Plutone (astronomia)

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Plutone
(134340 Pluto)
Plutone in vari fotogrammi scattati dal telescopio HubblePlutone in vari fotogrammi scattati dal telescopio Hubble
Stella madre Sole
Scoperta 18 febbraio 1930
Scopritore Clyde Tombaugh
Classificazione Oggetto transnettuniano,
plutoide,
Pianeta nano
Famiglia Plutino
Parametri orbitali
(all'epoca J2000)
Semiasse maggiore 5 906 376 272 km
39,48168677 UA
Perielio 4 436 824 613 km
29,65834067 UA
Afelio 7 375 927 931 km
49,30503287 UA
Circonf. orbitale 36 530 000 000 km
244,186 UA
Periodo orbitale 248,09 anni
Periodo sinodico 366,73 giorni
Velocità orbitale
3 676 m/s (min)

4 669 m/s[1] (media)

6 112 m/s (max)
Inclinazione
sull'eclittica
17,14175°
Inclinazione rispetto
all'equat. del Sole
11,88°
Eccentricità 0,24880766
Longitudine del
nodo ascendente
110,30347°
Argom. del perielio 113,76329°
Par. Tisserand (TJ) 5,229 (calcolato)
Satelliti 5
Anelli 0
Dati fisici
Diametro medio 2306 ± 20 km
Superficie 1,795 × 1013 
Volume 7,15 × 1018 
Massa
(1,305±0,007) × 1022  kg
Densità media (2,03±0,06) × 103  kg/m³
Acceleraz. di gravità in superficie 0,58 m/s²
(0,059 g)
Velocità di fuga 1 200 m/s
Periodo di rotazione 6,387230 giorni
(6g 9h 17min 36s)
Velocità di rotazione
(all'equatore)
13,11 m/s
Inclinazione assiale 122,54°
Inclinaz. dell'asse
sull'eclittica
115,60°
A.R. polo nord 133,02° (8h 52' 5")
Declinazione -9,09°
Temperatura
superficiale
33 K (min)
44 K (media)
55 K (max)
Pressione atm. 0,30 Pa (max)
Albedo 0,49-0,66

Plutone è un pianeta nano orbitante nelle regioni periferiche del sistema solare, con un'orbita eccentrica a cavallo dell'orbita di Nettuno; fu scoperto nel 1930 da Clyde Tombaugh e inizialmente classificato come il nono pianeta. Riclassificato come pianeta nano il 24 agosto 2006 e battezzato formalmente Plutone 134340 Pluto dalla UAI, Plutone è il secondo più massiccio pianeta nano del sistema solare, dopo Eris, e il decimo corpo celeste più massiccio che orbita direttamente attorno al Sole.

Dopo la sua scoperta, il nuovo corpo celeste venne battezzato in onore di Plutone, divinità romana dell'oltretomba; le prime lettere del nome, PL, sono anche le iniziali dell'eminente astronomo Percival Lowell che per primo ne postulò l'esistenza. Il suo simbolo astronomico è il monogramma di Lowell (Pluto symbol.svg).

In virtù dei suoi parametri orbitali, Plutone è anche considerato un classico esempio di oggetto transnettuniano. Pur avendo la sua orbita il semiasse maggiore più lungo di quello dell'orbita di Nettuno, esso si avvicina al Sole più dello stesso Nettuno. Plutone è stato assunto quale elemento di riferimento della classe dei pianeti nani transnettuniani, denominati ufficialmente plutoidi dalla Unione Astronomica Internazionale.

Plutone ha cinque satelliti conosciuti, il più massiccio e importante dei quali è certamente Caronte, scoperto nel 1978 e avente un raggio poco più della metà di quello di Plutone.

Osservazione dalla Terra[modifica | modifica sorgente]

La magnitudine apparente di Plutone dalla Terra è pari a 14,5, mentre il suo diametro angolare è, mediamente, di soli 0,14 secondi d'arco; queste caratteristiche ne rendono difficile l'osservazione da Terra, e giustificano il fatto che sia stato scoperto solamente nella prima metà del XX secolo.

Storia delle osservazioni[modifica | modifica sorgente]

Si sospettava da tempo l'esistenza di un pianeta esterno rispetto a quelli già noti, a causa del fatto che Urano e Nettuno sembravano muoversi in modo diverso dal previsto, come se fossero perturbati dall'attrazione gravitazionale di un altro oggetto. Alle stesse conclusioni arrivarono William Henry Pickering e Percival Lowell all'inizio del Novecento. Perfino lo scrittore Howard P. Lovecraft aveva ipotizzato, sulla base di calcoli astronomici, l'esistenza di un altro pianeta oltre Nettuno.[2] La tecnica delle perturbazioni aveva già riportato un grande successo nel 1846, quando Nettuno era stato scoperto allo stesso modo.

Seguendo le previsioni teoriche, Plutone fu scoperto presso l'Osservatorio Lowell, in Arizona, il 18 febbraio 1930, dopo lunghe ricerche, per mezzo del confronto di lastre fotografiche impressionate pochi giorni prima, il 23 e il 29 gennaio, da Clyde Tombaugh. Dopo che l'osservatorio ebbe ottenuto fotografie di conferma, la notizia della scoperta fu telegrafata all'Harvard College Observatory il 13 marzo 1930. Il pianeta fu in seguito ritrovato in fotografie risalenti al 19 marzo 1915.

Plutone fu trovato quasi esattamente nella posizione prevista dai calcoli teorici, per cui inizialmente si credette di aver trovato il corpo perturbatore. Col passare degli anni le misurazioni rivelarono tuttavia che Plutone era di gran lunga troppo piccolo per spiegare le perturbazioni osservate, e si pensò quindi che non si potesse trattare dell'ultimo pianeta del sistema solare. Partì quindi la caccia al decimo pianeta, il cosiddetto Pianeta X - un gioco di parole basato sul fatto che la X è il numero romano per 10 ed è anche il simbolo dell'incognito.

La questione fu risolta solo nel 1989, quando l'analisi dei dati della sonda Voyager 2 rivelò che le misure della massa di Urano e Nettuno comunemente accettate in precedenza erano lievemente sbagliate. Le orbite calcolate con le nuove masse non mostravano alcuna anomalia, il che escludeva categoricamente la presenza di qualunque pianeta più esterno di Nettuno con una massa elevata.

La scoperta di Plutone fu in definitiva casuale, trovandosi il pianeta al posto giusto nel momento giusto mentre si dava la caccia a qualcos'altro.

Parametri orbitali[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Parametri orbitali di Plutone.
Plutone e Caronte rapportati a Terra e Luna

Plutone possiede un'orbita molto eccentrica e notevolmente inclinata rispetto all'eclittica, e in un breve periodo della sua rivoluzione si trova più vicino al Sole di Nettuno. Tuttavia i due oggetti orbitano in risonanza 2:3, e quindi non si verificano incontri ravvicinati tali da perturbare l'orbita di Plutone.

A partire dagli anni novanta del XX secolo sono stati scoperti diversi planetoidi della fascia di Edgeworth-Kuiper in risonanza orbitale 2:3 con Nettuno: oggi tali corpi vanno sotto la denominazione comune di plutini, e Plutone ne è considerato il prototipo.

Atmosfera[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Atmosfera di Plutone.

Il sistema di Plutone non è mai stato visitato da alcuna sonda spaziale, e pertanto molte misurazioni relative alla sua natura fisica sono approssimative e non confermate. Si ritiene comunque che esso possieda una debole atmosfera, composta prevalentemente da metano gassoso, quindi da argon, azoto, monossido di carbonio, ossigeno. Probabilmente la pressione atmosferica, comunque estremamente bassa, varia sensibilmente al variare della distanza del corpo dal Sole e con il ciclo delle stagioni: è presente quando il pianeta nano si trova vicino al perielio, nel momento in cui la pressione al suolo raggiungerebbe dai 3 ai 160 microbar, mentre a distanze maggiori dal Sole congela e precipita sulla superficie.

Superficie[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Superficie di Plutone.
Mappa di Plutone basata su osservazioni del telescopio Hubble.
Una mappa in falsi colori di Plutone, basata su osservazioni realizzate con il telescopio spaziale Hubble, raccoglie in una immagine circa due anni di lavoro. Le zone rosse, diffuse quasi ovunque, indicano metano ghiacciato; le zone scure probabilmente indicano ghiaccio d'acqua (sporco); le zone più chiare indicano la presenza di azoto ghiacciato. La macchia più luminosa al centro potrebbe essere un segno di monossido di carbonio.

La superficie di Plutone, composta da ghiaccio d'acqua e di metano, non è uniforme, come dimostrano le sensibili variazioni di albedo riscontrabili dalla Terra nel corso della rotazione del pianeta.

Una mappa a bassa risoluzione è stata realizzata fra il 1994 e il 1996 a partire da osservazioni effettuate grazie al telescopio spaziale Hubble, ma i dettagli visibili sono pochi. Sembra vi siano macchie più chiare, probabilmente composte di azoto e metano solido, che riflettono la debole luce presente, contrastando con il resto della superficie più scura, probabilmente costituita da antiche pianure laviche.

Una nuova mappa è stata realizzata tramite 12 osservazioni effettuate dal telescopio spaziale Hubble nel 2002 e 2003 e ha rivelato sostanziali mutazioni nella topografia plutoniana, sulla cui natura ci si interroga tuttora. È plausibile che l'avanzamento delle stagioni (nel 2002-2003 Plutone era nella sua primavera) possa provocare l'evaporazione dell'azoto ghiacciato dal suolo dell'emisfero maggiormente irradiato dal sole e conseguenti precipitazioni nevose nell'emisfero opposto (nel 1987 il polo sud è uscito dalla sua notte invernale che dura 120 anni). Nel corso delle osservazioni è stato anche riscontrato un aumento della tonalità rossa del pianeta rispetto agli anni precedenti, a fronte di una stabilità cromatica del suo satellite Caronte. Secondo l'astronomo Michael E. Brown, Plutone ha la superficie più cangiante di tutto il Sistema Solare.[3]

La temperatura superficiale si aggira tra i 40 e i 60 K.

Struttura interna[modifica | modifica sorgente]

Struttura interna teorica di Plutone (2006)
1. atmosfera ghiacciata[4]
2. acqua ghiacciata
3. Roccia
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Struttura interna di Plutone.

La densità media di Plutone, pari a due volte quella dell'acqua, suggerisce che il suo interno sia costituito da un miscuglio di materiali rocciosi e di ghiaccio d'acqua e di metano (la presenza di quest'ultimo è stata dedotta dalle osservazioni sulla riflettività del suolo del pianeta a diverse lunghezze d'onda). L'oggetto sarebbe cioè composto in gran parte da ghiaccio e rocce silicatiche. Anche il nucleo sembra essere costituito in gran parte da silicati.

Satelliti naturali[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Satelliti naturali di Plutone.
Diagramma del sistema plutoniano

Plutone possiede cinque satelliti naturali conosciuti: il più massiccio, Caronte, fu identificato nel 1978, mentre altri due, di dimensioni minori, Notte e Idra, sono stati scoperti nel maggio 2005. La loro individuazione da parte di astronomi dell'Università Johns Hopkins è stata resa possibile dall'analisi delle fotografie scattate dal telescopio spaziale Hubble fra il 15 e il 18 maggio 2005; la loro esistenza è stata confermata con precovery dalle immagini dell'Hubble del 14 giugno 2002.

Si ritiene che entrambi i due satelliti minori abbiano masse minori dello 0,3% di Caronte (o 0,03% della massa di Plutone). Una ricerca approfondita condotta dalla Terra fino alla magnitudine visuale 27 e fino a una distanza di 5 secondi d'arco aveva escluso l'esistenza di altri satelliti di dimensioni maggiori di 12 km, sebbene in seguito saranno individuati due altri satelliti di dimensioni verosimilmente superiori.

Il quarto satellite è stato scoperto tramite il telescopio spaziale Hubble il 28 giugno 2011, e altre immagini del 3 e del 18 luglio successivi ne hanno confermato l'esistenza. La sua scoperta è stata annunciata dalla NASA il 20 luglio 2011[5], e il 2 luglio 2013 la UAI gli ha assegnato il nome di Cerbero.[6]

Il quinto satellite, che sempre dal 2 luglio 2013 ha preso il nome di Stige[6], è stato scoperto sempre dal telescopio spaziale Hubble l'11 luglio 2012[7].

Caronte[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Caronte (astronomia).

Caronte possiede dimensioni non molto inferiori a Plutone; alcuni preferiscono quindi parlare di un sistema binario, giacché i due corpi orbitano attorno a un comune centro di gravità situato all'esterno di Plutone.

Caronte è stato scoperto il 22 giugno 1978 da Jim Christy; sulle lastre fotografiche di allora, riprese dall'osservatorio di Flagstaff in Arizona, era visibile come una protuberanza del disco di Plutone. Tuttavia la periodicità e la posizione di tale protuberanza fecero ben presto ipotizzare la presenza di un satellite (inizialmente denominato S/1978 P1).

Caronte ruota su se stesso con un movimento sincrono in 6,39 giorni, presentando sempre la stessa faccia a Plutone, come la Luna con la Terra. Tuttavia lo stesso Plutone rivolge sempre il medesimo emisfero al proprio satellite principale. La loro rotazione presenta quindi una sincronia doppia, unica fra i corpi maggiori nel sistema solare.

Si ritiene che la sua origine risalga a un impatto catastrofico fra Plutone e un asteroide; parte dei frammenti del planetoide originario si sarebbero poi riaggregati in orbita attorno a esso.

Idra e Notte[modifica | modifica sorgente]

Il sistema di Plutone ripreso da Hubble combinando esposizioni brevi con filtri blu (475 nm) e giallo-verde (555 nm) per Plutone e Caronte, e lunghe con filtro giallo (606 nm) per i due satelliti minori
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Idra (astronomia) e Notte (astronomia).

Idra è il satellite più esterno del sistema, quello più a destra in entrambe le fotografie; esso è caratterizzato da una magnitudine apparente stimata in 22,96 ± 0,15 e ruota intorno al pianeta in 38,2 ± 0,8 giorni a una distanza media di 64 700 ± 850 km. Ruota in senso antiorario sullo stesso piano orbitale di Caronte, in risonanza orbitale rispetto a quest'ultimo. Sembra essere il maggiore dei due nuovi satelliti, e stime basate sui valori probabili di albedo danno un diametro compreso tra 52 e 160 km.

Notte è il satellite visibile più in alto in entrambe le fotografie; la sua magnitudine apparente è pari a 23,41 ± 0,15, e ruota intorno a Plutone in 25,5 ± 0,5 giorni a una distanza media di 49 400 ± 600 km. Notte ruota in senso antiorario sullo stesso piano orbitale di Caronte, in risonanza orbitale 4:1 rispetto a quest'ultimo.

Cerbero e Stige[modifica | modifica sorgente]

Cerbero e Stige sono i satelliti più piccoli di Plutone.

Cerbero è il quarto satellite naturale di Plutone scoperto, annunciato il 20 luglio 2011. Ha un diametro stimato tra 13 e 34 km, ed è la seconda luna più piccola di Plutone dopo Stige. Il range di diametro è stato calcolato ipotizzando un intervallo di albedo pari a 0,06 - 0,35.

La Scoperta di P4
La scoperta di P5

Stige è il quinto satellite naturale di Plutone scoperto, annunciato l'11 luglio 2012. È la più piccola luna del sistema plutoniano, avendo un diametro compreso tra 10 e 25 km. Il satellite percorre la sua orbita circolare, il cui raggio è circa 45 000 km, in 20,2 giorni. Così come per Cerbero, l'inclinazione orbitale è di circa 0°.

Esplorazione di Plutone[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Esplorazione di Plutone.

La sonda New Horizons della NASA è stata lanciata il 19 gennaio 2006, dopo due giorni di rinvii per maltempo e problemi tecnici, alla volta di Plutone. L'incontro con il pianeta nano avverrà nel 2015.

Si tratterà di un fly-by, ossia di un sorvolo, perché la sonda non ha abbastanza carburante a bordo per rallentare e immettersi in orbita attorno all'oggetto; attualmente i piani di volo prevedono un avvicinamento massimo a circa 9000 km di distanza dalla superficie plutoniana a una velocità relativa di circa 10 km/s, ma è prevedibile che il sorvolo avverrà più vicino al pianeta, grazie alla possibilità di correggere la rotta durante la missione.

La sonda si attiverà sin da circa 4 mesi prima dell'arrivo, momento in cui le fotografie di Plutone che potrà scattare saranno già migliori di quelle ottenibili dalla Terra o dal telescopio spaziale Hubble. Data l'enorme distanza dalla Terra e la bassa potenza disponibile, l'invio dei dati avverrà a velocità molto bassa, meno di un kilobit al secondo, e occuperà i mesi successivi all'incontro.

Status planetario controverso[modifica | modifica sorgente]

Fin dalle prime analisi di Plutone è emerso che il pianeta fosse un pianeta anomalo, la sua orbita era molto diversa da quella degli altri pianeti e la sua dimensione era modesta rapportata a quella degli altri pianeti. Nel corso degli anni queste e altre considerazioni astronomiche hanno spinto alcuni astronomi a richiedere la riclassificazione del corpo celeste. Infine il 24 agosto 2006 l'Unione Astronomica Internazionale tramite votazione ha deciso di riclassificare il corpo celeste come pianeta nano. Questa decisione ha comportato lo scontento di alcune persone e di alcune istituzioni. Nel marzo 2009, il Congresso dello stato dell'Illinois ha votato una legge che ristabilisce lo status di Pianeta per Plutone. L'Illinois è la patria natale di Clyde Tombaugh e quindi la perdita dello status di Pianeta da parte di Plutone era stata vissuta in modo negativo nello Stato.[8]

Nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Plutone nella fantascienza.

Plutone ha fatto da scenario per diverse opere narrative, principalmente di fantascienza, fin dalla sua scoperta. Alla sua popolarità ha certamente contribuito il fatto che - quand'era ancora classificato come pianeta - aveva il primato di essere il pianeta più esterno del sistema solare. Secondo un'idea popolare nella prima fantascienza, i pianeti più esterni, formandosi prima, sarebbero divenuti abitabili prima rispetto alla Terra, dunque Plutone avrebbe potuto ospitare esseri molto evoluti. Plutone ha ricevuto una certa notorietà nuovamente nel 2006 a seguito della sua riclassificazione a pianeta nano.

Il cane di Topolino, Pluto, venne così denominato perché introdotto nel mondo dei fumetti e dei cartoni animati pochi mesi dopo la notizia della scoperta del pianeta.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Solar System Exploration: Planets: Dwarf Planets: Pluto: Facts & Figures
  2. ^ In una lettera pubblicata su Scientific American, 25 agosto 1906 Screenshot del testo 1
  3. ^ Planetary News - Hubble photos reveal "dramatic" surface changes on Pluto - The Planetar Society. URL consultato l'8-2-2010.
  4. ^ Tobias C. Owen, Ted L. Roush et al., Surface Ices and the Atmospheric Composition of Pluto in Science, vol. 261, n. 5122, 6 agosto 1993, pp. 745–748. DOI:10.1126/science.261.5122.745, PMID 17757212. URL consultato l'11-2-2010.
  5. ^ NASA's Hubble Discovers Another Moon Around Pluto.
  6. ^ a b (EN) IAU, Names for New Pluto Moons Accepted by the IAU After Public Vote, 2 luglio 2013. URL consultato il 02-04-2013.
  7. ^ (EN) Hubble Discovers a Fifth Moon Orbiting Pluto, NASA, 11-07-2012. URL consultato l'11-07-2012.
  8. ^ Plutone è un pianeta? Troviamone altri, Punto Informatico, 9-3-2009. URL consultato il 9-3-2009.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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