Georges Bataille

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« Non posso considerare libero un essere che dentro di sé non nutra il desiderio di sciogliere i legami del linguaggio. »
(Georges Bataille[1])
« Dopo che era stato l'Impossibile, affascinato da tutto ciò che poteva scoprire di realmente inaccettabile [...], ampliò il suo orizzonte (conformemente alla sua vecchia idea, di superare il 'no' del bambino scalpitante di rabbia), e nella consapevolezza che l'uomo è realmente uomo solo quando cerca in questa smisuratezza la propria misura, divenne l'uomo dell'impossibile, bramoso di raggiungere quel punto in cui nell'ebbrezza dionisiaca il sopra e il sotto si confondono l'uno nell'altro, e dove la distanza fra il tutto e il nulla si sopprime »
(Michel Leiris[2])
firma di Georges Bataille

Georges Bataille (Billom, 10 settembre 1897Parigi, 9 luglio 1962) è stato uno scrittore, antropologo e filosofo francese. Egli — e quindi quanto categorizzato come il suo pensiero, il suo fare, la sua poiesi — fu contraddistinto da un'interdisciplinarità originata da un interessamento verso molti campi della conoscenza (la letteratura, l'antropologia, la filosofia, l'economia, la sociologia e la storia dell'arte) cernendo da e in essi nella fattispecie i temi dell'erotismo e della trasgressione. A causa dei temi trattati e del timore di possibili conseguenze sulla sua persona firmò molte sue opere, soprattutto i romanzi, con gli pseudonimi di Pierre Angélique, Lord Auch e Louis Trente.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Joseph-Aristide Bataille (nato nel 1851 e morto nel 1915), che, a causa della sifilide rimase cieco e, durante i primi anni della vita del piccolo Georges, paralizzato,[3], e di Antoinette-Aglae Tournarde (nata nel 1865) la quale, a causa delle crisi di follia causate al marito dalla sifilide, tentò due volte il suicidio[4]. I due genitori erano atei e Bataille non venne mai educato a una specifica religione.

Dopo aver frequentato il liceo di Reims viene richiamato alle armi, ma subito riformato, a causa d'insufficienza polmonare, per cui passa il periodo della prima guerra mondiale nel dipartimento del Cantal. La regione gli fornirà l'ambientazione per il romanzo L'Abbé C. (1950), carico come lui in quegli anni di dubbi e accessi violenti di religiosità, dato che nel 1917 si converti al cattolicesimo entrando al seminario di Saint-Flour con l'intenzione di diventare prete. Ma la passione per il Medioevo lo porterà ad abbandonare tutte le idee di vocazione religiosa, pur mantenendo un forte interesse per tale materia. Nel 1918 si iscrisse all'"École nationale des chartes".

Nel 1922 si diploma come archivista paleografo con una tesi su un racconto cavalleresco in versi del secolo XIII intitolata «L’Ordre de chevalerie, conte en vers du XIIIe siècle» (L'Ordine di cavalleria, racconto in versi del XIII secolo). In questo periodo diventa amico di André Masson. Quindi, dopo un viaggio a Londra[5], soggiorna per un anno a Madrid. Tornato a Parigi, sposa Sylvia Bataille (nata Maklès), attrice di una certa fama[6], con la quale avrà la figlia Laurence Bataille (1930-1986). Si separeranno nel 1934 per divorziare solo nel 1946.[7]. Diventa bibliotecario presso la "Biblioteca nazionale di Francia", ove nascose e conservò il dossier dal titolo provvisorio di Passages di Walter Benjamin[8] (riscoperti da Giorgio Agamben nel 1981 alla Bibliothèque Nationale tra le carte di Bataille[9]), e frequenta Lev Isaakovič Šestov.

Nel 1924 incontra Michel Leiris e Boris Souvarine[10], direttore della rivista "La Critique sociale", sulla quale scriverà qualche articolo. Nel 1929 lancia la rivista "Documents" (a cui collaborano artisti come Miró, Picasso, Giacometti, Arp e Masson, oltre a scrittori come Michel Leiris o Robert Desnos e fotografi quali Jacques-André Boiffard e Karl Blossfeldt). In questo periodo la sua musa ispiratrice è Colette Peignot, che lui ribattezza Laure.

Fece dunque parte della seconda leva dei surrealisti francesi insieme ad Antonin Artaud, Pierre Drieu La Rochelle, André Masson e altri. Tuttavia, uscì presto dal gruppo in seguito a divergenze politiche: infatti i due principali surrealisti francesi, André Breton e Louis Aragon, durante il periodo tra le due guerre mondiali si avvicinarono al Partito Comunista Francese; Bataille operò una scelta che riteneva più libertaria e che lo avvicinò alle posizioni di Lev Trotsky. L'anno dopo, nel 1930, la sua vena polemica l'indusse a scrivere il pamphlet contro Breton Un cadavre.

Dal 1934 al 1939 seguirà all'École pratique des hautes études il seminario di Alexandre Kojève su Hegel e sulla fenomenologia dello spirito il quale secondo Denis Hollier influenzerà permanentemente la lettura di Hegel da parte di Bataille[11]. Successivamente nel 1937 fonda il gruppo del "Collège de Sociologie" (con Georges Ambrosino, Roger Caillois, Pierre Klossowski, Anatole Lewitzki, Pierre Libra e Jules Monnerot) alla cui attività (che durò fino al 1939) parteciperanno anche Kojève, che tenne una conferenza dal titolo Le concezioni hegeliane, e come assiduo ascoltatore Walter Benjamin, in seguito fonda la rivista con società spirituale segreta annessa chiamata "Acéphale" (ne faranno parte anche Tarō Okamoto, André Masson e Jean Wahl) e altre riviste (dal 1946 "Critique", poi diretta dal suo amico Jean Piel) dove scrive molto, con diversi pseudonimi e sui soggetti più diversi (filosofia, teologia, letteratura, arte visiva ecc.)

Sono di questo periodo anche i volumi L'Anus solar (L'ano solare, 1931), Le Bleu du ciel (L'azzurro del cielo, 1935) e la Histoire de l'oeil (Storia dell'occhio, romanzo erotico pubblicato con lo pseudonimo di Lord Auch nel 1928 e poi con il proprio nome nel 1967), oltre che la conferenza «Hitler et l'ordre teutonique» (24 gennaio 1939), della quale non è rimasto il testo[12].

Nel 1942 incontra Maurice Blanchot e fa uscire con lo pseudonimo Pierre Angélique un altro romanzo scandaloso, Madame Edwarda, al quale seguirà Le Petit (firmato come Louis XXX e uscito nel 1943).

Sposato nuovamente con Diane Kotchoubey de Beauharnais e padre di Julie (nata nel 1948), si trasferisce a Vézelay, poi a Carpentras, dove lavora alla Bibliothèque Inguimbertine, infine a Orléans dove dal 1951 dirige la biblioteca.

Altri amici sono ora Albert Camus e René Char, che dirigono la rivista "Empédocle", e per loro tramite Albert Béguin e Jacques Dupin. Intanto inizia a scrivere la Summa athéologique, titolo sotto il quale raggrupperà nel 1954 tre opere: L'Expérience intérieure (L'esperienza interiore, 1943), Le Coupable (Il colpevole, 1944) e Sur Nietzsche (1945). Le sue concezioni della "sovranità", dello "sperpero" (o dépense) o di una certa idea del "sacrificio" avranno una grande influenza su filosofi e autori del XX secolo, anche se lui vivente fu quasi sconosciuto al pubblico. Fu invece un amico di diversi intellettuali (in questo periodo anche di Francis Ponge, André Frénaud, Georges Schehadé e Georges Braque). Nel 1949 scrive La Part maudit (La parte maledetta) occupandosi di crudeltà e tauromachia (a Nîmes assiste nel 1950 alla corrida in compagnia di André Castel, Jean Dubuffet, Jean Paulhan Blaise Cendrars, Jean Cocteau e Pablo Picasso).

Nel 1952 viene nominato cavaliere della Légion d’honneur. Nel 1955 pubblicherà due libri di storia dell'arte, uno sulla pittura preistorica e l'altro su Édouard Manet (rispettivamente Lascaux ou la naissance de l’art, Lascaux o la nascita dell'arte, e Manet).

Intanto soffre di forti attacchi di aterosclerosi cervicale, che lo costringono, nel 1957, a ricoverarsi in ospedale per ben due volte, anno dell'uscita di Le Littérature et le Mal (La letteratura e il male) (con saggi su de Sade, Blake, Brontë, Baudelaire, Michelet, Proust, Kafka e Genet) e L’Érotisme.

Anche se ha molte difficotà a lavorare, riesce ancora a pubblicare Le Procès de Gilles de Rais (Il processo di Gilles de Rais, 1959) e Les Larmes d’Éros (Le Lacrime di Eros, 1961).

Muore a Parigi nel 1962 e viene sepolto a Vézelay.

Quando nel 1970 Gallimard pubblica nella "Bibliothèque de la Pléiade" il suo primo volume (n. 511), Michel Foucault scrive nella prefazione che "On le sait aujourd’hui: Bataille est un des écrivains les plus importants de son siècle"[13].

Il pensiero e l'opera[modifica | modifica wikitesto]

La figura di Nietzsche, la dépense e la part maudite[modifica | modifica wikitesto]

Il campo dei suoi studi fu molto vasto: dalla polemica sociale all'antifascismo (il suo giornale La critique sociale fu una delle voci più forti dell'antifascismo francese).

Quello che fra i suoi numerosi scritti è ritenuto il più importante, Sur Nietzsche, offre una nuova visione e una rilettura in termini più rivoluzionari del filosofo tedesco, che la vulgata del tempo presentava come ispiratore del nazismo. Questa nuova visione della figura di Friedrich Nietzsche influenzerà significativamente gli studi di Michel Foucault, Jacques Derrida, Pierre Klossowski e Roland Barthes, fra gli altri.

Uno dei concetti filosofico-antropologici più importanti introdotti da Georges Bataille la nozione di dépense, ispiratogli dalla lettura del Saggio sul dono dell'antropologo Marcel Mauss. Semplificando il discorso, la dépense - parola intraducibile in italiano, ma che può avere comunque un corrispettivo in "dispendio" - rappresenta secondo Bataille lo "spreco sacro": ossia, le offerte votive che le antiche civiltà consacravano agli dei - senza consumarle - a fini propiziatori[14].

Bataille introdusse inoltre il concetto della parte maledetta nei suoi studi sulla ritualità carnascialesca in Théorie de la Religion (1973) e sulla filosofia di Donatien-Alphonse-François de Sade nei suoi saggi: La Part maudite, (1949), L'Erotisme (1957) e La littérature et le Mal (1957).

I romanzi[modifica | modifica wikitesto]

Bataille scrisse anche alcuni romanzi: il più celebre è L'azzurro del cielo (1935), opera d'impronta esistenzialista che regge il confronto con i lavori dei suoi contemporanei Sartre (che Bataille conobbe, e con il quale ebbe un contrastato rapporto) e Camus. Un altro suo romanzo, L'impossibile (1962), si configura come una lunga sequenza di flash narrativi intervallati da incisioni di André Masson, anch'egli suo amico, della cui collaborazione si avvalse anche per il libro Histoire de l'œil (1928).

L'opera letteraria di Bataille fu al centro di una attenta disamina critica da parte di Maurice Blanchot, primo e più acuto dei suoi esegeti. Quello tra Bataille e Blanchot è un sodalizio di pensiero e amicizia tra i più significativi del Novecento francese. Fu probabilmente grazie all'influenza di Blanchot che Bataille, nei primi anni del dopo-Guerra, fondò la rivista Critique, campo di battaglia della più vivace critica francese della seconda parte del XX secolo.

L'influenza sui contemporanei[modifica | modifica wikitesto]

Fra gli eredi del pensiero di Bataille si annoverano alcuni fra i maggiori pensatori contemporanei, a cominciare da Maurice Blanchot,che conosce solo nel 1942 ma col quale intratterrà rapporti di fraterna amicizia. Della generazione posteriore: Michel Foucault, Jean Baudrillard, Jacques Lacan, Jean-Luc Nancy, Georges Didi-Huberman. Sue idee vengono riprese anche da Jacques Derrida, Julia Kristeva o Philippe Sollers (e in genere dalla rivista Tel Quel).

In Italia il pensiero di Bataille è stato ripreso da Giorgio Agamben, Franco Rella, Mario Perniola e, in anni più recenti e soprattutto in rapporto al tema comunitario, da Roberto Esposito, Felice Ciro Papparo, Rocco Ronchi e Federico Ferrari.

Critiche[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Ginzburg, in un suo testo intitolato Mitologia germanica e nazismo. Su un vecchio libro di Georges Dumézil, contenuto nel libro Miti emblemi spie. Morfologia e storia, evidenzia come i temi trattati da Callois e Bataille al Collège de Sociologie esprimano "un atteggiamento estremamente ambiguo nei confronti delle ideologie fasciste e naziste"[15], oltre a confessioni di Bataille di fascino provato per la simbologia fascista[16]. Bataille tenne il 24 gennaio 1939 la conferenza «Hitler et l'ordre teutonique»[12](Hitler e l'ordine teutonico), ordine che fu sia un ordine monastico-militare e ospedaliero sorto in Terra santa all'epoca della terza crociata che una delle più importanti onorificenze ed emblemi istituite dal partito nazista la quale presentava la medesima denominazione dell'ordine medievale, denominazione che fu data dall'esaltazione nazionalistica della Germania da parte dei membri del partito nazista e dall'interesse di alcuni d'essi per i culti mistico-religiosi e la volontà di rappresentazione, e forse anche ripresentazione, d'essi. Ma, dalle testimonianze di Pierre Prévost rispetto alla conferenza, tale ambiguità, che secondo Ginzburg sarebbe stata presente in Bataille, Caillois, sarebbe data dall'interesse culturale verso esse al di là del contesto fascista o nazista se non nei casi dello studio del presentarsi d'esse in tali movimenti con lo scopo di studiarli. Di fatti Prévost in testo da lui composto presenta:

« ...tanto più che noi tutti [ascoltatori alla conferenza] provavamo disgusto per tutto ciò che poteva venire dall'hitlerismo. A scandalizzarci in questo movimento era, tra l'altro, l'accaparramento della croce uncinata che evoca l'idea di sacralizzazione. Questo simbolo solare, Bataille lo avrebbe adottato volentieri, per il suo significato eracliteo che gli riconosceva. Ma il movimento hitleriano nella sua totalità era giudicato da lui e da noi tutti come un mostruoso tentativo schiavista, mirante a una ricomposizione "monocefala" della società »
(P. Prévost, Pierre Prévost recontre Georges Bataille, Paris 1987, pp. 26 sgg., citato in Hitler e l'Ordine teutonico, poi in Il Collegio di Sociologia, pp. 285-286)

Sempre a quanto presentato da Ginzburg in Mitologia germanica e nazismo. Su un vecchio libro di Georges Dumézil, Alexandre Kojève, «che pure tenne una conferenza al Collège su "Les conceptions hégéliennes", aveva osservato ironicamente che il programma di Bataille e Caillois era paragonabile al tentativo di un prestigiatore di credere alla magia attraverso i propri trucchi»[17], e anche che Walter Benjamin, "ascoltatore assiduo delle conferenze del Collège"[15], ne la conclusione della recensione a L'aridité di Caillois presenta: «È triste vedere come un'ampia corrente limacciosa sia alimentata da fonti situate ad una notevole altitudine».[17].

André Breton in uno dei Manifesti del Surrealismo presentava il pensiero di Bataille come «niente che non si sappia a memoria» oltre che un «ritorno offensivo del vecchio materialismo antidialettico che tenta, questa volta, di farsi gratuitamente largo attraverso Freud» e che «Il caso di Bataille presenta questo aspetto paradossale, e per lui imbarazzante, che la sua fobia dell' "idea", dal momento in cui si propone di comunicarla, non può che prendere piega ideologica», «Lui [Bataille] che nelle ore del giorno, percorre antichi e talvolta allettanti manoscritti con caute dita di bibliotecario (com'è noto esercita questa professione alla Bliotèque Nationale) si pasce la notte delle immondizie di cui, a propria immagine, vorrebbe vederli pieni...».[18].

Sartre, in seguito alla pubblicazione del testo di Bataille L'Expérience intérieure (L'esperienza interiore), lo criticò nel dicembre 1943 in un articolo intitolato ironicamente «Un nouveau mystique»[19] (Un nuovo mistico) categorizzandolo come "passionato", "paranoico" e "folle" e affermando al termine del testo che « Le reste est affaire de la psychanalyse » ("Il resto è un affare della psicoanalisi").

Michel Foucault, che curò per le edizioni Gallimard la pubblicazione dell'opera completa di Bataille, lo definì nella prefazione del primo volume uno degli scrittori più importanti del XX secolo.[20]

Secondo Diedrich Diederichsen i suoi scritti nella Germania riunificata, a differenza che in America, attuarono, nei casi migliori, una depoliticizzazione e, nei peggiori, una riabilitazione delle posizioni di destra[21]

Georges Bataille e il cinema[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Opere complete[modifica | modifica wikitesto]

Georges Bataille, Œuvres complètes, Paris: Gallimard, 1970-1988:

  • vol. 1 (1970): Premiers écrits, 1922-1940: Histoire de l'œil - L'Anus solaire - Sacrifices - Articles, a cura di Denis Hollier, prefazione di Michel Foucault.
  • vol. 2 (1970): Écrits posthumes, 1922-1940, a cura di Denis Hollier.
  • vol. 3 (1974): Œuvres littéraires: Madame Edwarda - Le Petit - L'Archangélique - L'Impossible - La Scissiparité - L'Abbé C. - L'être différencié n'est rien - Le Bleu du ciel, a cura di Thadée Klossowski.
  • vol. 4 (1971): Œuvres littéraires posthumes: Poèmes - Le Mort - Julie - La Maison brûlée - La Tombe de Louis XXX - Divinus Deus - Ébauches, a cura di Thadée Klossowski.
  • vol. 5 (1973): La Somme athéologique I: L'Expérience intérieure - Méthode de méditation - Post-scriptum 1953 - Le Coupable - L'Alleluiah.
  • vol. 6 (1973): La Somme athéologique II: Sur Nietzsche - Mémorandum - Annexes.
  • vol. 7 (1976): L'économie à la mesure de l'univers - La Part maudite - La limite de l'utile (Fragments) - Théorie de la Religion - Conférences 1947-1948 - Annexes.
  • vol. 8 (1976): L'Histoire de l'érotisme - Le surréalisme au jour le jour - Conférences 1951-1953 - La Souveraineté - Annexes, a cura di Thadée Klossowski.
  • vol. 9 (1979): Lascaux, ou La naissance de l’art - Manet - La littérature et le mal - Annexes.
  • vol. 10 (1987): L’érotisme - Le procès de Gilles de Rais - Les larmes d’Eros.
  • vol. 11 (1988): Articles I, 1944-1949, a cura di Francis Marmande con la collaborazione di Sibylle Monod.
  • vol. 12 (1988): Articles II, 1950-1961, a cura di Francis Marmande con la collaborazione di Sibylle Monod.

Opere tradotte[modifica | modifica wikitesto]

  • Histoire de l'oeil (1928, con lo pseudonimo Lord Auch), tr. Dario Bellezza, Simona, L'airone, Roma 1969; Storia dell'occhio, Gremese, Roma 1990 (con prefazione di Alberto Moravia); tr. Guido Davico Bonino, Storia dell'occhio, in Tutti i romanzi, a cura di Guido Neri, Bollati Boringhieri, Torino 1992; tr. Luca Tognoli, Storia dell'occhio, ES, Milano 2005 e SE, Milano 2008 (con uno scritto di Roland Barthes).
  • L'Anus solaire (1931), tr. Sergio Finzi, L'ano solare, SE, Milano 1998.
  • Documents (1929-31), tr. Sergio Finzi, Documents, Dedalo, Bari 1974.
  • La structure psycologique du fascisme (1933-34), tr. di S. Finzi, La struttura psicologica del fascismo, Guaraldi, Rimini 1972, poi tr. Marco Baldino, stesso titolo, in "Tellus. Rivista italiana di geofilosofia", n. 22, 2000. Altra traduziuone quella di Andrea Chersi, edita l'Affranchi, Salorino CH, 1990.
  • Le Bleu du ciel (1935), tr. Oreste del Buono, L'azzurro del cielo, Silva, Milano 1962; Einaudi, Torino 1969.
  • Le Labyrinthe (1935-36), tr. Sergio Finzi, Il labirinto, SE, Milano 2003.
  • La Conjuration sacrée (1936), tr. Marina Galletti, La congiura sacra, Bollati Boringhieri, Torino 1997.
  • Sacrifices (1936), tr. Marco Rovelli, Sacrifici, Stampa alternativa, Viterbo 2007.
  • Madame Edwarda (1937, con lo pseudonimo Pierre Angélique), tr. Dario Bellezza, Madame Edwarda, L'airone, Roma 1972; Gremese, Roma 1980; tr. Daniella Selvatico Estense, Madame Edwarda, in Tutti i romanzi, cit.; tr. Luca Tognoli, ES, Milano 2004.
  • Collège de Sociologie, a cura di Denis Hollier, tr. Marina Galletti, Lola Ieronimo e Annamaria Laserra, Il Collegio di sociologia: 1937-1939, Bollati Boringhieri, Torino 1991.
  • Contre-attaques. Gli anni della militanza antifascista 1932-39. Corrispondenza inedita con Pierre Kaan e Jean Rollin e altre lettere e documenti, tr. Riccardo Garbetta, a cura di Marina Galletti, Edizioni associate, Roma 1995.
  • Le Petit (1943), tr. Paola Decina Lombardi, Il piccolo, in Tutti i romanzi, cit.
  • L'Expérience intérieure (1943), tr. Clara Morena, L'esperienza interiore, Dedalo, Bari 1978.
  • Le Coupable (1944), tr. A. Biancoforte, Il colpevole (con L'alleluia), Dedalo, Bari 1989.
  • L'Arcangélique (1944), tr. Roberto Carifi, L'arcangelico, Le lettere, Firenze 1995.
  • L'Impossible (1947), tr. Sergio Finzi, L'impossibile, Guaraldi, Rimini 1973; tr. Daniella Selvatico Estense, L'impossibile, in Tutti i romanzi, cit.; tr. Renato Baldassini, L'impossibile, ES, Milano 1999.
  • L'Abbé C. (1949 e 1964), tr. Franco Rella, L'abate C., ES, Milano 1998; tr. Roberta Ferrara, L'abate C., in Tutti i romanzi, cit.
  • Le Mort (1964), tr. Paola Decina Lombardi, Il morto, in Tutti i romanzi, cit.
  • Julie (1944), tr. Guido Neri, Julie, in Tutti i romanzi, cit.
  • La Maison brulée (1944), tr. Michele Canosa, La casa bruciata, in Tutti i romanzi, cit.
  • Sur Nietzsche (1945), tr. Andrea Zanzotto, Su Nietzsche, Cappelli, Bologna 1970; Nietzsche: il culmine e il possibile, SE, Milano 1994.
  • La Part maudite (1949), tr. Francesco Serna, La parte maledetta, Bertani, Verona 1972; Bollati Boringhieri, Torino 1992 e 2003 (con La nozione di dépense).
  • Histoire de l'érotisme, tr. Susanna Mati, Storia dell'erotismo: La parte maledetta 2, a cura di Franco Rella, Fazi, Roma 2006.
  • L'Erotisme (1957), tr. Adriana dell'Orto, L'erotismo, a cura di Paolo Caruso, Sugar, Milano 1962; Mondadori, Milano 1969, SE, Milano 1986; e ES, Milano 1991.
  • La Littérature et le Mal (1957), tr. Andrea Zanzotto, La letteratura e il male, Rizzoli, Milano 1973 e SE, Milano 1989.
  • Les Larmes d'Éros (1961), tr. Dolores Ritti, Le lacrime di Eros, introduzione di Mario Perniola, Arcana, Roma 1979; tr. Alfredo Salsano, Le lacrime di Eros, Bollati Boringhieri, Torino 1995.
  • Le procès de Gilles de Rais (1965), tr. Renzo Guidieri, Il processo di Gilles de Rais, Guanda, Parma 1982.
  • Ma Mére (1966), tr. Andreola Pizzetti, Mia madre, Gremese, Roma 1969 e ES, Milano 2001; tr. Daniella Selvatico Estense, Mia madre, in Tutti i romanzi, cit.
  • La Souveraineté, tr. Lino Gabellone, La sovranità, Il Mulino, Bologna 1990; SE, Milano 2009.
  • L'amitié (1971), tr. Federico Ferrari, L'amicizia, SE, Milano 1999 (con Il riso di Nietzsche).
  • Théorie de la Religion (1973), tr. Renzo Piccoli, Teoria della religione, SE, Milano 1995
  • Lascaux ou La naissance de l’art, tr. Eveline Busetto, Lascaux. La nascita dell'arte, a cura di Susanna Mati, Mimesis, Milano 2007.
  • Manet, tr. Alma Ponente, Fabbri, Milano 1965; tr. Alessandro Caroni, Alinea, Firenze 1995
  • Il limite dell'utile, tr. Felice Ciro Papparo, Adelphi, Milano 2000.
  • Il dispendio, tr. Elena Pulcini, Armando, Roma 1997.
  • Sulla religione. Tre conferenze e altri scritti, tr. Felice Ciro Papparo, Cronopio, Napoli 2007.
  • Conferenze sul non sapere e altri saggi, a cura di Carlo Grassi, Costa & Nolan, Genova 1998.
  • Metodo di meditazione, tr. Maria Piera Candotti, Mimesis, Milano 1994.
  • L'aldilà del serio e altri saggi, tr. C. Colletta, Guida, Napoli 2000.
  • L'arte, esercizio di crudeltà: da Goya a Masson, tr. Giuseppe Zuccarino, Graphos, Genova 2000.
  • La condizione del peccato, tr. Andrea Sartini, Eterotopia, Milano 2002.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (FR) Roland Barthes, Maurice Blanchot e altri, Hommage a Georges Bataille, Paris: Minuit, 1963
  • Mario Perniola, Georges Bataille e il negativo, Milano: Feltrinelli, 1977
  • Giuseppe Lissa, Economia e sovranità in Georges Bataille, in "Atti dell'Accademia di scienze morali e politiche", vol. 89, Napoli: Giannini, 1979, pp. 468-502
  • (EN) Michele H. Richman, Reading Georges Bataille: Beyond the Gift, The Johns Hopkins University Press, 1982
  • Gisella Maiello, Georges Bataille, Napoli: Liguori, 1983
  • Carlo Pasi, La favola dell'occhio, Napoli: Shakespeare & Company, 1987
  • (FR) Michel Surya, Georges Bataille, la mort a l'œuvre, Paris. Gallimard, 1992
  • Federico Ferrari, La comunità errante. Georges Bataille e l'esperienza comunitaria, Milano: Lanfranchi, 1997
  • Carlo Grassi, Il non-sapere. Georges Bataille sociologo della conoscenza, prefazione di Marc Augé, Genova: Costa & Nolan, 1998
  • Mario Perniola], Philosophia sexualis. Scritti su Georges Bataille, Verona, Ombre Corte, 1998.
  • Carlo Pasi, Georges Bataille. La ferita dell'eccesso, Torino: Bollati Boringhieri, 2002
  • Chiara Di Marco, Georges Bataille. Etica dell'incompiutezza, Milano: Mimesis, 2005
  • Felice Ciro Papparo, Per più farvi amici. Di alcuni motivi in Georges Bataille, prefazione di Bruno Moroncini, Macerata: Quodlibet, 2005
  • Raffaella Cavaletto, Georges Bataille. Il cerchio del sapere e la frattura dell'istante, Torino: La Rosa editrice, 2007
  • Susanna Mati e Franco Rella, Georges Bataille, filosofo, Milano: Mimesis, 2007
  • Marina Galletti, La comunità impossibile di Georges Bataille. Da masses ai difensori del male, prefazione di Jacqueline Risset, Torino: Kaplan, 2008
  • Jürgen Habermas, Il discorso filosofico della modernità. Dodici lezioni, trad. di Emilio e Elena Agazzi, ricerche bibliografiche di Walter Privitera, Milano, Arnoldo Mondadori editore [1985], ottobre 2009, pp. 203-591.
  • Silvano Facioni, Il politico sabotato. Su Georges Bataille, Milano: Jaca book, 2009
  • (FR) Juliette Feyel, Georges Bataille: une quête érotique du sacré, Paris: H. Champion, 2013
  • (FR) Jean-Michel Besnier, Georges Bataille, la politique de l'impossible, Nantes: Éd. Cécile Defaut, 2014
  • Giuseppe Panella, Tutte le ore feriscono, l'ultima uccide. Georges Bataille: l'estetica dell'eccesso, Firenze: Clinamen, 2014

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ da Marina Galletti, Tradurre Bataille: la lingua del Collegio di Sociologia, in Il Collegio di Sociologia, a cura di Marina Galletti, Bollati Boringhieri, Torino 1991, p. XXIX.
  2. ^ Hommage à Georges Bataille (Critique, nn. 195-196, 1963, p. 693) citato in Jürgen HabermasFra erotismo ed economia generale: Bataille, p. 423
  3. ^ «Sono nato da un padre sifilitico (tabetico). Divenne cieco (lo era all'atto del mio concepimento) e quando avevo due o tre anni, a causa della stessa malattia rimase paralizzato» (Georges Bataille, Storia dell'occhio, trad. di Luca Tognoli, Milano, ES, p. 146)
  4. ^ «Alcune settimane dopo la crisi di follia di mio padre, mia madre, dopo una scena odiosa che le fece mia nonna in mia presenza, a sua volta perse la ragione. Attraverso un lungo periodo di malinconia. Le idee di dannazione che allora la dominavano mi irritavano ancor più in quanto ero costretto a sorvegliarla in continuazione. Il suo delirio mi terrorizzava al punto che una notte tolsi dal caminetto due pesanti candelabbri dallo zoccolo in marmo: avevo paura che mi ammazzasse nel sonno. Giunsi a picchiarla, persa la pazienza, torcendole le mani disperatamente, volevo costringerla a ragionare. Mia madre un giorno spari, approfittando di un istante in cui mi ero distratto. L'abbiamo cercata a lungo; la trovo mio fratello, appena in tempo, impiccata in solaio. Comunque ritorno in vita. Scomparve una seconda volta: dovetti cercarla senza fine lungo il ruscello in cui avrebbe potuto annegarsi. Attraversai di corsa terreni paludosi. Alla fine mi trovai davanti a lei, su un sentiero: era bagnata fino alla cintola e la sua gonna grondava l'acqua del ruscello. Era uscita da sola dall'acqua gelida del ruscello (si era in pieno inverno), che in quel punto era troppo poco profonda per annegarsi.» (da Storia dell'occhio, ed. cit. p. 148)
  5. ^ Durante il viaggio incontra Henri Bergson che gli lascia una forte impressione. Dirà poi di aver perso la fede leggendolo.
  6. ^ pagina sul sito IMDB
  7. ^ dopo che Sylvia viveva già dal 1938 con Jacques Lacan, dal quale lei avrà un'altra figlia, la psicanalista Judith Miller (nata nel 1941).
  8. ^ «Da ricordare anche la nota con la quale terminano i volumi della corrispondenza [di Benjamin]: segnala che il dossier dei Passages (titolo del progetto al quale Benjamin stava lavorando alla fine della sua vita) è stato nascosto alla Bibliothèque Nationale grazie a Bataille.» (da Il Collegio di sociologia. 1937-1939, Bollati Boringhieri, 1991, p. 487)
  9. ^ Roberto Gilodi, Benjamin - Uno «straccivendolo» alla ricerca capillare dei rifiuti di Baudelaire in Alias (Roma), il manifesto, 24 marzo 2013, p. 3. URL consultato il 1º aprile 2013.
  10. ^ Souvarine è fortemente convinto delle proprie idee comuniste e membro del "Circolo comunista democratico" (al quale aderisce anche Bataille), ma anche critico lucidissimo di Stalin, del quale è uno dei primi a intuire le aberrazioni.
  11. ^ «Queneau: «Dal 1934 al 1939, Bataille seguirà le lezioni di Kojève...» (Premières confrontations avec Hegel, in «Critique», nn. 195-96, agosto-settembre 1936, p. 695). Effettivamente, tra le carte di Bataille, è stato ritrovato il fascicolo degli appunti da lui trascritti durante questi corsi: è abbastanza voluminoso da autorizzarci a non prendere troppo alla lettera il tocco ironico del profilo che Queneau ha voluto tracciare di Bataille sui banchi dell'École: «... sebbene non fosse un uditore esemplare quanto ad assiduità, e talvolta gli capitasse persino di sonnecchiare», così egli continua infatti. Comunque, Bataille leggerà Hegel attraverso Kojève e kojeviano rimarrà sino alla fine il suo Hegel.» (da Dennis Hollier, Le concezioni hegeliane, in Il Collegio di sociologia. 1937-1939, Bollati Boringhieri, 1991, p. 107)
  12. ^ a b «Il testo della conferenza di Bataille su «Hitler et l'ordre teutonique» (24 gennaio 1939) non ci è rimasto: possiamo solo congetturare le sue probabili divergenze dalla lucidissima ricostruzione storica di Hans Mayer su "Les rites des associations politiques dans l'Allemagne romantique" (18 aprile 1939) e il loro rapporto con le associazioni protonaziste e naziste.» (da Carlo Ginzburg, Miti emblemi spie. Morfologia e storia, Eianudi, 1986, p. 231). Nel testo Le Collège de Sociologie 1937-1939, a cura di Dennis Hollier è trattata tale conferenza a p. 285.
  13. ^ Oggi lo sappiamo: Bataille è uno degli scrittori più importanti del suo secolo.
  14. ^ La nozione di dépense venne applicata anche dall'antropologo strutturalista Claude Lévi-Strauss nella sua reinterpretazione dei rituali del Kula e del Potlatch, rispettivamente nelle isole del Pacifico Occidentale e in tribù di Nativi americani.
  15. ^ a b «Si riconoscono facilmente i temi delle ricerche di Dumézil, tradotti nelle preoccupazioni (o ossessioni) che dominavano i protagonisti del Collége, Bataille e Caillois. Schematizzando potremmo dire che per Bataille era il nesso tra la morte (e la sessualità) e il sacro, per Caillois quello tra il sacro e il potere. In entrambi, questi temi, implicavano un atteggiamento estremamente ambiguo nei confronti delle ideologie fasciste e naziste» e «Le divagazioni di Caillois su una comunità aristocratica composta da individui spietati, tirannici, pronti ad affrontare i rigori di un'imminente età glaciale che avrebbe provocato una selezione implacabile, avevano un suono ancora più equivoco. Le connotazioni fascistizzanti di questi discorsi furono prontamente segnalate da critici di sinistra, socialisti e comunisti, nonché da un ascoltatore assiduo delle conferenze del Collège come Walter Benjamin» (da Miti emblemi spie. Morfologia e storia, p. 230)
  16. ^ «Già in una lettera scritta a Raymond Queneau a Roma, nel 1934, subito dopo aver visitato la mostra sulla rivoluzione fascista, Bataille confessava il fascino esercitato su di lui da quell'esibizione di simboli mortuari, di drappi neri, di teschi, osservando che si trattava nonostante tutto di qualcosa di serio, che non doveva rimanere dominio esclusivo della propaganda fascista. In una conferenza su «Le pouvoir», tenuta al Collège da Bataille il 19 febbraio 1938, in sostituzione di Caillois ammalato, la fascinazione esercitata dalla simbologia fascista si traduceva addiriturra nella contrapposizione tra il fascio effigiato in Italia «sur le ventre de toutes les locomotives» e il crocifisso collegato frazerianamente a una «représentation obsessionnelle de la mise à mort du roi». La scure littoria, commentava Bataille, in quanto strumento delle esecuzioni capitali, «est opposé ostensiblement à l'immage du roi supplicié». La stessa atmosfera torbida, intimamente colpevole attrazione per i riti mortuari del nazismo fa da sfondo al romanzo Le blue du ciel, scritto nel 1935 e pubblicato più di vent'anni dopo.» Da Miti emblemi spie. Morfologia e storia, p. 230.
  17. ^ a b da Miti emblemi spie. Morfologia e storia, rispettivamente p. 231 e p. 237.
  18. ^ «Mi diverte del resto pensare che non si possa uscire dal surrealismo senza incappare in Bataille, tanto è vero che il disgusto per il rigore non può tradursi se non in una nuova sottomissione al rigore. Con Bataille, niente che non si sappia a memoria; assistiamo a un ritorno offensivo del vecchio materialismo antidialettico che tenta, questa volta, di farsi gratuitamente largo attraverso Freud [...] Il caso di Bataille presenta questo aspetto paradossale, e per lui imbarazzante, che la sua fobia dell'"idea", dal momento in cui si propone di comunicarla, non può che prendere piega ideologica [...] Lui che nelle ore del giorno, percorre antichi e talvolta allettanti manoscritti con caute dita di bibliotecario (com'è noto esercita questa professione alla Bibliotèque Nationale) si pasce la notte delle immondizie di cui, a propria immagine, vorrebbe vederli pieni...» (tratto da L'azzurro del cielo, Einaudi, 2008, p. 148 e ripreso a sua volta da Manifestes du Surréalisme di André Breton, trad. it. L. Magrini, Manifesti del Surrealismo, Einaudi, 1966 e 1987)
  19. ^ J.P. Sartre, Un nouveau mystique, in "Cahiers du Sud", dicembre 1943.
  20. ^
    (FR)

    « On le sait aujourd’hui : Bataille est un des écrivains les plus importants de son siècle »

    (IT)

    « Oggi lo sappiamo: Bataille è uno degli scrittori più importanti del suo secolo »

    (Georges Bataille, Œuvres complètes, T. I. comprendente Premiers écrits, 1922-1940, Histoire de l’œil, L’Anus solaire, Sacrifices et Articles.)
  21. ^
    (EN)

    « In Germay, unlike in America, Bataille and Foucault have not been authors whose work have been socially grounded and fruitful for "emancipatory movements," or whatever one wants call them. Their reception made possible, in favorable cases, a depoliticization, and in the unfavorable one [...] a rehabilitation of right-wing positions. »

    (IT)

    « In Germania, a differenza che in'America, Bataille e Foucault non sono stati autori le cui opere sono state un terreno socialmente fruttuoso per i "movimenti d'emancipazione", o in qualsiasi modo uno voglia chiamarli. La loro ricezione rese possibile, nei casi favorevoli, una depoliticizzazione, e in quelli sfavorevoli [...] una riabilitazione delle posizioni di destra. »

    ( Diedrich Diederichsen, trad. Peter Chametzky,, Spiritual Reactionaries after German Reunification: Syberberg, Foucalt and Others in October, vol. 62, Cambridge, MIT Press, 1992, p. 82. URL consultato il 9 marzo 2013.)

    Vedi anche: (EN) David Ashley Hughes, Reinventing the left: radical responses to German reunification., Commissione di dottorato: James L. Rolleston (relatore), Fredric Jameson, Kristine Stiles, Michael Hardt, Duke University - Department of German Languages and Litterature, 2006, pp. 234-235. URL consultato il 9 marzo 2013.

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