Operazione Enduring Freedom

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Enduring Freedom ("libertà duratura" in lingua inglese, acronimo OEF) è il nome in codice ufficialmente utilizzato dal governo degli Stati Uniti d'America per designare alcune operazioni militari lanciate in risposta agli attentati dell'11 settembre 2001. Sebbene il termine valga a designare anche le campagne OEF Filippine (OEF-P già Freedom Eagle) e OEF Corno d'Africa (OEF-HOA), viene utilizzato, per antonomasia, per l'operazione militare lanciata nel 2001 contro i Talebani in Afghanistan, primo atto della Guerra al terrorismo.

Premesse[modifica | modifica sorgente]

L'Afghanistan, negli anni novanta, dopo la lunga guerra contro i sovietici, era caduto nelle mani della milizia fondamentalista islamica dei Talebani, che imposero al devastato paese asiatico la Sharia nella sua forma più rigida e diedero ospitalità e sostegno al terrorismo, in particolare alla rete terroristica di Al-Qaida guidata da Osama bin Laden. Al-Qaida aveva impiantato in Afghanistan numerosi campi di addestramento per miliziani-terroristi, colpendo già gli Stati Uniti negli anni novanta (attentati a Nairobi ed in Yemen). L'11 settembre 2001 cellule di questa organizzazione hanno promosso quattro spaventosi attacchi terroristici a New York e Washington, con un bilancio di quasi tremila morti. Pochi giorni dopo, il governo americano guidato da George W. Bush additò, sulla base di prove in possesso della CIA, dei precedenti degli anni '90 e della stessa rivendicazione, Al-Qaida quale organizzatrice degli attacchi, intimando al governo afghano dei Talebani di collaborare alla persecuzione dei responsabili (il 20 settembre scadeva inutilmente l'ultimatum): al rifiuto ed alle risposte provocatorie (processo da parte di corte islamica o consegna a paese terzo di Osama bin Laden), il governo americano, di concerto con la comunità internazionale, ha lanciato un'offensiva militare.

Operazione militare[modifica | modifica sorgente]

Il 7 ottobre 2001 ebbe inizio la prima fase dell'operazione Enduring Freedom : intensi bombardamenti aerei britannici ed americani a sostegno della resistenza anti-talebana dell'Alleanza del Nord, che avrebbe avuto ragione della roccaforte di Mazar-i-Sharif il 9 novembre e della capitale Kabul fra il 12 ed il 13 novembre. Il 25 novembre cade anche Konduz ed il 7 dicembre Kandahar. I talebani in rotta si rifugiarono sulle montagne, particolarmente nelle aree al confine col Pakistan, dove si sono riorganizzati.

Sono seguite operazioni notevoli della coalizione, intanto dispiegatasi sul territorio anche per sostenere il nuovo governo democratico guidato da Hamid Karzai, intorno a Tora Bora (dicembre 2001-marzo 2002) e l'Operazione Anaconda.

Il 5 ottobre 2006 il controllo dell'Afghanistan è ufficialmente passato da Enduring Freedom alla missione ISAF a guida NATO, tuttavia Enduring Freedom continua ad operare parallelamente ad ISAF in territorio afghano.

Paesi partecipanti[modifica | modifica sorgente]

Un gruppo di nave di nazioni partecipanti all'Operazione Enduring Freedom. Tra di esse si distinguono la Maestrale prima in alto e il Durand De La Penne ultimo in basso

con il contributo militare di Belgio, Croazia, Danimarca, Irlanda, Lituania, Norvegia, Nuova Zelanda, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia e Svezia.

Fra i paesi islamici hanno fornito una diretta collaborazione: il Bahrein e la Giordania, l'Uzbekistan ha fornito le basi logistiche. Ma la collaborazione fondamentale è stata quella del Pakistan guidato da Pervez Musharraf.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Maddalena Oliva, Fuori Fuoco. L'arte della guerra e il suo racconto, Bologna, Odoya, 2008 ISBN 978-88-6288-003-9.

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