Seconda battaglia del monte Grappa

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

1leftarrow.pngVoce principale: battaglia di Vittorio Veneto.

Seconda battaglia del monte Grappa
Data 24 ottobre - 3 novembre 1918
Luogo Monte Grappa e dintorni
Esito Vittoria italiana
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
134.000 soldati[1] 43.000 soldati
Perdite
5.200 morti
18.500 feriti
più di 600 dispersi
34.000 tra morti, feriti e dispersi
Voci di battaglie presenti su Wikipedia

La seconda battaglia del monte Grappa fu uno scontro verificatosi nell'ambito della battaglia di Vittorio Veneto, iniziato per mano italiana con l'obiettivo di attaccare l'esercito austro-ungarico su un altro fronte (quello del Grappa, appunto) oltre a quello del Piave. Il Regio Esercito, dopo giorni di attacchi logoranti per entrambe le parti, riuscì ad avere la meglio dell'avversario quando questo, a causa del crollo del fronte interno, iniziò una ritirata che si trasformò in rotta.

Premesse[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi battaglia del solstizio.

Dopo la battaglia di Caporetto i soldati austro-ungarici di Franz Conrad von Hötzendorf e Svetozar Boroevic von Bojna provarono ad attaccare la linea difensiva italiana impostata sul Piave, ma non registrarono grandi successi: il primo si fermò alle Melette dove si combatté dal 13 al 24 novembre 1917[2], mentre il secondo stabilì una testa di ponte presso Zenson che dovette abbandonare verso la fine dell'anno.

Nel tentativo di migliorare la propria situazione, gli austro-ungarici attaccarono il massiccio del monte Grappa (dove si era precedentemente combattuta la prima battaglia del Piave) dall'11 al 18 dicembre 1917 riuscendo ad impossessarsi del col della Berretta, dello Spinoncia, di qualche cima dei Solaroli e dell'Asolone, anche se un intervento francese giunto in aiuto degli italiani li costrinse a lasciare il monte Tomba e a ripiegare dietro Alano di Piave.

La situazione si calmò fino al 15 giugno 1918, quando il Regio Esercito scatenò l'offensiva del Piave rompendo le file nemiche, senza però incalzarle oltre per il timore di Armando Diaz, comandante supremo dell'esercito, di un esito negativo[3]. Per vedere di nuovo i soldati italiani in azione si sarebbe dovuto aspettare la battaglia di Vittorio Veneto, iniziata alla fine dell'ottobre 1918 e di cui la seconda battaglia del monte Grappa è parte.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Dalla fine dell'aprile 1918 il generale Gaetano Giardino era succeduto a Mario Nicolis di Robilant al comando della 4ª Armata attestata nella zona del monte Grappa. Dopo le ingenti perdite di giugno (circa 15.000 uomini[4]) la 4ª Armata inizialmente non doveva prendere parte alla battaglia di Vittorio Veneto, ma il 19 ottobre Giardino ricevette l'ordine da Diaz di attaccare ripetutamente a partire dal 24 dello stesso mese. Nel D-Day del piano d'attacco i 75.000 fanti[5] della 4ª Armata, articolati in nove divisioni, uscirono dalle trincee per separare i nemici del Trentino da quelli lungo il Piave.

Già il primo giorno delle operazioni finì male per gli italiani, che non riuscirono a sloggiare gli austro-ungarici dalle loro posizioni, e lo stesso accadde nei due giorni seguenti. Dopo una pausa per riorganizzarsi effettuata il 27 ottobre, durante la quale gli austro-ungarici si impossessarono di quel poco di terreno perso, la 4ª Armata riprese l'iniziativa il 28 per proseguirla a tempo indeterminato. Provato dalle continue puntate offensive italiane, e con il fronte interno paurosamente debole, von Bojna decise all'improvviso di abbandonare le posizioni, ma gli italiani lo inseguirono e fecero numerosi prigionieri tra i suoi uomini.

Le perdite[modifica | modifica sorgente]

La 4ª Armata uscì pesantemente indebolita dagli attacchi condotti alla fine dell'ottobre 1918: circa 24.300 soldati non erano più disponibili, pari quasi ad un terzo degli effettivi (5.200 morti, 18.500 feriti e 600 dispersi) e, tenendo conto che la battaglia fu parte dell'offensiva di Vittorio Veneto, questi rappresentarono circa i due terzi del totale delle perdite italiane[5], dato che lungo il Piave si registrarono 12.000 tra morti, feriti e dispersi[6].

Anche la seconda battaglia del monte Grappa quindi si verificò nello stile delle undici offensive dell'Isonzo condotte da Luigi Cadorna, comandante supremo dell'esercito prima di Diaz, dal 1915 al 1917, caratterizzate da un alto numero di caduti sproporzionato ai risultati conseguiti[6], come d'altronde ebbe a dire lo stesso Giardino:

« Certo li tratteniamo a noi e li logoriamo [con riferimento ai soldati austro-ungarici]; ma anche noi; tanto più, non avendo altre risorse sulle quali contare. Questo era il punto! Le battaglie carsiche venivano alimentate; questa non poteva esserlo. »
(Gaetano Giardino[5])

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Di questi, solo 75.000 erano fanti. Vedere Silvestri 2006, p. 262
  2. ^ In particolare, gli austro-ungarici persero 600 ufficiali e 15.500 soldati, facendo però qualche migliaia di morti e feriti nonché 15.000 prigionieri. Vedere Silvestri 2006, p. 257
  3. ^ Silvestri 2006, p. 260
  4. ^ Silvestri 2006, p. 261
  5. ^ a b c Silvestri 2006, p. 262
  6. ^ a b Silvestri 2006, p. 263

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]