John Nash

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John Forbes Nash, Jr.
Medaglia del Premio Nobel Nobel per l'economia 1994

John Forbes Nash, Jr. (Bluefield, 13 giugno 1928[1]) è un matematico ed economista statunitense.

Tra i matematici più brillanti e originali del Novecento, Nash ha rivoluzionato l'economia con i suoi studi di matematica applicata alla teoria dei giochi, vincendo il Premio Nobel per l'economia nel 1994.

Nash è anche un geniale e raffinato matematico puro, con un'abilità fuori dal comune nell'affrontare i problemi da un'ottica nuova, trovando soluzioni eleganti a problemi complessi, come quelli legati all'immersione delle varietà algebriche, alle equazioni differenziali paraboliche, alle derivate parziali e alla meccanica quantistica.

Nash è divenuto famoso al grande pubblico anche per aver sofferto per lungo tempo di una forma di schizofrenia le cui caratteristiche sono state rappresentate nel noto e pluripremiato film A Beautiful Mind, dedicato appunto alla sua figura.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

L'infanzia[modifica | modifica sorgente]

John Forbes Nash, Jr. nacque nel 1928 a Bluefield, nella Virginia Occidentale. Il padre, che si chiamava con lo stesso nome, era nativo del Texas ed ebbe un'infanzia infelice, riscattata dagli studi in ingegneria elettrica che lo portarono a lavorare per l'Appalachian Power Company di Bluefield.[1] La madre, Margaret Virginia Martin, fu insegnante per dieci anni prima di sposare John Forbes Nash il 6 settembre 1924.[1]

John Nash già da piccolo rivelò un carattere solitario e introverso.[1] Anche la sua frequentazione scolastica presentava problemi. Alcune testimonianze di chi lo ha conosciuto lo descrivono come un ragazzo singolare, introverso e solitario, con un maggiore interesse per i libri rispetto alle ore di gioco con altri bambini.

Il clima familiare, tuttavia, era sostanzialmente sereno, con i genitori che non mancavano di dimostrargli il loro affetto. Dopo qualche anno nacque la sorella Martha.[1] Grazie a lei John riuscì a integrarsi un po' di più con i coetanei, riuscendo anche a farsi coinvolgere nei giochi usuali dell'infanzia. Tuttavia, mentre gli altri tendevano a giocare insieme, John spesso e volentieri preferiva rimanere per conto proprio.[1] Il padre inoltre lo trattava da adulto, fornendogli libri di scienza anziché libri per l'infanzia.[1]

La situazione scolastica non fu rosea, perlomeno inizialmente. Gli insegnanti non si accorsero del suo genio e dei suoi talenti.[1] Anzi, la sua mancanza di abilità sociali lo mise in cattiva luce nei confronti del corpo docente.[1] Nash era probabilmente annoiato dalla scuola, un caso non raro, visto che anche una personalità come Albert Einstein era altrettanto insofferente verso le tradizionali istituzioni scolastiche.

Gli anni del liceo[modifica | modifica sorgente]

Al liceo, invece, la sua superiorità intellettuale rispetto ai compagni gli servì soprattutto per ottenere considerazione e rispetto. Ottenne una prestigiosa borsa di studio, la George Westinghouse Scholarship, e si recò nel 1945 a Pittsburgh, all'Università Carnegie Mellon, per studiare ingegneria chimica.[1] Con il passare del tempo, però, il suo interesse per la matematica andò aumentando e decise, anche su consiglio del direttore del dipartimento di matematica John Lighton Synge e di altri professori, di cambiare indirizzo.[1] In questo campo mostrava abilità eccezionali, specialmente nella soluzione di problemi complessi. Con gli amici, invece, si comportava in modo sempre più eccentrico. Di fatto, non riuscì ad instaurare rapporti di amicizia né con donne né con uomini.

Partecipò due volte alla William Lowell Putnam Mathematical Competition, un premio molto ambito, ma non riuscì ad arrivare tra i primi cinque.[1] Questa fu per lui una grande delusione,[1] di cui parlerà anche dopo vari anni. Ottenne la laurea in matematica nel 1948 e ricevette offerte dalle Università di Harvard, Princeton, Chicago e Michigan per un dottorato.[1] Scelse Princeton, dove entrò nel settembre del 1948.[1] Lì avrà modo di conoscere, fra gli altri, giganti della scienza come Albert Einstein e John von Neumann. Nella lettera di presentazione a Princeton che Nash portò, vi era solo una frase, scritta dal rettore: "Quest'uomo è un genio."[senza fonte]

Gli anni a Princeton[modifica | modifica sorgente]

Nash ebbe subito grandi aspirazioni in campo matematico, dimostrando una vasta gamma di interessi nella matematica pura: topologia, geometria algebrica, teoria dei giochi e logica.[1]

Non gli interessava dedicarsi ad una teoria, svilupparla, tessere rapporti con altri specialisti, eventualmente fondare una scuola; desiderava invece risolvere un problema con le sue forze e i suoi strumenti concettuali, cercando l'approccio più originale possibile alla questione.

Nel 1949, mentre studiava per il suo dottorato, scrisse un saggio che 45 anni più tardi gli sarebbe valso il Premio Nobel per l'economia.[1] Durante quel periodo Nash stabilì i principi matematici della teoria dei giochi. Un suo collega, P Ordeshook, scrisse:[1]

(EN)
« The concept of a Nash equilibrium n-tuple is perhaps the most important idea in noncooperative game theory. [...] Whether we are analysing candidates' election strategies, the causes of war, agenda manipulation in legislatures, or the actions of interest groups, predictions about events reduce to a search for and description of equilibria. Put simply, equilibrium strategies are the things that we predict about people. »
(IT)
« Il concetto di equilibrio di Nash è forse l'idea più importante nella teoria dei giochi non cooperativi. [...] Sia che analizziamo le strategie di elezione dei candidati, le cause della guerra, la manipolazione degli ordini del giorno nelle legislature, o le azioni delle lobby, le previsioni circa gli eventi si riducono ad una ricerca o ad una descrizione degli equilibri. In termini più semplici, le strategie di equilibrio sono ciò che prevediamo delle persone. »
(P Ordeshook)

Gli anni seguenti e i primi sintomi della schizofrenia[modifica | modifica sorgente]

Intanto cominciò a manifestare i primi segni di malattia. Conobbe anche una donna, di cinque anni più anziana di lui, che gli diede un figlio. Nash non volle però aiutarla economicamente e non riconobbe il figlio, anche se si occuperà di lui, sia pure saltuariamente. Continuò la sua vita piuttosto complicata ed errabonda. Incontrò un'altra donna, Alicia Larde, meglio nota poi come Alicia Nash, che diventerà sua moglie. In questo periodo visitò anche il Courant Institute, dove incontrò Louis Nirenberg, che lo introdusse ad alcune problematiche sulle equazioni differenziali alle derivate parziali. In questo campo ottenne un risultato straordinario, che avrebbe potuto essere premiato con la medaglia Fields, e che è legato a uno dei famosi problemi di Hilbert. Tuttavia il matematico Ennio De Giorgi, di cui Nash ignorava i risultati, aveva già risolto lo stesso problema pochi mesi prima in maniera indipendente. Al conferimento del Nobel, lo stesso Nash dichiarerà: "fu De Giorgi il primo a raggiungere la vetta". Cominciò nel frattempo ad occuparsi delle tematiche legate all'interpretazione della meccanica quantistica e anni dopo dichiarerà che probabilmente l'impegno che mise a questa impresa fu causa dei suoi primi disturbi mentali.[senza fonte]

I ricoveri e la guarigione[modifica | modifica sorgente]

Cominciano i ricoveri, e comincia anche un periodo lunghissimo della sua vita in cui alterna momenti di lucidità, in cui riesce a lavorare raggiungendo anche risultati assai significativi (ma non del livello dei suoi precedenti), ad altri in cui le condizioni di salute mentale sembrano seriamente deteriorate. I deliri più ricorrenti riguardano le visioni di messaggi criptati (provenienti anche da extraterrestri), il credere di essere l'imperatore dell'Antartide o il piede sinistro di Dio, l'essere a capo di un governo universale. Fra alti e bassi, conduce la sua vita al fianco della moglie che lo sostiene in tutti i modi e con grandi sacrifici. Finalmente, dopo lunghi travagli, all'inizio degli anni novanta le crisi sembrano avere fine. Nash può tornare quindi al suo lavoro con maggiore serenità, integrandosi sempre di più nel sistema accademico internazionale e imparando a dialogare e a scambiare idee con altri colleghi (caratteristica primaria, d'altronde, dell'impresa scientifica). Il simbolo di questa rinascita è contrassegnato nel 1994 dal conferimento del premio Nobel per l'economia, attribuito però in base ai suoi risultati giovanili sull'applicazione della teoria dei giochi non cooperativi all'economia (in cui il concetto basilare è dato dall'Equilibrio di Nash).

Il 19 marzo 2003 gli è conferita la laurea "honoris causa" in Economia e Commercio da parte dell'Università degli Studi di Napoli Federico II.

Il genio e la schizofrenia[modifica | modifica sorgente]

Nash ha vissuto per circa trenta anni tra i successi scientifici ed accademici e la malattia mentale. Durante la brillante attività scientifica in istituti universitari prestigiosi (come quello di Princeton) oppure in società come la RAND Corporation, dove insieme a logici, matematici, fisici e ingegneri esperti di teoria dei giochi, lavorò per il governo alle strategie politiche e militari della guerra fredda, dovette convivere con la schizofrenia che spesso e per lunghi periodi nell'arco di trent'anni ne offuscò l'intelligenza e la creatività isolandolo emotivamente dal mondo esterno.

Dopo i periodi di crisi, spesso successivi ai ricoveri in ospedali psichiatrici, Nash tornava a fare matematica. Ma pochi mesi dopo la malattia si riacutizzava. Terapie come elettroshock, insulinoshock, con conseguente attacco epilettico e coma, camicie di forza chimiche, lo hanno segnato nel fisico. Nash ha dichiarato di non aver più fatto uso di farmaci antipsicotici a partire dal 1970; ciò non corrisponde a quanto illustrato nel film biografico A Beautiful Mind, secondo il quale Nash avrebbe ricevuto terapia farmacologica a base di antipsicotici atipici anche dopo il 1970. Il parere di Nash è che l'inaccuratezza biografica presente nel film sarebbe stata motivata dal timore di veicolare con la pellicola il messaggio che un genio affetto da schizofrenia avrebbe potuto interrompere la terapia anche in assenza di una remissione totale e definitiva dei sintomi. Nel caso di Nash è comunque risaputo che col tempo egli non solo ha imparato con successo a saper gestire i sintomi, ma ha anche raggiunto la totale remissione di questi e quindi la guarigione.

Teoria economica[modifica | modifica sorgente]

Da un punto di vista economico, e soprattutto monetario, Nash si è fortemente discostato dal pensiero cosiddetto mainstream, per sostenere alcune tesi della scuola austriaca, in particolare di Friedrich von Hayek (soprattutto per quanto riguarda gli argomenti contenuti in Denationalization of Money: The Argument Refined, del 1976). Lo stesso Nash ha più volte ammesso di essere stato influenzato dall'economista austriaco[2][3]. Nash ha inoltre descritto un sistema economico efficiente in the Ideal Money[4]

Film[modifica | modifica sorgente]

A Beautiful Mind[modifica | modifica sorgente]

Il film A Beautiful Mind (2001) del regista statunitense Ron Howard, vincitore di quattro Golden Globe e di altrettanti Oscar ("miglior film", "miglior regia", "miglior sceneggiatura non originale" e "miglior attrice non protagonista" a Jennifer Connelly per il ruolo di Alicia Nash) narra, romanzandola ed omettendone alcune parti, la vita di John Nash, nel film interpretato da Russell Crowe.

I fatti narrati dal film sono tratti dalla omonima biografia di Sylvia Nasar, che racconta la storia di Nash condendola con una miriade di dettagli, raccolti da matematici che lo hanno conosciuto e dallo stesso Nash (il libro è edito in Italia col titolo Il genio dei numeri - Storia di John Forbes Nash Jr., matematico e folle; da questo sono tratti i virgolettati presenti nel testo).

Proof[modifica | modifica sorgente]

Proof - La prova (Proof, 2005) del regista John Madden, scritto da David Auburn e Rebecca Miller e interpretato da Anthony Hopkins, Gwyneth Paltrow e Jake Gyllenhaal, narra una storia di fantasia, in cui il ruolo del vecchio padre è blandamente ispirato a John Nash.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r (EN) Nash biography. URL consultato il 21 dicembre 2013.
  2. ^ (EN) Julia Zuckerman, Nobel winner Nash critiques economic theory in The Brown Daily Herald, 27 aprile 2005. URL consultato il 12 novembre 2011.
  3. ^ (EN) John Nash, Ideal Money and Asymptotically Ideal Money. URL consultato il 12 novembre 2011.
  4. ^ (EN) Ideal Money

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Nasar, Sylvia (2002) Il genio dei numeri, Milano, Biblioteca Universale Rizzoli, ISBN 88-17-12871-6

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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