Corrida

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Édouard Manet, Corrida

La corrida (in spagnolo corrida de toros, letteralmente corsa di tori) è un tipo di tauromachia di antica provenienza. Corse o lotte o cacce con tori o altri bovini si organizzavano già presso gli antichi Greci, gli Etruschi e gli Romani[1] (un tipo di corrida definito giostra dei tori era popolare, per esempio, nello Stato pontificio e si svolgeva anche nel celebre sferisterio di Macerata, senza dimenticare poi la Caccia ai Tori in Campo San Polo a Venezia). Con la denominazione di corrida de toros è attualmente praticata in varie zone della Spagna e, con altre denominazioni e in maniera spesso diversa, anche in Portogallo, nel sud della Francia e in alcuni Paesi dell'America latina come Messico, Perù, Venezuela, Ecuador, Colombia, Costa Rica, Panamá e Bolivia.

Origini storiche[modifica | modifica wikitesto]

Corrida de toros en Benavente en honor de Felipe el Hermoso, 1506

Le prime gare con i tori in Spagna risalgono a circa l'800 dopo Cristo e si hanno notizie documentate di feste con tauromachie a Cuéllar (Segovia) nell'anno 1215 ma la corrida più simile a come la si conosce oggi risale al XIV secolo ed era praticata solo dai nobili a cavallo, che fieramente davano sfoggio della loro abilità affrontando i tori per una questione di prestigio e di onore, con servitori pronti ad assisterli in qualsiasi momento. Nel 1542 la città di Barcellona omaggiava il principe Filippo, futuro Filippo II di Spagna con "luminarias, danzas, máscaras y juegos de toros"[2].

Real Cedula per proibire la corrida

La prima scuola di tauromachia fu fondata a Siviglia nel 1670 anche se ufficializzata solo nel 1830 con regio decreto da Ferdinando VII. I Borbone di Francia però disprezzavano questo spettacolo cruento così lontano dall’eleganza e dalla grazie della corte di Versailles. Nel 1723 Filippo V l’aveva proibito per quasi venticinque anni[3], ma il suo successore, Ferdinando VI, lo aveva concesso di nuovo ai propri sudditi. Era però l’epoca dei Lumi e la stragrande maggioranza dei nobili, degli aristocratici e degli intellettuali si opponeva alle corride e ne chiedeva apertamente l’abolizione in nome del trionfo della ragione e della civiltà.

Francisco de Goya Serie: Tauromachia

Fu allora il popolo ad impossessarsi della festa, i nobili cavalieri furono rimpiazzati dai picadores con la funzione di frenare la cariche dell’animale senza ucciderlo, come invece facevano i nobili, mentre i loro assistenti e i servitori di un tempo si erano trasformati nei toreri appiedati che arpionavano, combattevano ed uccidevano l’animale con la spada. Era nata la corrida come la conosciamo oggi. Nel 1805 Carlo IV emise la Real Cedula che vietava formalmente la corrida, ma di fatto non ebbe alcuna efficacia.

Sotto Franco ci fu una sorta di sottacere riguardo alle corride, per non dare un'idea violenta della Spagna all'estero. Negli anni '60 ci fu invece un periodo di grande popolarità per la corrida. I romanzi di Ibáñez ed Hemingway alimentarono il mito della corrida e del torero, così come i ruoli svolti da star del cinema in film che parlavano di toreri (Sofia Loren, Ava Gardner, Gina Lollobrigida, Lucia Bosè).

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

I famosi toreri Joselito e Belmonte (anni venti-trenta)

Le regole sono più o meno definite anche se vi possono essere varie differenze da caso e caso. In genere in una corrida ci sono tre toreri e sei tori che si alternano.

I tori utilizzati per una corrida provengono tutti da allevamenti specializzati (ganaderías), la maggior parte dei quali si concentra nelle regioni dell'Andalusia e dell'Estremadura, le zone della Spagna a più forte tradizione taurina.

Generalmente, in una corrida tutti i tori derivano dal medesimo allevamento. Fanno eccezione le corridas concurso (corride concorso), in cui ogni toro rappresenta un allevamento diverso, e i vari allevamenti concorrono in una gara per un premio, che viene assegnato all'allevamento che ha portato il toro migliore per aspetto e comportamento.

All'inizio della corrida tutte le persone che verranno coinvolte escono nell'arena (paseíllo), sfilando in un corteo davanti al pubblico. Entrano per primi due alguaciles o alguacilillos, araldi a cavallo in costume del XVII secolo, che chiedono simbolicamente al presidente (unico giudice della corrida) le chiavi della porta da dove usciranno i tori. Poi i tre toreri seguiti dalle rispettive cuadrillas composte di due picadores a cavallo, tre banderilleros e gli incaricati di ritirare il corpo del toro dopo che questo sarà stato sacrificato. Ogni toreada è poi suddivisa in tre parti, i cosiddetti tercios.

Il tercio de varas[modifica | modifica wikitesto]

Nella prima parte (tercio de varas) il toro esce dalla porta del toril, recando sul dorso l'arpón de divisa, un nastro con i colori dell'allevamento, fissato a un arpioncino che gli è stato appena conficcato nel garrese. Solitamente, il toro compie un giro completo dell'arena dirigendosi alla sua destra, alla vana ricerca di una via d'uscita o per misurare lo spazio in cui ora si trova. Se il bovino appena uscito compie il giro verso sinistra, si dice che il toro ha salido contrario. Il torero ne studia le mosse, per determinarne le capacità fisiche, la rapidità dei riflessi, la direzione preferita nell'attacco e via dicendo. Per provocare le cariche del toro, egli utilizza il capote, un grande drappo di tela irrigidita e appesantita da bagni in gomma liquida. Tale drappo ha solitamente un colore rosa acceso sulla faccia esterna e giallo su quella interna. È il turno quindi dei picadores che a cavallo contengono l'assalto del toro con una lancia mentre l'animale tenta di rovesciare il pesante cavallo bardato (a volte riuscendoci). Il cavallo indossa il peto, o caparazón, una sorta di armatura trapuntata che protegge ventre e arti, e anche il picador indossa parastinchi e calzature pesantemente imbottite.

Nel colpire il toro, il picador utilizza la vara de picar, una picca costituita da un manico in legno lungo circa 180 cm e una punta in acciaio forgiata a piramide a tre lati, fornita alla base di un disco anch'esso metallico che ha la funzione di impedire la penetrazione del manico nelle carni dell'animale. La legge spagnola 4 aprile 1991 n. 10 o Ley Nacional Taurina, che regola le corride, prevede che il toro venga colpito con tale arma alla base del morrillo, cioè nel muscolo del collo, almeno due volte. Alcuni tori continuano tuttavia a caricare cavallo e cavaliere dopo aver ricevuto anche cinque o sei puyazos (cioè colpi di vara de picar); in questi casi, in genere il picador rovescia la vara e colpisce il toro con il manico di quest'ultima (regaton).

A questo punto, i peones si occupano, con i capotes, di distrarre il bovino, consentendo l'uscita di scena a cavalli e cavalieri.

Il tercio de varas ha un duplice obiettivo: valutare e valorizzare la reale bravura del toro, e ridurne la forza e l'ardore.

Il tercio de banderillas[modifica | modifica wikitesto]

A questo punto ha inizio la seconda fase, nella quale i tre banderilleros (o, in alcuni casi, il torero stesso) provocano, esclusivamente con i movimenti del proprio corpo, le cariche del toro, nel dorso del quale, in una zona situata un po' più indietro rispetto a quella colpita dai puyazos infilzano tre paia di banderillas.

Le banderillas sono asticciole lignee lunghe 70 cm, coperte da nastri colorati di carta crespa e terminanti con un arpioncino in acciaio, lungo 6 cm e largo 4. Esse non penetrano in profondità nel muscolo del toro e, al contrario della vara de picar, producono ferite tutt'altro che gravi; al contrario, la loro funzione è quella di correggere eventuali difetti che il toro ha evidenziato oppure quella di rivitalizzare il toro dopo l'impegnativa prova alla picca.

La Ley taurina prevede che al toro vengano conficcate nel dorso, a due a due, sei banderillas; tuttavia, se il bovino ha ricevuto molti colpi di vara, il presidente può decidere di limitarne il numero a quattro.

Il tercio de muleta[modifica | modifica wikitesto]

Quando il toro ha sul dorso le banderillas e comincia a dare segni di cedimento (i bovini, a differenza dei cavalli, hanno uno scatto fulmineo ma una resistenza molto limitata, e accumulano acido lattico con molta facilità), ha inizio la fase saliente e più famosa della lidia. Il torero depone l'ampio e pesante capote e lo sostituisce con la muleta, un drappo più piccolo di flanella scarlatta, avvolto intorno a una gruccia lignea che lo mantiene disteso, in modo da poterlo impugnare con una sola mano. Nell'altra, nascosta dietro la schiena, impugna una spada da lidia, ovvero una spada finta da ornamento (dunque senza lama e punta acuminata) che il matador utilizzerà anche più volte per sorreggere la muleta.

Le cariche del toro, sempre più stanco, si fanno sempre più brevi e meno decise; egli tiene la testa abbassata, perché i puyazos gli hanno danneggiato i muscoli del collo. Il compito del picador è quello di mettere il toro in condizioni di inferiorità, costringendolo a tenere la testa abbassata perché il torero possa conficcargli la spada tra le scapole, raggiungendone il cuore.

La Ley taurina prevede che il torero uccida il toro entro il decimo minuto del tercio de muleta: se così non avviene, ovvero se il torero ha vibrato il colpo a vuoto, o raggiungendo il toro in un punto non vitale, dall'alto degli spalti viene suonato uno squillo di tromba per avvertire l'uomo che deve affrettarsi.

Se entro il tredicesimo minuto il toro è ancora vivo, viene suonato un secondo avviso: il torero, a questo punto, usa di solito un estoque de descabellar, una spada più piccola con una sbarretta trasversale in prossimità della punta, per dare al toro, spesso già ferito a morte, il colpo di grazia. Ovviamente un'uccisione di questo tipo è molto meno "gradita" agli spettatori, di quando non accada quando il torero stende lo sfortunato quadrupede al primo colpo.

Se il torero non dovesse ucciderlo nemmeno questa volta, allo scadere del quindicesimo minuto suona il terzo avviso: il torero ha fallito e il toro, moribondo ma vivo, verrà finito con un pugnale da uno dei peones. Il matador verrà fischiato.

Le ricompense[modifica | modifica wikitesto]

A seconda del comportamento del torero e della qualità del toro il presidente su richiesta del pubblico può offrire al torero una, due orecchie o come massimo onore la coda, che vengono tagliate una volta che l'animale è stato ucciso. Infine il toro viene trascinato fuori dall'arena per essere macellato.

Anche per il toro sono previsti dei "premi": se esso ha lottato con onore, il suo corpo sarà trascinato fuori dall'arena molto lentamente, tra gli applausi della folla.

Se il toro ha combattuto in maniera esemplare, il presidente può accordare che il suo corpo venga trascinato in un giro di trionfo tutt'intorno all'arena (vuelta al ruedo), prima di essere portato in macelleria.

Se il comportamento del toro in combattimento è giudicato eccezionale, può succedere (un tempo era rarissimo, oggi avviene con sempre maggiore frequenza) che si decida di salvargli la vita per farne un riproduttore, cosicché tramandi le sue caratteristiche alle generazioni successive. Tale premio è definito indulto (grazia) e costituisce il massimo premio per il toro. In questo caso, la stoccata è soltanto simulata. La Ley taurina impone che essa venga eseguita con una banderilla, alla quale viene di solito spezzata la punta; alcuni toreri, come Enrique Ponce, preferiscono tuttavia simulare il colpo mortale a mani nude.

Il toro viene poi fatto rientrare nei corrales con l'ausilio dei capotes, o, se questo non dovesse bastare, guidato da una mandria di buoi, spesso tenuti nei recinti delle arene proprio per questo scopo. In casi eccezionali, come quello del famoso Belador, unico toro graziato nell'arena di Las Ventas di Madrid (su richiesta del torero Ortega Cano), può essere necessario l'intervento di un cane da pastore.

Le cure dopo l'eventuale indulto[modifica | modifica wikitesto]

Il toro indultado diventa oggetto di tempestive cure veterinarie, volte a farlo guarire e recuperare il più in fretta possibile per farne un riproduttore (semental).

Una prima cura viene realizzata dallo staff medico dell'arena (sempre presente, anche per prestare soccorso ai toreri eventualmente feriti) all'interno dei corrales, i recinti dove gli animali vengono portati qualche ora prima della rappresentazione. Prestare i primi soccorsi all'animale è un'operazione molto difficile: il toro è ancora molto scosso e nervoso e occorre quindi immobilizzarlo con funi all'interno di un cassone. Dopodiché le ferite vengono lavate con abbondante soluzione disinfettante e un chirurgo veterinario provvede, con un bisturi affilato, alla rimozione degli arpioncini delle banderillas rimasti nella carne (l'asta lignea viene di solito recisa con un troncarami).

In seguito, un chirurgo esperto provvede, dopo aver anestetizzato il toro, all'esame delle ferite (quelle provocate dai puyazos sono spesso molto profonde e abbastanza gravi), alla rasatura del pelo in prossimità delle stesse e all'inserimento di sonde per il drenaggio e lo scolo dei liquidi; quindi, le aperture vengono suturate.

Se il toro supera i primi due-tre giorni, che sono i più critici, può dirsi di solito fuori pericolo. Tuttavia, la gravità delle ferite dovute ai puyazos (che talvolta arrivano a lesionare il polmone e la pleura) fa sì che molti tori muoiano proprio nei primi giorni dopo l'indulto. Stranamente quelli che sopravvivono non sembrano manifestare, in seguito, particolare paura o aggressività nei confronti degli esseri umani.

Il linguaggio dei fazzoletti[modifica | modifica wikitesto]

Il presidente espone sul palco presidencial fazzoletti di diverso colore per decidere quale premio spetti al torero: un orecchio, due orecchie o la coda. Nel caso in cui il toro non venga ritenuto capace di combattere il presidente mostrando un fazzoletto verde ne può chiedere il cambio.

Allo stesso modo, un fazzoletto azzurro accorda al toro ormai morto la vuelta al ruedo, mentre un fazzoletto arancione, esposto ovviamente prima che il torero vibri il colpo con la spada, decreta che l'animale è meritevole dell'indulto. Quest'ultimo è spesso richiesto prima dal pubblico, che manifesta la sua volontà agitando fazzoletti bianchi.

Altri tipi di corrida[modifica | modifica wikitesto]

Scena di un recortador durante il III concurso nacional de recortes (Valencia, 2008).

Oltre che la tradizionale corrida a pié, cioè con il torero che affronta il toro a piedi, ne esiste anche una che prevede che il torero monti a cavallo, privo di protezioni. Quest'ultimo tipo è detta rejoneo.

Esistono anche manifestazioni non cruente di tauromachia, ad esempio lo spettacolo dei recortes, che consiste nell'affrontare il toro a mani nude, provocandolo alla carica per poi evitarlo all'ultimo istante tramite una schivata o un salto.

Critiche contro la corrida[modifica | modifica wikitesto]

Secondo le associazioni animaliste (e più in generale secondo tutti i detrattori di tale pratica) la corrida è una tortura legalizzata inflitta al toro[4].

Il gruppo musicale ska punk spagnolo Ska-P ha inserito nell'album Planeta Eskoria del 2000 la canzone Vergüenza e nell'album Lágrimas y gozos del 2008 la canzone Wild Spain, nella quale dichiara i propri sentimenti nei confronti del matador. La band ska punk italiana Punkreas ha inserito nell'album Paranoia e potere del 1995 la canzone Acà Toro in cui prende posizione contro la corrida. Il rapper Caparezza, contrario alla corrida, ha inserito nell'album Habemus Capa del 2006 la canzone Dalla parte del toro, così come Renato Zero con il brano Il toro nell'album La coscienza di Zero.

Dal 1991 la corrida è vietata alle Isole Canarie.[5]

Il 28 luglio 2010 anche il parlamento catalano ha messo fuori legge le corride a partire dal 2012, approvando una legge d'iniziativa popolare firmata da oltre 180.000 cittadini.[5]

La corrida nella letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Ernest Hemingway scrisse nel 1932 Morte nel pomeriggio, libro interamente centrato sulla corrida e sulla realtà multiforme che ad essa si accompagna. L'opera, lungi dall'essere un trattato scientifico sullo spettacolo offerto da questa tauromachia, è un'analisi profonda sul senso della vita e della morte e sull'arte. L'uccisione del toro diventa così una vera e propria manifestazione del sublime, una fuggevole pennellata elargita alla folla dal torero, non già mattatore vile e brutale, ma rappresentante ultimo dei valori dell'onore e della virtù, esemplificati dai gesti e dal rituale con i quali egli sfida la morte accostandosi ad essa e ne emerge vincitore, acquistando una vera e propria immortalità.

In italiano, esistono due libri che raccontano, mescolando finzione e realtà, il mondo della corrida. Nel 1955, Max David, pubblicò Volapié, lodato dallo stesso Hemingway. Al 2011, invece, risale l'uscita di Il toro non sbaglia mai, di Matteo Nucci, storia dell'incontro fra un torero fallito e un italiano appassionato, attraverso cui viene spiegata ogni fase della corrida e i suoi significati. Un'amplia bibliografia correda il libro che è anche un percorso nella letteratura, nel cinema e nell'arte ispirati alla tauromachia[6].

Antropologia della corrida[modifica | modifica wikitesto]

In Antropologia il Toro è una delle rappresentazioni di Dioniso, nella tradizione contadina Dioniso viene chiamano anche "NATO DA UNA VACCA", "CON FORMA DI TORO", nelle antiche comunità con riti Dionisiaci si sacrificava un toro facendolo a pezzi e mangiando le sue carni e bevendo il suo sangue. In Antropologia Dioniso rappresenta il mito della

« Resurrezione del Dio ucciso. »
(James G. Frazer, Il ramo d'oro (The Golden Bough), traduzione di Lauro De Bosis, Giulio Einaudi editore, 1950.)

"Il poeta Nonno narra che Zeus in forma di serpente visita Semele ed essa gli partorì un fanciullo con due corna Zagreo, ossia Dioniso. Il fanciullo era appena nato quando salì al trono di suo padre Zeus e imitò il grande Dio brandendo le folgori nella manina. I Titani traditori, con le facce imbiancate di gesso, lo assalirono con dei pugnali, mentre stava guardandosi allo specchio. Per un certo tempo gli riuscì di sfuggire ai loro assalti prendendo la forma successivamente di ZEUS, CRONO, di un giovane, di un LEONE, di un CAVALLO e di un SERPENTE, alla fine sotto forma di TORO fu fatto a pezzi dai pugnali omicidi dei suoi nemici." Per questo la corrida si può considerare un rito Dionisiaco.

La corrida nella musica[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Le corridas normalmente sono annunciate con la frase "con el permiso de la autoridad y si el tiempo lo permite" (Letteralmente "Col permesso delle autorità e tempo permettendo"). L'allusione al tempo si deve al fatto che le corridas di solito hanno luogo in spazi non al coperto.
  • Quasi tutti i toreros sono trafitti dalle corna almeno una volta all'anno. Belmonte (Uno dei toreri più famosi degli anni venti) fu trafitto più di 50 volte. Dei circa 125 toreri principali (dal 1700), 42 sono morti in arena (questo computo non include i toreri novelli, "banderilleros" e "picadores" morti). Nonostante ciò, più di 3000 tori muoiono ritualmente nelle "plazas de toros" in Spagna in un anno, e dozzine di toreri rischiano la loro vita più volte a settimana.

Galleria di immagini[modifica | modifica wikitesto]

Le fasi della corrida[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Universo, De Agostini, Novara, 1964, Vol. IV, pag.148
  2. ^ Arte y espectáculo en los viajes de Felipe II: (1542-1592)
  3. ^ "E’incredibile il desiderio di ammazzare animali che dimostra questa nazione. Questo popolaccio è di una ferocia incredibile”
  4. ^ La FLAC
  5. ^ a b Spagna, storico no alle corride - La Catalogna le abolisce dal 2012 in repubblica.it, 28 luglio 2010. URL consultato il 28-07-2010.
  6. ^ L'incantesimo del torero gitano, E il torero matò la morte prendendola per le corna

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • J. Delgado, La tauromaquía ó arte de torear, Cadice 1796, Madrid 1804
  • F. Montes, Tauromaquía completa ó sea arte de torear en plaza tanto á pié como á caballo, Madrid 1836
  • Uno al sesgo (pseud.), El arte de ver los toros. Guía del espectador, Barcellona 1929.
  • F. Javier Pizarro Gomez, Arte y espectáculo en los viajes de Felipe II: (1542-1592), Encuentro, 06/apr/1999

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Organizzazioni contrarie alla corrida[modifica | modifica wikitesto]