Corrida

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Corrida (disambigua).
Édouard Manet, Corrida
I famosi toreri Joselito e Belmonte - anni 1920-'30.

La Corrida (in spagnolo corrida de toros, letteralmente corsa di tori) è uno spettacolo di antica tradizione popolare, diffusa nei paesi di cultura ispanica (Spagna e vari paesi dell'America meridionale), in Portogallo e in alcune zone della Francia. Benché non sia uno sport, da una parte degli estimatori è considerata tale. I toreri si sottopongono ad allenamenti fisici e possono accumulare ingenti fortune finanziarie paragonabili a quelle dei campioni di alcuni sport.

Indice

[modifica] Descrizione

La corrida è una tradizione popolare praticata in varie zone della Spagna e in maniera spesso diversa anche in Portogallo, sud della Francia, alcuni Paesi dell'America latina come Messico, Perù, Venezuela, Ecuador e Colombia. In Italia un tipo di corrida definito giostra dei tori era popolare nello Stato pontificio e tali spettacoli si svolsero pure nel celebre sferisterio di Macerata.

Da una parte dei cittadini spagnoli è considerata una tortura legalizzata mentre un'altra la considera un'arte, come ha evidenziato un sondaggio[1] della Gallup secondo cui l'82% degli spagnoli è contrario a tale pratica.

Le regole sono più o meno definite anche se vi possono essere varie differenze da caso e caso. In genere in una corrida tre toreri "toreano" sei tori alternandosi tra loro.

All'inizio della corrida tutto l'insieme delle persone che verranno coinvolte escono nell'arena (paseíllo), sfilando in un corteo davanti al pubblico. Entrano per primi due alguaciles o alguacilillos, araldi a cavallo in costume del XVII secolo, che chiedono simbolicamente al presidente (unico giudice della corrida) le chiavi della porta da dove usciranno i tori. Poi i tre toreri seguiti dalle rispettive cuadrillas composte di due picadores a cavallo, tre banderilleros e gli incaricati di ritirare il corpo del toro dopo che questo sarà stato sacrificato. Ogni toreada è poi suddivisa in tre parti, i cosiddetti tercios.

[modifica] Il tercio de varas

Nella prima parte (tercio de varas) il toro esce dalla porta del toril, recando sul dorso l'arpón de divisa, un nastro con i colori dell'allevamento, fissato a un arpioncino che gli è stato appena conficcato nel garrese. La puntura, di per sé molto piccola, basta a provocare nel toro già spaventato per l'ambiente estraneo uno stato di allarme che lo predispone al combattimento. Solitamente, il toro compie un giro completo dell'arena dirigendosi alla sua destra, alla vana ricerca di una via d'uscita. Se il bovino appena uscito compie il giro verso sinistra, si dice che il toro ha salido contrario. Il torero ne studia le mosse, per determinarne le capacità fisiche, la rapidità dei riflessi, la direzione preferita nell'attacco e via dicendo. Per provocare le cariche del toro, egli utilizza il capote, un grande drappo di tela irrigidita e appesantita da bagni in gomma liquida. Tale drappo ha un colore rosso acceso sulla faccia esterna e giallo su quella interna.

Nella maggior parte dei casi, in questa parte entrano anche i picadores che a cavallo sfiancano il toro con una lancia mentre questo tenta di rovesciare il pesante cavallo bardato (a volte riuscendoci). Il cavallo indossa il peto, o caparazón, una sorta di armatura trapuntata che protegge ventre e arti, e anche il picador indossa parastinchi e calzature pesantemente imbottite.

Nel colpire il toro, il picador utilizza la vara de picar, una sorta di lancia costituita da un manico in legno lungo circa 180 cm e una punta in acciaio foggiata a piramide a tre lati, fornita alla base di un disco anch'esso metallico che ha la funzione di impedire la penetrazione del manico nelle carni dell'animale. La Ley taurina, il regolamento delle corride, prevede che il toro venga colpito con tale arma nel morrillo, cioè nel muscolo del collo, almeno due volte. Alcuni tori continuano tuttavia a caricare cavallo e cavaliere dopo aver ricevuto anche cinque o sei colpi di puyazos (cioè colpi di vara de picar); in questi casi, in genere il picador rovescia la vara e colpisce il toro con il manico di quest'ultima.

A questo punto, i peones si occupano, con i capotes, di distrarre il bovino, consentendo l'uscita di scena a cavalli e cavalieri.

[modifica] Il tercio de banderillas

A questo punto ha inizio la seconda fase, nella quale i tre banderilleros (o, in alcuni casi, il torero stesso) provocano, esclusivamente con i movimenti del proprio corpo, le cariche del toro, nel dorso del quale, in una zona situata un po' più indietro rispetto a quella colpita dai puyazos infilzano tre paia di banderillas.

Le banderillas sono asticciole lignee lunghe 70 cm, coperte da nastri colorati di carta crespa e terminanti con un arpioncino in acciaio, lungo 6 cm e largo 4. Esse non penetrano in profondità nel muscolo del toro e, al contrario della vara de picar, producono ferite tutt'altro che gravi; al contrario, la loro funzione è proprio quella di rendere furioso il toro già parzialmente indebolito dall'emorragia provocata dai puyazos.

La Ley taurina prevede che al toro vengano conficcate nel dorso, a due a due, sei banderillas; tuttavia, se il bovino ha ricevuto molti colpi di vara, il presidente può decidere di limitarne il numero a quattro.

[modifica] Il tercio de muleta

Quando il toro ha sul dorso le banderillas e comincia a dare segni di cedimento (i bovini, a differenza dei cavalli, hanno uno scatto fulmineo ma una resistenza molto limitata, e accumulano acido lattico con molta facilità), ha inizio la fase saliente e più famosa della lidia. Il torero depone l'ampio e pesante capote e lo sostituisce con la muleta, un drappo più piccolo di flanella scarlatta, avvolto intorno a una gruccia lignea che lo mantiene disteso, in modo da poterlo impugnare con una sola mano. Nell'altra, nascosta dietro la schiena, impugna già la spada di cui si servirà per il colpo mortale.

Le cariche del toro, sempre più stanco, si fanno sempre più brevi e meno decise; egli tiene la testa abbassata, perché i puyazos gli hanno danneggiato i muscoli del collo. Questo il torero lo sa bene, e sa anche che non avrebbe speranze contro un toro in grado di muovere la testa correttamente. Il compito del picador è infatti proprio questo: mettere il toro in condizioni di inferiorità, costringendolo a tenere la testa abbassata perché il torero possa conficcargli la spada tra le scapole, raggiungendone il cuore.

La Ley taurina prevede che il torero uccida il toro entro il decimo minuto del tercio de muleta: se così non avviene, ovvero se il torero ha vibrato il colpo a vuoto, o raggiungendo il toro in un punto non vitale, dall'alto degli spalti viene suonato uno squillo di tromba per avvertire l'uomo che deve affrettarsi.

Se entro il tredicesimo minuto il toro è ancora vivo, viene suonato un secondo avviso: il torero, a questo punto, usa di solito un estoque de descabellar, una spada più piccola con una sbarretta trasversale in prossimità della punta, per dare al toro, spesso già ferito a morte, il colpo di grazia. Ovviamente un'uccisione di questo tipo è molto meno "gradita" agli spettatori, di quando non accada quando il torero stende lo sfortunato quadrupede al primo colpo.

Se il torero non dovesse ucciderlo nemmeno questa volta, allo scadere del quindicesimo minuto suona il terzo avviso: il torero ha fallito e il toro, moribondo ma vivo, verrà finito con un pugnale da uno dei peones. Il matador verrà fischiato.

[modifica] I "premi"

A seconda del comportamento del torero e della qualità del toro il presidente su richiesta del pubblico può offrire al torero una, due orecchie o come massimo onore la coda, che vengono tagliate una volta che l'animale è stato ucciso. Infine il toro viene trascinato fuori dall'arena per essere macellato.

Anche per il toro sono previsti dei "premi": se esso ha lottato con onore, il suo corpo sarà trascinato fuori dall'arena molto lentamente, tra gli applausi della folla.

Se il toro si è difeso in maniera esemplare, il presidente può accordare che il suo corpo venga trascinato in un giro di trionfo tutt'intorno all'arena (vuelta al ruedo), prima di essere portato in macelleria.

Se il carattere del toro in combattimento è giudicato eccezionale, può succedere (un tempo era rarissimo, oggi avviene con sempre maggiore frequenza) che si decida di salvargli la vita per farne un riproduttore, cosicché tramandi le sue caratteristiche alle generazioni successive. Tale premio è definito indulto (grazia) e costituisce il massimo premio per il toro. In questo caso, la stoccata è soltanto simulata. La Ley taurina impone che essa venga eseguita con una banderilla, alla quale viene di solito spezzata la punta; alcuni toreri, come Enrique Ponce, preferiscono tuttavia simulare il colpo mortale a mani nude.

Il toro viene poi fatto rientrare nei corrales con l'ausilio dei capotes, o, se questo non dovesse bastare, guidato da una mandria di buoi, spesso tenuti nei recinti delle arene proprio per questo scopo. In casi eccezionali, come quello del famoso Belador, unico toro graziato nell'arena di Las Ventas di Madrid (su richiesta del torero José Maria Manzanares), può essere necessario l'intervento di un cane da pastore.

[modifica] Le cure dopo l'indulto

Il toro indultado si trasforma, paradossalmente, da vittima di torture a oggetto di tempestive cure veterinarie, volte a farlo guarire e recuperare il più in fretta possibile per farne un riproduttore (semental).

Una prima cura viene realizzata dallo staff medico dell'arena (sempre presente, anche per prestare soccorso ai toreri eventualmente feriti) all'interno dei corrales, i recinti dove gli animali vengono portati qualche ora prima della rappresentazione. Prestare i primi soccorsi all'animale è un'operazione molto difficile: il toro è ancora molto scosso e nervoso e occorre quindi immobilizzarlo con funi all'interno di un cassone. Dopodiché le ferite vengono lavate con abbondante soluzione disinfettante e un chirurgo veterinario provvede, con un bisturi affilato, alla rimozione degli arpioncini delle banderillas rimasti nella carne (l'asta lignea viene di solito recisa con un troncarami).

In seguito, un chirurgo esperto provvede, dopo aver anestetizzato il toro, all'esame delle ferite (quelle provocate dai puyazos sono spesso molto profonde e abbastanza gravi), alla rasatura del pelo in prossimità delle stesse e all'inserimento di sonde per il drenaggio e lo scolo dei liquidi; quindi, le aperture vengono suturate.

Se il toro supera i primi due-tre giorni, che sono i più critici, può dirsi di solito fuori pericolo. Tuttavia, la gravità delle ferite dovute ai puyazos (che talvolta arrivano a lesionare il polmone e la pleura) fa sì che molti tori muoiano proprio nei primi giorni dopo l'indulto. Stranamente, quelli che sopravvivono non sembrano manifestare, in seguito, particolare paura o aggressività nei confronti degli esseri umani.

[modifica] Il linguaggio dei fazzoletti

Il presidente espone sul palco presidencial fazzoletti di diverso colore per decidere quale premio spetti al torero: un orecchio, due orecchie, orecchie e coda.

Allo stesso modo, un fazzoletto azzurro accorda al toro ormai morto la vuelta al ruedo, mentre un fazzoletto arancione, esposto ovviamente prima che il torero vibri il colpo con la spada, decreta che l'animale è meritevole dell'indulto. Quest'ultimo è spesso richiesto prima dal pubblico, che manifesta la sua volontà agitando fazzoletti bianchi.

[modifica] Tipi di corrida

Oltre che la tradizionale corrida a pie, cioè con il torero che affronta il toro a piedi, ne esiste anche una che prevede che il torero monti a cavallo, privo di protezioni. Quest'ultimo tipo è detta rejoneo.

Scena di un recortador durante il III concurso nacional de recortes (Valencia, 2008).

Esistono anche manifestazioni non cruente di tauromachia, ad esempio lo spettacolo dei recortes, che consiste nell'affrontare il toro a mani nude, provocandolo alla carica per poi evitarlo all'ultimo istante tramite una schivata o un salto.

[modifica] Critiche contro la corrida

Secondo le associazioni animaliste la corrida è una tortura inflitta al toro[2].

La band ska punk spagnola Ska-P ha inserito nell'album Planeta Eskoria del 2000 la canzone Verguenza e nell'album Lágrimas y Gozos del 2008 la canzone Wild Spain, nella quali dichiara i propri sentimenti nei confronti del matador. Inoltre, la band ska punk italiana Punkreas ha inserito nell'album Paranoia e potere del 1995 la canzone Acà Toro in cui prende posizione contro la corrida. Anche il rapper Caparezza, contrario alla corrida, ha prodotto il singolo Dalla parte del toro.

[modifica] Note

  1. ^ La corrida e le feste sanguinarie spagnole
  2. ^ La FLAC

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

[modifica] Organizzazioni contrarie alla corrida

Strumenti personali