Savoia-Marchetti S.M.81

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Savoia-Marchetti S.M.81 Pipistrello
Un S.M.81, scortato da una squadriglia di caccia  Fiat C.R.32, in un'azione di bombardamento durante la Guerra civile spagnola
Un S.M.81, scortato da una squadriglia di caccia
Fiat C.R.32, in un'azione di bombardamento durante la Guerra civile spagnola
Descrizione
Tipo bombardiere
Equipaggio 6
Progettista Marchetti
Costruttore Italia Savoia-Marchetti
Data primo volo 8 febbraio 1934
Data entrata in servizio primavera 1935
Utilizzatore principale Italia Regia Aeronautica
Esemplari oltre 570
Dimensioni e pesi
Lunghezza 18,36 m
Apertura alare 24,0 m
Altezza 4,37 m
Superficie alare 93,00
Peso a vuoto 6 800 kg
Peso max al decollo 10 540 kg
Propulsione
Motore 3 radiali Alfa Romeo 126 RC.34
Potenza 780 CV (574 kW) ciascuno
Prestazioni
Velocità max 336 km/h a 1.000 m
Velocità di crociera 287 km/h
Velocità di salita 335 m/min
Autonomia 2 000 km
Tangenza 7 000 m
Armamento
Mitragliatrici 6 Breda-SAFAT calibro 7,7 × 56 mm R
Bombe 1 200 kg (normale)
2 000 kg (max)

i dati sono estratti da Уголок неба[1]

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Il Savoia-Marchetti S.M.81 Pipistrello era un bombardiere trimotore ad ala bassa prodotto dall'azienda italiana Savoia-Marchetti negli anni trenta.

Operò nella Guerra civile spagnola, in quella d'Etiopia e durante la Seconda guerra mondiale, venendo relegato a compiti di trasporto verso la fine della sua carriera.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Sviluppo[modifica | modifica sorgente]

Vista frontale e di profilo del SM.81 trimotore

Progettato dall'ing. Marchetti e sviluppato parallelamente al Savoia-Marchetti S.M.73, era un monoplano ad ala bassa con carrello fisso, a costruzione e rivestimento misti. Messo a punto il progetto, furono predisposte due linee di fabbricazione parallele: una per l'S.73 destinato al trasporto civile e l'altra per l'S.81 bombardiere con possibilità di rapida trasformazione in velivolo da trasporto.

Il prototipo compì il primo volo sulla pista di Vergiate l'8 febbraio 1935 ai comandi del pilota collaudatore Adriano Bacula e, dopo essere stato positivamente valutato alla Direzione Superiore Studi ed Esperienze di Guidonia, se ne avviò la produzione in serie affidata, oltre che alla SIAI, ad altre sette ditte allo scopo di disporre di un buon numero di esemplari in breve tempo. I collaudi dimostrarono che si trattava di un apparecchio robusto, affidabile e dotato di notevoli caratteristiche aeronautiche.
L'S.M.81 non subì grosse modifiche durante la sua vita operativa, se non le numerose motorizzazioni, tutte con propulsori radiali raffreddati ad aria. Tra i più comuni i Piaggio P.X RC.35 da 700 CV e gli Alfa Romeo 125 RC.35 da 650 CV.

Una variante montò anche motori francesi a doppia stella da 14 cilindri, Gnome-Rhône 14K da 650 CV, provenienti da lotti requisiti.[2] Altre modifiche furono effettuate su apparecchi da bombardamento per la loro riconversione a trasporti, con lo sbarco degli equipaggiamenti bellici e dell'armamento difensivo, e la sostituzione della torretta dorsale semi-retrattile Breda H con una Caproni-Lanciani Delta. Nel corso del secondo conflitto mondiale ricevette il nomignolo di Pipistrello, perché impiegato in missioni notturne.

L'ala era in tre parti, bassa a sbalzo e completamente in legno, con ipersostentatori e aletta di compensazione regolabile a terra. I piani di coda erano in tubi d'acciaio rivestiti in tela, il timone di direzione era dotato di aletta servo motrice e la fusoliera era in traliccio di tubi metallici saldati e rivestita in compensato e tela. Il carrello d'atterraggio era fisso e aveva ruote indipendenti carenate munite di freni pneumatici.

Impiego operativo[modifica | modifica sorgente]

Rassegna della linea di volo del 15º Stormo con gli S.M.81 Pipistrello della 20ª Squadriglia, 46º Gruppo.
Benito Mussolini passa in rassegna i S.M.81 del 30º Stormo.

L'S.M.81 fece in tempo ad intervenire negli ultimi giorni della campagna di Abissinia, più a scopo propagandistico che per reali esigenze. In questa fase operò anche come ricognitore e trasporto. Nel corso dello stesso anno (1936) fu il primo aereo militare italiano ad essere inviato da Mussolini in aiuto della rivolta del generale Francisco Franco in Spagna. Assieme a modelli più recenti operò intensamente durante tutta la guerra civile spagnola. Particolarmente attive furono le squadriglie basate nelle isole Baleari, impegnate a colpire sistematicamente la città di Barcellona.

All'epoca della sua entrata in servizio era uno dei più moderni bombardieri del mondo, e alla vigilia della seconda guerra mondiale, benché ormai superati, circa 300 S.M.81 armavano ancora numerose squadriglie da bombardamento in Africa settentrionale italiana, Albania, Egeo e Africa Orientale Italiana. Al 10 giugno 1940 erano disponibili ancora 294 S.M.81[3], relegati per lo più all'impiego notturno. Ma i primi aerei italiani ad entrare in azione in Africa Orientale furono - di giorno - proprio due S.M.81. L'11 giugno 1940, uno attaccò Porto Sudan e l'altro svolse una missione di ricognizione sul Mar Rosso. Quella stessa notte, tre "Pipistrelli" decollarono per bombardare Aden, ma uno tornò indietro e un altro impattò contro una collina vicino a Massaua mentre tentava un atterraggio. [4]Ritirato dalla prima linea entro la fine 1940 trovò un utile impiego come aereo da trasporto Ne furono assegnati alcuni esemplari all'Iraq, impegnato vanamente nel 1941 in una guerra che aveva come fine la liberazione totale del Paese dalle pesanti ingerenze dalla ex Potenza mandataria.

Dopo l'armistizio del settembre 1943, 4 esemplari continuarono ad operare con l'Aeronautica Cobelligerante Italiana fino al dicembre 1944 Gli esemplari rimasti a nord vennero utilizzati dal Gruppo Aerotrasporti Capitano 'Felice Terracciano' dell'Aeronautica Nazionale Repubblicana. Il reparto, costituitosi nel novembre 1943 ed equipaggiato anche con Junkers Ju 52/3m, operò sul fronte orientale.

Il reparto volò con insegne tedesche, sotto la designazione Transportgruppe 10. Nel giugno 1944, 19 S.M.81 trasportarono dall'Estonia a Immola, in Finlandia, il personale tecnico della "combat force" Gefechtsverbvand Kuhlmet, equipaggiata con Focke-Wulf Fw 190 e Junkers Ju 87 Stukas, destinata a rafforzare l'aeronautica finlandese a fronte dell'offensiva sovietica.[5] Il Transportgruppe 10 operò in Finlandia fino al novembre 1944. Un numero modesto di "Pipistrelli" sopravvisse alla guerra e restò in servizio in Italia fino al 1950.[2]

Incidente di Roccagorga[modifica | modifica sorgente]

Il velivolo Savoia Marchetti S.M.81 fu protagonista di un grave incidente che colpì la cittadina di Roccagorga in provincia di Latina il 10 novembre 1936. Durante una esercitazione di lunga navigazione e addestramento strumentale, un trimotore S.M.81, gregario di una pattuglia da bombardamento, causa una forte perturbazione, virò verso Roccagorga ed entrò in avaria, precipitando nei pressi della principale piazza cittadina, in via Cristoforo Colombo. L'impatto fu tremendo e provocò vittime sia tra i membri dell'equipaggio che tra i civili. Le cronache parlano di 16 vittime tra cui 6 abitanti di Roccacorga morti nel tentativo di salvare i membri dell'equipaggio intrappolati nel relitto. Si trattò del più grave incidente aereo dell'aviazione fascista.

Sul luogo verso sera giunse personalmente Mussolini accompagnato dal prefetto di Littoria e da alcuni alti ufficiali, per constatare i danni provocati dall'incidente e rendere omaggio alle vittime militari e civili deposte nella chiesa dei SS. Leonardo ed Erasmo.

Tra i militari componenti l'equipaggio morirono nell'incidente il secondo pilota s.te Andrea Luigi Fumo ed il s.te Corrado Ciani.[6][7]

Varianti[modifica | modifica sorgente]

S.M.81B
prototipo bimotore con muso vetrato; motori Isotta-Fraschini Asso XI RC da 840 CV ciascuno.

Utilizzatori[modifica | modifica sorgente]

Taiwan Repubblica di Cina
bandiera Regno d'Italia
Italia Italia
Repubblica Sociale Italiana Repubblica Sociale Italiana
Spagna Spagna
Spagna Spagna

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Savoia Marchetti SM.81 Pipistrello in Уголок неба.
  2. ^ a b Chant 2008, p. 287.
  3. ^ linea di volo della Regia Aeronautica al 10 giugno 1940, considerando i soli velivoli in Italia. Dei 204 velivoli, solo 104 disponibili come pronto impiego.
  4. ^ Sutherland 2009, p. 31.
  5. ^ Neulen 2000, p. 215.
  6. ^ Giuseppe Centra - l'anno 1936 a Roccagorga ed.Risveglio Gaeta 1985
  7. ^ Incidente aereo di Roccagorga Visto l'11 febbraio 2013

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Chant, Chris. Aerei della II guerra Mondiale. Roma, L'Airone, 2008. ISBN 978-88-7944-910-6.
  • (EN) Neulen, Hans Werner. In the Skies of Europe. Ramsbury, Marlborough, UK: The Crowood Press, 2000. ISBN 1-86126-799-1.

G.Centra - L'anno 1936 e Roccagorga -Incidente aviatorio accaduto sull'Abitato di Roccagorga alle ore 12,45 circa del giorno 10 novembre 1936 - Ed. Risveglio -Gaeta -marzo 1985. Il messaggero di Roma -1936. Vie dell'Aria -1936- Il messaggero 14. Ottobre 1984

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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