Libertarismo

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Le Libertaire (Il libertario), prima pagina del numero 25 (1860)

Libertarismo, dal francese libertaire, è un termine che indica un'ideologia che si basa sulla libertà come valore fondamentale, anteponendo la difesa della stessa ad ogni autorità o legge, ed è quindi sinonimo di anarchia.[1] Il libertarismo mira cioè ad una forte limitazione o ad una eliminazione del potere dello Stato e alla massimizzazione della libertà individuale e politica.[2]

Indice

[modifica] Cenni storici

Il termine venne introdotto dallo scrittore e militante comunista anarchico Joseph Déjacque nel 1857[3] nel corso di alcune sue corrispondenze pubbliche per indicare un movimento collaterale del socialismo di ispirazione anarchica. L'anno successivo il neologismo entrò nel titolo di una pubblicazione da lui stesso edita a New York. In Italia, un omonimo settimanale anarchico, Il Libertario, venne dato alle stampe nel 1903.
Il termine libertario è in diretta contrapposizione al termine liberale; è ed è stato storicamente, fin dalle sue origini ottocentesche, nell'uso politico, un sinonimo di anarchismo.

Fondamenti del libertarismo sono l'astensione dal voto[4] in occasione di consultazioni politiche, e l'affermazione delle libertà civili ed individuali, in un'ottica anti-discriminatoria in senso esteso. Nell'esposizione della pratica libertaria[5], si prospetta l'abolizione dello Stato, della proprietà, della religione e della famiglia.
Il termine comunismo libertario, strettamente collegato, viene utilizzato in lingua italiana a partire dal congresso di Firenze del 1876 dell'AIL, sezione italiana, mentre socialismo libertario compare in lingua italiana per la prima volta nel 1897[6].

Da alcuni decenni, soprattutto nei paesi anglosassoni, il termine libertarianism è utilizzato, nella sfera del liberalismo, come sinonimo di liberalismo libertario, orientato a destra e quindi distinto da movimenti di stampo socialista (libertarian socialism o left libertarianism). In molte altre lingue, ad esempio neolatine si distingue bene nella traduzione dall'inglese tra libertarismo, anarchico e di matrice socialista, collocato a sinistra e libertarianismo, liberale e politicamente collocato a destra.

[modifica] Il movimento libertario

La premessa alla voce non chiarisce ovviamente tutte le sfumature occorse nel corso dell'evoluzione del concetto. Nata in senso estensivo, per ampliare concetti di carattere sociale alla sfera tradizionalmente afferente al privato, il termine ha avuto un periodo di utilizzo sinonimico con anarchia, utilizzo diffusosi inizialmente per aggirare politiche persecutorie dei governi nei confronti degli anarchici. L'evoluzione del pensiero anarchico e della società, ha successivamente, nei fatti, assorbito ideologicamente i concetti di libertarismo in tutte le sue manifestazioni. Come esempio, la revisione novecentesca di Camillo Berneri, ha ulteriormente ammorbidito i temi di contrasto[7] nel confronto positivo con i credenti, e contro il cosiddetto ateismo di propaganda. In senso contemporaneo, ogni manifestazione dell'anarchismo, è intrinsecamente sottintesa libertaria.

[modifica] Storia

Gli anarchici di tradizione socialista e collettivista usano il termine libertario per descrivere se stessi e le loro idee sin dal 1857. "Le Libertaire, Journal du Mouvement Sociale", fu pubblicato a New York dal 1858 al 1861 dal rivoluzionario anarcocomunista Joseph Dejacque[8], a seguito di alcune sue lettere pubbliche rivolte a Proudhon dove per la prima volta veniva introdotto il termine in stretta contrapposizione a liberale, configurato come coercitivo, almeno sul piano delle libertà dell'individuo.

[modifica] Francia

La pubblicazione, tra alterne vicende, fu irregolare, e dopo il rientro in patria a seguito di un'amnistia di Dejacque e la sua morte avvenuta nel 1864, la pubblicazione fu rilanciata da Sébastien Faure e Louise Michel fino al 1899, anno in cui, con la trasformazione in quotidiano del periodico, continuò come allegato illustrato alla pubblicazione. Nel 1914, per le sue posizioni antimilitariste e antiinterventiste, la pubblicazione venne interrotta. Riprese, nel periodo tra le due guerre mondiali in veste di quotidiano, e si rifermò nuovamente nel 1939 allo scoppio del conflitto. Al termine della seconda guerra mondiale, già dal dicembre 1944 riprese la stampa, diventando settimanale dal 1946. In questo periodo collaborarono alla rivista Georges Brassens, Léo Ferré, André Breton, Armand Robin e Albert Camus. Per problemi legali derivanti al sostegno agli indipendentisti nella guerra d'Algeria e ricostituzione della federazione anarchica, il periodico, prima mensile e poi quotidiano riprende a essere pubblicato col titolo Le Monde libertaire dal 1954[9].

L'uso della definizione comunismo libertario, invece, è da datarsi al novembre del 1880, quando venne adottata da un congresso anarchico francese[10].

L'uso del termine "libertario" da parte degli anarchici divenne molto popolare dal 1890 in poi, dopo che si cominciò ad usarlo in Francia nel tentativo di ostacolare leggi antianarchiche e per evitare le associazioni negative della parola anarchia nell'accezione generale. Da allora, specialmente fuori dall'America, il termine è stato associato sempre con le idee ed i movimenti anarchici.

La connotazione data da Dejacque nella sua corrispondenza era un irruente apostrofo in una accesa discussione in merito a conflitti in materia di genere. Nei successivi approfondimenti, usciti periodicamente su Le libertaire, prese corpo la visione utopistica in cui il libertarismo si sarebbe collocato. La riedizione su Umanosphere del 1889 elimina molti passaggi sulla realizzazione del libertarismo, le cui esposizione colorita e sanguigna avrebbe attirato l'attenzione degli organi di polizia, molto attivi nel reprimere i rivoluzionari, libertari, socialisti o blanquisti, dopo i fatti relativi alla Comune di Parigi del 1871.
La campagna per l'abolizione definitiva di stato, proprietà, religione, famiglia sarebbe stata portata avanti con qualunque mezzo, in pratica con azioni cospirative affini a quelle della carboneria italiana, ma attuata da piccoli gruppi di attivisti, con pratiche che oggi potremmo definire di guerriglia. La prospettiva era comunque considerata a lunghissimo termine; un millennio circa per la società Umanospherique, sorta di falansterio non gerarchico (cyclideon), che probabilmente avrebbe ispirato le successive opere letterarie di H. G. Wells.

[modifica] Italia

In Italia il movimento libertario ha prodromi nel 1857, anteriori al successivo arrivo di Bakunin nel paese, nel 1864. Il localismo del movimento si instaura nell'ambito dei moti risorgimentali, dove Carlo Pisacane anticipa l'avventura garibaldina tentando con insuccesso una sollevazione popolare poi soffocata nel sangue dall'esercito borbonico. Solo con la pubblicazione postuma dei Saggi[11], avvenuta in Francia, le sue idee libertarie si diffusero e furono rese note. Si conobbero le dispute con Mazzini e l'adesione alle idee proudhoniane, nonché le letture e meditazioni su Fourier. L'approccio sociale verrà considerato affine alla visione iniziale di Bakunin (periodo slavo).

Pisacane rivendicava, nei suoi scritti, che fosse garantito ad ogni individuo il corrispettivo del suo lavoro ma ogni altro possesso venisse "dalle leggi fulminato come il furto". Queste affermazioni lo portarono oltre l'ottica di Proudhon, in una visione collettivista in cui i mezzi di produzione migrano a proprietà comune; terre fabbriche e loro prodotti condivisi e divisi equamente tra tutta la popolazione. Il suo libertarismo si estese alle forme di governo, escludendo che la società potesse esser governata da chichessia, e che essa "costituita nei suoi reali e necessari rapporti esclude ogni forma di governo".

Pisacane non ebbe seguiti movimentisti diretti, ma la fratellanza fiorentina[12] e la successiva fratellanza internazionale, frequentate pochi anni dopo la loro fondazione, da Bakunin furono strutture politiche ad indirizzo libertario composte, in gran parte, da compagni del Pisacane.

Nel 1868 si costituirono i nuclei iniziali del'associazione internazionale dei lavoratori, inviando Saverio Friscia come delegato italiano a Bruxelles. Esponenti libertari di spicco del periodo furono Carlo Cafiero, Errico Malatesta, Pietro Gori, Luigi Fabbri.

I contrasti interni tra Karl Marx e Bakunin strettamente legati ai concetti libertari nell'organizzazione dei lavoratori portarono nel 1872 alla scissione tra ala libertaria e ala marxista, quest'ultima maggioritaria. In Italia al contrario l'ala libertaria assunse posizione dominante, e molti dei moti insurrezionali dell'ultimo quarto di secolo (Bologna 1874, Puglia e Campania 1877) furono ispirati da tali principi. Il fallimento di molte di queste iniziative e la conseguente repressione condusse molti di loro all'esilio, ottenendo asilo politico principalmente in Svizzera ed in America latina.

Nell'insurrezione a Bologna del 1874, Andrea Costa venne arrestato subito (si convertirà in seguito alla causa del socialismo parlamentare, e contribuirà alla fondazione dell'Avanti!), e Malatesta in seguito a Pesaro mentre si avviava in Svizzera. Entro 1876 tutti gli organizzatori si ritrovarono comunque liberi, per diffuse simpatia delle giurie, in sfida esplicita al re Vittorio Emanuele. Il contesto alimentò la rinascita della stampa libertaria, (il nuovo risveglio Livorno e Il martello a Fabriano). La svolta italiana, a livello ideologico si compì nell'allontanamento dal collettivismo di Bakunin e la svolta verso il comunismo libertario (da ognuno secondo le proprie capacità, a ognuno secondo i propri bisogni, nella misura consentita dalle disponibilità).

Degna di rilievo la rivolta di San Lupo, 1877, presso Benevento e nel Matese, dove a Letino in una situazione oggi definibile trasversale, i libertari ricevettero la benedizione del parroco Don Fortini che definendo i malatestiani "veri apostoli mandati da Dio"[13] stabilì uno storico precedente. Gli insorti, principalmente contadini, ricevettero allo stesso modo la solidarietà dei parroci dei villaggi vicini, come padre Tamburini a Gallo, prima di venir circondati e catturati da forze regolari di cavalleria, fanteria e bersaglieri. Giurie localmente ostili alla casa Savoia impedirono condanne in massa, ma le rivolte popolari ebbero fino a fine secolo una battuta d'arresto. Una serie di azioni repressive dello stato e una serie successiva di azioni violente e di attentati individuali attribuite globalmente agli anarchici, ma di varia estrazione, contribuì ulteriormente ad estinguere il movimento libertario come fenomeno diffuso per il successivo decennio.

I principali esponenti italiani, in esilio, condussero intensa attività di propaganda, editoriale e di sperimentazione sociale (notevole fu in questo contesto la colonia Cecilia in Brasile alla fine degli anni '80) dall'estero, principalmente in Europa, Nord e Sud America.

L'ultimo decennio del secolo vide in sequenza, tumulti nel 1890 per disordini spontanei che portarono in seguito alla scissione di Genova tra socialisti e libertari; l'uscita definitiva dal movimento libertario della Seconda Internazionale nel 1896, a Londra; una serie di tumulti e sommosse nel 1898 in sud Italia, estesisi poi a Milano e Firenze, con conseguenti scontri e repressioni di piazza. Tali proteste e la feroce repressione dello Stato, nota principalmente per le azioni sulla folla delle unità al comando del generale Bava Beccaris nell'ambito dei moti di Milano, ebbero per epilogo l'uccisione da parte di Gaetano Bresci del re Umberto I nel 1900.

[modifica] Stati Uniti d'America

Esempi più recenti li ritroviamo negli Usa, dove nel luglio 1954, su princìpi anarcosindacalisti, venne fondata la "Lega Libertaria", che durò fino al 1965.

[modifica] L'accezione anglosassone e le relative differenze nell'utilizzo del termine

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Libertarianismo.

Dopo un lungo periodo storico, iniziato con la pubblicazione a New York del Le libertaire, e quindi l'uso affine a quello europeo, le parole libertarism e libertarianism furono usate dalla seconda metà del XX secolo da filosofi e politici anglosassoni che provenivano da differenti e contrapposte formazioni culturali, e principalmente in lingua inglese. Tali termini attualmente indicano movimenti culturali e politici che pur definendosi libertarian sono in antitesi tra loro. Filosofi e politici così definiti sono quindi in diverse tradizioni culturali ossia quelle del liberalismo, socialismo, comunismo e l'originario anarchismo[14]. Negli anni '50 del XX secolo, cento anni dopo che gli anarchici in primo luogo usassero il termine per descrivere le loro idee politiche, e novanta anni dopo che l'espressione "comunismo libertario" fosse adottata per la prima volta, nasce negli USA un partito politico antistatalista di taglio liberale e liberista e che si autodefinisce libertarian, il "Libertarian Party", pur senza rispettare né i crismi anarchici della tradizione socialista né, dunque, quelli libertari intesi nel senso europeo del termine. Negli Stati Uniti d'America, il termine si ipotizza sia nato traslando l'originale termine francese e utilizzandolo in senso liberale, a volte indicato in italiano col sinonimo libertarianismo. In questa accezione, specificamente nel 1970 rientrerà in Europa per le traduzioni dell'economista francese Henri Lepage, con l'intenzione d'evitare evidenti fraintendimenti. Nel contesto anglosassone, è diffusa la sensibilità verso la protezione della proprietà e della libertà di mercato ed è uso comune definire libertarianism e spesso anche propertarianism, per distinguerlo dal libertarismo di matrice anarchica tradizionale e socialista.

Gli anarchici collettivisti e mutualisti utilizzano da sempre il termine e non riconoscono, sia per ragioni storiche, sia per ragioni teoriche l'etichetta di libertari ai seguaci di tale movimento liberale, in quanto tale, storicamente anti-anarchico, e denunciando quello che nella loro lettura classista della società ritengono essere il tentativo di appropriazione del termine quale atto volontario della borghesia liberista di discreditare l'intero movimento anarchico/libertario e creare confusione al suo interno. Secondo altre interpretazioni per esistere la proprietà privata ha bisogno dello stato, quindi da tale punto di vista non si può essere anarchici e a favore della proprietà privata. Criticano inoltre agli anarco-capitalisti la mancata messa in discussione delle differenti condizioni economiche di partenza tra individui, dal momento che tale diseguaglianza di partenza, accumulata nel corso dei secoli grazie all'azione dello Stato che ha permesso una concentrazione di capitali in poche mani, pregiudicherebbe una reale parità di condizioni. Secondo i socialisti libertari tale dislivello delle condizioni di partenza porterebbe, lungi dal considerare reali le teorie sulla "mano invisibile", ad un forte divario economico non colmabile; la mancata libertà del bisogno costringerebbe molti individui al lavoro salariato. Lo sfruttamento di lavoratori da parte di grandi imprese multinazionali è per i socialisti libertari del tutto inconcepibile, in quanto striderebbe con il principio di eliminazione dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo.

Al contrario, i sostenitori del libero mercato, sono convinti che il diritto alla proprietà privata derivi direttamente dalla proprietà che ogni individuo ha di se stesso e di ciò che si procura lavorando o tramite lo scambio volontario con altri individui. Chiunque volesse impedire una tale libertà naturale dovrebbe far uso della forza per impedire gli scambi e quindi sarebbe costretto a giustificare, in ultima istanza, il monopolio della violenza, ovvero lo Stato. Sempre secondo questo filone di pensiero, l'affermazione totale e incondizionata del libero mercato non precluderebbe lo sviluppo di organizzazioni di vita sociale alternative, anche comuniste: poiché in un contesto di libero mercato l'appartenenza a questo tipo di organizzazioni sarebbe scelta, non imposta, all'individuo, lo sviluppo di queste ultime (ad esempio la famiglia o la cooperativa) sarebbe sottoposto al vaglio della concorrenza con forme di aggregazione alternative (ad esempio la convivenza o un'impresa a conduzione famigliare) e si affermerebbero come modelli solo nel caso avessero successo, incontrando il favore delle persone. Essi sostengono inoltre che le diverse capacità di cui naturalmente sono dotati gli individui rende impossibile garantire pari opportunità a tutti: in una società libera infatti, sarà sempre possibile per un individuo più abile e/o fortunato degli altri garantire alla propria prole migliori condizioni di partenza rispetto a quella di un individuo meno abile e/o fortunato.

A causa dei problemi semantici sopra evidenziati, si utilizzano a scanso di errori l'uso dei termini "libertario/libertarismo" per indicare l'anarchismo classico, e i termini "libertariano/libertarianismo" per indicare l'anarco-capitalismo e dottrine di derivazione liberale[15].

[modifica] Note

  1. ^ 1. che si basa sulla libertà come valore fondamentale, ispirato alla difesa della libertà: "idee libertarie, principi libertari" -- 2. chi è fautore di una libertà individuale superiore a ogni autorità o legge: s.m.estens., anarchico. AaVv, Dizionario della lingua italiana, dir. T.De Mauro, Paravia 2000, p.1374.
  2. ^ (EN)Vallentyne, Peter, "Libertarianism", The Stanford Encyclopedia of Philosophy (Fall 2010 Edition), Edward N. Zalta (ed.). In particolare sulle accezioni anglosassoni, includendo comunque quelle left.
  3. ^ lettera aperta a P. J. Proudhon, De l’Être-Humain mâle et femelle - Lettre à P. J. Proudhon, pubblicata a New Orleans nel maggio 1857
  4. ^ Sébastien Faure, Jean Grave, Georges Mathias Paraf-Javal, Pour ne pas voter; Électeur écoute Paris: Groupe de propagande par la broch,1919 riedit. 1924
  5. ^ Joseph Déjacque, Humanosphere, ristampa critica, a cura di Jean Grave, Parigi, 1889
  6. ^ Errico Malatesta, Francesco Saverio Merlino, Anarchismo e democrazia: soluzione anarchica e soluzione democratica del problema della libertà in una società socialista,Il Messaggero, 1897
  7. ^ Stefano D'Errico, Anarchismo e politica nel ventesimo secolo, il "programma minimo" dei libertari del terzo millennio, 2007, ISBN 9788884835277 ISBN 8884835275
  8. ^ Max Nettlau, A Short History of Anarchism, p. 75
  9. ^ Maurice Joyeux, pubblicazione della federazione anarchica in lingua francese, Volonté anarchiste', n° 25; Histoire du journal de l'organisation des anarchistes : du Libertaire au Monde libertaire, edizioni Fresnes-Antony , 1984.
  10. ^ Ibid., p. 145
  11. ^ Saggi storici-politici-militari sull'Italia Di Carlo Pisacane Pubblicato da Stab. tip. nazionale, 1858. Originale disponibile University of California e ivi digitalizzato
  12. ^ Il movimento anarchico italiano
  13. ^ George Woodcock, L'anarchia in Italia in L'anarchia: storia delle idee e dei movimenti libertari, Milano, Feltrinelli Editore [1966].
  14. ^ George Woodcock, L'anarchia: storia delle idee e dei movimenti libertari , Feltrinelli Editore, 1966.
  15. ^ Barry Norman, Del liberalismo classico e del libertarianismo, ELiDiR, Roma, 1993

[modifica] Bibliografia

[modifica] Voci correlate

[modifica] Idee e concetti di base

[modifica] Movimenti politici libertari

[modifica] Autori libertari di tradizione socialista

[modifica] Collegamenti esterni

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[modifica] Siti anarchici e libertari di tradizione socialista

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