Nella colonia penale

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Nella colonia penale
Titolo originale In der Strafkolonie
Kafka Strafkolonie (1919).jpg
Autore Franz Kafka
1ª ed. originale 1919
Genere Racconto
Lingua originale tedesco

Nella colonia penale è un racconto di Franz Kafka. Il titolo originale dell'opera, in tedesco, è In der Strafkolonie. Scritto tra il 5 e il 18 ottobre 1914, venne pubblicato per la prima volta da Kurt Wolff, editore di Lipsia nel 1919. Non si è conservato il manoscritto[1].

Trama[modifica | modifica sorgente]

Nella colonia penale è il racconto di un'esecuzione di un soldato, condannato perché si era addormentato durante il suo turno di guardia notturno alla casa di un comandante, dimenticandosi di eseguire il saluto ad esso ad ogni ora della sua veglia.

All'esecuzione sono presenti il soldato condannato, un ufficiale, un soldato al servizio dell'ufficiale e un esploratore straniero che, trovandosi nella colonia penale, viene invitato ad assistere alla condanna.

Questa viene applicata utilizzando un macchinario, inventato dal precedente comandante della colonia - ormai morto - e strutturato in tre parti: quella inferiore, il «letto», è rivestita da uno strato di bambagia accuratamente trattata; qui il condannato, sdraiato bocconi, viene legato con delle cinghie e costretto a mordere un cuscinetto di feltro che gli impedirà di urlare. La parte superiore, il «disegnatore», "legge" i disegni realizzati personalmente dal vecchio comandante e dispone di conseguenza gli aghi fissati alla parte intermedia, detta «erpice» e modellata secondo la forma del corpo umano: questa, vibrando insieme al letto, incide sul corpo del condannato il comando da lui non rispettato (in questo caso "Onora il tuo superiore!"), che è infatti scritto sul foglio inserito nel disegnatore. Le lettere di queste scritte sono "adornate" da un'infinità di ghirigori e decorazioni, tanto da risultare illeggibili, per coprire meglio il corpo del condannato e dare più tempo di lavoro alla macchina: questa, infatti, è programmata per uccidere in circa dodici ore, allo scadere delle quali trapassa da parte a parte la vittima e getta il cadavere in una fossa scavata immediatamente a lato. Inizialmente incide con leggerezza (gli aghi lunghi dell'erpice scrivono, quelli corti rilasciano un getto d'acqua per pulire il sangue e rendere nitido il disegno), ripassando poi sulle ferite con sempre maggiore profondità.

L'esploratore, in realtà, è stato mandato dal comandante attuale, ostile a questa procedura, per giudicarne la giustizia in qualità di esperto straniero. L'ufficiale, molto legato al vecchio comandante e contrario all'abolizione della pratica (che un tempo godeva di largo seguito nella colonia, tanto che durante ogni esecuzione si presentava una gran folla di spettatori), tenta di trascinare dalla propria parte l'esploratore che, dopo averlo ascoltato, dichiara la propria contrarietà:

« Sono contrario a questa procedura; già prima che lei mi scegliesse a confidente (e stia certo che non abuserò della sua fiducia) mi ero chiesto se mi sarebbe stato lecito oppormi ad essa, e se tale mia opposizione avrebbe avuto un sia pur minima speranza di successo. Fin d'allora era chiaro per me che la prima persona che avrei dovuto avvicinare a questo scopo era il comandante; lei non ha fatto che confermarmelo. Non che ciò abbia contribuito a rafforzare la mia decisione; al contrario, la sua sincera convinzione mi commuove, anche se non mi può indurre in errore. »

L'ufficiale, disperato, libera il condannato (che non sapeva nemmeno di essere condannato e non aveva avuto modo di difendersi; anzi sembra non aver compreso molto dell'intera vicenda) e lo sostituisce, apportando però delle modifiche alla macchina, che mentre svolge la sua funzione comincia ad andare in pezzi. Per questo l'ufficiale muore poco dopo infilzato troppo profondamente dagli aghi, e l'esploratore costringe l'ex-condannato e il soldato ad aiutarlo a staccare il corpo di questo dall'erpice. Il condannato e il soldato sembrano aver stretto una profonda amicizia, scherzano e giocano insieme, noncuranti della situazione, mentre l'esploratore mantiene una sorta di impassibilità difficile da decifrare, un misto di orrore e meraviglia e incomprensione, ma non indifferenza.

Il racconto si chiude con la visita dell'esploratore alla tomba del vecchio comandante, sepolto sotto il pavimento di una squallida sala da tè (gli era stato negato un posto al camposanto) e ricordato da una lapide che porta incisa una profezia da tutti giudicata ridicola:

« Qui riposa il vecchio comandante. I suoi seguaci, che ora non possono portare nessun nome, gli hanno scavato questa tomba e posto la pietra. Esiste una profezia secondo la quale il comandante dopo un determinato numero di anni risorgerà e da questa casa condurrà i suoi seguaci alla riconquista della colonia. Credere e attendere! »

Infine, l'esploratore si reca al porto e salpa; il soldato e l'ex-condannato (che, è bene precisare, sono personaggi muti) vorrebbero seguirlo, ma egli impedisce loro di raggiungerlo.

Edizioni[modifica | modifica sorgente]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Frank Zappa, nelle note di copertina dell'album We're Only in It for the Money delle Mothers of Invention, raccomanda di leggere Nella colonia penale prima di ascoltare il brano "The Chrome Plated Megaphone of Destiny."

Nel 2000 il compositore Philip Glass scrisse un'opera musicale basata sul racconto.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ cfr. la nota all'ed. a cura di Andreina Lavagetto, pp. 281-82.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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