Guerre di indipendenza italiane
| Guerre di indipendenza italiana Parte Risorgimento
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Battaglia di Novara
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| Data | 1848 - 1866 | ||
| Luogo | Italia | ||
| Esito | Vittoria del Regno di Sardegna Unificazione d'Italia |
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| Casus belli | Indipendenza | ||
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| Comandanti | |||
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Le Guerre di indipendenza italiane furono tre conflitti che ebbero come scopo l'unificazione dell'Italia: l'ideale che le animò fu il mettere sotto un'unica bandiera e un'unica guida politica tutti gli italiani. Tali eventi bellici furono episodi fondamentali del Risorgimento. L'unificazione dell'Italia ebbe momenti altrettanto importanti nel 1860, con la conquista del Regno delle Due Sicilie, avvenuta in seguito alla spedizione dei Mille di Giuseppe Garibaldi, e con la Battaglia di Castelfidardo, vinta dal Regno di Sardegna contro le truppe pontificie. Fu, però, solo con la prima guerra mondiale che il processo di unificazione fu davvero completato.
Indice |
[modifica] Prima guerra d'indipendenza
| Per approfondire, vedi la voce Prima guerra di indipendenza italiana. |
Ebbe inizio il 23 marzo 1848. Inizialmente, il 17-18 marzo 1848, insorsero contro gli austriaci Venezia e Milano; qualche giorno dopo il re di Sardegna, Carlo Alberto di Savoia, si pose a capo di una coalizione di Stati italiani che dichiararono guerra all'Austria che controllava il Regno Lombardo-Veneto. Nelle prime fasi, la guerra fu favorevole alle truppe guidate da Carlo Alberto di Savoia, ma l'iniziale successo preoccupò gli altri Stati italiani, la maggior parte dei quali ritirò il proprio appoggio all'impresa quando il papa si ritirò dal conflitto poiché l'impero austriaco l'aveva minacciato di uno scisma, rimase così solo il Piemonte sabaudo a combattere contro gli stati italiani. Intanto in Toscana, il granduca Leopoldo II fu costretto alla fuga e i democratici diedero vita a un governo provvisorio; mentre a Roma il Papa Pio IX dovette abbandonare la città rifugiandosi presso Gaeta: il 9 febbraio 1849, fu proclamata la Repubblica Romana, del cui governo fece parte Mazzini. La prima guerra d'indipendenza si concluse nel marzo del 1849, con la sconfitta di Novara, cui seguì l'abdicazione di Carlo Alberto in favore del figlio Vittorio Emanuele II. I motivi della sconfitta sono da ricercare anche in quella che Carlo Alberto chiamava "Guerra Regia", cioè prettamente sabauda. Egli, infatti, rifiutò di portare al seguito aggregazioni di volontari irregolari: tali scelte portarono non solo all'insuccesso ma anche ad un grande sacrificio di uomini: è da ricordare, a tal proposito, la cosiddetta Carica di Pastrengo, compiuta da soli 300 Carabinieri che col sacrificio della vita respinsero migliaia di soldati austriaci.
[modifica] Seconda guerra d'indipendenza
| Per approfondire, vedi la voce Seconda guerra di indipendenza italiana. |
Nel 1852, Camillo Benso conte di Cavour diventa primo ministro del regno di Sardegna. Cavour porta una ventata innovativa nella pianificazione dell'unità. Anzitutto Cavour sa che senza l'appoggio di una potenza europea non avrebbe mai sconfitto l'impero Asburgico e, quindi inizia ad attirare le attenzioni delle potenze continentali sulla questione Italiana. Presto Cavour si accorge che a nessuno stato europeo interessava la situazione del regno sabaudo ed allora cerca di accattivarsi le simpatie delle potenze intrecciando alleanze e inviando ambasciatori in tutta Europa. Una svolta importante si ebbe con la Guerra di Crimea, alla quale lo stato sabaudo partecipò pur non essendo direttamente coinvolto nel conflitto.
Cavour riesce a portare la questione italiana all'attenzione dell'imperatore Napoleone III, che, però, rimane ancora indifferente alle proposte di alleanza sabaude. Cavour riesce a convincere l'imperatore francese inviando come sua ambasciatrice in Francia la donna più bella dello stato sabaudo la contessa di Castiglione, amante del re Vittorio Emanuele II, di cui Napoleone III si invaghisce. Una volta ottenuto il favore francese, il primo ministro piemontese formalizza l'alleanza con un incontro segreto a Plombièrs. Il patto prevede l'intervento francese solo in caso di aggressione da parte dell'Austria e che venga liberato tutto il nord dalla morsa austriaca, il sogno di Napoleone III era di prendere Vienna. Ora Cavour dispone dell'alleato; deve solo provocare la guerra.
Il Cavour inizia a spostare truppe sul confine sabaudo e a muoverle in su ed in giù per la linea: l'Austria cade nella trappola e fa giungere un ultimatum a Torino. Scaduto l'ultimatum, l'Impero asburgico attacca facendo scattare la clausola del patto e costringendo la Francia ad intervenire. La seconda guerra d'indipendenza italiana vede schierati da un lato la Francia e il Regno di Sardegna e dall'altro l'Austria. Gli eserciti franco-piemontesi, guidati da Napoleone III, sconfiggono gli austriaci nelle battaglie di Magenta, Solferino e San Martino. Successivamente, però, Napoleone III abbandonò la guerra, per il bilancio catastrofico successivo alla Battaglia di Solferino e San Martino (per la Francia reduce dalle guerre Napoleoniche si trattava della prima vera guerra) e avviò trattative con l'Austria, con la quale firmò l'armistizio l'11 luglio 1859, a Villafranca di Verona.
La Francia ottenne dall'Austria, che assolutamente non voleva trattare con i piemontesi, la Lombardia, con l'esclusione di Mantova. Cavour deluso dalla condotta francese, che non aveva rispettato i patti, e amareggiato dall'umiliazione di ricevere la Lombardia dalla Francia e non direttamente dall'Austria si dimise dall'incarico di primo ministro.
Nel 1860, a seguito di plebisciti, si ebbe l'annessione, al Regno di Sardegna, del Ducato di Parma e Piacenza, della Legazione delle Romagne, del Ducato di Modena e Reggio e della Toscana, dove un governo provvisorio si era insediato ponendo fine al Granducato di Toscana. In cambio delle annessioni dell'Italia Centrale, la Francia acquisiva la Savoia e Nizza dallo stato Sabaudo.
Venezia rimane sotto il controllo austriaco, lo Stato Pontificio, amputato delle Romagne, sotto il governo del Papa e il Regno delle due Sicilie sotto la monarchia assoluta dei Borbone. Intanto, nel 1859, era morto Ferdinando II, re delle Due Sicilie, ed era salito al trono il figlio Francesco II; mentre nel regno sabaudo, fu richiamato al governo Cavour.
[modifica] Spedizione dei Mille
| Per approfondire, vedi la voce Spedizione dei Mille. |
Le mire dei Savoia non si limitavano solo all'Italia del nord, ma riguardavano l'intera penisola. Il 5 maggio 1860, Giuseppe Garibaldi, contro il parere di Cavour, che temeva una risposta francese, salpò con i Mille da Quarto, vicino Genova, dando avvio alla famosa Spedizione. Il nizzardo, agevolato, oltre che dall'appoggio di Vittorio Emanuele II e dalla presenza inglese, anche da gran parte degli ufficiali della marina e dell'esercito borbonici, già corrotti dal governo piemontese, avanzò rapidamente risalendo lo stivale. In seguito all'incontro con Vittorio Emanuele II, l'esercito sabaudo completò la conquista delle Due Sicilie.
Il 17 marzo 1861, il parlamento nazionale riunito a Torino (capitale del nuovo Stato), proclama Vittorio Emanuele II Re d'Italia.
[modifica] Terza guerra d'indipendenza
| Per approfondire, vedi la voce Terza guerra di indipendenza italiana. |
Alla completa riunificazione dell'Italia mancavano ancora l'acquisizione del Veneto annesso nel 1866, di Roma annessa nel 1870, di Trento con il Trentino e di Trieste con la Venezia Giulia, annessi tra il 1915-1919 (prima guerra mondiale). Il nuovo Stato italiano era poco incline a iniziare una nuova guerra, mentre i rivoluzionari italiani puntavano ad azioni come la Spedizione dei Mille che sfruttando l'appoggio della popolazione locale permettesse la liberazione dei territori. Una spedizione di Garibaldi contro lo Stato Pontificio fu fermata dall'esercito italiano, che temeva una guerra con la Francia, allora protettrice dello Stato Pontificio. Nel 1866 il regno d'Italia si alleò con la Prussia contro l'Austria. La guerra in Italia fu un insuccesso, ma la vittoria prussiana consentì al Regno d'Italia di annettere il Veneto.
[modifica] Il completamento dell'unità territoriale italiana
Lo stato pontificio rimaneva ancora al papa e comprendeva una buona parte del centro Italia, tuttavia, come già detto, se il regno d'Italia avesse attaccato lo Stato della Chiesa, la Francia sarebbe intervenuta infatti nel 1849 Napoleone III venne eletto presidente della seconda Repubblica Francese grazie al largo impegno dei cattolici. Nel 1870 la guerra Franco-Prussiana, mette sotto la giusta luce l'efficientissima macchina da guerra del cancelliere Otto von Bismarck e dell'imperatore Guglielmo. La Francia sconfitta si vide tolte l'Alsazia e la Lorena, due zone industriali e ricche di carbone (la rivendicazione di queste regioni sarà una delle cause della prima guerra mondiale). Senza la Francia, Vittorio Emanuele II fece avanzare il suo esercito verso Roma. il 20 settembre 1870, un reparto di bersaglieri creò la Breccia di Porta Pia e lo Stato della Chiesa venne conquistato. La reazione del Papa non si fece attendere: l'Italia concesse al Pontefice il Palazzo Pontificio a Castel Gandolfo, i Palazzi del Vaticano e un indennizzo annuo in denaro, ma Pio IX rifiutò e spinse i cattolici a non partecipare alla vita politica del Regno.
[modifica] Prima guerra mondiale o quarta guerra di indipendenza
| Per approfondire, vedi la voce Fronte italiano (prima guerra mondiale). |
Una parte della storiografia italiana vide la prima guerra mondiale sul fronte italiano come una sorta di quarta guerra di indipendenza [1][2]; Antonio Salandra, allora primo ministro, commentando alla Camera dei Deputati l'entrata in guerra del paese, affermò che il destino aveva data alla presente generazione il compito di completare l'opera del Risorgimento [3][4]. L'interpretazione della prima guerra mondiale come parte integrante del processo risorgimentale è ancora sostenuta da un modello storiografico che parla di "Risorgimento lungo" intendendo tutto il periodo dalla fine del XVIII secolo fino alla fine della Grande guerra, visto come periodo di costruzione della nazione italiana, interpretazione storiografica sostenuta anche da storici non italiani come Gilles Pécout [5]. Va tra l'altro notato che il tema della necessità di una "quarta guerra d'indipendenza" contro l'Austria cominciò a svilupparsi fin dagli ultimi decenni del XIX secolo, nell'ambito delle correnti di pensiero legate all'irredentismo italiano[6][7]; anche la guerra italo-turca fu vista, in ambito irredentista, come facente parte di tale tematica[8].
Il conflitto cominciato in Italia il 24 maggio 1915 con la dichiarazione di guerra da parte dell'Italia all'Austria-Ungheria, si sarebbe poi concluso il 4 novembre 1918 con il dissolvimento dell'Impero austro-ungarico e l'annessione all'Italia di parte dei territori promessi in seguito ai patti segreti di Londra stipulati dal Regno d'Italia con i paesi della Triplice Intesa. Con Trento e Trieste annesse al territorio italiano si concluse il processo di unificazione, anche se il trattato di Saint-Germain-en-Laye del 1919 non garantì tutti i territori promessi all'Italia dall'Intesa, infatti rimase irrisolto il problema di Fiume, che non entrò a far parte dei territori annessi e che diventò terreno di scontro tra l'Italia e le potenze alleate.
[modifica] Note
- ^ Archivio di Stato di Piacenza - Il 1861 e Quattro Guerre per l'Indipendenza (1848-1918)
- ^ Piergiovanni Genovesi - Il Manuale di Storia in Italia
- ^ Cfr. pag 444, Christopher Duggan, La forza del destino, Laterza, 2011
- ^ Alberto Mario Banti, Storia contemporanea
- ^ cfr. Gilles Pecout, Il lungo Risorgimento. La nascita dell'Italia contemporanea (1770-1922), Bruno Mondadori, 2011
- ^ Antonio Scottà, La Conferenza di pace di Parigi fra ieri e domani (1919-1920)
- ^ Emilio Lussu, La catena
- ^ Antonio Schiavulli, La guerra lirica: il dibattito dei letterati italiani sull'impresa di Libia
[modifica] Bibliografia
- E. Bianchi, Le guerre d'indipendenza, Firenze, A. Salani, 1935.