Sovescio

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Il sovescio è una pratica agronomica consistente nell'interramento di apposite colture allo scopo di mantenere o aumentare la fertilità del terreno. Nei campi il sovescio si pratica con l’aratura per mezzo dell’aratro, mentre negli orti a conduzione famigliare si può effettuare tramite la vangatura.

I risultati che si possono ottenere includono il miglioramento e la protezione del suolo attraverso:         

  • aumento della materia organica nel terreno;
  • rallentamento dei fenomeni erosivi;
  • mantenimento del contenuto di azoto nitrico.

Particolarmente importante è il sovescio di leguminose, in quanto queste sono tra le poche specie vegetali in grado di fissare direttamente l'azoto atmosferico. Con tale sovescio si trasferisce, tramite l'azotofissazione, azoto dall’atmosfera al terreno. Le leguminose, tra cui il trifoglio e la veccia, alloggiano infatti nei noduli radicali dei batteri simbiotici capaci di fissare l'azoto atmosferico in una forma che le piante possono utilizzare. Con la pratica del sovescio, la percentuale di azoto che rimane disponibile per la successiva semina è solitamente compresa tra il 40-60% dell'azoto totale prodotto.[1]

Il sovescio, quindi, rappresenta un mezzo per concimare i terreni, anche nei paesi caldo-aridi, indipendentemente dalla disponibilità di letame. È una pratica molto utilizzata anche nell'agricoltura biologica.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Sullivan, Preston. 2003. Overview of Cover Crops and Green Manures: Fundamentals of Sustainable Agriculture.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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