Savoia-Marchetti S.M.73

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Savoia-Marchetti S.M.73
un Savoia-Marchetti S.M. 73 Ala Littoria
un Savoia-Marchetti S.M. 73 Ala Littoria
Descrizione
Tipo Trasporto
Equipaggio 5 persone
Progettista Alessandro Marchetti
Costruttore Savoia-Marchetti
Data primo volo 4 giugno 1934
Data entrata in servizio 1935
Utilizzatore principale Italia Ala Littoria
Altri utilizzatori Belgio Sabena
Cecoslovacchia CSA
Italia Avio Linee Italiane
Esemplari 40
Dimensioni e pesi
Lunghezza 18,37 m
Apertura alare 24,00 m
Altezza 4,45 m
Superficie alare 92,20 [1]
Peso a vuoto 7 300 kg[2]
Peso max al decollo 10 800 kg
Passeggeri 18
Propulsione
Motore Tre Alfa Romeo 126 RC.34, radiali a 9 cilindri
Potenza 750 cv (552 kW)
Prestazioni
Velocità max 325 km/h
Velocità di crociera 280 km/h
Autonomia 1 000 km
Tangenza 7 000 m

Dati tratti da Guida agli Aeroplanidi tutto il Mondo[3].

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Il Savoia-Marchetti S.M.73 era un trimotore di linea ad ala bassa prodotto dall'azienda italiana Savoia-Marchetti negli anni trenta.

Il prototipo venne portato in volo per la prima volta il 4 giugno 1934; macchina robusta e versatile prestò servizio durante la seconda guerra mondiale ed alcuni esemplari volavano ancora nel dopoguerra, servendo come trasporti militari[4].

Mediante una rivisitazione del progetto dell'S.M.73, la Savoia-Marchetti realizzò poco tempo dopo il bombardiere S.M.81 "Pipistrello"[5].

Storia[modifica | modifica sorgente]

Sviluppo[modifica | modifica sorgente]

Lo S.M.73 fu il primo della "generazione" dei trimotori progettati da Alessandro Marchetti. Il suo progetto risaliva al 1933, anno in cui l'azienda milanese decise di differenziare la propria produzione, fino ad allora prevalentemente incentrata su idrovolanti.

La realizzazione del primo prototipo non richiese molto tempo: già il 4 giugno 1934[2][4] effettuò il primo volo dalla base di Cameri (all'epoca sede di uno degli stabilimenti dell'azienda).[2]

L'aereo si presentava con una caratteristica serie di finestrini che correva, praticamente senza interruzione, lungo le fiancate della fusoliera e montava motori Gnome-Rhône 9K Mistral (motori radiali a 9 cilindri) azionanti eliche in legno (bipala nei motori laterali e quadripala in quello centrale)[2][4].

La compagnia belga Sabena ordinò i primi 5 esemplari, che furono consegnati nel corso del 1935: rispetto al prototipo queste macchine ebbero la finestratura tradizionale, eliche tripala metalliche per tutti i motori e modifiche ai piani di coda[2][4].

Impiego operativo[modifica | modifica sorgente]

Anteguerra[modifica | modifica sorgente]

Un Savoia-Marchetti S.M. 73 mentre rulla sulla pista dell'Aeroporto di Linate

La Sabena destinò gli S.M.73 alle rotte Londra-Parigi-Bruxelles-Amburgo-Copenaghen-Malmö, Bruxelles-Lilla-Ostenda ed alla Londra-Ostenda[4].

Sempre nel 1935 ebbero inizio le consegne all'Ala Littoria; in questo caso venne richiesta l'installazione di motorizzazioni differenti: un primo esemplare venne munito di motori Piaggio P.X "Stella", a cui fecero seguito nove velivoli motorizzati con Wright Cyclone (entrambi radiali a 9 cilindri). In un periodo successivo vennero acquistati altri tre aerei dotati di motori Piaggio[2].

Il primo volo per l'Ala Littoria (svoltosi il 19 dicembre 1935) fu destinato a trasportare 200 000 lettere destinate agli italiani in Africa Orientale. Il velivolo raggiunse Asmara quattro giorni dopo (ed oltre 6 600 km percorsi), per rientrare a Roma il successivo 6 gennaio[2]. Questo volo, leggermente rivisto nel percorso (accorciato di circa 600 km), divenne regolare tratta passeggeri nel corso dello stesso anno. Sempre l'Ala Littoria impiegò lo S.M.73 per collegamenti Roma-Berlino (quotidiani), Roma-Salonicco (trisettimanali) e, a partire dal 1937, per collegare la capitale con altre città (italiane, europee, nordafricane)[2].

In Italia lo S.M.73 fu acquistato anche dalle Avio Linee Italiane, questa volta motorizzato con gli Alfa Romeo 126 RC.34 (ancora una volta, radiali a 9 cilindri)[2].

Infine, nel 1937, tre esemplari vennero acquistati dalla cecoslovacca CSA, che chiese fossero dotati di motori Walter Pegasus IIM2 (si trattava del Bristol Pegasus, ennesimo radiale a 9 cilindri, prodotto su licenza dall'azienda cecoslovacca)[2][4].

Periodo Bellico[modifica | modifica sorgente]

Lo scoppio della seconda guerra mondiale determinò la fine della carriera commerciale dello S.M.73.

I primi esemplari interessati dal conflitto furono i velivoli della Sabena: inquadrati nei reparti dell'aviazione militare, operarono a supporto delle truppe alleate contro l'invasione tedesca. Nel maggio del 1940 sette esemplari superstiti riuscirono a fuggire verso il Regno Unito, dove furono impiegati dalla RAF. Trasferiti in Nordafrica, quattro di essi vennero catturati dalle truppe italiane e trasferiti nei reparti della Regia Aeronautica.[1]

Per quanto riguarda l'Italia, al momento dell'entrata in guerra, nove S.M.73 erano impegnati sotto le insegne dell'Ala Littoria in Africa Orientale e qui vennero militarizzati[2]. Gli esemplari di base in madrepatria vennero inquadrati nella 605a e nella 606a squadriglia del 148º Gruppo Trasporti[1][2].
Dopo la caduta dei territori coloniali, tre S.M.73 riuscirono, avventurosamente, a rientrare in Italia e trovarono nuovo impiego nella 247a Squadriglia operante sul fronte orientale a supporto del Corpo di Spedizione Italiano in Russia[1].

A dimostrazione della loro robustezza, alcuni S.M.73 erano ancora operativi all'epoca dell'armistizio: tre prestarono servizio sotto le insegne dell'Aeronautica Cobelligerante Italiana (Regno del Sud)[1], uno (matricola 60352, ex I-NOVI) venne requisito dalla Luftwaffe e assegnato alla Lufthansa che (immatricolato D-APGX) lo impiegò per collegamenti interni[6] ed un altro S.M.73 (I-STAR) venne inquadrato nel Reparto Aereo Collegamento dell'Aeronautica Nazionale Repubblicana dove volò almeno fino all'agosto del 1944[7]. Infine risulta un ultimo S.M.73 in servizio presso il Gruppo Trasporto Velivoli dell'ANR[8] (di cui non è però nota l'immatricolazione).

Descrizione tecnica[modifica | modifica sorgente]

Lo S.M.73 era un monoplano ad ala bassa (a sbalzo) e carrello fisso (di tipo triciclo posteriore). La struttura era in tubi metallici con rivestimento in compensato e tela. Particolare attenzione fu dedicata all'impianto di riscaldamento, come comfort per i passeggeri[2].

I piloti erano disposti in posizione affiancata nella cabina ed alle loro spalle avevano le postazioni destinate al marconista ed al motorista[1].

Nella fusoliera, in condizioni standard, erano previsti posti per 18 passeggeri, disposti su due file di sedili singoli.

I tre motori, frequentemente diversi in base all'ordine specifico di ogni compagnia, furono sempre radiali ed a 9 cilindri; in qualunque caso il velivolo mostrò prestazioni d'avanguardia (per l'epoca) e buone capacità di carico[4].

Compagnie utilizzatrici[modifica | modifica sorgente]

Belgio Belgio
  • Sabena: 5 esemplari acquistati dalla casa costruttrice, altri 7 costruiti su licenza dalla SABCA.
Cecoslovacchia Cecoslovacchia
Germania Germania
  • Lufthansa: 1 esemplare requisito in Italia dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943.
bandiera Regno d'Italia

Paesi utilizzatori[modifica | modifica sorgente]

Belgio Belgio
bandiera Regno d'Italia
Italia Regno del Sud
Repubblica Sociale Italiana Repubblica Sociale Italiana
Regno Unito Regno Unito

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f Enciclopedia L'Aviazione (vol.12, pag. 35)
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m Guida agli Aeroplani d'Italia dalle origini ad oggi (pagg. 121-2)
  3. ^ Enzo Angelucci, Paolo Matricardi, Guida agli Aeroplani di tutto il Mondo (Vol.2), Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1979, p. 174-5.
  4. ^ a b c d e f g Guida agli Aeroplani di tutto il Mondo (vol 2, pagg.174-5)
  5. ^ Guida agli Aeroplani d'Italia dalle origini ad oggi (pag. 168)
  6. ^ L'Aeronautica Nazionale Repubblicana (pag. 147)
  7. ^ L'Aeronautica Nazionale Repubblicana (pag. 219)
  8. ^ L'Aeronautica Nazionale Repubblicana (pagg. 245-6)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Enzo Angelucci, Paolo Matricardi, Guida agli Aeroplani di tutto il Mondo (Vol.2), Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1979.
  • Giorgio Apostolo, Guida agli Aeroplani d'Italia dalle origini ad oggi, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1981.
  • Nino Arena, L'Aviazione Nazionale Repubblicana, la guerra aerea in Italia 1943-1945, Parma, Ermanno Albertelli Editore, 1995, ISBN 88-85909-49-3.
  • Achille Boroli, Adolfo Boroli, L'Aviazione (Vol.12), Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1983.
  • (EN) AA.VV., The Illustrated Encyclopedia of Aircraft, Londra, Aerospace Publishing/Orbis Publishing, 1985.

Pubblicazioni[modifica | modifica sorgente]

  • Emilio Brotzu, Michele Caso, Gherardo Cosolo, SM.73 Savoia Marchetti in Dimensione Cielo, Trasporto, nº 7, Roma, Edizioni Bizzarri, 1975, pp. 27-36.
  • Daniele Lembo, SIAI 81 Pipistrello in Aerei nella Storia, nº 33, Parma, Delta Editrice.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]