Solitudine
| « La solitudine è indipendenza: l'avevo desiderata e me l'ero conquistata in tanti anni. Era fredda, questo sì, ma era anche silenziosa, meravigliosamente silenziosa e grande come lo spazio freddo e silente nel quale girano gli astri. » |
| (Hermann Hesse) |
La solitudine è una condizione umana nella quale l'individuo si isola (se solitario) o viene isolato dagli altri esseri umani generando un rapporto (non sempre) privilegiato con sé stesso. Animale sociale per definizione, l'uomo anche in condizione di solitudine è coinvolto sempre in un intimo dialogo con gli altri. Quindi, più che alla socialità la solitudine si oppone alla socievolezza. Talvolta è il prodotto della timidezza e/o dell'apatia, talaltra di una scelta consapevole. In lingua inglese il termine viene tradotto con due differenti vocaboli, solitude e loneliness, che si riferiscono rispettivamente al piacere e al dolore provati in condizioni di esclusione[1][2]
- Scrive Maria Miceli (op.cit.) che "la solitudine è qualcosa di più che un'esperienza diffusa. Sotto certi aspetti è un'esperienza necessaria, ineluttabilmente connessa alla condizione umana. È la nostra stessa individualità a imporci la solitudine; non è possibile sfuggirle se non a costo di perdere la nostra identità".
È universalmente riconosciuta come la principale causa di depressione favorita da un'urbanizzazione mal gestita, non a caso le abitazioni di maggior valore sono allocate dentro o in prossimità ad aree di aggregazione sociale per il riconoscimento offerto alla dignità degli individui.
- John T.Cacioppo a pagina 185 ( nel cap. In conflitto per natura) cita una frase di John Milton (Paradiso Perduto, libro I, vv. 254 - 255) perché sintetizza bene la condizione umana:
"La mente in se stessa alberga, e in sé può trasformare
Nel ciel l'inferno e nell'inferno il cielo."
- A pagina 275 (nel cap. Il potere della connessione sociale) J.T.C spiega come nella mente la fede (delle persone isolate) si idealizza spontaneamente con le proprie idee (giuste e/o sbagliate) per il bisogno di antropomorfizzare, il successo delle mega-chiese americane nei sobborghi urbanizzati è dovuto quindi al bisogno umano di incontro, riunione e appartenenza collettiva.
Il saggio conclude che l'uomo come essere sociale non può fare a meno degli altri per tempi molto lunghi, ma seguire un cammino di benessere psicofisico tendenzialmente condizionato da comportamenti etici collaborativi.
Indice |
Note [modifica]
- ^ http://effortlessflow.blogspot.it/2011/03/difference-between-solitude-and.html
- ^ http://www.singlescafe.net/solitude.html
Bibliografia [modifica]
- Alfie Kohn, La fine della competizione, ISBN 88-8089-298-3, Baldini&Castoldi, Milano 1999
- Antonio Lo Iacono, Psicologia della solitudine, Editori Riuniti, Roma 2003
- Maria Miceli, Sentirsi soli, Il Mulino, Bologna 2003
- John T.Cacioppo, William Patrick, Solitudine, ISBN 978-884281546-4, ilSaggiatore 2009
Voci correlate [modifica]
Altri progetti [modifica]
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Collegamenti esterni [modifica]
- www.solitudine.org - Risorse bibliografiche sulla solitudine