Mohammed Omar

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Mohammed ʿOmar

Emiro dell'Emirato Islamico dell'Afghanistan
Durata mandato 27 settembre 1996 - 13 novembre 2001
Predecessore Burhanuddin Rabbani
Successore Burhanuddin Rabbani

Dati generali
Partito politico Talebani

Il mullah Mohammed Omar (in lingua pashtu, scritta in caratteri arabi: ملا محمد عمر; Nodeh, 18 maggio 1959) è un politico afghano, guida spirituale dei Talebani afghani. È stato capo di Stato dell'Afghanistan dal 1996 al 2001.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Omar appartiene al gruppo etnico pashtun e viene descritto come molto alto, secondo alcuni circa 2 metri. Figlio di braccianti, è cresciuto tra le capanne del villaggio di Singesar (secondo altri verrebbe invece da Nodeh), presso Qandahar. Perse il padre da giovane ed ebbe la responsabilità di mandare avanti la famiglia. Si dice che abbia almeno due mogli e cinque figli che studiano nella sua madrasa.

Invasione sovietica e radicalizzazione[modifica | modifica sorgente]

Ha combattuto nella fazione dei mujahidin anti-sovietici Harakat-i Inqilab-i Islami (Movimento rivoluzionario islamico). 'Omar venne ferito per quattro volte e in una di queste occasioni perse l'occhio destro, che è ora bendato, a causa di un proiettile. La leggenda vuole che, appena ferito, ʿOmar abbia rimosso il suo stesso occhio ricucendo le palpebre. Tuttavia, secondo fonti della Croce Rossa, sembra che il suo occhio sia stato rimosso chirurgicamente.

È possibile che abbia iniziato a studiare e insegnare in una madrasa della città di Quetta dopo essere stato dimesso dall'intervento. È certo che egli è stato un mullah in una madrasa di un villaggio nei pressi della città di Qandahar.

Dopo il 1989[modifica | modifica sorgente]

In seguito alla cacciata dei sovietici dall'Afghanistan avvenuto nel 1989 e alla caduta del regime comunista di Kabul, nel 1992, il paese cadde in uno stato di caos, preda delle fazioni di mujahidin che entrarono in lotta per il potere. ʿOmar si pose a capo di un gruppo di afghani, poi denominati Talebani (studenti). I suoi soldati venivano dalle scuole coraniche dell'Afghanistan e dai campi profughi che si trovavano lungo il confine con il Pakistan. Combatterono contro la corruzione dilagante emersa in questo periodo di guerra civile e furono ben accolti dagli afghani stanchi, vessati dai signori della guerra.

Secondo alcune fonti, nei primi mesi del 1994, ʿOmar, alla guida di trenta uomini armati di sedici fucili, liberò due ragazzi rapiti e stuprati da comandanti locali. Il suo movimento acquistò forza durante quell'anno e arruolò velocemente reclute dalle scuole islamiche. Nel novembre 1994 il movimento di ʿOmar riuscì a conquistare la provincia di Qandahar.

I Talebani attaccarono per primo Gulbuddin Hekmatyar, che era già impegnato a bombardare Kabul, controllata da Ahmad Shah Massoud. Trovandosi tra due fuochi Hekmatyar fugge dopo che il suo quartier generale (Charasyab) venne conquistato dai Talebani. A questo punto Omar fa aprire le strade che portano a Kabul, in modo da dare respiro alla popolazione stremata da mesi d'assedio (che aveva provocato oltre diecimila morti). Questa mossa aumenta ulteriormente la popolarità dei Talebani. Massud, che occupava Kabul, per essere più sicuro attaccò gli Hazara che occupavano i sobborghi sud della città e li sottomette. Ma questi cedettero le loro armi pesanti ai Talebani. Tuttavia questa alleanza durò pochissimo: Abdul Aki, capo degli hazara, morì in un incidente su un elicottero. I suoi uomini riterranno responsabili i soldati di Omar. I Talebani occuparono la zona sud di Kabul, ma Massud, eccellente stratega, riuscì a spingerli in campo aperto e li sconfisse duramente. Allora ripiegarono su Herat, occupata da un altro signore della guerra, Ismail Khan. Questo, indebolito dalla corruzione dei suoi uomini, venne sconfitto e fuggì in Iran. Riprese anche l'offensiva su Kabul, con la presa della città di Jalalabad. Kabul cadde in mano talebana il 26 settembre del 1996. Dostum, uno dei quattro signori della guerra, fugge in Uzbekistan. Massud si arrocca nel Panshir.

Leader dei Talebani[modifica | modifica sorgente]

Nell'aprile 1996 i sostenitori del mullah ʿOmar gli diedero il titolo di Amīr al-Muʾminīn (أمير المؤمنين, "comandante dei credenti") - titolo usato storicamente per i califfi - dopo che egli aveva mostrato, secondo fonti non verificate, il mantello (burda) del profeta Maometto[1] da una serie di bauli in cui era chiusa a chiave che si trovavano in un tempio a Qandahar. Secondo la leggenda chi fosse riuscito a prendere la tunica sarebbe diventato la guida della Comunità islamica, o Amīr al-Muʾminīn

Omar rinominò l'Afghanistan come Emirato Islamico dell'Afghanistan nell'ottobre 1997

Nonostante questo il mullah ʿOmar non si trasferì a Kabul. Infatti, visitò Kabul solo due volte durante il regime talebano che durò dal 1996 al 2001. ʿOmar governò dalla sua base di Qandahar.

Sotto il mullah ʿOmar le autorità talebane applicarono la shari'a, la legge islamica. Alle donne non fu concesso lavorare, eccetto che nella cura della salute, o frequentare scuole. Un'interpretazione radicale del codice del vestiario islamico fu applicata: le donne potevano uscire di casa solo se coperte da un burqa. Gli uomini erano obbligati a lasciarsi crescere la barba e ad evitare vestiti o acconciature in stile occidentale. I cinema furono chiusi e la musica vietata. Il furto veniva punito con l'amputazione di una mano, lo stupro e l'omicidio con la pubblica esecuzione. Gli adulteri venivano lapidati. A Kabul le pene venivano eseguite di fronte alla folla in quello che era stato lo stadio di calcio della città.

Allo stesso tempo, bandì la coltivazione del papavero da oppio dall' Afghanistan[2]

Dopo il 2001[modifica | modifica sorgente]

Da quando nel 2001 è iniziata la guerra all'Afghanistan, ʿOmar mantiene dalla clandestinità il ruolo di capo della resistenza. Gli Stati Uniti offrono 10 milioni di dollari di ricompensa per informazioni che aiutino a catturarlo e di 25 milioni per la sua cattura.

Il 6 luglio 2010 la televisione afghana Tolo tv, basandosi sul blog di un ex funzionario della sicurezza statunitense, ha erroneamente annunciato la cattura del Mullah in Pakistan, notizia poi smentita dai portavoce dei Talebani, i quali hanno ribadito come egli si trovi in Afghanistan e continui a guidare la resistenza.

Il 23 maggio 2011 la televisione afghana Tolo tv, basandosi su fonti anonime, ha erroneamente annunciato l'uccisione del Mullah in Pakistan due giorni prima, notizia successivamente smentita dai portavoce dei Talebani, i quali hanno ribadito come egli si trovi in Afghanistan e continui a guidare la resistenza.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Che, invece si trova a Istanbul, nel Museo Topkapı.
  2. ^ http://archiviostorico.corriere.it/2001/ottobre/28/Oppio_Afghanistan_anno_calato_del_co_0_0110281804.shtml.

Controllo di autorità VIAF: 48587761 LCCN: n2002057630

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