Vespri asiatici

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Vespri asiatici
Busto di Mitridate VI, oggi al museo del Louvre
Busto di Mitridate VI, oggi al museo del Louvre
Data 88 a.C.
Luogo Asia e Cilicia
Causa Dichiarazione di guerra romana contro Mitridate VI
Esito Eccidio contro cittadini romani e Italici
Comandanti
Perdite
80.000 Italici trucidati[2][3][1][4] o forse 150.000[5]
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I Vespri asiatici furono un eccidio commesso in Asia Minore nell'88 a.C.[6] In risposta al crescente potere romano in Anatolia, Mitridate VI Eupatore, re del Ponto (Mitridate il grande), sfruttò lo scontento locale per il governo romano e le sue tasse per orchestrare l'esecuzione di circa 80.000[2]/150.000[5] Italici in Asia Minore, o di chiunque parlasse con un remoto accento latino.[7] Quest'azione portò il Senato romano, di norma prudente, a inviare una grande forza militare in Oriente, con l'obiettivo di ridurre il potere del regno del Ponto ed eventualmente di annettere quel territorio, cosa che avverrà con una serie di conflitti noti con il nome di Guerre mitridatiche.[3][4] Appiano di Alessandria racconta infatti che:

« [...] la costruzione di un gran numero di navi per portare un attacco a Rodi; scrisse di nascosto a tutti i suoi satrapi e magistrati, che il trentesimo giorno successivo avrebbero dovuto procedere all'uccisione di tutti i cittadini romani ed Italici nelle loro città, comprese le loro mogli, i figli, i loro domestici di nascita italica, gettando poi i loro corpi fuori dalle mura, insepolti, e dividere i loro beni con lo stesso sovrano. Minacciò poi chiunque avesse provato a seppellire i morti o nascondere i vivi, e offrì ricompense a chi lo informava delle persone che erano state nascoste e dovevo essere uccise, o a chi schiavo avesse tradito il proprio padrone, donando loro la libertà affrancandoli. Offrì anche ai debitori che avessero ucciso [gli Italici], la liberazione di metà dei loro obblighi verso i loro usurai. »
(Appiano, Guerre mitridatiche, 22.)

Questi ordini segreti furono inviate a tutte le città allo stesso tempo. Quando arrivò il giorno stabilito, si ricordano particolari episodi di violenza nell'ex-provincia d'Asia come i seguenti:

« Gli Efesini che erano fuggiti e si erano rifugiati nel tempio di Artemide, li uccisero dove si trovavano le immagini della dea. Gli abitanti di Pergamo li colpirono con il lancio di frecce coloro, mentre erano fuggiti al tempio di Esculapio ed erano ancora aggrappati alle sue statue. Gli Adramitteni inseguirono coloro che cercavano di scappare a nuoto in mare, li uccisero ed annegarono i loro figli. I Caunii, che erano sottomessi ai Rodii, dopo la guerra contro [il re seleucide] Antioco [III il Grande], e recentemente liberati dai Romani, perseguitarono gli Italici che si erano rifugiati presso la statua di Vesta del Senato, li strapparono dal santuario, uccisero i figli davanti agli occhi delle loro madri, e poi uccisero le madri stesse ed i loro mariti dopo di loro. I cittadini di Tralles, per evitare di sentirsi in colpa per lo spargimento di sangue, presero un mostro selvaggio di nome Teofilo di Paflagonia, per occuparsi di ciò. Diresse le vittime al tempio della Concordia e là li uccise, tagliando le mani di alcuni che stavano abbracciando le immagini sacre. »
(Appiano, Guerre mitridatiche, 23.)

Appiano di Alessandria conclude dicendo che tale colpe ricadde sugli stessi abitanti d'Asia, poiché:

« [...] pagarono per due volte le loro colpe per il loro crimine: la prima per mano di Mitridate stesso, che male li trattava perfidamente, non molto tempo dopo, e l'altra volta per mano di Cornelio Silla. »
(Appiano, Guerre mitridatiche, 23.)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Appiano, Guerre mitridatiche, 22.
  2. ^ a b Valerio Massimo, Factorum et dictorum memorabilium libri IX, 9.2.ext.3.
  3. ^ a b Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 78.1.
  4. ^ a b Appiano, Guerre mitridatiche, 23.
  5. ^ a b Plutarco, Vita di Silla, 24.4.
  6. ^ Floro, Compendio di Tito Livio, I, 40.7.
  7. ^ Velleio Patercolo, Historiae Romanae ad M. Vinicium libri duo, II, 18.1-2.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]