della scuola di pilotaggio di Cerveteri, e il colonnello Bertolini, comandante dell'aeroporto di Furbara, poi caduto nei cieli d'Etiopia.[3] Lucchini entrò a far parte della Regia Aeronautica come ufficiale di complemento nel 1935. Ottenne il brevetto di pilota militare presso la Scuola Aeronautica di Foggia nel luglio 1936 e venne in seguito assegnato alla 91ª Squadriglia Aeroplani da Caccia del 4º Stormo.

Guerra civile spagnola[modifica | modifica sorgente]

Nel 1937 Lucchini decise di partire volontario per la guerra civile spagnola. Il 22 luglio si imbarcò a Ostia su un cargo diretto a Cadice. Fu assegnato alla 19ª Squadriglia, 23º Gruppo Caccia Aviazione Legionaria, basato a Torridoe ed equipaggiato con caccia biplani Fiat C.R.32.

Durante il conflitto civile spagnolo, a Lucchini vennero accreditare 5 vittorie aeree, nel corso di 122 missioni di volo. Fu a sua volta abbattuto due volte, la seconda – il 22 luglio 1938 – dai Polikarpov I-16 di scorta, dopo aver fatto precipitare un bombardiere Tupolev ANT-40 (Tupolev SB-2). Lanciatosi con il paracadute, venne fatto prigioniero ma riuscì a scappare nel febbraio 1939.[4] Le sue vittorie in Spagna gli valsero la promozione al ruolo di ufficiale di ruolo effettivo ed una Medaglia di Argento al Valor Militare. Tuttavia il numero dei suoi abbattimenti in Spagna è - secondo alcuni storici - sovrastimato, forse nell'intento di farlo apparire, davanti all'opinione pubblica, come il “Baracca della seconda guerra mondiale”. Secondo alcune fonti, in effetti, in Spagna, Lucchini avrebbe ottenuto solo una vittoria confermata, oltre ad altre in collaborazione con altri piloti.[5]

Al termine della guerra civile Lucchini rientrò al suo reparto d'origine per poi passare alla 90ª Squadriglia dello stesso Stormo Caccia nell'aprile 1940.

Seconda guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

La 90ª Squadriglia, dopo essere stata riequipaggiata con il nuovo caccia Fiat C.R.42, venne inviata in Africa settentrionale, dove l'11 giugno 1940 Lucchini volò per la prima missione di guerra a protezione di Tripoli. Il 21 giugno, attaccava uno Short Sunderland, già attaccato senza risultato da un altro Fiat C.R.42 e da due C.R.32 al largo di Tobruk. Lucchini colpì il grosso aereo inglese, lasciandolo con due motori che fumavano. Non ne rivendicò la distruzione ma due giorni dopo, dalla base navale di Bardia comunicavano che un aereo di quel tipo era stato trovato affondato, con pesanti danni e solo un membro dell'equipaggio sopravvissuto, anche se ferito. Pur essendo una vittoria di Lucchini, l'abbattimento fu attribuito anche agli altri tre piloti.[5]

Nella grande battaglia aerea del 4 agosto 1940 sulla Ridotta Capuzzo, Lucchini, tenente della 90ª Squadriglia, abbatteva un Gloster Gladiator con 385 colpi, nei pressi di El Adem, molto probabilmente quello pilotato dal Flight Lieutenant Marmaduke Pattle "Pat", destinato a diventare uno dei più grandi "assi" alleati , con circa 50 aerei abbattuti (e con il più alto numero di velivoli italiani abbattuti nella seconda guerra mondiale) che del suo abbattitore notò come fosse un eccezionale tiratore, in grado di calcolare con grande accuratezza la traiettoria dei proiettili e quella dell'aereo avversario. Durante questo primo ciclo operativo in Nord Africa, a Lucchini furono accreditate 3 vittorie aeree individuali e 15 in collaborazione, nel corso di 94 missioni e 13 combattimenti aerei.

Fu decorato con una seconda Medaglia d'argento al Valor Militare e due Medaglie di Bronzo al Valor Militare.

Agli inizi del 1941 la 90ª Squadriglia venne inviata in Italia per essere riequipaggiata con i nuovi caccia Macchi M.C.200 e successivamente, il 16 giugno 1941, a Trapani in Sicilia per partecipare alle operazioni contro l'isola di Malta. Il 27 giugno 1941 abbatteva un Hawker Hurricane, e successivamente condivise molte altre vittorie con i suoi compagni.[4]

Nel settembre 1941, Lucchini nuovamente decorato con una Medaglia di Argento al Valor Militare e, nel dicembre dello stesso anno, venne nominato comandante della 84ª Squadriglia. Poco dopo la promozione, l'unità venne inviata ad Udine per essere riequipaggiata con i caccia Macchi M.C.202. Il 3 aprile 1942, il 4º Stormo iniziava a tornare in Sicilia, dove era stato basato nel novembre e nel dicembre del 1941, con l'arrivo del 10º Gruppo, proveniente da Roma-Ciampino, a Castelvetrano. L'unità, forte di 26 nuovi Macchi M.C.202, era guidata proprio da Lucchini, al momento accreditato dell'abbattimento di 14 aerei nemici, più uno in collaborazione.[6] Il 9 maggio Lucchini guidò su Malta altri 15 piloti su Macchi 202, di scorta a cinque CANT Z. 1007bis. Trentatré Spitfire attaccarono la formazione. La RAF dichiarò l'abbattimento di 3 bombardieri e un caccia. In realtà tutti gli aerei italiani rientrarono alla base, con solo un "Folgore" colpito da un proiettile da 20 mm. Lucchini (come l'asso Teresio Martinoli e un altro pilota), rivendicò un Supermarine abbattuto, ma la RAF non dichiarò perdite.[7]

Il 22 maggio 1942 l'intero 4º Stormo, dopo aver riequipaggiato i suoi caccia con filtri di aspirazione tropicalizzati, venne nuovamente inviato in Nord Africa, presso Martuba per partecipare all'offensiva italo-tedesca dal generale Erwin Rommel contro le truppe inglesi. Il 4 giugno, Lucchini rivendicava l'abbattimento di un P-40 nel cielo di Bir Hacheim. Il 17 giugno abbatteva un altro P-40 su Sidi Rezegh.

Un Macchi M.C.202 del Museo Storico dell'Aeronautica Militare a Vigna di Valle. Lucchini ottenne la maggior parte delle sue vittorie aeree pilotando questo eccellente caccia della Macchi.

Il 10 luglio 1942, guidava altri 10 Macchi 202 dell'84a Squadriglia, prima di scorta a dei C.R.42 del 158º Gruppo nell'area di El Alamein, e poi in una missione di caccia libera. Lucchini avvistò una formazione di 15 P-40 e portò la sua formazione all'attacco. I Curtiss formarono un cerchio difensivo Lufbery. Dopo trenta minuti, esaurite le munizioni, i Macchi tornarono alla base. Lucchini rivendicò l'abbattimento di un P-40 (altri sette vennero dichiarati abbattuti dai piloti della sua formazione e della 90ª Squadriglia). Il 2 settembre, alle 06:00, Lucchini è in volo con altri 17 Macchi del 10º Gruppo guidati dal Maggiore Giuseppe D'Agostinis in una missione di caccia libera. Incontrarono due formazioni di 18 Douglas Boston e una di 12, scortati da trentacinque Spitfire sull'area di Bir Mseilikh. Nel combattimento che ne seguì Lucchini dichiarò l'abbattimento di un Boston e di uno Spitfire. Gli operatori del radar tedesco Freya il 20 ottobre tardarono ad identificare una numerosa formazione di aerei alleati e Lucchini, con altri 13 piloti del 4º Stormo, intercettarono 24 Boston e Lockheed Hudson ancora in azione su Fuka, scortati da 30 P-40s e 20 Spitfire. Lucchini danneggiò un Hudson (l'intero 4º Stormo rivendicò l'abbattimento di 24 aerei nemici) ma il suo M.C.202 fu danneggiato da un colpo di cannoncino da 20mm e fu costretto a compiere un atterraggio di emergenza.[8] Il 24 ottobre 1942, Lucchini venne ferito ad un braccio e alle gambe durante una missione di volo. Inviato immediatamente presso l'ospedale di Fuka venne poi rimandato in Italia per un periodo di convalescenza. Durante questo secondo turno in Africa Lucchini meritò una Croce di Ferro di seconda classe conferita dagli alleati tedeschi per il coraggio dimostrato in azione.

All'inizio del 1943 la sconfitta italo-germanica in Nord Africa portò al rischieramento del 4º Stormo in Italia per cercare di contrastare eventuali sbarchi sulle coste siciliane da parte delle forze alleate. Tra i mesi di gennaio e giugno il reparto venne parzialmente riequipaggiato con i nuovi caccia Macchi M.C.205. Lucchini rientrò in servizio nel marzo 1943 e venne promosso al comando del 10º Gruppo.

Il 5 luglio 1943 Lucchini, ai comandi di un Macchi M.C.202, decollava alle 10:25, con altri 26 M.C.202 e M.C.205 del 4º Stormo per intercettare 52 bombardieri scortati da decine (tra i 20 e i 50) caccia Supermarine Spitfire, diretti a bombardare gli aeroporti attorno a Catania. Il Capitano Lucchini comandava il 10º Gruppo, formato dall'84a, la 90a e la 91a Squadriglia. Sulla verticale di Gerbini, Lucchini, dopo avere abbattuto un caccia di scorta (la sua 26ª vittoria) attaccava la formazione di B-17, che incontrava per la prima volta. Dopo avere danneggiato diversi bombardieri il caccia di Lucchini era visto precipitare, con il tettuccio chiuso, a pochi chilometri ad est di Catania. Il corpo di Lucchini fu ritrovato due giorni più tardi.

Alla sua morte, Lucchini era stato decorato con cinque Medaglie d'argento al valore militare, una Medaglia di bronzo al valore militare, tre Croci di guerra al valor militare e una Croce di Ferro tedesca di seconda classe. Era stato citato sul Bollettino di Guerra il 5 settembre 1942 e il 6 luglio 1943. Le sue vittorie erano state ottenute in 70 combattimenti aerei nel corso di 262 (secondo altri 294) missioni di combattimento.

Nel 1952 venne decorato alla memoria con la Medaglia d'Oro al Valor Militare postuma. La sua salma riposa presso il Sacrario dell'Aeronautica Militare presso il cimitero del Verano, Roma.[9]

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Medaglia d'oro al valor militare alla memoria - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare alla memoria
«Comandante giovanissimo di un gruppo da caccia. Pilota, animatore, capo capace, entusiasta, convinto. Asso della caccia italiana idealmente puro. Volontario di guerra soffrì le dure pene della prigionia senza fiaccare l’indomito spirito. Affrontò sui cieli di tutti i fronti i piloti di tutto il mondo e nei duelli, sostenuti sempre cavallerescamente, fece brillare le qualità superbe del pilota e del combattente. Le vittorie innumerevoli non lo inebriarono. Convinto della missione da compiere continuò il lavoro con la stessa precisa volontà, esempio costante a tutti nell’adempimento sereno del proprio dovere. Tornò al combattimento con le ferite ancora aperte; sempre primo dove più dura e violenta infuriava la lotta seppe trasfondere agli altri i purissimi sentimenti di amore di Patria che lo animavano. In un epico combattimento sostenuto sopra il sacro suolo d’Italia contro avversari cento volte superiori, fu piegato dal fato avverso e non dall’abilità dell’avversario che aveva sempre nettamente dominato. Cadde da prode come da prode visse e seguitando la luminosa scia di Baracca continua con esso ad additare ai piloti del suo stormo la vera eroica via da seguire. — Cielo dell’Africa Settentrionale, del Mediterraneo e della Sicilia, giugno 1940 - luglio 1943»
— 1952[10]
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
— 1939
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
— 1940
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
— 1941
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
Croce al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Croce al valor militare
Croce al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Croce al valor militare
Croce al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Croce al valor militare
Croce di Ferro di 2ª classe - nastrino per uniforme ordinaria Croce di Ferro di 2ª classe
— 1942

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Nico Sgarlato, Franco Lucchini in Regia Aeronautica, nº 6, Parma, Delta Editrice, giugno 2003, pp. p. 254.
  2. ^ Mike Spick. The Complete Fighter Ace All the World's Fighter Aces, 1914-2000. London: Greenhill Books. 1999. pag. 106
  3. ^ Vincenzo Lyoi. Gloria senza allori. Roma: Associazione Arma Aeronautica, 1953. pag. 324
  4. ^ a b Shores 1983, p. 83.
  5. ^ a b Italian biplane fighter aces - Franco Lucchini
  6. ^ Cull with Galea 2005, p. 105.
  7. ^ Cull with Galea 2005, pp. 104-105.
  8. ^ 404
  9. ^ Il Sacrario dell'Aeronautica Militare, p. 14
  10. ^ Quirinale.it.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giulio Lazzati, Ali nella tragedia, Milano, Mursia, 1970, ISBN 88-425-2132-9.
  • Cull, Brian with Frederick Galea: "Spitfires over Malta". London: Grub Street, 2006. ISBN 978-1-904943-30-3
  • Lyoi, Vincenzo. Gloria senza allori. Roma: Associazione Arma Aeronautica, 1953.
  • Massimello, Giovanni. Assi Italiani Della Caccia 1936-1945 - 1999 Aerofan no. 69 apr.-giu. 1999, Giorgio Apostolo Editore, Milano
  • Pagliano, Franco. Aviatori Italiani - Milano Longanesi 1964
  • Shores, Christopher. Air Aces. Greenwich, CT: Bison Books, 1983. ISBN 0-86124-104-5.
  • Spick, Mike. The Complete Fighter Ace All the World's Fighter Aces, 1914-2000. London: Greenhill Books. 1999. ISBN 1-85367-374-9
  • Duma, Antonio. Quelli del Cavallino Rampante. Roma, Edizioni dell'Ateneo, 1981.
  • Antonino Trizzino, Le Giovani Aquile - Storia dell'asso della caccia Franco Lucchini, Milano, Longanesi & C., 1972, ISBN non esistente.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]