Macchi MB.320

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Macchi MB.320
Aermacchi MB 320.jpg
Descrizione
Tipo aereo da trasporto executive
Equipaggio 1-2
Progettista Ermanno Bazzocchi
Costruttore Italia Aeronautica Macchi
Data primo volo 1949
Dimensioni e pesi
Lunghezza 8,65 m
Apertura alare 13,00 m
Altezza 3,19 m
Superficie alare 21,0
Peso a vuoto 1 490 kg
Peso max al decollo 2 190 kg
Passeggeri 4-5
Capacità 740 kg
Propulsione
Motore 2 Continental E185
Potenza 185 hp (138 kW) ciascuno
Prestazioni
Velocità max 318 km/h (172 kt)
Velocità di crociera 290 km/h (156 kt) a 2 000 m
Velocità di salita a 2 000 m in 7 min
Corsa di decollo 274 m
Atterraggio 219 m
Autonomia 998 km a 250 km/h e 2 000 m (con circa 9 km/h di vento contrario)

i dati sono estratti da:
Flight[1] e
Jane's All The World's Aircraft 1953-54 [2]

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Il Macchi MB.320 era un aereo executive bimotore ad ala bassa sviluppato dall'azienda italiana Aeronautica Macchi nei tardi anni quaranta.

Secondo progetto sviluppato dall'ingegnere Ermanno Bazzocchi per l'azienda di Varese dopo il termine della seconda guerra mondiale, fu un tentativo di inserirsi nel mercato dell'aviazione civile nel difficile periodo del dopoguerra. Prodotto in un numero limitato di esemplari a causa del suo elevato prezzo di listino, venne acquistato principalmente all'estero.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Dopo il termine della seconda guerra mondiale le aziende aeronautiche italiane condivisero una profonda crisi economica dovuta anche alle esigenze di ricostruzione dei propri impianti produttivi a seguito dei bombardamenti strategici operati sul suolo italiano dalle forze aeree alleate. In quest'ambito aziende storiche come Macchi, Fiat Aviazione e SAI Ambrosini cominciarono lo sviluppo di velivoli destinati al mercato civile da proporre su mercati emergenti come quello sudamericano costrette a confrontarsi con una sempre più forte concorrenza soprattutto nelle categorie dei velivoli leggeri, da turismo e da addestramento.[1]

Sviluppo[modifica | modifica sorgente]

Lo sviluppo di un velivolo da destinare al mercato civile con simili caratteristiche fu frutto di un'iniziativa privata dell'ingegner Bazzocchi il quale, dopo essere stato assunto dalla Macchi nel 1941 per affiancare Mario Castoldi, venne da questo assegnato, dimostrando di non aver gradito l'operazione, a progetti secondari, studi di riparazioni e verifiche strutturali. Fu in questo periodo che Bazzocchi progettò in disparte il motocarro Macchi MB1 successivamente battezzato Macchitre, un velivolo monomotore, l'MB.308, ed il bimotore MB.320.[3]

Il progetto si concretizzò nel dopoguerra in un modello dalle linee moderne, caratterizzato dalla costruzione in legno, configurazione monoplana ad ala bassa, propulsione basata su due motori a cilindri contrapposti collocati su due gondole alari, abitacolo a sei posti a sedere dotato di doppi comandi e carrello d'atterraggio triciclo anteriore completamente retrattile.[1]

Il prototipo venne portato in volo per la prima volta nel corso del 1949 dimostrando di avere buone caratteristiche generali, in linea con quelle espresse dai velivoli della concorrenza; l'azienda, pertanto, decise di avviarne la produzione in serie. Tuttavia il prezzo di vendita risultava piuttosto alto e le commissioni rimasero limitate a pochi esemplari venduti essenzialmente per il mercato estero nel settore dell'aviazione generale.

Fu inoltre programmata l'istituzione di un accordo commerciale con la Francia per produrre il modello su licenza, commercializzandolo come Lignel VEMA-51, ma tale accordo non venne mai concretizzato.

Impiego operativo[modifica | modifica sorgente]

Oltre ad essere acquistati da piloti privati per utilizzo personale, un ordine per tre esemplari venne sottoscritto dalla East African Airways, compagnia aerea fondata per sviluppare il trasporto aereo tra Kenya, Tanzania ed Uganda allora parte della comunità dell'Africa Orientale. I tre velivoli vennero acquistati per sostituire in servizio i de Havilland DH.89 Dragon Rapide utilizzati per collegare le città ugandesi Soroti, Lira, Gulu ed Arma ma che risultavano antieconomici. La compagnia, in seguito, li rivendette alla Campling Brothers and Vanderwal, azienda che li utilizzò come charter per voli nei territori dell'Africa Orientale.[4]

Utilizzatori[modifica | modifica sorgente]

Comunità dell'Africa Orientale Comunità dell'Africa Orientale (Kenya, Tanzania, Uganda)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c (EN) New Italian Twin - Macchi M.B.320 Six-seater: Wood Construction in Flight, http://www.flightglobal.com/home/default.aspx, 20 ottobre 1949. URL consultato il 20 ottobre 2011.
  2. ^ Bridgman 1953,pp.162-163.
  3. ^ Giulio C. Valdonio, "B" come Bazzocchi in AMW AerMacchi World, N.1, http://www.aermacchi.it/, giugno 2006. URL consultato il 20 ottobre 2011.
  4. ^ (EN) A. T. Pugh, Safari Adventure - Air Transport's Part in an Embryo Tourist Industry in Flight, http://www.flightglobal.com/home/default.aspx, 28 marzo 1958. URL consultato il 20 ottobre 2011.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • The Illustrated Encyclopedia of Aircraft (Part Work 1982-1985) (in inglese). Orbis Publishing.
  • Leonard Bridgman. Jane's All The World's Aircraft 1953-54 (in inglese). London: Jan's. (1953)
  • Michael J. H. Taylor. Jane's Encyclopedia of Aviation (in inglese). London: Studio Editions. (1989)

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]