Battaglia di Aquae Sextiae
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| Battaglia di Aquae Sextiae | |||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Parte delle guerre romano-germaniche | |||||||
Mappa delle invasioni di Cimbri e Teutoni |
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| Schieramenti | |||||||
| Repubblica romana | Teutoni, Ambroni | ||||||
| Comandanti | |||||||
| Gaio Mario | Teutobod | ||||||
| Effettivi | |||||||
| 30.000 | 100.000 | ||||||
| Perdite | |||||||
| minime | 100.000 | ||||||
La battaglia di Aquae Sextiae (Aix-en-Provence) fu combattuta e vinta nel 102 a.C., dall'esercito romano comandato da Gaio Mario, contro le popolazioni dei Teutoni e degli Ambroni.
La vittoria dei Romani fu dovuta alle abilità militari del loro nuovo esercito, alle migliori qualità strategiche del loro comandante e alla posizione favorevole in cui si trovavano.
[modifica] Svolgimento
Mario occupò una posizione particolarmente favorevole su una collina che aveva scelto con cura, e da lì provocò i Teutoni ad attaccarlo usando la cavalleria e la fanteria leggera, costituita in buona parte da Liguri, alleati dei Romani. Gli Ambroni, tribù appartenente allo schieramento germanico, accettarono la sfida ed attaccarono le posizioni romane, immediatamente seguiti dai loro alleati.
Nel frattempo Mario aveva provveduto ad inviare di nascosto un contingente di circa 3000 uomini alle spalle dei Teutoni. Nel pieno della battaglia fu questo contingente ad attaccare alle spalle i nemici, gettandoli nella confusione e mettendoli in rotta.
Fonti romane sostengono che circa 90.000 Teutoni furono uccisi e 20.000 furono catturati, e tra loro il loro re Teutobod. Le uniche fonti sulla battaglia sono romane, e forse evidenziano in maniera eccessiva la schiacciante vittoria romana. Peraltro il completo annientamento dei Teutoni e degli Ambroni dà l'idea delle dimensioni catastrofiche della loro sconfitta.
Il massacro non risparmiò neppure donne e bambini, che però non sarebbero stati uccisi dai Romani, ma avrebbero compiuto un suicidio di massa pur di non cadere nelle mani dei nemici[1].
[modifica] Note
- ^ Secondo San Gerolamo, lettera CXXIII (ad Ageruchia), 8, circa 300 donne teutoni sposate furono destinate alla schiavitù presso i Romani. Per evitare di essere oggetto di attenzioni sessuali, chiesero di essere destinate al servizio presso i templi di Cerere e di Venere, ma non avendo ottenuto ciò che chiedevano preferirono uccidere i propri figli e poi darsi la morte l'un l'altra nel corso di una sola notte.

