I demoni

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I demoni
Titolo originale Бесы
Altri titoli Gli indemoniati
Gli ossessi
Fyodor Mikhailovich Dostoyevsky 1876.jpg
L'autore nel 1876, poco dopo la realizzazione de I demoni.
Autore Fëdor Dostoevskij
1ª ed. originale 1873
Genere Romanzo
Lingua originale russo
Ambientazione Russia
Personaggi Stepan Trofimovič Verchovenskij; Nikolaj (Nikolas) Vsevolodovič Stavrogin; Pëtr Stepanovič Verchovenskij

I demoni (in russo Бесы, Besy) è un romanzo di Fëdor Michajlovič Dostoevskij pubblicato in volume per la prima volta nel 1873.

La traduzione del titolo originale ha subito variazioni a seconda della casa editrice: mentre il titolo più usato è appunto quello de I démoni (plurale di "demone"), si sono avuti anche come titolo I demonî (plurale di "demonio"), Gli indemoniati o Gli ossessi. Il titolo si riferisce appunto ai 'diavoli, posseduti, spiriti maligni' rappresentati da alcuni dei personaggi principali.

La seconda moglie di Dostoevskij, Anna Grigor'evna Dostoevskaja, racconta che chi veniva a comprare le copie del romanzo, spesso ne storpiava il nome: "Qualcuno lo chiamava Le forze nemiche, un altro diceva «Sono venuto per i diavoli»; un terzo chiedeva alla cameriera «Una decina di diavoli». La vecchia bambinaia, sentendo questi nomi, se la prendeva con me, dicendo che, da quando tenevamo in casa gli spiriti impuri, il suo pupillo (mio figlio) era diventato irrequieto e dormiva male la notte".[1]

La genesi del romanzo[modifica | modifica sorgente]

Vita di un grande peccatore[modifica | modifica sorgente]

"Io ripongo grandi speranze nel romanzo che sto attualmente scrivendo per il "Messaggero Russo":[2] così scrive Dostoesvkij il 5 aprile 1870, in una lettera indirizzata a Nikolaj Nikolaevič Strachov, filosofo e amico personale. L'opera che l'autore ha in mente si sta formando lentamente ma inesorabilmente da due anni: Sarà il mio ultimo romanzo. Avrà l’ampiezza di Guerra e pace,[2] scrive con enfasi il giorno dopo ad Apollon Nikolaevič Majkov, anche se poi in realtà l'opera non è stata la sua ultima.
Nella stessa lettera rivela che il titolo che ha in mente è Vita di un grande peccatore, titolo che non vedrà mai la luce, perché la storia a cui Dostoevskij sta lavorando è talmente ampia che alla fine verrà sviluppata in due romanzi distinti: I demoni e L'adolescente.

L'ambiente politico[modifica | modifica sorgente]

La seconda moglie di Dostoesvkij testimonia che il marito era molto interessato agli avvenimenti politici dell'epoca che il di lei fratello gli raccontava. Il 21 novembre 1869, infatti, lo studente universitario I. I. Ivanov viene ucciso da una cellula rivoluzionaria capeggiata da Sergej Gennadjevič Nečaev (autore insieme a Bakunin dell'opera Catechismo del rivoluzionario). Il processo di Nečaev provoca scalpore in tutta la Russia e si conclude con la condanna del colpevole a 20 anni di carcere.

Dostoevskij aborrisce il declino morale che la gioventù russa sembra stia subendo. Ivan Sergeevič Turgenev, con il suo famoso romanzo Padri e figli, aveva già d'altronde fatto conoscere ampiamente al grande pubblico il concetto di nichilismo, una corrente di pensiero che si diffonde rapidamente in quegli anni fra i giovani, cosa che infastidisce fortemente Dostoevskij.

« Ogni tanto mi viene in mente che molti di questi stessi giovani delinquenti, che vanno attualmente in putrefazione, finiranno un giorno per diventare degli autentici e solidi počvenniki,[3] e cioè dei veri russi? Quanto agli altri, che finiscano pure di marcire! Finiranno pure per tacere anche loro, colpiti da paralisi. Ma che autentiche carogne![2] »

Nečaev, il rivoluzionario organizzatore di cellule terroristiche, si trasforma nel personaggio di Pëtr Verchovenskij, mentre lo studente universitario Ivanov veste i panni di Šatov. Ma durante la lavorazione nella mente dell'autore si affaccia il "vero" protagonista del romanzo, che sarà il 'demone' Nikolaj Stavrogin.

Il "vero" protagonista[modifica | modifica sorgente]

Iniziato a scrivere verso la fine del 1869, il romanzo appare subito problematico per l'autore. Scritta infatti una prima parte, l'autore viene "visitato dall’autentica ispirazione e a un tratto mi sono innamorato del mio tema",[2] come scriverà il 21 ottobre 1870. Riscrive quella prima parte, seguendo l'ispirazione avuta, finché sorge un altro problema: "si è fatto avanti un nuovo personaggio che avanzava la pretesa di essere lui il vero protagonista del romanzo, cosicché il precedente protagonista (un personaggio interessante, ma che effettivamente non meritava il ruolo di protagonista) si è ritirato in secondo piano. Questo nuovo protagonista mi ha talmente affascinato che ho cominciato un’altra volta a riscrivere il romanzo".[2]

Il "vecchio" protagonista è Pëtr Verchovenskij che, come novello Nečaev, porta avanti i suoi propositi rivoluzionari reclutando e organizzando uomini al proprio scopo. Il "nuovo" protagonista è invece Nikolaj, figura che incarna un'altra tipologia di giovane odiata dall'autore: quello del viziato annoiato e immorale. Eppure Dostoevskij sembra nutrire per lui un affetto ed attenzione maggiore che per gli altri; fa nascere il cognome del personaggio dalla parola greca σταυρός (stauròs) che significa "croce", volendo dare elementi religiosi ad un personaggio che a prima vista non pare proprio averne. Eppure sarà l'unico dei tanti "peccatori" del romanzo che prenderà pienamente coscienza dei propri peccati e che pagherà spontaneamente per questi.

Trama[modifica | modifica sorgente]

L'azione si svolge quasi esclusivamente in una provincia senza nome vicino a San Pietroburgo ed è raccontata da Anton, colui che parla in prima persona; questi è un ufficiale ed ha seguito tutti gli eventi, o direttamente o perché raccontatigli da qualcuno dei protagonisti. Anton è un caro amico di Stepan, che vive come tutore un po' esteta alla residenza della ricca Varvara, vedova nonché imperiosa nobildonna.

Il figlio di lei, Nikolaj, torna a casa dopo aver trascorso anni di vita dissoluta all'estero; torna trasformato soprattutto nell'animo, moralmente prosciugato da ogni illusione ideale o romantica di gioventù. Il figlio di Stepan, Pëtr, lo avvicina quasi subito per chiedere la sua collaborazione: il giovane fa parte di un gruppo di cospiratori che hanno l'obiettivo ultimo di rovesciare tutte le autorità, laiche e religiose. A questo scopo, con i suoi cinque affiliati, oltre alla collaborazione di Ivan e Aleksej, sta preparando nientemeno che degli attentati terroristici.

La 'generalessa' Varvara intanto ha già predisposto un piano per far sposare il figlio con la benestante Elizaveta figlia di una cara amica di famiglia, un matrimonio che dovrebbe esser di puro interesse quindi; ma ella non sa ancora che Nikolaj, mentre si trovava all'estero, ha già sposato in segreto (ed apparentemente senza alcun motivo) Marija Timofeevna, sorellina storpia ed in parte uscita di senno dell'ubriacone Ignat. Nikolaj pare rimaner impermeabile a qualsivoglia emozione, distaccato e distante, quasi fosse afflitto da una perenne noia esistenziale o oblio dell'anima.

Il giovane Ivan, tutto fervidamente proteso alla realizzazione dei piani di distruzione della società del gruppo di Pëtr, continua ad esser combattuto, più passa il tempo, tra una profonda ammirazione ed un altrettanto forte senso di disprezzo nei confronti di Nikolaj: per merito suo sostiene infatti d'aver trovato la fede in Dio, ma nello stesso tempo profondamente offeso per il fatto che egli abbia avuto una relazione con la giovanissima moglie Marija Ignatijevna. Nikolaj in realtà ha un altro segreto inconfessabile, oltre a quello del matrimonio, che cela con cura all'interno del cuore.

Aleksej intanto rivela in dettaglio agli altri la propria intenzione di uccidersi, questo per dimostrare così a tutti l'inesistenza, non solo delle leggi divine, ma dello stesso Dio: "Se Dio non esiste, allora tutto è permesso!" afferma con convinzione. Il suo progetto filosofico vuol esser quindi un suicidio educativo; in maniera tanto tragica quanto teatrale si spara un colpo di rivoltella nella tempia chiuso dentro un armadio.

Un certo Fed'ka, tipo losco ed inquietante, presentatosi davanti ad Nikolaj, gli offre di liberarlo dalla storpia Marija per poter così aver spianata la strada del matrimonio con la danarosa ragazza trovata per lui dalla madre. Ma la proposta del criminale viene bruscamente respinta da Nikolaj. In seguito il giovane pare voler confidarsi con la sorella di Ivan, la buona Dar'ja, chiedendo in modo ancora abbastanza imprecisato e non perfettamente chiaro, perdono per tutti i suoi crimini passati e finanche per quelli futuri che non ha ancora commesso.
Avrà anche un colloquio con lo starec Tichon e gli racconta della sua assoluta incapacità di credere in Dio ed aver fede nella sua religione: si viene a questo punto a conoscere la verità, cioè che Nikolaj ha tempo addietro violentato una bambina la quale per la vergogna e disperazione si è subito dopo impiccata. Lui non ha fatto nulla per impedir la tragedia, anzi in quel momento già pregustava quello che avrebbe potuto fare la piccola dopo esser stata così brutalmente sedotta ed abbandonata.

Nel frattempo Pëtr ha trovato l'obiettivo adatto per la loro cellula terroristica, il nuovo governatore della regione e la moglie: il piano rivoluzionario predisposto è quello d'un attacco con bombe a mano durante il percorso, dopo averli fatti uscire di strada. Suo intento è anche quello di vendicar passate delusioni e insuccessi occorsi al padre, colpa che il ragazzo reputa essere esclusivamente della società.

Cercando di attrarre a sé Nikolaj, Pëtr era giunto al punto d'offrirgli il comando del gruppo, ma quegli non si è mai fatto attrarre alla causa nichilista propugnata da questi giovani uomini disillusi da tutto: da allora i due hanno continuato nel tempo a discutere dei rispettivi 'ideali', lanciandosi anche in interminabili ragionamenti politico-filosofici: bisognerebbe creare un nuovo sistema politico, in cui il 90% dell'intera popolazione del grande impero russo sia costretta a lavorare al livello più primitivo d'esistenza, rimanendo completamente sotto il controllo e dominate dal restante 10%. Questa la proposta messa a punto da Šigalév.

L'attentato al governatore degenera in eccessi provocatori, e termina col ritrovamento dei corpi morti della moglie storpia di Nikolaj e del fratello di lei. Nikolaj ha tentato nel frattempo di partire assieme ad Elizaveta; ma quando lui le dice di non aver fatto nulla per impedire l'assassinio della moglie, lei si affretta di corsa verso il luogo dell'omicidio: qui viene letteralmente linciata dalla folla impazzita che la crede essere la mandante dell'efferato crimine.

Pëtr vede così tutto ad un tratto sfumare i propri progetti, tutte le operazioni d'insurrezione, e finanche l'omicidio di Marija, erano difatti volti interamente a guadagnarsi l'appoggio intellettuale e teorico di Nikolaj; l'errore è dovuto ad una falsa dichiarazione di Aleksej prima di commettere suicidio. Spaventato dalle possibili conseguenze Pëtr, pensando che Ivan possa tradire il gruppo, lo fa ammazzare a sangue freddo; la responsabilità della sua morte viene poi gettata sulle spalle di Aleksej il quale, già morto, non può più difendersi.
Intanto però s'è scatenata una vera e propria caccia all'uomo nei loro confronti, ed alla fine tutti i membri del gruppo vengono arrestati.

Travolto dall'orrore davanti ai terribili atti commessi dal figlio, il vecchio Stefan decide di lasciare la città; ma durante il viaggio si ammala. Varvara l'ha fatto cercare e, appena ritrovatisi l'uno di fronte all'altra, non possono far altro che confessarsi i reciproci sentimenti d'amore che sempre hanno provato, ma tenuto segreto e represso per anni.
Nikolaj, andatosene in Svizzera assieme a Dar,ja, travolto dal senso di colpa sempre più insopportabile (è afflitto costantemente da allucinazioni, attraverso cui gli appaiono una varietà enorme di 'spiriti maligni') finisce con l'impiccarsi ad una trave della soffitta di casa, esattamente nello stesso modo che era stato scelto dalla bambina stuprata da lui anni prima.

Personaggi[modifica | modifica sorgente]

Protagonisti[modifica | modifica sorgente]

Stepan Trofimovič Verchovenskij
Scrittore occidentalista e poeta incompreso, ingenuo e sentimentale, padre di Pëtr Verchovenskij. Simbolo delle "colpe dei padri"; ma è proprio da lui che giungono le uniche parole di conforto per il lettore sul finire del romanzo. Tutore di Nikolaj quando questi era un bambino, è uno sconfitto dalle ambizioni irrealizzate, dalla sfortuna in amore e dall'impotenza che dimostra di fronte ai problemi.
Nikolaj (Nikolas) Vsevolodovič Stavrogin
Ultimo discendente di una ricca famiglia di proprietari terrieri. Taciturno, sempre perfettamente padrone di sé e dotato di una straordinaria forza fisica; dopo la laurea s'era arruolato nell'esercito e presto divenne guardia imperiale, ma a causa di vari scandali e alla sua partecipazione a duelli vietati è stato rimosso.
Diventa la rappresentazione del "male morale assoluto", lo spirito demonio per eccellenza. Sebbene lungo il corso della storia appaia meno di altri personaggi (a volte scomparendo addirittura dalla scena) è lui l'autentico motore del romanzo, attorno al quale vengono a ruotare poi tutti gli altri personaggi.
Pëtr Stepanovič Verchovenskij
Figlio di Stepan Trofimovič e creatore di una cellula terroristica atta a sovvertir le leggi dello Stato; leader del movimento rivoluzionario locale. Abbastanza intelligente, ma soprattutto cinico manipolatore, un giovane nervoso appassionato.
Ivan Pavlovič Šatov (Šatuška)
Studente liberalista, è stato in passato negli Stati Uniti in compagnia di Kirillov. È un fervente credente della grande missione assegnata al popolo russo. Viene ammazzato il giorno dopo che la moglie partorisce il figlio di Nikolaj.
Aleksej Nilič Kirillov
Ingegnere affetto da smania nichilista; a suo parere la gente non ha il coraggio di suicidarsi essenzialmente per due motivi, la paura del dolore e il timore del'dopo'. Ha la ferma intenzione di liberarsi da entrambe queste paure programmando i proprio libero e lucido suicidio, considerato come prova di piena avvenuta liberazione. In qualità di "imitatore di Cristo", si uccide per dimostrare l'inesistenza di Dio e delle sue leggi. Il personaggio viene ampiamente studiato da Albert Camus nel saggio Il mito di Sisifo.
Varvara Petrovna Stavrogin
Madre di Nikolaj Vsevolodovič. Non pare mai riuscir a comprender veramente cosa vive dentro il suo cuore il figlio tormentato.
Anton Lavrentievič G... v
L'Io narrante, colui che racconta il succedersi dei fatti. Amico e confidente di Stepan Trofimovič.

Altri personaggi[modifica | modifica sorgente]

Marija (Marie ) Ignatijevna Šatova
Moglie di Ivan, sposata da questi all'estero. Ha avuto una relazione con Nikolaj a seguito della quale è rimasta incinta.
Praskov'ja Ivanovna Drosdova
Amica di Varvara Petrovna, ospita per un periodo nella propria abitazione Nikolaj.
Elizaveta (Liza) Nicolajevna Tušin
Figlia di Praskov'ja Ivanovna, amante di Nikolaj.
Dar'ja (Daša) Pavlovna Šatova
Sorella di Šatov e pupilla di Varvara Petrovna.
Ignat Timofeevič Lebjadkin
Ex-Capitano ubriacone e manesco.
Marija Timofeevna Lebjadkin
Sorella zoppa e un po' matta di Ignat. È la moglie segreta di Nikolaj.
Andrej Antonovič von Lembke
Governatore del paese
Julia Michailovna von Lembke
Moglie influente del governatore.
Andrej Antonovič Blüm
Parente e consigliere personale del governatore.
Karmasinov
Un letterato amico della famiglia Drosdov. Presuntuoso e cosmopolita, convinto che il futuro del mondo dipende dal destino dei suoi manoscritti (è una caricatura di Ivan Turgenev).
Semën Jakovlevič Tichon
Sacerdote ortodosso.
Fëdor Fëdorovič (Fëd’ka)
Un criminale evaso dalla Siberia
Virginskij; Šigalév; Sergej Vassil'evič Liputin; Liamšin; Tolkačenko
Membri della 'cinquina terroristica. Vogliono creare il paradiso in terra in cambio della rinuncia alla libertà; la loro idea è quella di produrre una società di schiavi dominati dalla paura nei confronti di un piccolo gruppo di governanti, che debbon controllar l'intero sistema ed utilizzarlo ai propri fini

Fortuna[modifica | modifica sorgente]

La pubblicazione[modifica | modifica sorgente]

I primi capitoli del romanzo vengono pubblicati nel numero del gennaio 1871 del "Messaggero Russo", accolti con discreto entusiasmo dai critici. Ad A. N. Majkov, che si era complimentato per l'opera, Dostoesvkij risponde il 14 marzo dicendo che è contento dei complimenti ma che non è sicuro del risultato finale. "Sono terrorizzato come un topo spaventato. L’idea mi ha affascinato e me ne sono innamorato, ma riuscirò a dominarla e non guasterò invece tutto il romanzo? Sarebbe un vero disastro!"[2]
Nel giugno del 1871, Dostoevskij è a Dresda per un viaggio di salute. Ricevuto il denaro dal "Messaggero Russo", parte per tornare in patria. Ma prima incarica la moglie di un compito doloroso: bruciare i manoscritti delle sue opere che aveva con sé, perché alla perquisizione della dogana avrebbe altrimenti avuto dei problemi. Va così definitivamente persa la versione originale de I demoni.

Nel 1873, l'autore decide di pubblicare a proprie spese un'edizione in un unico volume della sua opera, scelta dovuta quasi esclusivamente a carenze finanziarie. È da sottolineare il fatto che all'epoca nessuno scrittore pubblicava a proprie spese, e quindi tutta l'operazione era molto rischiosa. Ma Dostoesvkij vuole rischiare, e il 20 gennaio di quell'anno la Tipografia Zamyslovskij gli manda le prime copie stampate.
Due giorni dopo sul giornale "La voce" viene annunciata la pubblicazione del romanzo, e già alle 9 di mattina si presenta alla porta dell'autore un impiegato di una libreria a chiederne alcune copie. Alla fine della sola prima giornata, sono vendute 115 copie del romanzo, per un incasso di 300 rubli. Entro la fine dell'anno vengono vendute un totale di 3.000 copie, e la giacenza di 500 esemplari viene smaltita nei tre anni successivi.

Il successo[modifica | modifica sorgente]

I demoni rimane un romanzo di grande successo, anche se al suo esordio non tutti ne furono convinti. Il 10 maggio1879, 8 anni dopo la prima pubblicazione, Dostoevskij scrive a Nikolaj Alekseevič Ljubimov, editore del "Messaggero Russo": "Ne I demoni c’è una quantità di personaggi che mi sono stati contestati come meramente fantastici. Ma in seguito, che Voi lo crediate o no, sono stati tutti confermati dalla realtà, il che significa che erano stati esattamente intuiti. Per esempio, K. P. Pobedonoscev mi ha riferito di due o tre casi di anarchici arrestati che erano sorprendentemente simili a quelli da me raffigurati ne I demoni".[2]

Temi ideologici ed esistenziali[modifica | modifica sorgente]

Edizioni italiane[modifica | modifica sorgente]

Il romanzo è stato tradotto in italiano da Maria Racovska ed Ettore Fabietti, Rinaldo Küfferle, Alfredo Polledro, Giovanni Buttafava, Francesca Gori, Gianlorenzo Pacini.

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Film che si ispirano al romanzo, o ai suoi personaggi. Solo i titoli evidenziati sono usciti in Italia.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Citazione tratta daDostoevskij mio marito, di Anna Grigor'evna Dostoevskaja (traduzione di Anna Millazzo Lipschütz).
  2. ^ a b c d e f g Citazione tratta da Fëdor Dostoevskij: lettere sulla creatività, traduzione e cura di Gianlorenzo Pacini.
  3. ^ Il počvenničestvo è l'ideologia dell’attaccamento al suolo materno, a cui Dostoevskij apparteneva.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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