Id al-adha

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La ʿīd al-aḍḥā (in arabo: عيد لأضحى, ossia "festa del sacrificio"), o ʿīd al-naḥr (in arabo: عيد ﺍﻟﻨﺤﺮ "festa dello sgozzamento") o ʿīd al-qurbān (in arabo: عيد ﺍﻟﻘﺮﺑﺎﻥ "festa dell'offerta [a Dio]"), chiamata in lingua turca Eid Qurbani), è la festa islamica celebrata ogni anno nel mese lunare di Dhū l ijja, in cui ha luogo il pellegrinaggio canonico, detto Hajj.
Spesso viene anche detta ʿīd al-kabīr (in arabo: عيد ﺍﻟﻜﺒﻴﺮ, "festa grande"), in contrapposizione a ʿīd al-aghīr (in arabo: عيد ﺍﻟﺼﻐﻴﺮ "festa piccola"), cioè la festa della rottura del digiuno.

Il sacrificio ordinato da Dio ad Abramo per metterlo alla prova è alla base del rito sacrificale islamico dell'ʿīd al-aḍḥā (Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio: Il sacrificio di Isacco, Galleria degli Uffizi, Firenze).
La festa di ʿīd al-aḍḥā in Egitto.
Distribuzione rituale di carne in Pakistan.

La festa, che può localmente essere ricordata anche con altre definizioni,[1] ha luogo il 10 Dhū l Ḥijja o nei tre immediati giorni successivi (11-12-13 Dhū l-Ḥijja, detti "ayyām al-tashrīq")[2], in tutto il mondo islamico. In tali giorni una norma islamica vieta qualsiasi tipo di ascesi e di digiuno, essendo considerati questi i "giorni della letizia".

La parola aḍḥā deriva dalla radice araba <--Y>, che richiama il significato di "sacrificare", e si ricollega al ricordo delle prove che sarebbero state superate dal profeta Ibrāhīm e dalla sua famiglia, formata nel caso specifico da Hāgar e dal loro figlio Ismaele/Ismāʿīl.

Il sacrificio rituale che si pratica nel corso della festività ricorda il sacrificio sostitutivo effettuato con un montone da Abramo/Ibrāhīm, del tutto obbediente al disposto divino di sacrificarGli il figlio[3] Ismaele/Ismāʿīl[4] prima di venire fermato dall'angelo. È quindi per eccellenza la festa della fede e della totale e indiscussa sottomissione a Dio (islām).

In teoria, nel giorno della ʿīd al-aḍḥā, i musulmani sacrificano come Abramo un animale - detti uḍḥiya (in arabo: أضحية) o qurbānī - che, secondo la sharīʿa, deve essere fisicamente integro e adulto e può essere soltanto un ovino, un caprino, un bovino o un camelide[5], negli ultimi due casi è possibile sacrificare un animale per conto di più persone, fino a sette[6]. L'animale viene ucciso mediante sgozzamento, con la recisione della giugulare che permetta al sangue di defluire, visto che per la legislazione biblica e coranica il sangue è impuro ed è quindi proibito mangiarne. La cerimonia dello sgozzamento avviene il giorno 10 o nei tre giorni seguenti, nel periodo di tempo ( waqt ) compreso fra la fine della preghiera del mattino e l'inizio della preghiera del pomeriggio. Viene sgozzato da un uomo, che deve essere in stato di purità legale ( ahāra ), pronunciando un takbīr, ovvero la formula: «Nel nome di Dio! Dio è il più grande».

La carne viene divisa preferibilmente in tre parti uguali, una delle quali va consumata subito tra i famigliari, mentre la seconda va conservata e consumata in seguito e la terza viene destinata ai poveri della comunità, che non hanno i mezzi economici per acquistarlo.

Nel caso concreto tuttavia, visto l'enorme numero di pellegrini (contingentato dalle autorità saudite a 2 milioni ogni anno) e l'impossibilità pratica di dar corso a una vera e propria mattanza di dimensioni straordinarie nelle zone del hajj, il pellegrino sottoscrive per lo più preventivamente la spesa necessaria per l'acquisto della vittima sacrificale, che, in caso di minori disponibilità finanziarie, può essere un animale di minor valore economico e di taglia più piccola di un montone. Esso sarà macellato ritualmente in appositi stabilimenti da personale specializzato e ad uopo stipendiato, in grado di lavorare la carne edibile e a conservarla, al fine di inoltrarle poi in quei paesi (islamici) che abbiano sofferto di carestie o di danni bellici o che versino comunque in precarie condizioni economiche.

Per quanti non partecipino al rito del hajj, l'ʿīd al-aḍḥā inizia con una breve preghiera nella moschea, preceduta da un corale takbīr e seguita da un sermone (khuṭba). A tale insieme di cerimonie partecipano uomini e donne e spesso i bambini (che non avrebbero alcun obbligo a celebrare tale festa, essendone esonerati, non essendo ancora puberi) che, per l'occasione altamente festiva, usano indossare i loro migliori abiti.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Félix Maria Pareja, Islamologia, Roma, Orbis Catholicus, 1951.
  • Alberto Ventura, "L'islām sunnita nel periodo classico (VII-XVI secolo)", Islam, Storia delle religioni, Roma-Bari, Laterza, 1999.
  • Alessandro Bausani, L'Islam, Milano, Garzanti, 1980.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ad esempio, in Marocco viene anche ricordata come "festa del montone" ([1])
  2. ^ Alessandro Bausani, L'Islam, Garzanti, Milano, 1980, p. 61.
  3. ^ Secondo l'Islam, l'indicazione di Allah giunse al Patriarca tramite un sogno. La cultura islamica distingue il sogno confuso e non significativo da quello maliziosamente ispirato da Iblīs per indurre al male l'essere umano (rūʾya shayānī, "sogno diabolico") e da quello per l'appunto ispirato da Dio per comunicare all'uomo la Sua volontà (rūʾya rabbānī).
  4. ^ In realtà, in un numero pressoché uguale di diverse tradizioni islamiche (ad es. Ṭabarī), il figlio viene indicato (come nella Bibbia) nella persona di Isacco/Isāq.
  5. ^ Islam Question and Answer - Conditions of udhiyah
  6. ^ Islam Question and Answer - Sharing in a sacrifice

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