Caraiti

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I caraiti (detti anche karaimi, caraimi o karaiti) sono un popolo di ceppo e lingua turca affine ai tatari, originario della Crimea e aderente al caraismo. Oggi la comunità più rilevante, benché ridotta a poche centinaia di persone, risiede a Trakai, in Lituania.

Origini e diffusione[modifica | modifica sorgente]

L'origine dei caraiti, emersi come gruppo a sé stante tra i turchi della sponda nord del Mar Nero in età medievale, è ancora oggetto di dibattito storico. Un'ipotesi ne fa i discendenti di un gruppo di origine ebraica, aderente al caraismo e stanziatosi in Crimea, che avrebbe adottato la lingua turca parlata nell'area, dando così origine alla lingua caraima (di base turca con influenze ebraiche). Altre ipotesi, accettate nel corso della storia dai caraiti stessi e dagli altri popoli con i quali sono venuti in contatto, li considerano invece etnicamente turchi, convertiti al caraismo; alla medesima conclusione sono d'altra parte giunti anche gli studiosi, che li considerano turchi di religione giudaica, e non ebrei di lingua turca[1].

Tradizionalmente agricoltori, i caraiti furono spesso impiegati come militari dalle varie potenze che, nel corso dei secoli, controllarono la loro patria originaria. Questo portò a una loro diaspora in gran parte dell'Europa orientale, che ne determinò in molti casi l'assimilazione alle popolazioni maggioritarie. Attualmente piccoli gruppi sono presenti in Ucraina, Polonia e, soprattutto, in Lituania.

Le comunità della Crimea[modifica | modifica sorgente]

In Crimea, dove il popolo si formò, non sopravvivono più comunità caraite, assimilate dai tatari e, soprattutto, dagli slavi.

Le comunità dell'Ucraina[modifica | modifica sorgente]

Piccole comunità (poche decine di persone) caraite si trovano in una ristretta area dell'Ucraina occidentale, tra le città di Luc'k (in caraimo "Luck"), in Volinia, e di Halyč (caraimo "Gálič"), nell'oblast di Ivano-Frankivs'k, a sud di Leopoli (caraimo "Ilov").

Le comunità della Lituania[modifica | modifica sorgente]

Nel 1397 il granduca di Lituania, Vitoldo, era a capo di uno Stato esteso dal Mar Baltico al Mar Nero. In cerca di soldati fidati per rafforzare il proprio esercito, li trovò tra i caraiti e portò con sé quattrocento famiglie a Trakai, presso Vilnius, dove sorgeva una delle principali fortezze del Granducato. La comunità, persa con il tempo la propria funzione militare, si stabilì definitivamente nella nuova patria, dando vita a Trakai a un'originale architettura; le loro case di legno, a un piano, presentano ancora oggi tutte rigorosamente tre finestre sulla facciata: «Una per Dio, una per la famiglia, una per il granduca Vitoldo». A tre finestre è anche la kenessa di Trakai, tempio del loro culto caraita.

Nel corso dei secoli la comunità subì, oltre a vere e proprie persecuzioni, una forte tendenza all'assimilazione da parte della maggioranza cristiana che li circondava, fino a quanto, nel corso dell'Ottocento, non riuscirono a ottenere dall'Impero zarista il riconoscimento della loro specificità (1863). Tale atto - che suggellò la loro aspirazione a essere considerati non ebrei, secondo un criterio religioso, ma turchi, secondo un criterio etnico-linguistico - non fu tuttavia sufficiente a evitare loro le discriminazioni zariste, specie durante il periodo di intensa slavizzazione condotto tra XIX e XX secolo.

Il riconoscimento della non ebraicità etnica dei caraiti li mise però al riparo dalla Shoah. Quando, durante la seconda guerra mondiale, i tedeschi occuparono la Lituania, fecero anche propria la catalogazione russa che considerava i caraiti turchi, e non ebrei. La piccola comunità di Trakai poté così, al di là di isolati episodi di collaborazionismo, soccorrere la grande minoranza giudaica lituana: nascondendo ebrei, facendoli passare per caraiti, aiutandoli nella fuga. Qualche centinaio di caraiti furono arruolati dalla Wehrmacht e nell'ausiliaria Legione tatara.

Al momento dell'occupazione sovietica della Lituania, nel 1944, le autorità comuniste censirono 6357 caraiti rimasti. In epoca post-bellica alla piccola comunità fu risparmiata la deportazione di massa che colpì altre minoranze etniche dell'Urss, ma non un processo, in gran parte anche spontaneo, di assimilazione. Lo studio condotto dal Dipartimento statistico lituano nel 1997 ha registrato 257 caraiti.

Altre comunità[modifica | modifica sorgente]

Altre piccole comunità di caraiti si trovano in Israele e negli Stati Uniti.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Gianguido Manzelli, Le lingue non indoeuropee d'Europa, in Emanuele Banfi (a cura di), La formazione dell'Europa linguistica. Le lingue d'Europa tra la fine del I e del II millennio, Scandicci, La Nuova Italia, 1993. ISBN 882211261X

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