Savoia-Marchetti S.M.84

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Savoia-Marchetti S.M.84
Un S.M.84 armato di siluro
Un S.M.84 armato di siluro
Descrizione
Tipo bombardiere
aerosilurante
Equipaggio 5
Progettista Alessandro Marchetti
Costruttore Italia Savoia-Marchetti
Data primo volo 5 giugno 1940
Data entrata in servizio febbraio 1941
Utilizzatore principale Italia Regia Aeronautica
Esemplari 309 (tutte le versioni)
Sviluppato dal Savoia-Marchetti S.M.79
Altre varianti Savoia-Marchetti S.M.89
Dimensioni e pesi
Lunghezza 17,93 m
Apertura alare 21,13 m
Altezza 4,59 m
Superficie alare 61,00
Peso a vuoto 8 847 kg
Peso max al decollo 13 288 kg
Propulsione
Motore 3 Piaggio P.XI RC.40 radiali
a 14 cilindri raffreddati ad aria
Potenza 1 000 CV (735 kW) ciascuno
Prestazioni
Velocità max 432 km/h a 4 600 m
Velocità di stallo 140 km/h
Velocità di crociera 346 km/h[1]
Velocità di salita a 4 000 m in 12 min 20 s
Autonomia 1 830 km
Tangenza 7 900 m
Armamento
Mitragliatrici 4 Scotti/Isotta Fraschini calibro 12,7 mm
Bombe fino a 1 000 kg o
Note dati riferiti alla versione S.M.84

i dati sono estratti da Dimensione cielo 5[2] integrati dove indicato

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Il Savoia-Marchetti S.M.84 è stato un bombardiere/aerosilurante trimotore prodotto dall'azienda italiana Savoia-Marchetti nei primi anni quaranta ed impiegato dalla Regia Aeronautica durante la seconda guerra mondiale. Progettato come sostituto dell'ormai superato S.M.79 Sparviero, si rivelò deludente sotto molti aspetti non riuscendo ad eguagliare il suo predecessore.

Originariamente la designazione di S.84 era stata data ad un bimotore da trasporto passeggeri che volò nell'ottobre 1935. A questo prototipo fu però preferito il concorrente Fiat G.18 e l'S.84 non fu mai costruito in serie, lasciando così libera la numerazione.[3]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Sviluppo[modifica | modifica sorgente]

Progettato dall’Ing. Marchetti, manteneva l’impostazione generale del suo predecessore, con fusoliera di sezione rettangolare e configurazione trimotore, ma in comune con l'S.M.79 aveva le sole semiali e il carrello principale. Presentava impennaggio bideriva, per consentire una maggiore stabilità in volo ed un miglior campo di tiro alla mitragliatrice dorsale, ora sistemata in una torretta Caproni-Lanciani Delta E girevole a 360° in luogo dell'arma a limitato brandeggio presente nella caratteristica gobba dorsale dell'S.M.79.

Disponeva inoltre di un vano bombe più spazioso che consentiva di alloggiare gli ordigni orizzontalmente, al contrario dei precedenti modelli Savoia-Marchetti dove le bombe erano stivate verticalmente. Quest'ultima soluzione dava grave pregiudizio alla precisione del lancio, in quanto il flusso d'aria dovuto al moto dell'aereo investiva lateralmente le bombe in uscita dalla stiva, disperdendole su un'area più estesa. L'apposita gondola per il puntatore, obbligatoria a causa della formula trimotore che impediva l'uso della parte frontale della fusoliera per disporvi tale postazione, era di forma più aerodinamica rispetto a quella del vecchio S.M.79.

Nonostante le notevoli migliorie strutturali ed aerodinamiche, che lo rendevano un apparecchio decisamente più moderno del precedente, e l'adozione di più potenti Piaggio P.XI RC.40 da 1.000 CV il nuovo aereo si rivelò poco più che mediocre, con manovrabilità nettamente inferiore al suo predecessore e velocità di poco superiore.

La manovrabilità, in particolare, era un requisito fondamentale per un aerosilurante perché indispensabile nelle brusche manovre evasive che si mettevano in atto dopo il lancio del siluro per sfuggire al tiro contraereo delle navi.

Anche le mitragliatrici di bordo, di tipo Scotti, non erano ottimali in quanto facilmente soggette ad inceppamenti a differenza delle assai più robuste ed affidabili Breda-SAFAT. L'S.M.79 si rivelò quindi insostituibile e continuò ad essere prodotto anche dopo l'assegnazione del primo ordine di 246 esemplari del nuovo S.M. 84. Ad ogni modo queste macchine prestarono onestamente servizio dal 1941 fino all'armistizio, sia in veste di bombardieri che di aerosiluranti.

Impiego operativo[modifica | modifica sorgente]

Italia[modifica | modifica sorgente]

A partire dal secondo anno di guerra gli S.M.84 cominciarono ad affiancare nei reparti da bombardamento della Regia Aeronautica il CANT Z.1007bis, il Fiat B.R.20 ed anche l'S.M.79 che nel contempo passava ai reparti siluranti. Il 41º Gruppo Bombardamento Terrestre fu il primo reparto a ricevere gli S.M.84 nel febbraio del 1941.

S.M.84: è ben visibile la configurazione a tre motori e la gondola del puntatore estratta

Il principale teatro operativo dell'S.M.84 fu il Mar Mediterraneo. L'unico successo come aerosilurante sembra essere quello vantato dagli aerei del 36º Stormo Aerosiluranti che il 27 settembre 1941 riuscirono a silurare la corazzata HMS Nelson, danneggiandola gravemente e mettendola fuori combattimento per parecchi mesi. Nel corso dell'azione lo stormo subì gravi perdite, con sei degli undici velivoli impiegati risultati abbattuti. Tra essi anche quello del comandante di stormo, colonnello Riccardo Helmut Seidl, con ogni probabilità abbattuto dal fuoco contraereo della corazzata Prince of Wales e dell'incrociatore Sheffield[4].

Dall'autunno del 1942 gli aerei furono progressivamente tolti dall'aerosiluramento e passati al bombardamento. Gli esemplari ancora efficienti nel 1943 vennero relegati ad impieghi secondari. All'ordine originale di 246 esemplari se ne aggiunsero altri per un totale di 309 effettivamente consegnati alla Regia Aeronautica in varie versioni.

Slovacchia[modifica | modifica sorgente]

Un lotto di 6 esemplari tra S.M.84 e S.M.84bis vennero forniti all'aeronautica slovacca, in un periodo successivo al 1942.

Versioni[modifica | modifica sorgente]

S.M.84 prima versione avviata alla produzione in serie. Equipaggiata con motori Piaggio P.XI RC.40 radiali a 14 cilindri raffreddati ad aria da 1.000 CV.

S.M.84bis versione dotata di ala modificata con diedro positivo e altre migliorie alla cabina di pilotaggio, agli scarichi dei motori e al sistema di sgancio dei siluri.

S.M.84ter versione con ala maggiorata e motori Piaggio P.XII RC.35 radiali a 18 cilindri raffreddati ad aria da 1.500 CV al decollo e 1.350 CV a 3.500 metri di quota. Prodotta in un solo esemplare.

Su alcuni esemplari furono installati motori Alfa Romeo 128 RC.18 da 860 CV ciascuno.

Utilizzatori[modifica | modifica sorgente]

bandiera Regno d'Italia
sei esemplari inquadrati nella 241ª Squadriglia del 132º Gruppo Trasporti istituito dopo la firma dell'armistizio di Cassibile con unità in carico al 98º Gruppo del 43º Stormo Bombardamento Terrestre.[5]
Repubblica Sociale Italiana Repubblica Sociale Italiana
acquisì almeno 10 esemplari dei quali uno risulta essere operativo in carico ad una Squadriglia speciale da trasporto.[5]
Italia Italia
operò con l'unico esemplare di S.M.84ter fino all'ottobre 1946, quando l'aereo andò perso per incidente.[5]
Repubblica Slovacca Repubblica Slovacca

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Savoia-Marchetti S.M.84 in Уголок неба.
  2. ^ Dimensione Cielo 5, p.81.
  3. ^ (RU) Savoia-Marchetti SM.84bimotore in Уголок неба, http://www.airwar.ru. URL consultato il 24 gennaio 2010.
  4. ^ (EN) Capitano Corrado Santoro, Biplane fighter aces. URL consultato il 2 giugno 2007.
  5. ^ a b c Dimensione Cielo 5, p.92.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Emilio Brotzu, MIchele Caso, Gherardo Cosolo (a cura di), Dimensione Cielo, Aerei Italiani nella 2ª Guerra Mondiale Vol.5, Bombardieri-Ricognitori, Roma, Edizioni dell'Ateneo & Bizzarri, aprile 1973, pp. 81-92.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]