Alexandre Kojève

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Alexandre Kojève, in russo: Александр Владимирович Кожевников?, traslitterato: Aleksandr Vladimirovič Koževnikov (Mosca, 11 maggio 1902Bruxelles, 4 giugno 1968), è stato un filosofo francese di origini russe, considerato, soprattutto in Francia, uno dei maggiori interpreti della lezione hegeliana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato da una famiglia di commercianti, nipote del pittore Vasilij Kandinskij, Kojève dimostra sin da piccolo una precoce vivacità intellettuale. Il padre morì sul fronte durante il conflitto russo-nipponico, e poco dopo la madre sposò un commilitone del marito di nome Lemkul, il quale garantì ad Alexandre un'adolescenza agiata e ricca di stimoli culturali.

Da adolescente comincia a redigere il suo Diario del filosofo, in cui annota non solo le proprie vicende biografiche ma anche le prime riflessioni filosofiche. Dopo la Rivoluzione d'Ottobre viene scoperto e arrestato dalla polizia bolscevica per aver preso parte al mercato nero. Abbandona la Russia nel 1920, per potere continuare gli studi universitari che a Mosca gli venivano negati.

Decide così di partire con l'amico Georg Witt: dopo un lungo e avventuroso viaggio (in Polonia finisce in carcere con l'accusa di essere una spia bolscevica), giunge in Germania. Studia a Berlino ed a Heidelberg, laurendosi con Karl Jaspers con una tesi su Solov'ëv. Dopo gli studi universitari decide di trasferirsi a Parigi, nel 1926. Qui frequenta l'amico Alexandre Koyré, il quale nel 1933 lascia la cattedra presso l'École Pratique des Hautes Études per un incarico al Cairo, chiedendo a Kojève di sostituirlo e nel 1933 egli assume la cattedra vacante dando così il via al leggendario seminario kojèviano sulla Fenomenologia dello spirito di Hegel.

"Ah si, era molto bello all'École Pratique des Hautes Études, vi ho introdotto l'usanza di fumare durante i corsi. Poi si andava tutti a cena insieme con Lacan, Queneau, Bataille in un ristorante greco del quartiere che esiste ancora, l'Athènes. Com'era avvenuto tutto questo? Bisogna fare un passo indietro".[1]

Trattandosi di una cattedra di filosofia delle religioni, era necessario mettere in evidenza le idee religiose di Hegel, inserendosi nel solco ermeneutico tracciato dai suoi predecessori; ma a differenza di Koyré, che aveva commentato i testi anteriori alla Fenomenologia dello Spirito, Kojève dedicò la sua attenzione interamente a quest'ultima opera. Quel che ne emerse fu molto di più di un commento in chiave religiosa, perché, come ebbe a dire lo stesso autore, nel riassunto del corso 1933-1934, "...il metodo di cui Hegel si serve nella Fenomenologia non consente di isolare le parti religiose, ed è stato dunque necessario commentare l'insieme dell'opera[2]

Le lezioni si protrarranno fino al 1939, diventando un punto di riferimento della filosofia francese (ma non solo) del Novecento. Queste lezioni furono seguite da intellettuali quali Raymond Queneau, Georges Bataille, Raymond Aron, Roger Caillois, Michel Leiris, Henry Corbin, Maurice Merleau-Ponty e Jacques Lacan (ma vi passarono a volte anche André Breton e Hannah Arendt).

Il 4 dicembre 1937 Kojève tenne una conferenza al "Collège de Sociologie" dal titolo Le concezioni hegeliane. Scrive Roger Caillois: «Questa conferenza ci sconvolse, non solo per il vigore intellettuale di Kojève, ma per le sue stesse conclusioni. Lei [Gilles Lapouge] ricorderà che Hegel parla dell'uomo a cavallo che segna la fine della storia e della filosofia. Per Hegel, quell'uomo era Napoleone. Ebbene! Kojève ci svelò quel giorno che Hegel, pur avendo avuto una giusta intuizione, si era sbagliato di un secolo: l'uomo della fine della storia non era Napoleone, ma Stalin»[3].

Durante la guerra, si rifugiò per un periodo a Marsiglia, dov'era anche il suo amico Léon Poliakov con il quale collaborerà alla Resistenza. Finita la guerra, Kojève entra a far parte dell'Amministrazione francese, ricoprendo il ruolo di alto funzionario dello Stato. Da quel momento dirà che gli era possibile dedicarsi alla filosofia solo di domenica - da cui il soprannome dataogli da Raymond Queneau "il filosofo della domenica"[4]. In realtà continuò a dialogare con importanti filosofi, da Leo Strauss a Carl Schmitt, e a scrivere saggi che verranno pubblicati soprattutto postumi. Muore a Bruxelles nel 1968.

Introduzione alla lettura di Hegel[modifica | modifica wikitesto]

Il corso che Kojève tenne sulla Fenomenologia dello Spirito ebbe un enorme successo: numerosi gli intellettuali francesi che presero parte alle lezioni. Kojève enfatizzò volutamente alcuni contenuti della Fenomenologia a scapito di altri: la dialettica servo/padrone divenne così il cardine della sua lettura hegeliana.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Introduction à la lecture de Hegel, a cura di Raymond Queneau (1947)
    • trad. parziale di Paolo Serini, La dialettica e l'idea della morte in Hegel, Torino: Einaudi, 1948, nuova ed. con un saggio introduttivo di Remo Bodei, ivi, 1991
    • trad. Introduzione alla lettura di Hegel, a cura di Gian Franco Frigo, Milano: Adelphi, 1996
  • Les romans de la sagesse, in "Critique", LX (1952) [sui romanzi di Queneau]
  • Tyrannie et Sagesse, in Leo Strauss, De la Tyrannie (1954)
    • trad. in Il silenzio della tirannide, a cura di Antonio Gnoli, Milano: Adelphi, 2004
  • Essai d'une histoire raisonnée de la philosophie païenne:
    • Vol. 1: Les présocratiques (1968)
      • trad. parz. di Marco Filoni, Introduzione al sistema del sapere: il concetto e il tempo, Vicenza: Neri Pozza, 2005
    • Vol. 2: Platon et Aristote (1972)
    • Vol. 3: La philosophie hellénistique. Les néo-platoniciens (1973)
  • Kant (1973)
  • Esquisse d'une phénoménologie du droit (1981)
    • trad. di Rosabruna D'Ettorre, Linee di una fenomenologia del diritto, introduzione di Francesco D'Agostino, Milano: Jaca Book, 1989
  • L'Empereur Julien et son art d'écrire (1990)
    • trad. di Luisa Ginzburg, L'imperatore Giuliano e l'arte della scrittura, introduzione di Mario Vegetti, Roma: Donzelli, 1998
  • Le concept, le temps et le discours (1990)
  • L'Idée du déterminisme dans la physique classique et dans la physique moderne (1990)
  • L'Athéisme (1998)
    • trad. di Claudia Zonghetti, L'ateismo, a cura di Elettra Stimilli e Marco Filoni, Macerata: Quodlibet, 2008
  • La nozione d'autorità, a cura di Marco Filoni, Milano: Adelphi, 2011
  • Les peintures concrètes de Kandinsky
    • trad. Le pitture concrete di Kandinskij, a cura di Alfonso Cariolato, Milano: Abscondita, 2004
    • trad. di Marco Filoni e Antonio Gnoli, Kandinsky, Macerata: Quodlibet, 2005
  • Identité et Réalité dans le «Dictionnaire» de Pierre Bayle
  • La metaphysique religieuse de Vladimir Soloviev [su Vladimir Sergeevič Solov'ëv]
    • trad. Sostituirsi a Dio. Saggio su Solov'ëv, a cura di Marco Filoni, tr. di Luana Salvarani, Milano, Medusa, 2009
  • Oltre la fenomenologia. Recensioni (1932-1937), a cura di Giampiero Chivilò, Mimesis, Milano-Udine, 2012
  • Diario del filosofo, a cura di Marco Filoni, traduzione dal russo di Claudia Zonghetti, Aragno, Torino 2013

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Kojève A., Entretien avec Gilles Lapouge, in "La Quinzaine littéraire", 1-15 luglio 1968, pp. 2-3. L'intervista è stata ripubblicata nel numero 500 del gennaio 1988, della medesima rivista, col titolo "Kojève: Les philosophes ne m'intèressent pas, je cherche des sages"; (Trad. it.: Kojève A., Il silenzio della tirannide, Adhelphi, Milano, 2004, pp. 233-241)
  2. ^ A. Kojève, Introduzione alla lettura di Hegel, Adelphi, Milano, 1966, p.72
  3. ^ cit. da Le concezioni hegeliane, in Il Collegio di Sociologia, p. 107.
  4. ^ Marco Filoni, Il filosofo della domenica. La vita e il pensiero di Alexandre Kojève, il Fatto Quotidiano.it, 29/01/2012. URL consultato il 26/10/2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Dominique Auffret Alexandre Kojève. La philosophie, l'état, la fin de l'histoire, Paris: Bernard Grasset, 1990.
  • Le Collège de Sociologie (1937-1939), a cura di Denis Hollier, Paris: Éditions Gallimard, 1979, trad. it. Marina Galletti, Lola Ieronimo, Annamaria Laserra, Il Collegio di sociologia. 1937-1939, a cura di Marina Galletti, Torino: Bollati Boringhieri, 1991.
  • Gwendoline Jarczyk, Pierre-Jean Labarrière De Kojève à Hegel. 150 ans de pensée hégélienne en France, Paris: Albin Michel, 1996.
  • Matteo Vegetti La fine della storia. Saggio sul pensiero di Alexandre Kojève, Milano: Jaca Book, 1999
  • Giorgio Barberis, Il Regno della libertà. Diritto, politica e storia nel pensiero di Alexandre Kojève, Napoli: Liguori, 2003.
  • Marco Filoni Il filosofo della domenica. La vita e il pensiero di Alexandre Kojève, Torino: Bollati Boringhieri, 2008.
  • Marco Filoni Kojève mon ami, Torino: Aragno 2013.

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