Strage di Haditha

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Strage di Haditha
2005 Marine Killings in Haditha.jpg
luogo del massacro
Stato Iraq Iraq
Luogo Haditha
Data 19 novembre 2005
Morti 24 civili iracheni
Responsabili una squadra dello United States Marine Corps

La strage di Haditha fu perpetrata il 19 novembre 2005 nella cittadina irachena di Haditha, nel Governatorato di al-Anbar a maggioranza sunnita: una squadra dello United States Marine Corps uccise ventiquattro civili iracheni ferendone altri, come rappresaglia per la morte, dovuta allo scoppio di una bomba rudimentale, del caporale Miguel Terrazas.

La versione che il battaglione verbalizzò sosteneva che la morte dei civili fosse da attribuire ad una bomba esplosa nelle vicinanze, tuttavia alcuni reportage giornalistici pubblicati circa l'anomalo avvenimento contraddissero questa versione. Un'inchiesta militare accertò che ventiquattro civili disarmati, donne e bambini inclusi, furono assassinati da dodici militari statunitensi del 3º battaglione.

Solo il 17 maggio 2006 fu appalesata la versione ufficiale degli eventi, grazie alle dichiarazioni di un membro del Congresso degli Stati Uniti che confermò la ricostruzione della stampa.

Svolgimento dei fatti[modifica | modifica wikitesto]

Alle 7.15 del 19 novembre 2005 il caporale Miguel Terrazas, un giovane di vent'anni, è ucciso da un ordigno rudimentale che ferisce altre due persone. I marines fermano un taxi che arriva incontro al loro convoglio sulla strada principale, uccidendo quattro studenti e l'autista, poi si dividono entrando in quattro case nelle vicinanze: nella prima (casa Waleed) uccidono sette persone, tra cui due donne ed una bambina; nella seconda (casa Younis) uccidono otto persone, tra cui sei donne; la terza e quarta casa appartengono allo stesso nucleo familiare Ayed, nella casa del padre vengono uccisi quattro uomini mentre nella casa del figlio sono tenuti prigionieri donne e bambini. Nelle ore successive i sergenti della compagnia e qualche ufficiale superiore fanno ripulire il campo di battaglia, cercando di insabbiare l'accaduto di fronte ai diretti superiori.

Successivamente alcuni "cadaveri sono stati trovati con le mani legate" e almeno una casa "è stata fatta saltare in aria."[1]

Testimonianze[modifica | modifica wikitesto]

Staff Sgt. Frank Wuterich
  • Il 27 maggio 2006, il quotidiano britannico The Times pubblica la testimonianza di una bambina irachena di dieci anni, Iman, sfuggita alla strage. Verso le sette del mattino, la bambina, che si preparava per andare a scuola, ode una forte esplosione. Successivamente alcuni spari, la famiglia decide di restare in casa. Circa un quarto d'ora dopo "i marines irruppero nella casa di Iman. Buttarono una granata nella stanza dove dormivano i nonni. Iman vide che sua madre era stata colpita dalle schegge. La zia prese uno dei bambini e riuscì a fuggire dall'abitazione. I soldati, racconta Iman, aprirono poi il fuoco nel soggiorno, dove la maggior parte della famiglia era riunita. Suo zio Rashid, appena sceso dal piano di sopra, vide quello che succedeva e tentò di fuggire, ma i marines lo rincorsero per strada e gli spararono. "Tutti quelli che si trovavano nella casa furono uccisi dagli americani, eccetto mio fratello Abdul-Rahman ed io - racconta Iman -, eravamo troppo terrorizzati per muoverci e io cercai di nascondermi sotto un cuscino. Una scheggia mi aveva colpito la gamba. Per due ore non osammo muoverci. I miei familiari non morirono sul colpo. Potevamo udirli lamentarsi""[2]. La bambina nel massacro perde i nonni, i genitori, due zii ed un cuginetto di quattro anni.
  • Il 3 giugno 2006 il New York Times pubblica un'intervista ad un generale dell'esercito americano (che ha preferito restare anonimo) in cui si afferma che il comando dei marines capì subito cosa era successo ad Haditha il 19 novembre 2005, ma ciò nonostante non indagò sulla vicenda. "È impossibile credere che essi non sapessero. Era inevitabile comprendere che quella faccenda puzzava". Lo stesso generale ha precisato però che per il momento non è stato accertato quanto in alto nella catena di comando siano arrivate le responsabilità per aver coperto gli autori materiali del massacro, e la dinamica effettiva di quest'ultimo; ma ha ribadito che almeno alcuni ufficiali non potevano non essere consapevoli delle lacune e delle discrepanze presenti nella ricostruzione dell'accaduto esposta dai componenti della squadra impegnata a Haditha.""[3]

Reazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Il portavoce della Casa Bianca, Tony Snow, ha riferito che il dipartimento della Difesa ha avviato un'inchiesta e che "quando sarà ultimata saranno resi pubblici tutti i particolari". Snow ha detto che il presidente George W. Bush era stato informato dei fatti di Haditha soltanto qualche mese fa dopo che un giornalista del settimanale 'Time' gli aveva rivolto una domanda a questo riguardo. Circostanza che indusse il consigliere per la Sicurezza nazionale, Stephan Hadley, a mettere al corrente il presidente.[4]
  • Il premier iracheno, Nuri Al Maliki, ha reso noto che chiederà a Washington il fascicolo dell'inchiesta militare sulla strage di Haditha. Riferendosi all'indagine Usa, Al Maliki ha commentato: "Spero che sia giusta per rispetto di tutte le vittime".[5]
  • Il presidente George W. Bush si è detto preoccupato per il danno d'immagine che la vicenda sta creando agli Stati Uniti. "Il presidente - ha spiegato il portavoce Tony Snow - vuole essere certo che le truppe rispettino le regole di ingaggio e i diritti dei civili in Iraq".[6]
  • Il capo del Pentagono Donald Rumsfeld in proposito ha affermato: "Il 99,9% delle nostre truppe si comporta in maniera esemplare, ma sappiamo che in guerra succedono cose che non dovrebbero succedere".[7]

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Contravvenendo lo statuto delle Nazioni Unite, le convenzioni di Ginevra e dell'Aia, la strage costituisce quindi un crimine di guerra. Gli imputati (che rischiano la pena di morte) saranno giudicati da una corte marziale operante sotto la giurisdizione della legge degli Stati Uniti mentre, in accordo con i patti presi con il governo provvisorio dell'Iraq, non potranno essere giudicati nei termini previsti dalla legge irachena.

Molti commentatori americani ed europei hanno paragonato il massacro con la strage di civili del 16 marzo del 1968 nel villaggio vietnamita di My Lai.

Nell'edizione del 3 giugno 2006 il New York Times cita un consulente del Pentagono, in forma riservata, a detta del quale il comandante supremo del corpo dei marines, il generale Michael Hagee, starebbe valutando l'ipotesi di rimuovere alcuni ufficiali che facevano parte del Comando dei marines in Iraq all'epoca della strage "addirittura prima che sia stata completata l'inchiesta [...] In proposito il portavoce dei marines, tenente colonnello Scott Fazekas, si è limitato a dichiarare di non disporre di «alcuna informazione»."[8]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Articolo de La Repubblica
  2. ^ Articolo de La Repubblica
  3. ^ la Repubblica
  4. ^ Notizia d'agenzia del 30 maggio 2006
  5. ^ la Repubblica
  6. ^ la Repubblica
  7. ^ la Repubblica
  8. ^ Corriere della Sera

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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