Boris Souvarine

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Boris Souvarine, vero nome Boris Lifschitz (Kiev, 1895Parigi, 1º novembre 1984), è stato un politico, saggista, giornalista e storico francese di origine ucraina caraita.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Operaio e figlio di un operaio, Boris Souvarine è fin dal 1919 il principale animatore del Comitato della Terza Internazionale, con Fernand Loriot e Charles Rappoport. Milita in seno alla SFIO (Sezione Francese dell'Internazionale Operaia) su basi marxiste rivoluzionarie, perché il partito abbandoni la Seconda Internazionale, cosa che avvenne al congresso di Strasburgo del febbraio 1920, poi perché la SFIO aderisca alla Terza Internazionale, cosa che fu votata dalla maggioranza al congresso di Tours nel dicembre 1920, sulla base di una mozione di cui è stato un coautore.

Risale ad allora la fondazione della Sezione Francese dell'Internazionale Comunista, SFIC - il futuro Partito comunista francese. Souvarine è eletto al primo comitato direttivo della SFIC, e fa parte, nel 1921, dei delegati francesi al 3º congresso dell'Internazionale Comunista (IC) (dove è eletto al tempo stesso nel comitato esecutivo e nel Praesidium che conta allora 7 membri). Il 17 luglio 1921, entra nella segreteria dell'IC. Nessun altro francese ricoprirà funzioni così importanti in seno al "Komintern". All'epoca, Souvarine vive principalmente a Mosca, ma è impegnato anche nella vita del partito francese dove si oppone al "centro", Frossard e Cachin. Perde così il suo posto nel comitato direttivo al congresso di Marsiglia nel dicembre 1921, per riguadagnarlo nel 1923, al consiglio nazionale di Boulogne, che segna la vittoria dell'ala sinistra pro-bolscevica. Entra allora nell'ufficio politico.

Nel 1923 esplodono tra i dirigenti bolscevichi i conflitti che covavano dalla malattia di Lenin. Souvarine assume posizioni critiche di fronte alla direzione, e prende talvolta le parti di Lev Trockij, opponendosi in Francia ad Albert Treint che è appoggiato da Zinoviev e dalla direzione dell'Internazionale. Nel gennaio 1924, al congresso di Lione, Souvarine risulta vincitore del confronto, ma Treint, con l'appoggio di Manouilski e di tutti i delegati dell'IC, farà vacillare il Comitato direttivo in marzo. In un testo del marzo 1924, Souvarine denuncia il "centralismo meccanico, burocratico, ed irresponsabile" in seno alla SFIC. La pubblicazione da parte di Souvarine de Il Nuovo corso di Trockij, ne Il Bollettino Comunista, servirà da pretesto per la sua esclusione dall'IC e dunque dalla SFIC, annunciata da L'Humanité (ancora oggi l'organo del Partito Comunista Francese) il 19 luglio 1924. La sua esclusione fa in realtà seguito alla sua opposizione alla bolscevizzazione e stalinizzazione della SFIC.

A partire dal 1925 ripubblica Il Bollettino Comunista. È membro fondatore del Circolo comunista democratico nel 1930, e della sua rivista La Critique sociale.

Souvarine resterà tutta la sua vita un avversario accanito dello stalinismo. Negli anni trenta pubblica la sua biografia di Stalin, una disamina storica del bolscevismo sulla quale diamo un resoconto specifico più oltre. La straordinaria lucidità di questo lavoro, sempre attuale, è oggi unanimemente riconosciuta.[senza fonte] Souvarine smontava già all'epoca i meccanismi delle menzogne create ad arte sulla realtà del regime sovietico, regime che considerava come una «negazione del socialismo e del comunismo».

Nel 1935 fonda lo Istituto di storia sociale e raccoglie un'importante documentazione sul comunismo, l'Unione sovietica ed il movimento operaio. È il principale animatore di Est-ovest, rivista di notizie sui paesi dell'est che dà un grande posto ai dissidenti. Ha creato anche la rivista Il Contratto sociale. Nello stesso anno vede la luce il suo Stalin anche in Francia.

Nel 1940 è arrestato a Marsiglia dal governo di Pétain e incarcerato. Salvato da un amico, capitano di corvetta dell'esercito, è costretto ad espatriare negli Stati Uniti. Come conseguenza dell'Operazione Barbarossa la valutazione su Stalin in USA cambia radicalmente: da nemico e alleato di Hitler, viene considerato improvvisamente una vittima e un "campione di democrazia".

Souvarine diventa un personaggio scomodo, il suo libro scompare dalle librerie e, in quanto antistalinista esplicito e dichiarato, guardato con sospetto. Isolato socialmente, non trova più lavoro. Una ristretta cerchia di intellettuali, politici e diplomatici lo stima silenziosamente.

Classificato "ufficialmente" come trockijista, a causa della comune attività antistalinista, in realtà già nel 1939 romperà politicamente con Trockij, al quale non risparmia critiche e sul piano tattico e su quello di fondo, respingendo la sua teoria della "rivoluzione permanente" come "nozione verbosa e astratta" (Prefazione all'edizione del '39 del suo Stalin)

Il libro su Stalin[modifica | modifica sorgente]

Lo Stalin di Souvarine è un'opera monumentale (quasi mille pagine, inclusa la vasta bibliografia), scritta tra il '30 e il '35 su commissione dell'editore Alfred Knopf di New York, il quale aveva posto condizioni non ideali: i capitoli dovevano essere inviati uno ad uno per la traduzione e l'autore non ebbe mai modo di compiere una revisione completa dell'opera. Vi sono in effetti nel testo alcune ripetizioni che avrebbero potuto essere eliminate ad una rilettura più generale. Nonostante la mole, e questi modesti limiti, l'opera è scritta con grandi capacità narrative, rigore storico, e si legge agevolmente.

Le vicissitudini del libro sono significative, in quanto specchio di quegli anni drammatici. L'editore, influenzato da Raymond Postgate, uno stalinista britannico, rinunciò alla pubblicazione, cedendo i diritti a Martin Secker e Warburg Publishers, di Londra, e subappaltando l'edizione americana ad una piccola casa editrice che ebbe breve vita, e che cedette a sua volta i diritti ad un'altra ancora più piccola. Come risultato il libro conobbe solo quattro edizioni in USA. Dopo notevoli difficoltà provocate dall'opposizione di stalinisti, nonostante l'appoggio di Simone Weil[1] e Georges Bataille[senza fonte], il libro vide finalmente la luce anche in Francia nel 1935. Nel 1940 furono aggiunti un capitolo finale e un'appendice, per aggiornare il libro ai drammatici avvenimenti bellici che incalzavano, fino a quando l'invasione nazista della Francia mise la parola fine. Degli USA si è già detto.

Per le restanti vicissitudini personali e del libro, di notevole interesse storico, rimandiamo al resoconto vivissimo contenuto nella Prefazione dello stesso.

L'autore ha avuto l'accortezza, nella ristampa del 1977 (e che è la fonte della traduzione italiana), di lasciare il testo intatto, anche se, come scrive nella prefazione: "L'autore ... Certo oggi non lo scriverebbe come un tempo ... È dunque ovvio che l'autore non sia più qual era quando si mise all'opera: un "comunista" nel senso in cui si definiva Jaurès all'inizio del secolo, quando il termine era sinonimo di socialista e di socialdemocratico".

Grazie a questa consapevole accortezza, l'opera diventa essa stessa un documento storico, e insieme la migliore dimostrazione che si possa fare storia, purché muniti di spirito scientifico e di intelligenza critica, anche essendo parte in causa, un protagonista (e una vittima) degli eventi di cui si narra, quasi in contemporanea con il loro svolgimento.

Oltre che di Stalin, il libro parla diffusamente delle rivoluzioni russe, e di Lenin, con il quale Souvarine si confrontò più volte (esiste una lettera di Lenin a Souvarine, che risponde alle sue critiche), sempre con il medesimo spirito critico.

È impossibile non rilevare l'influenza di questa opera anche in altre di argomento analogo, e assai posteriori (ad esempio, il, Lenin di Hélène Carrère d'Encausse), soprattutto di cultura francese, e probabilmente nei notissimi lavori su Stalin di Roy Medvedev. Raramente, se non mai, la si trova tuttavia citata in bibliografia, ulteriore indice di quella "consacrazione muta e involontaria" già notata dal Souvarine stesso.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Thomas R. Nevin, Simone Weil. Ritratto di un'ebrea che si volle esiliare, Torino, Bollati Boringhieri, 1997, pp. 116, 447, ISBN 88-339-1056-3.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Boris Souvarine, Stalin, Adelphi edizioni, 1983, 2003.
  • Hélène Carrère d'Encausse, Lenin, TEA, 2003.

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