Kateb Yacine

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Foto di Kateb Yacine

Yacine Kateb (Zighoud Youcef, 6 agosto 1929La Tronche, 28 ottobre 1989) è stato uno scrittore algerino.

I genitori di Kateb Yacine (francesizzazione del nome Kātib Yāsīn, arabo: كاتب ياسين‎, di cui Yāsīn era in realtà il nome proprio e Kātib il cognome) si chiamavano Mohamed e Yasmina Kateb. Proveniva da una famiglia marabuttica berbera dell'est dell'Algeria (la famiglia Keblout), con una lunga tradizione di studi (Kāteb vuole appunto dire "scrittore"). Dopo avere cominciato i suoi studi in una scuola coranica, passò nel 1936 alla scuola francese di Algeri. Proseguì poi al "Collège de Sétif" dove la sua carriera scolastica si concluse al terzo anno, quando venne arrestato per avere partecipato alla manifestazione nazionalista dell'8 maggio 1945, manifestazione conclusasi con un massacro da parte di militari e polizia. Sosteneva di avere scoperto in quell'occasione, quando venne arrestato senza aver fatto nulla, i suoi due grandi amori, la rivoluzione e la poesia. Rimase in carcere due mesi, e quando ne uscì era diventato un fervente sostenitore della lotta per l'indipendenza.

Il suo primo libro apparve nel 1946, quando aveva solo 17 anni. Nel 1947 visitò per la prima volta la Francia, dove in seguito si trasferì.

Negli anni tra il 1948 e il 1951 lavorò come giornalista presso il quotidiano locale di ispirazione marxista Alger Républicain, e dopo il 1952 lavorò anche come portuale, lavoro che ben presto abbandonò per dedicarsi interamente alla scrittura. Viaggiò molto, in Francia, Europa e Asia, facendo ritorno in Algeria solo all'inizio degli anni '70. In Algeria fondò una compagnia teatrale (A.C.T. Activité Culturelle des Travailleurs), che venne però sciolta nel 1979 mentre lui venne inviato a dirigere (fino al 1981), il piccolo teatro periferico di Sidi Bel Abbès. A questo periodo risale la maggior parte dei suoi lavori in arabo dialettale. Ammalato di leucemia, rientrò in Francia nel 1988 e morì l'anno successivo, a Grenoble.

Probabilmente la sua opera più conosciuta è il romanzo Nedjma (1956, tradotta in molte lingue), che descrive una donna amata e contesa da quattro uomini (un'immagine trasparente della sua patria, l'Algeria). Tra gli altri suoi lavori si segnalano il romanzo Le Polygone étoilé ("Il poligono stellato", 1966), la raccolta di poesie Soliloques ("Soliloqui", 1946) e le antologie di pezzi teatrali Le cercle des représailles ("Il cerchio delle rappresaglie", 1959) e L'homme aux sandales de caoutchouc ("L'uomo dai sandali di gomma", 1970).

Per Kateb Yacine la questione linguistica era cruciale. Fervente sostenitore della causa del popolo, amava scrivere i suoi pezzi teatrali in arabo dialettale, comprensibile da tutti, rifiutando la lingua classica, artificiosa e ristretta alle élite colte. D'altra parte, la lingua che gli diede la fama fu il francese, e in francese compose la maggior parte delle sue opere. Istruito nella lingua del colonizzatore, considerava la lingua francese "bottino di guerra" degli Algerini. Inoltre, benché la sua famiglia non parlasse più berbero, si sforzò di studiarlo e curò personalmente la trasposizione in questa lingua di diversi suoi lavori.

La sua opera rispecchia la ricerca di identità da parte di un paese dalle molte culture e le aspirazioni di un popolo.
La sua posizione politica decisamente orientata in senso marxista, e il suo atteggiamento estremamente laico lo resero poco amato dai gruppi religiosi del suo paese, al punto che quando morì ci fu chi propose (l’egiziano Mohamed El Ghazali) di precludergli una sepoltura nel suo paese, in un cimitero musulmano. Invece il funerale ebbe luogo, il 1º novembre (festa nazionale), in un'atmosfera molto poco tradizionale, in un bagno di folla, al cimitero degli eroi a El-Alia (Algeri), con la presenza di molte donne, militanti comunisti e berberi ed artisti.

Un figlio di Kateb Yacine, Amazigh Kateb (lett. "scrittore berbero"), è impegnato, come cantante, nel gruppo Gnawa Diffusion.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • 1946: Soliloques, poesie
  • 1948: Abdelkader et l'indépendance algérienne
  • 1955: Le cadavre encerclé, teatro
  • 1955: Les ancêtres redoublent de férocité, tragedia
  • 1955: Le Vautour, poema drammatico
  • 1955: La poudre d'intelligence, farsa
  • 1956: Nedjma, romanzo
  • 1959: Le Cercle des représailles, teatro
  • 1963: La Femme sauvage, teatro
  • 1966: Le Polygone étoilé, romanzo
  • 1966: Le Chameau prolétaire
  • 1970: L'Homme aux sandales de caoutchouc, teatro
  • 1971: Boucherie de l'espérance, teatro
  • 1971: Mohamed prends ta valise, teatro (in arabo dialettale)
  • 1972: Palestine trahie, teatro (in arabo dialettale)
  • 1972: Saout Ennisa - La voix des femmes, teatro (in arabo dialettale)
  • 1974: La guerre de deux mille ans, teatro (in arabo dialettale)
  • 1986: L'œuvre en fragments, inediti raccolti da Jacqueline Arnaud
  • 1988: Le bourgeois sans culotte, teatro
  • 1994: Le Poète comme un boxeur, interviste
  • 1999: Minuit passé de douze heures, articoli di giornale (1947-1989) - Testi riuniti da Amazigh Kateb
  • 2004: Racconti Algerini di 'Abd al-Hamid Ben Haduqah, a cura di K.J.Boloyan, Bari, Edizioni Giuseppe Laterza


Traduzioni in italiano[modifica | modifica sorgente]

  • Nedjma, trad. di Giovanni Mascetti, Jaca Book, Milano, 1983 (2. ed. 1996)
  • Il cerchio delle rappresaglie, trad. di E. Volterrani e P. Ferrero, Milano, Epoché, 2004

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