Un digiunatore

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Un digiunatore
Titolo originale Ein Hungerkünstler
Altri titoli Un artista della fame
De Kafka Hungerkünstler 07.png
Frontespizio dell'edizione del 1924
Autore Franz Kafka
1ª ed. originale 1922
Genere racconto
Lingua originale tedesco

Un digiunatore (Ein Hungerkünstler, letteralmente "Un artista della fame") è un racconto scritto da Franz Kafka. Venne pubblicato inizialmente nel periodico Die neue Rundschau nel 1922, e successivamente nel 1924 nella raccolta omonima.

Il protagonista del racconto è un "artista della fame", che esprime il digiuno estremo come forma d'arte; si tratta di un individuo emarginato e vittima della società in generale. La storia esplora temi familiari della poetica kafkiana, quali la morte e l'isolamento, l'arte e l'ascetismo, la povertà spirituale e l'inutilità o fallimento personale, il tutto all'interno d'una generale corruzione dei rapporti umani.

Trama[modifica | modifica sorgente]

La vicenda viene raccontata in modo retrospettivo attraverso la narrazione in terza persona, ed il protagonista ripercorre diversi decenni precedenti all'oggi; un momento in cui il pubblico assisteva meravigliato alle sue performance di professionista della fame. I suoi digiuni prolungati avvenivano all'interno d'una gabbia esposta al pubblico, a cui partecipavano anche gruppi di osservatori (solitamente tre macellai) il cui compito era d'assicurarsi che non mangiasse di nascosto.

Ma molti, nonostante questo, continuavano a rimanere convinti ch'egli imbrogliasse e si prendesse gioco della credulità del popolo. Tali sospetti infastidivano non poco l'artista della fame, tanto da fargli raggiungere il limite di 40 giorni di digiuno assoluto, che gli era stato imposto dall'impresario che lo assisteva. Allo scadere del tempo, però, il digiunatore trovò questa scadenza arbitraria, in quanto gl'impediva di migliorare il proprio record ed allungarlo a tempo indeterminato.

Superando il proprio record, pensava, sarebbe stato portato in trionfo nella gabbia in cui si trovava tra squilli di fanfare, e finalmente avrebbe potuto mangiare a sazietà; il promotore degli spettacoli invece temeva che se il tempo si fosse allungato troppo l'interesse del pubblico avrebbe cominciato via via a scemare e l'arte del digiunatore avrebbe iniziato ad esser rifiutata.

Queste performance di digiuno, intervallate da periodi di recupero, sono state ripetute per molti anni; nonostante la fame costante che lo aggrediva, il digiunatore, durante i suoi digiuni continuava a sentirsi insoddisfatto ed incompreso: se uno spettatore osservando la sua apparente malinconia avesse cercato di consolarlo, gli avrebbe eruttato contro con furia scuotendo violentemente le sbarre della sua gabbia.
L'impresario allora avrebbe punito tali esplosioni d'ira chiedendo al contempo scusa al pubblico, sottolineando che l'irritabilità era una conseguenza del digiuno prolungato; avrebbe poi iniziato a perorar la causa del digiunatore, mostrando anche alcune fotografie scattate mentre si trovava in punto di morte. In tal modo finiva col suggerire che la stessa tristezza che mostrava era causata sì dal digiuno, ma in quanto non gli veniva permesso di digiunare di più: ma tutti questi giochini dialettici finivano con l'esasperare ancor più il digiunatore.

Ma ecco che da un giorno all'altro i gusti popolari presero un'altra direzione, ed il digiuno in pubblico diventò una cosa fuori moda. L'artista della fame si trovò così a rompere i propri rapporti lavorativi con l'impresario e, fattosi assumere da un circo, sperava di poter finalmente compiere le imprese strabilianti di digiuno prolungato che aveva sempre desiderato fare. Però, non essendo più una delle attrazioni principali, gli vene assegnata una delle gabbie periferiche del circo, vicino a quelle degli animali.

Ora, anche se il luogo rimaneva facilmente accessibile e la folla passava davanti a lui per andar a vedere gli animali, gli eventuali spettatori che si fermavano a guardarlo erano solo quelli che rimanevano bloccati dalla folla assiepata. In un primo momento il digiunatore attendeva con ansia che giungesse l'ora del passaggio del pubblico ma poi, poco per volta, si trovò a sentirsi sempre più irritato a causa del rumore che creava l'assembramento di persone; inoltre il fetore, i ruggiti e l'alimentazione che vedeva portata agli animali lo deprimeva sempre più.

Alla fine il digiunatore cominciò ad esser completamente ignorato; nessuno più, nemmeno lui stesso, teneva più il conto aggiornato dei suoi giorni di digiuno totale. Un giorno uno dei sorveglianti notò la paglia sporca all'interno della sua gabbia; assieme agli altri assistenti trovò il digiunatore vicino alla morte. L'artista chiese perdono, confessando che non vi era davvero alcun motivo perché lui dovesse essere ammirato, in quanto perché la ragione vera del suo digiuno era semplicemente che non riusciva a trovare il cibo di suo gradimento.

Il digiunatore venne sepolto con la paglia della sua gabbia e sostituito da una pantera: gli spettatori cominciarono allora ad affollare entusiasti la gabbia della pantera in quanto vedevano felici che l'animale era pieno di vita e sembrava così gioioso. Tutto l'opposto del digiunatore.

Alla pantera è sempre stato portato il cibo che più le piace ed ella da parte sua l'ha mangiato sempre con gusto.

Edizioni[modifica | modifica sorgente]

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