Guerre di indipendenza italiane
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| Guerre di indipendenza italiana | |||||||||
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| Parte Risorgimento | |||||||||
Battaglia di Calatafimi |
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| Schieramenti | |||||||||
in alleanza con: |
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| Comandanti | |||||||||
| Carlo Alberto di Savoia Giuseppe Garibaldi Napoleone III |
Francesco Giuseppe I Josef Radetzky |
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Le Guerre di indipendenza italiane furono i tre conflitti che portarono l'unificazione dell'Italia sotto un'unica bandiera e un'unica guida politica combattute dagli Stati italiani contro l'Austria durante il Risorgimento. Queste tre guerre vengono comunemente chiamate guerre di indipendenza. L'Unificazione dell'Italia fu completata con la conquista del Regno delle due sicilie compiuta dalla spedizione dei Mille di Giuseppe Garibaldi nel 1860.
Indice |
[modifica] Prima guerra d'indipendenza
| Per approfondire, vedi la voce Prima guerra di indipendenza. |
Ebbe inizio nel 1848 quando il re, Carlo Alberto di Savoia, si pose a capo di una coalizione di Stati italiani che dichiararono guerra all'Austria la quale, allora, occupava il Regno Lombardo-Veneto. Inizialmente la guerra fu favorevole alle truppe guidate da Carlo Alberto di Savoia, ma l'iniziale successo preoccupò gli altri Stati italiani, la maggior parte dei quali ritirò il proprio appoggio all'impresa, lasciando il solo regno di Sardegna a combattere contro l'Austria. La guerra si concluse definitivamente nel marzo del 1849, con la sconfitta di Novara, cui seguì l'abdicazione di Carlo Alberto in favore del figlio Vittorio Emanuele II. I motivi della sconfitta sono da ricercare anche in quella che Carlo Alberto chiamava "Guerra Regia", cioè prettamente sabauda; rifiutò anche di portare al seguito aggregazioni di volontari irregolari: tali scelte portarono non solo all'insuccesso ma anche a grandi sacrifici dei suoi uomini; è doveroso ricordare a tal proposito la cosiddetta "Carica di Pastrengo", compiuta da soli 300 Carabinieri che col sacrificio della vita respinsero migliaia di soldati austriaci.
[modifica] Seconda guerra d'indipendenza
| Per approfondire, vedi la voce Seconda guerra di indipendenza. |
Nel 1852 Camillo Benso conte di Cavour diventa primo ministro del regno sabaudo. Cavour porta una ventata innovativa nella pianificazione del'unità. Anzitutto Cavour sa che senza l'appoggio di una potenza europea non avrebbe mai sconfitto l'impero Asburgico, quindi inizia ad attirare le attenzioni delle potenze europee sulla questione Italiana. Presto Cavour si accorge che a nessuna potenza interessava la situazione dello stato Sabaudo ed allora cerca di accattivarsi le simpatie delle potenza intrecciando alleanze e inviando ambasciatori in tutta europa. Una svolta importante accadde con la questione della Guerra di Crimea in cui lo stato sabaudo partecipò pur non essendo direttamente coinvolto nel conflitto.
Cavour riesce a far interessare al problema Italiano l'imperatore Napoleone III, anche se ancora indifferente alle proposte di alleanza sabaude. Cavour riuscirà a convincere l'imperatore francese inviando come sua ambasciatrice in Francia la donna più bella dello stato sabaudo la contessa di Castiglione, amante del re Vittorio Emanuele II, di cui Napoleone III si invaghisce. Una volta ottenuto il favore francese formalizza l'alleanza con un incontro segreto a Plombièrs. Il patto prevede l'intervento francese solo in caso di aggressione da parte dell'Austria e che venga liberato tutto il nord dalla morsa austriaca, il sogno di Napoleone III era di prendere Vienna. Ora Cavour dispone dell'alleato; deve solo provocare la guerra.
Inizia a spostare truppe sul confine sabaudo e a muoverle in su ed in giù per la linea, l'Austria cadrà nella trappola e farà giungere un ultimatum a Torino che Cavour straccerà. Scaduto l'ultimatum l'Impero asburgico attacca facendo scattare la clausola del patto e costringendo la Francia ad intervenire. La seconda guerra d'indipendenza italiana vede schierati da un lato la Francia e il regno di Sardegna e dall'altro l'Austria. Gli eserciti franco-piemontesi, guidati da Napoleone III, sconfiggono gli Austriaci nelle battaglie di Magenta, Solferino e San Martino. Successivamente però, Napoleone III abbandonò la guerra, per il bilancio catastrofico successivo alla Battaglia di Solferino e San Martino (per la Francia reduce dalle guerre Napoleoniche era la prima vera guerra). Dato che l'accordo era di arrivare fino a Vienna e liberare definitivamente il nord dagli austriaci, cominciò ad avviare trattative con l'Austria, con la quale firmò l'armistizio il 20 luglio 1859, a Villafranca di Verona.
La Francia ottenne dall'Austria, che assolutamente non voleva trattare con i piemontesi, la Lombardia, con l'esclusione di Mantova, e in cambio di essa dallo stato Sabaudo acquisiva la Savoia e Nizza. Contestualmente, a seguito di alcuni plebisciti, si aveva l'annessione al Regno di Sardegna di ducati quali Parma e Piacenza nonché Modena e la Toscana. Cavour deluso dalla condotta francese, che non aveva rispettato i patti, e amareggiato dal'umiliazione di ricevere la Lombardia dalla Francia e non direttamente dall'Austria si dimise dall'incarico di primo ministro. Venezia rimane sotto il dominio austriaco, lo Stato Pontificio sotto il governo del Papa e il Regno delle due Sicilie sotto la monarchia assoluta dei Borbone. Intanto nel 1859 era morto Ferdinando II, re di Napoli, ed era salito al trono il figlio Francesco II e nel regno sabaudo fu richiamato al governo Cavour.
Le mire del regno di Savoia si limitavano solo all'Italia del nord in quanto più economicamente progredite, ma Giuseppe Garibaldi incoraggiato da Giuseppe Mazzini, che sognava di creare una repubblica nel Sud Italia, decise di attaccare il regno delle due Sicilie. Il 5 maggio 1860 Giuseppe Garibaldi, contro il parere di Cavour, che temeva una risposta francese, salpa da Quarto, vicino a Genova, con i suoi uomini e dopo aver evitato alcune navi sabaude inviate da Cavour con il compito di ostacolare l'impresa, dà l'avvio alla Spedizione dei Mille.
Dopo essersi riforniti di armi, segretamente fatte arrivare dal primo ministro inglese che voleva estendere il dominio della flotta inglese anche al mediterraneo (la flotta borbonica era la migliore del Mar mediterraneo),la flotta sbarca a Marsala e riesce ad occupare il porto, agevolato molto dalla massoneria inglese (di cui faceva parte il primo ministro) che intendeva eliminare il Papa in quanto unico ostacolo alla creazione di una setta massonica anche in Italia. Oltre agli ufficiali di marina la massoneria aveva corrotto tutti i generali borbonici, in modo da fare avanzare facilmente Garibaldi in Sicilia.In questo modo si spiega il brillante successo di mille uomini male addestrati contro un esercito estremamente capace e dieci volte superiore in numero.
Al nord Cavour teme che Garibaldi non si fermi solo alla Sicilia ma voglia arrivare a conquistare tutto il regno borbonico. La paura era che Garibaldi, convinto mazziniano, dopo aver liberato il sud decidesse di instaurare una repubblica mazziniana facendo insorgere così tutti gli stati annessi al regno sabaudo durante il conflitto Austro-Sabaudo-Francese. A questo punto Cavour organizza, come negli altri stati, dei comitati con il compito di convincere il governo ad annettersi allo stato sabaudo ma Francesco II si oppone all'annessione. Garibaldi, come previsto, non si ferma alla Sicilia e cogliendo di balzo la ritirata dell'esercito borbonico riesce a liberare il Regno delle due Sicilie.
Cavour temendo che Garibaldi mettesse in atto il piano di Mazzini convince il Re Emanuele II a scendere con l'esercito al sud per, nel caso Garibaldi si fosse opposto al re, reprimere immediatamente l'esercito garibaldino. A Teano Garibaldi decide di consegnare il regno delle due sicilie al Re. Nel 1861 il parlamento nazionale riunito a Torino (capitale del nuovo Stato), proclama Vittorio Emanuele II Re d'Italia.
[modifica] Terza guerra d'indipendenza
| Per approfondire, vedi la voce Terza guerra di indipendenza. |
Alla completa riunificazione dell'Italia mancavano ancora l'acquisizione del Veneto annesso nel 1866, di Roma annessa nel 1870, del Trentino e di Trieste annessi tra il 1915-1919 (Prima Guerra Mondiale). Il nuovo Stato italiano era poco incline a iniziare una nuova guerra, mentre i rivoluzionari italiani puntavano ad azioni come la Spedizione dei Mille che sfruttando l'appoggio della popolazione locale permettesse la liberazione dei territori. Una spedizione di Garibaldi contro lo Stato Pontificio fu fermata dall'esercito italiano, che temeva una guerra con la Francia, allora protettrice dello Stato Pontificio. Nel 1866 il regno d'Italia si alleò con la Prussia contro l'Austria. La guerra in Italia fu un insuccesso, ma la vittoria prussiana consentì al Regno d'Italia di annettere il Veneto.
[modifica] Il completamento dell'unità territoriale italiana
[modifica] Prima guerra mondiale
| Per approfondire, vedi la voce Prima guerra mondiale. |
Parte della storiografia parla della prima guerra mondiale (per i contemporanei Grande Guerra) come della quarta guerra di indipendenza, il conflitto cominciato il 28 luglio 1914 a seguito dell'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono dell'Impero Austro-Ungarico, compiuto a Sarajevo (Bosnia) il 28 giugno 1914 da parte del nazionalista serbo-bosniaco Gavrilo Princip, e conclusosi l'11 novembre 1918.
Il conflitto vide scontrarsi due schieramenti di nazioni, da una parte gli Imperi Centrali (tra tutti Impero tedesco e Impero Austro-Ungarico) e dall'altra l'alleanza chiamata Triplice intesa (tra tutti Impero russo, Regno Unito e Francia). La guerra si concluse con la vittoria dell'Intesa. L'Italia, alleata dell'Intesa, annette, cosi', il Trentino, l'Alto Adige, Trieste e l'Istria: era la fine del processo di unificazione italiana.
[modifica] Bibliografia
- E. Bianchi, Le guerre d'indipendenza, Firenze, A. Salani, 1935.

