Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi

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Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi nel 1926

Il conte Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi, nella lingua tedesca Richard Nikolaus Eijiro Graf Coudenhove-Kalergi e nella lingua Giapponese: リヒャルト・ニコラウス・栄次郎・クーデンホーフ=カレルギー, che si pronuncia Rihyaruto Nikorausu Eijirō Kūdenhōfu-Karerugī (Tokyo, 17 novembre 1894Schruns, Austria, 27 luglio 1972), è stato un politico e filosofo austriaco, fondatore dell'Unione Paneuropea e primo uomo politico a proporre un progetto di Europa unita.

Il suo primo libro, intitolato Paneuropa fu pubblicato nel 1923 e conteneva le linee guida per il Movimento Pan-Europa, che fece il suo primo congresso a Vienna nel 1926. Nel 1927 fu eletto presidente onorario Aristide Briand. Tra le personalità che parteciparono alla prima fase del movimento vi furono Albert Einstein, Thomas Mann e Sigmund Freud[1]

Fu poi il primo a cui fu assegnato il Premio Carlo Magno nel 1950.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di un diplomatico austro-ungarico e della giapponese Mitsuko Aoyama (1874-1941), discendente di una famiglia samurai, Coudenhove-Kalergi passò la sua infanzia nel castello di famiglia in Boemia, prima di entrare al Theresianum di Vienna, uno dei collegi più rinomati dell'impero. Qui conobbe persone di diverse nazionalità e si appassionò alla filosofia. Terminò i suoi studi all'Università di Vienna diventando dottore nel 1917. Dopo la prima guerra mondiale prese la nazionalità cecoslovacca e si allontanò dalla filosofia per iniziare a pubblicare articoli sulla necessità di un nuovo ordine europeo.

Kalergi era convinto che occorreva promuovere lo spirito europeo prima della convergenza di interessi materiali per ottenere la pace in Europa. Così, lanciò il suo primo appello all'unità del Vecchio continente nel 1922. Dall'anno seguente propose il primo progetto moderno di una Europa unita nel suo libro Paneuropa, un'opera in anticipo sui tempi ma il cui messaggio fu percepito tra le due guerre da un buon numero di personalità come Konrad Adenauer, Robert Schuman, Alcide de Gasperi e Winston Churchill.

Fu questo messaggio che ispirò a Aristide Briand il suo progetto di Unione europea presentato nel 1929 alla Società delle Nazioni a Ginevra. Fu anche Coudenhove-Kalergi che lanciò l'idea nel 1923 di riunire il carbone tedesco e il minerale francese sotto un'unica autorità, progetto che si concretizzerà nel 1950 sotto il nome di Comunità europea del carbone e dell'acciaio.

Nel 1925 scrisse una delle sue opere più famose, intitolata "Praktischer Idealismus", dove lo studioso fa uno dei suoi più famosi pronostici sul futuro dell'umanità in cui sottolinea ripetutamente che l'incrocio delle razze può dare esito a risultati eccellenti o pessimi::

"L'endogamia rafforza il carattere, indebolisce lo spirito, viceversa l'incrocio indebolisce il carattere rinforzando lo spirito. La dove la consanguineità e l'incrocio si incontrano sotto degli auspici favorevoli, essi creano il più alto tipo di essere umano, collegando al carattere più forte lo spirito più pungente [....]. L'uomo del lontano futuro sarà un meticcio. Le razze e le caste di oggi saranno vittime del crescente superamento di spazio, tempo e pregiudizio. la razza del futuro, negroide-eurasiatica, simile in aspetto a quella dell'Egitto antico, rimpiazzerà la molteplicità dei popoli con una molteplicità di personalità [....]. La consanguineità genera dei tipi caratteristici, l'incrocio, delle personalità originali. [pagg. 21 - 23]" [2]

Importante la frase che il meticciato mischiato all'aristocrazia crea "il più alto tipo di essere umano, collegando al carattere più forte lo spirito più pungente".

Qui il testo in tedesco:

https://archive.org/details/PraktischerIdealismus1925

e qui in francese

https://archive.org/details/R.N.CoudenhoveKalergiIdealismePratique1925FR

Lo studioso attribuisce a questa futura massa etnicamente indistinta specifiche caratteristiche psicologiche:

"Nei meticci si uniscono spesso mancanza di carattere, assenza di scrupoli, debolezza di volontà, instabilità, mancanza di rispetto, infedeltà con obiettività, versatilità e agilità mentale, assenza di pregiudizi e ampiezza d'orizzonti"

Come si può notare Kalergi elenca fra le qualità dei meticci "obiettività, versatilità e agilità mentale, assenza di pregiudizi e ampiezza d'orizzonti" cioè qualità estremamente positive che, sempre a detta dello scrittore, mancano ai sangue puro aristocratici.

Secondo Matteo Simonetti, che insiste sulle prime caratteristiche elencate da Kalergi per la loro valeza politico-sociale, queste qualità rendono questi individui soggetti perfetti per essere dominati, incapaci di sostenere una opposizione forte al potere: senza carattere, instabili, infedeli e deboli di volontà. con estrema difficoltà si coalizzano, si riconoscono, perseguono uno scopo nel tempo, resistono alla corruzione da parte del più forte.[3]

In realtà, tenendo conto che Kalergi parla del futuro di una nuova élite, l'incrocio fra meticci "cittadini" e sangue puro aristocratici possidenti terrieri potrà essere, sempre secondo Kalergi, foriero di cambiamenti positivi dal punto di vista evolutivo.

La questione essenziale che può capire solo chi ha letto il libro e non chi si affida alle relazioni trovate a caso sul web, è che secondo Kalergi (che ricordiamo per l'ennesima volta, era egli stesso un meticcio) il meticciato ha due esiti possibili: uno positivo e un altro negativo. Non è quindi assolutamente vero come sostengono alcuni siti complottisti che l'unico meticciato buono secondo il conte di Coudenhove è quello che riguarderebbe solo ebrei e aristocratici; il meticciato ha sempre esiti imprevedibili e all'interno stesso della comunità ebraica, come specificato più sotto, esistono risultati buoni ma anche pessimi (secondo Kalergi, ovviamente). Anche fra i non ebrei cittadini, che vengono considerati sostanzialmente dei meticci, esistono rappresentanti di un esito positivo degli incroci ma viene detto con chiarezza che gli ebrei sono una comunità e quindi sono avvantaggiati da un senso di appartenenza che gli altri "meticci gentili" non avrebbero (stiamo sempre parlando delle personali opinioni di K.).

L'opera di selezione o, nelle parole del conte "eugenetica sociale", andrà operata anche all'interno del nuovo gruppo "aristocratico-ebreo" e quindi, qui è il cuore della questione, il progetto Kalergi consiste in una selezione della razza non in un inquinamento della massa.

La cosa incredibile è che si tratta di un pensiero sostanzialmente nazista che appartiene a uno dei promotori delle idee fondanti che hanno portato all'odierna Unione Europea ma dai complottisti viene messa in evidenza una problematica del tutto inesistente e lasciata da parte quella obiettivamente sconvolgente della selezione razziale per mettere in atto l'eugenetica sociale.

Ci si potrebbe chiedere se le idee del conte Kalergi rappresentassero la vera weltanschauung delle élites dell'epoca o se addirittura non rappresentino quella attuale delle contemporanee. Si preferisce invece inventare un complotto per favorire l'immigrazione che non ha alcuna base negli scritti del conte e che mette forse "volutamente" in secondo piano le tematiche veramente scandalose.

Inoltre i sangue puro secondo il conte de Coudenhove hanno fallito dato che con l'affermarsi dell'assolutismo monarchico si sono lasciati corrompere dalla vita di corte e quindi sono rimasti con le loro prerogative di forza d'animo e capacità di azione ma dal punto di vista intellettuale non hanno compiuto quel salto di qualità che è diventato la caratteristica dei meticci "cittadini" ossia, nell'epoca attuale - sempre secondo Kalergi - gli ebrei ( dice: "rinforzando lo spirito").

Di conseguenza il meticciato in sé non è assolutamente un male (non lo è per l'élite dominante ma nemmeno per la massa che per Kalergi è "per costruzione" già composta nella sua totalità da meticci) e infatti, proprio dal passo citato fra virgolette, si evince che i sangue misto sono "superiori di spirito" ossia di intelligenza .

Il libro non tratta mai esplicitamente né implicitamente il tema un meticciato coatto per indebolire la razza al fine di creare un popolo facilmente dominabile, poiché nella visione estremamente elitaria di Kalergi il popolo non viene nemmeno considerato come soggetto politico.

Il testo è inoltre interessantissimo perché testimonia la presunta finalità dell'effettivo progressivo imparentamento fra le famiglie aristocratiche europee e quelle dell'élite ebraica.

Che questo sia frutto di un piano a tavolino organizzato dal de Coudenhove o dalla sua cerchia non è dato sapere con certezza; certamente si tratta di un documento che racconta "dal vivo" la mentalità delle élites europee prima della seconda guerra mondiale e in questo senso il suo valore è della massima importanza.

Kalergi quindi espone un piano fortemente elitario fondato su quella che lui chiama "eugenetica sociale" che però va realizzato proprio operando un generale meticciamento fra l'aristocrazia e i meticci più intelligenti.

Chi sono i meticci intelligenti? Gli ebrei.

Qui Kalergi inizia un discorso di critica all'antisemitismo ma siccome parte dal presupposto che i sangue puro sono simili fra loro mentre i meticci sono molto diversi afferma che molti ebrei sono brutti, lascivi, vili e via dicendo attribuendo agli "ebrei meno riusciti" tutti i peggiori stereotipi dell'antisemitismo. Kalergi invece elogia i grandi filantropi ebrei e ciò ci induce a pensare inevitabilmente ai Rothschild da cui ebbe cospicui finanziamenti e appoggio politico.

Per Kalergi è indispensabile che la società sia retta da un'aristocrazia ma questa non può più essere selezionata in base alla discendenza di sangue. Si è aristocratici, secondo lo scrittore, se si è belli di animo, di spirito e di corpo.

Sarà necessario quindi incrociare gli aristocratici europei con gli ebrei e al fine di creare una élite che sarà superiore per le qualità sopra enunciate. In questo modo non sarà più necessaria la forza per mantenere separate le caste dominanti dai subalterni ma sarà la loro superiore bellezza e vigore fisico che farà si che i belli si accoppieranno in regime di libero amore fra loro e i brutti saranno costretti a ripiegare su altri meno dotati arrivando così a instaurare un muro di casta invalicabile "per merito" e non per legge.

Il vero nemico della cultura europea (che occorre ricordarlo è "maschile" mentre quella asiatica è "femminile") non è il comunismo o il cristianesimo o la plutocrazia o gli speculatori (che secondo Kalergi sono in grandissima maggioranza ebrei) ma il buddismo.

Sempre Coudenhove-Kalergi per primo propose nel 1929 di adottare come inno europeo l'Inno alla gioia di Friedrich von Schiller su musica della Nona sinfonia di Ludwig van Beethoven. Fu inoltre l'autore nel 1930 della prima proposta di celebrare una giornata dell'Europa a maggio.

Con l'Anschluss si rifugiò in Svizzera; da lì, partì per gli Stati Uniti d'America, dove insegnerà all'Università di New York. Prese tuttavia la nazionalità francese nel 1939. La fine della guerra lo portò a tornare in Svizzera, in un primo tempo a Gstaad. Dopo aver suggerito nel 1947 la creazione del primo francobollo europeo, è in questa città che fondò nel 1948 l'Unione Parlamentare europea che sboccherà dopo il Congresso dell'Europa a L'Aia nel 1948 nella creazione del Consiglio d'Europa e del Parlamento europeo.

Fu premiato nel 1950 col Premio Carlo Magno. Fu inoltre istituito in suo onore il Premio Kalergi, che ogni due anni premia gli europeisti che si sono maggiormante distinti nel perseguire i suoi ideali.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gioele Magaldi, Pan-Europa: il progetto di Kalergi in Massoni. Società a responsabilità illimitata. La Scoperta delle UR-Lodges, Milano, Chiarelettere, 2014.
  2. ^ Matteo Simonetti, La verità sul piano Kalergi, Edizioni Radiospada, 2015.
  3. ^ Matteo Simonetti, La verità sul piano Kalergi, Edizioni Radiospada, 2015.

Bibliografia italiana[modifica | modifica wikitesto]

  • Matteo Simonetti, "La verità sul Piano Kalergi", Edizioni Radiospada, 2015
  • Gioele Magali, Massoni. Società a responsabilità illimitata. La Scoperta delle UR-Lodges, Chiarelettere, Milano, 2014.
  • Pan-Europa. Un grande progetto per l'Europa unita, Il Cerchio, Rimini 2006 (II ediz.).
  • Bertella Farnetti Paolo, Gli Stati Uniti e l'unità europea (1940-1950). Percorsi di un'idea, Franco Angeli, Milano, 2005.
  • B. P. Boschesi, Il chi è della Seconda Guerra Mondiale - Mondadori Editore, 1975, Vol. I, p. 117

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