Jean Genet

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Jean Genet nel 1983

Jean Genet (Parigi, 19 dicembre 1910Parigi, 15 aprile 1986) è stato uno scrittore, drammaturgo e poeta francese, fra i più discussi del Novecento.

In lui la vita e l'opera d'arte si intrecciarono profondamente al punto da rendere difficile la distinzione tra episodi inventati ed esperienze realmente vissute dall'autore. Il trionfo di questo atteggiamento è l'autobiografia romanzata del Diario del ladro (1949), in cui Genet racconta la storia di un sé stesso ladro, omosessuale e "marginale" mentre vagabonda lungo l'Europa degli anni trenta.

Il carcere, la vita di strada, l'attrazione per marinai e "guappi" dei bassifondi sono una costante della sua opera. Con Querelle de Brest, poi portato sullo schermo da Fassbinder, Genet ha fissato per sempre il mito omoerotico del marinaio.

Nei suoi romanzi e nei drammi bene e male si intrecciano e si completano e l'erotismo, filtrato da un desiderio mai nascosto, si esprime in personaggi ambigui, violenti e a volte corrotti: "Anche se non son sempre belli, gli uomini votati al male possiedono le virtù virili".

Vita[modifica | modifica sorgente]

Nato da Gabrielle Genet e da padre sconosciuto e subito lasciato alle cure della pubblica assistenza, il giovane Jean Genet fu affidato a una famiglia adottiva della regione del Morvan, autentica «latteria» della Francia dell'inizio del XX secolo, poiché vi si concentravano moltissime famiglie incaricate dall'assistenza pubblica ad accogliere e allevare i bambini abbandonati della Terza Repubblica.

La famiglia adottiva di Genet gli offrì una balia dolce e amorosa, un ambiente protetto, l'istruzione nelle scuole comunali. Il bambino diventò presto chierichetto, era beneducato, riservato e taciturno.

Il suo primo furto risale all'età di dieci anni, ed è l'atto fondante della mitologia di Genet che, fustigato per la sua cattiva azione, la trasformò in modo tutto esistenzialista santificando il suo gesto ed erigendola a simulacro del suo vizio e della sua profonda antisocialità. A quest'epoca risalgono i suoi primi turbamenti maschili nella persona del piccolo Cullaffroy, l'eroe di Notre Dame des fleurs, e nei confronti di uomini più adulti, bracconieri di passaggio o emarginati.

Genet lasciò il Morvan per seguire una formazione di tipografo, ma fu licenziato a causa di un furto. Bambino senza fissa dimora, fu recluso nella colonia penitenziaria di Mettray, dove si cristallizzarono le sue inclinazioni omosessuali così come tutta la liturgia delle dominazioni/sottomissioni, la gerarchia maschile e virile e la brutale feudalità che ai suoi occhi ne deriva. Lasciò Mettray a 18 anni per arruolarsi nella Legione Straniera. Scoprì per la prima volta l'Africa del Nord e il Vicino Oriente che gli fecero una grande impressione a causa delle passioni che lì imperavano, il carisma volutamente virile dei suoi abitanti, le sofferenze dei popoli oppressi dalla Francia colonizzatrice. Ritornato a Parigi, vivendo di piccoli furtarelli ai suoi amici bibliofili, a dei librai, a degli antiquari, Genet frequentò molte prigioni, tra cui quella di Fresnes.

Vi scrisse le sue prime poesie e le prime bozze di romanzo, continuamente riviste, riscritte, rifiutate. Genet era un perfezionista, un eterno insoddisfatto, ossessionato dalla bellezza della parola. Egli, che sacralizza il gesto e il significato dell'atto, non ammette la vitalità del verbo se non quando è bello, potente, di razza.

I suoi primi testi, pubblicati a sue spese, gli assicurarono una prima notorietà, in particolare presso Jean Cocteau, e in un secondo tempo presso Sartre. I due scrittori lo avrebbero difeso dall'accusa che gli fece rischiare il carcere a vita per recidiva: Genet aveva rubato un manoscritto originale in una libreria di via Bonaparte.

Furono pubblicati i suoi primi romanzi. Censurati perché pornografici, furono distribuiti sottobanco. Il diario del ladro descrive le sue scorribande adolescenti fuori di Francia, Il miracolo della rosa mette in parallelo i suoi anni di prigione e la sua fascinazione per un assassino con i suoi anni alla colonia di Mettray, Notre Dame des fleurs (Nostra Signora dei Fiori) evoca l'infanzia e le creature ambigue nella notte degli omosessuali della Parigi dell'anteguerra.

Genet, all'apice della sua gloria parigina, frequentava Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir, Alberto Giacometti, Henri Matisse, Brassaï. Cominciò una carriera di drammaturgo, le sue rappresentazioni furono tutte brillanti successi, in contrasto con un'accoglienza critica ambivalente e una distribuzione a lungo confidenziale. I migliori registi misero in scena le sue prime opere: Roger Blin rappresenta I Negri e poi I Paraventi. In Italia il primo a rappresentare I Negri, con attori non di colore, è stato nel 1969 Gennaro Vitiello con il Teatro Esse, in cui recitava anche Leopoldo Mastelloni, nel ruolo della Regina.

I propositi di Genet si fecero più impegnati, cominciò a essere interessato dalla politica. Il nemico interno alza le armi contro la tirannia bianca, la dominazione occidentale, lo stato deplorevole nel quale la Francia abbandonava le sue antiche colonie.

Trascurando per qualche tempo la scrittura, s'impegnò in molte lotte, spesso di estrema sinistra: le Pantere Nere (che incontrò e sostenne fin dal 1970) negli Stati Uniti, i Palestinesi dell'OLP (v'incontrò Yasser Arafat e Leïla Shahid nel settembre 1982 e fu il primo occidentale a entrare a Chatila, dopo i massacri perpetrati dalle milizie cristiane, alleate con l'esercito israeliano del comandante Ariel Sharon). Ne trasse il suo principale testo politico Quattro ore a Chatila (In Italia pubblicato da Gamberetti Editore - 2002).

Ritornò in seguito al teatro, poi alla scrittura di romanzi. La morte del suo compagno, Abdallah (che gli aveva ispirato la poesia Il funambolo) e la sua tossicodipendenza dai barbiturici degenerarono la sua vita vagabonda. Genet, fino alla fine, visse in camere di sordidi hotel, spesso vicini alle stazioni, viaggiando solo con una piccola valigia piena di lettere dei suoi amici e di manoscritti.

Le lotte politiche l'occuparono fino alla fine della sua vita, sistematicamente schierato dalla parte degli oppressi, dei deboli, dei poveri dimenticati dalle ricchezze del mondo.

Jean Genet morì di cancro al Jack's Hotel (Parigi) nella notte del 15 aprile 1986 e fu sepolto secondo il suo volere, in Marocco.

Opere[modifica | modifica sorgente]

Romanzi
Aux éditions Gallimard
Teatro
Racconti
  • Un captif amoureux (1986)
Poesia
  • Il condannato a morte (1942)
Filmografia

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Gianni Poli, Genet, Il Castoro - La nuova Italia, Firenze 1973.
  • Georges Bataille, Jean Genet in: La letteratura e il Male. (saggio)
  • Muhammad Choukri, Jean Genet e Tennessee Williams a Tangeri, Il saggiatore, Milano 1995.
  • Hubert Fichte, Intervista a Jean Genet in: Giovanni Dall'Orto (a cura di), La pagina strappata. Interviste di cultura e omosessualità, Gruppo Abele, Torino 1987.
  • Jean-Paul Sartre, Santo Genet, commediante e martire. Il Saggiatore, Milano 1972.
  • Federico Sabatini, Im-marginable. Lo spazio di Joyce, Beckett e Genet, Aracne, Roma 2007.
  • Sergio Torresani, Invito alla lettura di Jean Genet, Mursia, Milano 1987.
  • Edmund White, Ladro di stile. Le diverse vite di Jean Genet, Il saggiatore, Milano 1997. (Biografia).

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