Storia della Tunisia

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La Tunisia è stata abitata fin dalla preistoria: la presenza umana è documentata fin dal paleolitico. I suoi primi abitanti noti furono tribù berbere. Sintetizzando millenni di storia tunisina bisogna ricordare lo scontro fra le due etnie dei berberi sedentari e degli arabi nomadi, avvenuto fra il XII e il XIV secolo.

Il rapporto fra queste due culture, sul piano del potere politico, è stato sempre squilibrato a favore della cultura sedentaria. I berberi sono tuttora una piccola minoranza di 50.000 persone.

Nell'814 a.C. fu fondata Cartagine per mano dei fenici; dopo le Guerre Puniche Cartagine passò sotto la conquista romana, dove conobbe un periodo di grande prosperità: si sviluppano l'agricoltura e l'urbanizzazione.

Antichità[modifica | modifica wikitesto]

Tunisia nell'era romana
  • 814 a.C.: fondazione di Cartagine da parte di coloni provenienti dalla Fenicia e più precisamente da Tiro. Fondatrice mitica è la regina Didone, sorella di Pigmalione re di Tiro. Mentre Roma è ai primi passi, la città diventa rapidamente una grande potenza marittima.
  • IV secolo a.C.: alla fine di questo secolo Cartagine raggiunge la sua massima potenza, controllando il commercio marittimo nel Mediterraneo occidentale come e più dei greci in quello orientale e possedendo Malta, Sicilia occidentale, Sardegna, Corsica, Baleari, Andalusia.
  • 264 a.C. - 146 a.C.: 120 anni di guerra contro Roma, che l'occidente conoscerà come le tre guerre puniche. Alla fine, i cartaginesi sono sconfitti e Cartagine viene distrutta.
  • 146 a.C. - 439: il territorio cartaginese diventa la Provincia Africa, prima colonia romana al di là del Mediterraneo, con capitale Utica. Cartagine risorge romana grazie a Cesare e con Augusto torna capitale della provincia; il paese conosce una grande prosperità fondata sulla produzione di grano e olio e sul ruolo di terminale della tratta degli schiavi neri.
  • I secolo: il Cristianesimo arriva presto in queste terre, dove è fortemente contrastato. Tuttavia, si diffonde ancor più rapidamente che in Europa e la Chiesa vi è regolarmente costituita già a metà del III secolo: Cartagine diviene una delle capitali del cristianesimo occidentale (latino), con Tertulliano, Cipriano e Aurelio; di qui è originario Agostino, che si convertirà a Milano.
  • 439: dieci anni dopo aver varcato lo Stretto di Gibilterra, i Vandali di Genserico occupano incontrastati prima Ippona e poi Cartagine e con esse tutta la provincia, instaurando un regno esteso da Ceuta a Tripoli. Cristiani, ma ariani, sono in permanente conflitto con la popolazione autoctona (romana o berbera romanizzata), cristiana cattolica, che viene spesso perseguitata ma tiene viva la cultura latina, proprio mentre sta per cadere l'Impero Romano d'Occidente (476).
  • settembre 533: Belisario, generale dell'Impero Romano d'Oriente, sconfigge i Vandali per conto dell'imperatore Giustiniano dando inizio a 150 anni di dominio bizantino. I Vandali vengono deportati a est come schiavi. I bizantini non sono però capaci di integrare i berberi e la loro cultura (inclusa la tradizione ecclesiale latina anziché greca) nelle istituzioni dell'Impero d'Oriente, provocando uno stato quasi endemico di guerriglia.

Dinastie islamiche[modifica | modifica wikitesto]

A metà del VII secolo inizia la penetrazione degli arabi e della loro nuova religione, l'Islam. Sono necessarie ben cinque spedizioni, la prima nel 647, la seconda nel 661, la terza nel 670, la quarta nel 688, la quinta nel 695 e la sesta nel 698-702, per strappare il paese ai Bizantini e insediarvisi stabilmente, spezzando anche la resistenza dei Berberi. Proprio nel 670 gli invasori arabi fondano Qayrawan (francesizzata in Kairouan).

Con la conversione dei Berberi all'Islam (702), la conquista diviene politicamente irreversibile e l'antica Provincia Africa diviene Ifriqiya nella lingua dei nuovi dominatori. Malgrado il popolo berbero avesse adottato la religione degli invasori, non fu mai disposto ad accettarne il dominio, tanto da aderire in massa al Kharigismo e a iniziare una serie di rivolte che durarono fino all'arrivo dei Turchi ottomani.

Dopo la dinastia degli Aghlabidi, soggetta ai califfi sunniti (IX secolo), proprio l'Ifriqiya vede la nascita (909) della dinastia sciita dei Fatimidi (fondatori arabi di Mahdiyya (attuale Mahdia), loro prima capitale, nel 921), che poi occuperà anche l'Egitto, dove si trasferirà (972) lasciando il potere locale alla dinastia berbera degli Ziridi, che mirando all'autonomia dei berberi rompono con i fatimidi nel 1048 ma vengono sconfitti nel 1053. Solo a partire da questa data l'arabo comincia a prevalere sul berbero.

Nella prima metà del XII secolo le città della costa sono occupate dal Regno di Sicilia. Nel 1159-1160 tutta la regione cade sotto il dominio degli Almohadi, berberi provenienti dal Marocco e dall'Algeria, che unificano tutto il Maghreb. Tuttavia, già nel 1228 se ne rende autonoma la dinastia berbera degli Hafsidi, che regnerà fino al XVI secolo, quando, in risposta alle crescenti pressioni del Regno di Spagna, si realizza gradualmente la conquista da parte dei turchi ottomani.

Nel 1574 la Tunisia è annessa all'Impero ottomano; tuttavia, gli ottomani saranno sempre pochi e costretti a delegare il potere amministrativo a notabili locali, riservandosi l'autorità militare. Nel 1705 viene fondata la dinastia Husaynide, il cui esponente regnerà come Bey di Tunisi fino al 1957.

Colonialismo[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1881 al 1956 la Tunisia, pur formalmente retta dal Bey, è soggetta al protettorato francese. Il 12 maggio 1881 viene firmato il Trattato del Bardo: la Francia, già da 50 anni installata in Algeria, batte sul tempo le mire dell'Italia, che contava la colonia europea più numerosa. Il protettorato francese mira a investire nello sfruttamento delle risorse naturali (agricole e minerarie) e quindi a sviluppare le reti di trasporto (stradale, ferroviario e navale). La resistenza anticoloniale dura praticamente per tutti i 75 anni di dominazione francese, alimentata e poi diretta dagli allievi delle prime scuole e università moderne. La guida il partito liberale costituzionale (Hizb al-Hurr al-Dusturi), o Destour (Dustūr in turco-arabo significa "Costituzione"), fondato nel 1920, poi soppiantato dal più radicale Néo-Destour, fondato nel 1934 (dal 1964 Partito socialista costituzionale); nel 1938 il governo francese proclama lo stato d'assedio.

La seconda guerra mondiale coinvolge la Tunisia dal giugno 1940 al maggio 1943. In seguito alla sconfitta francese da parte della Germania hitleriana, in base al Secondo armistizio di Compiègne (22 giugno 1940) la Tunisia fa parte del regime di Vichy. Dall'ottobre-novembre 1942 la Tunisia viene occupata dai tedeschi e dagli italiani in ritirata pressati dall'8ª Armata britannica proveniente dall'Egitto e dalle divisioni americane provenienti dal Marocco. L'11-13 maggio 1943 le forze dell'Asse, comandate dal generale italiano Messe, in assenza di rifornimenti e rimpiazzi e circondate da soverchianti forze nemiche, si arrendono a Capo Bon.

Indipendenza[modifica | modifica wikitesto]

  • 1954, 31 luglio: il primo ministro francese Pierre Mendès-France si impegna, in un discorso a Cartagine, a riconoscere l'autonomia tunisina. Tahar Ben Ammar del Destour diviene Gran Vizir di Tunisi.
  • 1955, 3 giugno: le convenzioni firmate da Mendès-France e Ben Ammar inaugurano l'autonomia tunisina; i colloqui continuano in vista dell'indipendenza.
  • 1956, 20 marzo: il Trattato del Bardo è abrogato e quindi la Tunisia viene dichiarata indipendente. Alle elezioni dell'8 aprile il Néo-Destour ottiene il 95% dei voti: Habib Bourguiba (1903-2000) del Néo-Destour diviene Primo ministro. Il 3 agosto la Tunisia abroga il doppio regime (coranico e civile) nei tribunali; progressivamente farà lo stesso nelle scuole. Il 13 agosto è approvato il Codice dello statuto personale (CSP), che di fatto emancipa le donne (divieto della poligamia, necessità di un'età minima e del reciproco consenso per il matrimonio, abolizione del dovere di obbedienza della sposa, sostituzione del divorzio al ripudio, solo maschile). Cinque mesi dopo è vietato l'uso dell'hijab nelle scuole e sette mesi dopo alle tunisine è pienamente riconosciuto il diritto di voto.
  • 1957, 25 luglio: proclamazione della Repubblica. L'assemblea costituente dichiara decaduta la dinastia Husseinide. Si elegge un consiglio costituzionale che attribuisce a Bourguiba le funzioni di Presidente della Repubblica.
  • 1959, 1º giugno: viene adottata la prima Costituzione repubblicana, che conferma la natura laica dello stato. Preceduta in primavera dalle prime elezioni municipali, l'8 novembre si tengono, unitamente a quelle parlamentari, le prime elezioni presidenziali e viene eletto Bourguiba, unico candidato.
  • 1963, 6 febbraio: discorso di Bourguiba che inaugura la fase socialista, come necessaria allo sviluppo. L'ideatore (da più di un anno) ed esecutore è Ahmed Ben Salah, ex-sindacalista e ministro delle finanze. La Francia azzera gli aiuti allo sviluppo. Il 15 ottobre le truppe francesi lasciano il porto di Biserta, ultima loro base nel paese.
  • 1964, 19 ottobre: il Néo-Destour cambia nome in Partito socialista costituzionale (o desturiano).
  • 1965, 1º luglio: legalizzazione dell'aborto; in precedenza era stato propagandato l'uso della pillola contraccettiva.
  • 1968, gennaio: nasce l'Associazione di salvaguardia del Corano, ostile alla laicità e al CSP e ideologicamente affine ai Fratelli Musulmani, che sarà all'origine del partito Ennahda.
  • 1970, 8 giugno: discorso di Bourguiba che chiude la fase socialista. Ben Salah, dimissionato già a settembre, è stato condannato a 10 anni di carcere il 25 maggio. Anni dopo la sua eredità politica confluirà nel PUP.
  • 1973-1974: progetti di unione politica fra paesi del Maghreb-Mashreq, rapidamente falliti.
  • 1978, 26 gennaio: "Giovedì nero". Allo sciopero generale proclamato dal sindacato (UGTT) e ai disordini che ne seguono, la polizia risponde sparando sui manifestanti, su ordine del presidente: alcune centinaia i morti.
  • 1979: in seguito alla firma degli accordi di Camp David fra Egitto e Israele (settembre 1978), la Lega Araba trasferisce la sua sede a Tunisi; ritornerà al Cairo nel settembre-ottobre 1990.
  • 1981, aprile: al congresso del PSD Bourguiba apre al pluralismo politico: i primi due partiti di opposizione (MSD e PUP) saranno legalizzati il 19 novembre 1983.
  • 1981, 6 giugno: fondazione del Movimento della Tendenza Islamista, poi (febbraio 1989) ridenominatosi Hizb al-Nahda (Ennahda), ossia Movimento della Rinascita, con Rashid Ghannushi con l'ambiziosa carica di emiro: partito mai legalizzato. Alle elezioni parlamentari dell'aprile 1989 i suoi candidati otterranno il 14,5% dei voti.
  • 1983, dicembre-1984, gennaio: l'annuncio dell'aumento del prezzo del pane e dei cereali è accolto da violente manifestazioni spontanee; la repressione fa un centinaio di morti ma il 6 gennaio il presidente annuncia alla televisione che gli aumenti sono annullati.
  • 1987, 7 novembre: il generale Zine El-Abidine Ben Ali, Primo ministro dal 1º ottobre, depone il presidente Bourguiba per senilità (modo gentile per definire il morbo di Alzheimer), con un colpo di stato "medico", favorito fra l'altro dall'Italia[1].
  • 1988, 27 febbraio: il Parti Socialiste Destourien (PSD) cambia nome in Rassemblement Constitutionnel Démocratique (RCD), pur restando membro dell'Internazionale Socialista.
  • 1989, 2 aprile: Zine El-Abidine Ben Ali viene per la prima volta eletto presidente (sarà rieletto nel 1994, 1999, 2004 e nel 2009). In parlamento il RCD ottiene la quasi totalità dei seggi, ma gli islamisti ricevono molti voti.
  • 1991, 22 maggio: Ennahda viene accusata di complotto islamista (Ghannushi si rifugia a Londra); il processo contro 277 militanti si conclude (agosto 1992) con 265 condanne ad almeno 20 anni di carcere (Ghannushi all'ergastolo).
  • 2004, 24 ottobre: alle elezioni parlamentari il RCD ottiene l'87,7% dei voti e 152 seggi su 189, ossia tutti quelli uninominali; i 37 seggi garantiti alle opposizioni vanno a socialdemocratici (MDS, 4,6%, 14), social-panarabisti (PUP, 3,6%, 11), panarabisti (UDU, 2,2%, 7), post-comunisti (MID, 1,0%, 3), liberali (PSL, 0,6%, 2). Alle presidenziali Ben Ali ottiene il 94,5% dei voti validi.
  • 2009, 25 ottobre: il presidente Ben Ali è stato rieletto, per la quinta volta, con un plebiscito (89,62%).
  • 2011, 14 gennaio: termina anticipatamente il mandato presidenziale di Ben Ali, fuggito all'estero a seguito delle proteste popolari contro il carovita. Ad assumere provvisoriamente la presidenza, secondo la costituzione tunisina, è il presidente della Camera Fouad Mebazaa, con l'apertura inaugurando un'incerta fase transitoria[2].
  • 2011, 6 febbraio: il ministro degli Interni Tunisino annuncia la cessazione delle attività del partito del deposto presidente Ben Alì, l'RCD (Rassemblement Constitutionnelle Democratique) con chiusura di tutte le sedi del partito.
  • 2011, 27 febbraio: l'ex presidente della Camera Fouad Mebazaa, che aveva assunto provvisoriamente la presidenza, si dimette.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ la Repubblica/fatti: Tunisia, il golpe italiano 'Si', scegliemmo Ben Ali''
  2. ^ Colpo di stato in Tunisia, il premier assume il potere, AGI-Agenzia giornalistica italiana

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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