Tempio di Giano

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Coordinate: 41°53′34.73″N 12°29′08.6″E / 41.892981°N 12.485722°E41.892981; 12.485722

Il tempio di Giano nella moneta del 66, con le porte chiuse.
Il tempio di Giano immaginato da Rubens

Il Tempio di Giano era un luogo di culto nel Foro romano, fin dai tempi del secondo re di Roma, Numa Pompilio.[1] Era situato a cavallo dell'Argileto (la strada che separa la Basilica Emilia dalla Curia) allontanandosi dalla piazza in direzione della Subura ed era composto essenzialmente da un arco a due ingressi.

Questo arco era il più antico e importante santuario di Giano, la divinità romana bicipite che proteggeva ogni ingresso e ogni inizio. La statua della divinità era collocata al centro del passaggio, che forse era un'antica porta cittadina. Dell'edificio resta solo una traccia in una moneta di Nerone.

Secondo Servio, l'edificio venne distrutto sotto Domiziano e sostituito da un arco quadrifonte, già al centro del vicino Foro Transitorio.

Il tempio veniva chiuso durante i periodi di pace come avvenne durante il regno di Numa Pompilio (715 a.C. - 673 a.C.), nel primo consolato di Tito Manlio Torquato (235 a.C.) e nel corso dei principati di Augusto e di Nerone, secondo la testimonianza di Svetonio.

« Il tempio di Giano Quirino che, dalla fondazione di Roma, non era stato chiuso che due volte prima di lui, sotto il suo principato fu chiuso tre volte, in uno spazio di tempo molto più breve, poiché la pace si trovò stabilita in terra e in mare »
(Svetonio, Vite dei Cesari, Divus Augustus 22)
« Salutato imperatore per questo fatto, Nerone portò al Campidoglio una corona di lauro e chiuse il tempio di Giano Bifronte, come se non rimanesse da fare più nessuna guerra »

Il tempio venne aperto per l'ultima volta sotto il regno del giovane imperatore Gordiano III, prima della sua partenza per una campagna militare contro i Sasanidi nel 242.

Procopio da Cesarea, nel suo "De Bello Gothico" racconta che durante l'assedio di Roma da parte dei Goti (guerra Greco-Gotica 535-553 d.C.) la popolazione romana, esasperata dalla durezza dell'assedio, tentò di forzare le porte del tempio, senza riuscirvi.

Del tempio non sono stati ritrovati resti. La sua collocazione resta tuttora incerta.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 1.13.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Filippo Coarelli, Guida archeologica di Roma, Verona, Arnoldo Mondadori Editore, 1984.
  • Rodolfo Lanciani, Rovine e scavi di Roma antica, Roma, Quasar, 1985.
  • AA. VV. Il regno di Giano, Padova, Casadeilibri, 2011.

Collegamenti[modifica | modifica wikitesto]

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