Battaglia di Fort Sumter

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Battaglia di Fort Sumter
Bombardment of Fort Sumter(3b52027r).jpg
Il bombardamento di Fort Sumter
Data 12 - 13 aprile 1861
Luogo Contea di Charleston, Carolina del Sud
Esito Vittoria della Confederazione
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
80[1] circa 500[1]
Perdite
2 morti[2] nessuna[2]
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La Battaglia di Fort Sumter (12 aprile - 13 aprile 1861), fu un episodio militare minore avvenuto nei pressi del porto di Charleston (Carolina del Sud) che diede inizio alla guerra di secessione americana.

Antefatti[modifica | modifica sorgente]

Le elezioni presidenziali americane del 1860 che videro l'elezione di Abramo Lincoln, assieme ad altre motivazioni minori, causarono la secessione di sette Stati del Sud, guidati dallo Stato della Carolina del Sud, che dettero vita agli Stati Confederati d'America nel febbraio del 1861, prima che Lincoln assumesse ufficialmente il suo incarico. Le forze confederate presero subito il controllo di fortificazioni, dogane ed edifici pubblici e privati situati sui confini con gli Stati dell'Unione in maniera incruenta. Comunque alcuni forti rimasero in possesso dell'Unione come il Forte Monroe vicino Norfolk in Virginia, Forte Pickens in Florida e Forte Sumter (vicino a Charleston in Carolina del Sud).

Assedio e manovre politiche[modifica | modifica sorgente]

Sei giorni dopo che il Sud Carolina ebbe attuato la secessione, il maggiore Robert Anderson dell'esercito dell'Unione, abbandonò l'indifendibile Fort Moultrie e trasferì segretamente i suoi 80 uomini e due batterie di artiglieria a Forte Sumter. Anderson era stato nominato al comando della guarnigione di Charleston sin dall'autunno a causa delle tensioni sorgenti. Anderson, che era un pupillo di Winfield Scott, generale dell'US Army, venne ritenuto più capace di gestire una crisi del precedente comandante della guarnigione. Per tutto l'autunno, le autorità del Sud Carolina considerarono la secessione e l'espropriazione nel porto delle proprietà federali, come eventi inevitabili. Appena si intravide la crescita delle tensioni, si provvide ad organizzare difese intorno al porto, creando altre postazioni fortificate oltre a quella già esistenti, in modo da tenere sotto osservazione i movimenti delle truppe avversarie.

Molti forti furono costruiti nel porto, compresi Forte Sumter e Forte Moultrie. Forte Moultrie era il più vecchio ed era la sede centrale della guarnigione. Essenzialmente era stato disegnato come una piattaforma per la sistemazione di una batteria di cannoni per difendere il porto e le sue difese contro attacchi di terra erano molto carenti. Durante la crisi, i giornali di Charleston fecero rilevare che le dune di sabbia che erano cresciute contro le mura della città costituivano un serio pericolo in quanto potevano facilitarne la scalata. Quando la guarnigione cominciò ad eliminare le dune i giornali ebbero però da obiettare. Fort Sumter, fra le polemiche, dominava l'ingresso del porto di Charleston e si credeva che fosse una delle fortezza più sicure al mondo, una volta che esso fosse stato completato. Nell'autunno del 1860 i lavori erano ormai quasi terminati ma la sua guarnigione era assolutamente insufficiente in rapporto alla struttura del forte. Era comunque molto più importante di Fort Moultrie, e la sua ubicazione era atta a sostenere un assalto via terra per il quale Forte Moultrie era invece molto vulnerabile.

Con la protezione dell'oscurità, il 26 dicembre 1860, Anderson trasferì il suo comando a Forte Sumter. Le autorità confederate considerarono questa operazione un atteggiamento ostile e chiesero che il forte venisse evacuato. Il presidente James Buchanan, ancora in carica in attesa dell'insediamento del suo successore Lincoln, previsto il 4 marzo 1861, rigettò la richiesta e inviò una spedizione di soccorso nel gennaio 1861, ma le batterie spararono contro la nave disarmata che recava i soccorsi, la Star of the West. La batteria che aveva sparato venne occupata dai cadetti della Cittadella militare, che erano gli unici artiglieri addestrati in servizio nella Carolina del Sud.

Durante l'assedio vi fu un dibattito interno fra i secessionisti per stabilire se la cattura del forte fosse una questione dello Stato della Carolina o dovesse invece riguardare il governo confederale, di recente formato a Montgomery Alabama. Il Governatore della Carolina del Sud, Francis W. Pickens, era fra coloro che sostenevano che tutta la proprietà del porto di Charleston fosse passata al Sud Carolina dopo la secessione di quello stato, diventata a tutti gli effetti repubblica indipendente. Questo dibattito venne integrato dalla discussione sulle modalità per venire in possesso di queste proprietà, compreso Fort Sumter. Jefferson Davis, così come la sua controparte a Washington D.C., preferì che la sua parte non fosse considerata quella che aggrediva. Entrambe le parti in causa pensavano che chi avesse attaccato per primo avrebbe perso l'appoggio politico in quegli Stati dove l'elettorato era indeciso. Prima dell'insediamento di Lincoln, cinque Stati avevano votato contro la secessione, compresa la Virginia e Lincoln offrì apertamente di evacuare Fort Sumter se essi avessero garantito la volontà della Virginia.

A marzo, il generale Pierre Gustave Toutant de Beauregard prese il comando delle forze della Carolina del Sud. Il 27 febbraio, Davis l'aveva nominato primo comandante delle forze armate della nuova Confederazione, con il compito di prendere il comando dell'assedio. Beauregard fece ripetute richieste di resa alle truppe dell'Unione e fece in modo che ogni rifornimento agli assediati non potesse loro pervenire. Migliorò l'addestramento della milizia confederale per il corretto utilizzo dei nuovi armamenti inviati. Per ironia della sorte Anderson era stato istruttore di artiglieria di Beauregard all'Accademia Militare degli Stati Uniti di West Point; i due erano stati molto vicini e Beauregard era divenuto l'assistente di Anderson dopo aver conseguito il diploma. Entrambe le parti passarono il mese di marzo esercitandosi e migliorando le loro difese nel modo migliore possibile.

Dal 4 aprile, il presidente Lincoln, scoprendo che le scorte nel forte erano molto più scarse di quello che aveva immaginato, decise di inviare un convoglio navale, scortato dalla marina militare americana, nel porto di Charleston. Il 6 aprile 1861, Lincoln notificò al Governatore della Carolina del Sud, Francis W. Pickens: "Un tentativo sarà fatto per inviare solo provviste alimentari alla guarnigione di Fort Sumter. Se tale tentativo non verrà avversato, nessun altro sforzo di inviare uomini o munizioni verrà fatto senza un ulteriore avviso, eccetto che in caso di un attacco al forte".

In risposta, il governo confederato decise, in una riunione a Montgomery, di aprire il fuoco su Fort Sumter nel tentativo di costringerlo alla resa prima dell'arrivo della flotta inviata in soccorso. Solamente il ministro di stato Robert Toombs fu contrario a questa decisione: egli disse, secondo quanto riferito da Jefferson Davis: "l'attacco ci farà perdere ogni amico al Nord. Voi colpirete un nido di calabroni... legioni di essi, ora quieti, sciameranno fuori e ci pungeranno a morte. Non è necessario. Ci mettiamo dalla parte del torto. Sarà fatale".

Il segretario confederato alla guerra telegrafò a Beauregard dicendogli, nel caso il forte fosse stato approvvigionato con la forza: "Lei esigerà subito la sua evacuazione, e se questa verrà rifiutata procederà nella maniera che riterrà più opportuna". Beauregard inviò emissari a Fort Sumter l'11 aprile con il suo ultimatum, ottenendo un secco rifiuto da parte di Anderson.

Bombardamento e resa[modifica | modifica sorgente]

La bandiera a 22 stelle di Fort Sumter

Alle 3:20 del mattino del 12 aprile 1861, i confederati informarono Anderson che avrebbero aperto il fuoco entro un'ora. Alle 4:30 una singola bordata di mortai sparò da Fort Johnson cadendo su Fort Sumter. Questo era l'inizio del bombardamento, fatto da 43 mortai, verso il forte dell'Unione. Edmund Ruffin, un secessionista degno di nota, aveva viaggiato fino a Charleston per essere presente all'inizio della guerra, ed era presente per sparare il primo colpo a Sumter dopo la scarica di avvertimento. Anderson non rispose fino alle 7:00, quando il capitano Abner Doubleday sparò un colpo contro la batteria di Ironclad a Punto Cummings. Ma ben poco Anderson avrebbe potuto fare con i suoi 60 cannoni; egli evitò intenzionalmente di usare quei cannoni che erano ubicati in punti del forte dove avrebbero potuto causare danni ai soldati. Sfortunatamente il suo cannone più potente era posizionato sulla più elevata delle tre file sulle quali erano disposti i pezzi dove i suoi uomini erano più esposti al fuoco del nemico. Il forte era stato progettato per difendersi da un attacco navale e le navi da guerra del tempo non erano armate con cannoni capaci di scavalcare i muri del forte. La guarnigione di Fort Sumter poté sparare soltanto con i cannoni posti al primo livello. Nonostante le forze di Anderson avessero trasferito a Fort Sumter tutte le munizioni presenti a Fort Moultrie, dopo 34 ore di bombardamenti erano pressoché senza munizioni.

Il bombardamento durò tutta la notte fino alla mattina successiva, quando un colpo colpì il quartier generale causò un serio incendio che minacciava di estendersi alla polveriera principale. Un altro colpo troncò il pennone principale del forte. Nel frattempo che gli uomini ripristinarono la bandiera, molte staffette confederate vennero a chiedere se fosse stata ammainata la bandiera in segno di resa. Anderson accettò una tregua alle due di notte del 13 aprile 1861. Vennero decisi i termini della resa e la guarnigione dell'Unione lasciò il forte alle 14:30 del 14 aprile. I soldati furono portati in salvo in territorio dell'Unione dallo squadrone della marina americana il cui arrivo aveva determinato l'inizio delle ostilità. Nessuno, da entrambe le parti, venne ucciso nel corso del bombardamento e soltanto 5 soldati dell'Unione e 4 Confederati vennero feriti seriamente. Durante le salve di 100 cannoni, sparate per salutare la bandiera americana (come da condizione imposta da Anderson per la resa), un colpo cadde su una nave uccidendo un soldato unionista e ferendone altri. Questo fu l'unico bilancio di danni alle persone di tutto l'assedio[3]. Il saluto venne fermato a cinquanta colpi. Anderson ammainò la bandiera di Fort Sumter e la portò con lui al nord, dove divenne un simbolo per tutta la nazione.

Conseguenze[modifica | modifica sorgente]

Il bombardamento di Fort Sumter fu la prima azione militare della guerra di secessione americana. Anche se non vi furono perdite durante il bombardamento, un artigliere dell'Unione fu ucciso e tre feriti (uno mortalmente), quando un cannone esplose mentre sparava una salva di saluto durante l'evacuazione del forte il 14 aprile, condizione imposta da Anderson per la resa.[4] A seguito della resa, Lincoln radunò la milizia dagli Stati rimanenti per cercare di riconquistare le installazioni perdute.[5] La guerra che seguì durò quattro anni, finendo ad aprile del 1865, con la resa del generale Robert Edward Lee. Comunque, il porto di Charleston, rimase ancora per breve tempo in mani confederate.

Il 14 aprile 1865, quattro anni dopo la sua resa, Anderson (nel frattempo divenuto Maggior generale, sia pure in congedo) innalzò nuovamente la bandiera americana, sulle rovine di Fort Sumter.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Fort Sumter
  2. ^ a b How many men were killed at Fort Sumter - NPS.Gov, i due morti furono uccisi nella cerimonia della resa avvenuta dopo la battaglia vera e propria
  3. ^ NPS
  4. ^ NPS.
  5. ^ John Williams Burgess: La Guerra Civile e la Costituzione, 1859-1865, p. 173. I Figli di C. Scribner, 1901.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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