Breda Mod. 30

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Breda Modello 1930
Breda 30.jpg
Tipo fucile mitragliatore
Origine Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regno d'Italia
Impiego
Utilizzatori bandiera Regno d'Italia
Germania Germania
Italia Repubblica Italiana
Conflitti seconda guerra mondiale
Produzione
Date di produzione 1930 - 1943
Descrizione
Peso 10,80 kg
Lunghezza 1,23 m
Lunghezza canna 520 mm
Calibro 6,5 mm
Munizioni 6,5 × 52 mm
Azionamento automatico con canna e otturatore rinculanti
Cadenza di tiro 475 colpi/min
Velocità alla volata 618 m/s
Tiro utile 800 - 900 m
Alimentazione Caricatore integrale da 20 cartucce, alimentato con stripper clip da 20 cartucce
Organi di mira fisse sul corpo, non sulla canna

[senza fonte]

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La mitragliatrice Breda Modello 30, classificata allora fucile mitragliatore, fu dal 1931/32 fino al 1946 (negli ultimi 3 anni relativamente alle unità di fanteria destinate al servizio di sicurezza interno) arma collettiva della squadra fucilieri del regio esercito[1].

Sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la prima guerra mondiale, negli anni venti il Regio Esercito sostituiva la SIA Mod. 1918 con nuove armi: la Fiat Mod. 24 e la Breda Mod. 5C vennero scelte per il ruolo di mitragliatrici leggere. Una versione della seconda, la Breda Mod. 5G, alleggerita e dotata di bipiede, venne scelta come fucile mitragliatore, preferita ad un modello delle acciaierie di Terni, come anche al BRNO cecoslovacco, che poi sarebbe diventato il famoso e riuscitissimo Bren. Dal Mod. 5G derivò direttamente il Breda Mod. 30.

Nella mentalità di combattimento aggressiva della seconda metà degli anni trenta, cui si dovette adeguare la nostra fanteria in conseguenza della politica estera dell'allora governo, la sezione fucile mitragliatore della squadra fucilieri doveva partecipare a tutte le fasi del combattimento di questi ultimi. Quindi non doveva più limitarsi ad appoggiare l'avanzata dei fucilieri o la loro ritirata, ma prendere parte all'assalto insieme ad essi fin dentro e oltre la trincea nemica. Ciò dava alla squadra fucilieri nell'assalto un incremento nel volume del fuoco erogato (almeno teoricamente così doveva essere) e quindi un notevole aumento dell'offesa in quanto al tiratore bastava premere il grilletto per iniziare il ciclo di fuoco e finirlo, mentre i fucilieri, sparato un colpo, dovevano aprire, tirare indietro, riportare in avanti e richiudere l'otturatore del loro fucile bolt-action.

Una Breda Mod. 30

Tecnica[modifica | modifica wikitesto]

Tecnicamente, essa era un'arma sofisticata, ma estremamente inadatta all'impiego previsto. Il suo maggior pregio era anche il suo difetto: la meccanica era precisissima, troppo per qualcosa che non deve sparare solo dentro un poligono perfettamente pulito[2].

Tre erano i difetti principali del Breda Mod. 30 che ne fecero un'arma piuttosto insoddisfacente:

  1. La mancanza di un qualsiasi appiglio o manico per il trasporto, che considerato il suo peso e le sue particolari proporzioni sarebbero stati indispensabili: in combattimento il tiratore doveva per le necessità di movimento portarsi a braccio o sulla spalla l'arma spesso rovente;
  2. La lubrificazione delle munizioni prima di essere spinte e introdotte dall'otturatore in camera di scoppio, al fine di favorire e aiutare l'estrazione del bossolo spento a partenza del colpo avvenuto. L'olio in alcuni teatri operativi come quello dell'Africa settentrionale o quelli glaciali russi, aveva la cattiva fama di trattenere sabbia, polvere oppure, con le temperature parecchio sotto lo zero, tendeva a solidificarsi, bloccando e pregiudicando sovente l'affidabilità dell'arma;
  3. Il tempo impiegato per caricare l'arma. Il tiratore doveva aprire il caricatore fisso, girarlo in avanti in linea con la canna verso la sua volata, inserire la lastrina contenente i 20 colpi, ritrarla dal caricatore energicamente, priva dei suoi colpi e richiudere il caricatore: ciò portava a un volume di fuoco pratico o celerità di tiro molto basso. Inoltre le lastrine erano delicate e facilmente danneggiabili.[3]

Il principio di funzionamento era molto complesso, basato sul rinculo della canna solidale all'otturatore. Inoltre la sua meccanica molto fine la esponeva a inceppamenti per via delle condizioni estreme nelle quali normalmente lavora una mitragliatrice da squadra, mentre le numerose sporgenze presenti erano di notevole impaccio per il movimento tra la vegetazione, perché tendevano ad agganciarsi a tutto quello che incontravano[2].

Servizio[modifica | modifica wikitesto]

Prodotta dal 1930, venne largamente impiegata dall'esercito italiano in tutti i teatri di guerra con risultati alquanto scarsi, certo non dipendenti dal numero disponibile, che nel 1940 ammontava ad oltre 30.000 esemplari.

Nondimeno la mitragliatrice continuò ad essere prodotta, in alternativa al niente, fino alla fine della guerra, anche sotto occupazione tedesca, il che comportò la ridesignazione in 6,5 mm Leichter MG 099.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fanteria in Guerra, Edizioni A.I.D., Collana: Storia delle Armi da Guerra
  2. ^ a b Armi della fanteria, collana Big Set, Ermanno Albertelli editore, a cura di John Weeks
  3. ^ Firearms, an illustrated guide to small arms of the world, di Chris McNab, ISBN 978-1-4075-1607-3

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Nicola Pignato, Armi della fanteria italiana nella seconda guerra mondiale, Ermanno Albertelli Editore, 1979.

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